Quando Andy LaRocque e Pete Blakk si ritrovano nella stessa stanza con una chitarra in mano, le parole diventano quasi superflue: basta uno sguardo, un riff lasciato a metà perché l’altro lo raccolga e lo porti avanti come se fosse suo. È un’intesa nata quarant’anni fa e mai davvero interrotta, che oggi ha ritrovato la sua ragion d’essere in un progetto chiamato Lex Legion. Tutto è cominciato quasi per caso, dalle sessioni casalinghe del lockdown, con una manciata di riff buttati giù senza un fine preciso e una telefonata di Mikkey Dee (attuale batterista degli Scorpions, batterista dei Motorhead, e compagno di band dei due chitarristi nel progetto di King Diamond negli anni Ottanta) che ha rimesso in moto la macchina.
Dietro la facciata del ‘supergruppo’ — etichetta che, come spiegano loro stessi, racconta solo una parte della verità — quello che emerge è la voglia di rimettersi in gioco senza vivere all’ombra del passato: i Lex Legion non vogliono essere il clone né la continuazione di King Diamond, pur senza mai negare l’importanza delle loro origini.
Attorno alle due chitarre storiche si sono ritrovati Mikkey Dee e Hal Patino, affiancati da una voce nuova, quella del norvegese Nils K. Rue dei Pagan’s Mind, capace di muoversi con disinvoltura tra registri bassi e acuti.
In questa lunga chiacchierata, inizialmente programmata con il solo Andy LaRocque, a cui poi si è aggiunto a sorpresa Pete Blakk, i due ci guidano dentro la genesi del progetto e ci spiegano perché l’autenticità sia per loro l’unica scelta possibile.
PARTIAMO DAL PRINCIPIO, ANDY, COME SONO NATI I LEX LEGION?
Andy LaRocque: – Tutto è iniziato lentamente, se volessimo andare indietro fino al principio di tutto, la storia sarebbe bella lunga. In pratica c’eravamo io e Pete, seduti qui nel mio studio e stavamo scrivendo riff su riff, ma non avevamo in mente di farci nulla di particolare. Suonavamo così, giusto per vedere se potesse venire fuori qualcosa di buono da fare assieme, per divertirci e magari scrivere della buona musica.
Da lì, però, non è accaduto nulla di che fino almeno al Covid-19, quando Pete ha ripreso a scrivere. Aveva già qualche canzone in mente e all’epoca l’aveva fatta sentire a Mikkey Dee. Inizialmente io non ero nemmeno coinvolto, intendo in queste sessioni durante la pandemia, ma quando Mikkey sentì quelle canzoni, pensò subito che fossero molto belle. Fu lui a dire “chiamiamo Andy e vediamo se può interessargli”. Insomma, il giorno dopo, o forse quella stessa sera, non ricordo, mi chiamarono e io dissi subito di sì, perché in quel momento non avevo molto da fare, sai, con la pandemia non potevo andare in tour con King Diamond, non potevamo fare nulla, giusto scrivere musica a casa. Però ero interessato, perché io e Pete lavoriamo molto bene assieme. Ah, ecco Pete, a proposito (in quel momento Pete Blakk si unisce all’intervista, ndr).
Stavo raccontando come è iniziato tutto. Insomma, per farla breve, abbiamo messo insieme qualche canzone e quindi ci siamo resi conto che era arrivato il momento di trovare un cantante. Abbiamo valutato diversi nomi, alcuni di altissimo livello, ne avremo discusso per sei mesi o giù di lì. Poi mi è venuto in mente Nils K. Rue dei Pagan’s Mind, un cantante norvegese con cui avevo già lavorato in un progetto del 2009 (gli X-World/5, ndr).
Così ho mandato alcuni brani dei Pagan’s Mind a Mikkey e Pete e lui è subito piaciuto ad entrambi. Quindi l’abbiamo contattato, lui ha accettato immediatamente e ci ha mandato alcune tracce vocali su un paio di nostre canzoni e, cazzo, era perfetto! Fai che, con tutto questo, siamo arrivati al 2023. Da lì le cose si sono mosse più velocemente ed eccoci qui.
COME SAPPIAMO QUESTA FORMAZIONE È DI FATTO LA STESSA CHE HA REGISTRATO DUE CAPOLAVORI DI KING DIAMOND COME “THEM” E “CONSPIRACY”. COM’È STATO TORNARE IN STUDIO ASSIEME DOPO TANTI ANNI?
Pete Blakk: – Sapevo che sarebbe successo, perché c’è una grande sinergia tra me, Andy, Mikkey e Hal. Quando ci siamo ritrovati tutti assieme nella stessa stanza per le primissime sessioni di foto, sembrava che non ci fossimo mai separati. Anche perché siamo sempre rimasti in contatto. Ci siamo incontrati spesso, soprattutto io, Andy e Mikkey.
Personalmente io non sono stato molto attivo negli anni, se non con dei piccoli progetti personali, ma io e Andy, in studio, quasi non abbiamo bisogno di parlarci, ci conosciamo perfettamente. Era così fin dai tempi di “Them”: mi ricordo che una volta venne da me e mi disse di ascoltare un pezzo che aveva appena registrato. Mi disse “ora continua tu” e io sono andato avanti come se fosse mio: c’è una sinergia, uno scambio continuo, che è un po’ il nostro marchio di fabbrica. È così facile lavorare assieme.
A PROPOSITO DI NILS, ANDY, TU HAI DETTO PRIMA DI AVER COLLABORATO CON LUI NEGLI X-WORLD/5, MA DOPO AVER LAVORATO TANTI ANNI CON KING DIAMOND, COME VI SIETE APPROCCIATI AL LAVORO DI UN ALTRO CANTANTE? AVETE DOVUTO ADATTARE LA VOSTRA SCRITTURA ALLO STILE DI NILS?
Andy: – Prima di tutto abbiamo fatto il possibile per allontanarci da tutto quello che abbiamo fatto in passato. Non vogliamo essere un clone o una continuazione di quanto fatto con King Diamond. È un progetto completamente nuovo e quindi necessitava di un nuovo cantante, qualcuno che fosse diverso, ma che potesse avere comunque un registro molto ampio. Nils può cantare sia parti basse che acute.
La musica dei Lex Legion è stata scritta specificatamente per questo progetto, non c’è nulla che proviene da altre sessioni e che sia stato poi adattato per i Lex Legion: tutto è nuovo, fresco, e abbiamo cercato di renderlo il più originale possibile. A Nils abbiamo detto fin da subito di fare quello che sapeva fare, perché sappiamo che sa padroneggiare sia il registro basso che quello alto.
Anche la musica è diversa da ciò che abbiamo fatto in passato, è meno progressive, ci sono delle parti più tecniche nei dettagli, ma in generale è più accessibile per gli ascoltatori rispetto a come suonavamo prima. C’è molta melodia, un sacco di riff heavy, e anche la voce è più accessibile.
Pete: – Se parliamo di Nils, la prova è nei fatti. Quando abbiamo registrato le prime due canzone e gliele abbiamo mandate, io non ero così sicuro, perché non conoscevo né lui né la sua band. Ma quando lui ci ha rimandato i provini, ho detto subito “è lui”. Perché ha aggiunto qualcosa, una dimensione nuova, a quello che avevamo fatto. Lui aveva dato prova di aver capito quello che volevamo, credo anche perché lui è un grande fan di King Diamond, lui comprava quei dischi da ragazzo e ci conosceva attraverso quelle canzoni. È stato un abbinamento perfetto per noi.
È MOLTO INTERESSANTE IL FATTO CHE PER VOI SIA IMPORTANTE TROVARE UNA VOSTRA IDENTITÀ CHE NON VI RENDA SEMPLICEMENTE ‘LA BAND DI KING DIAMOND’. A QUESTO PROPOSITO, COME AVETE AFFRONTATO LA SCRITTURA? VI È MAI CAPITATO DI SCARTARE DELLE IDEE PERCHÉ ERANO TROPPO VICINE AL SOUND DI KING DIAMOND?
Andy: – A me è successo solo all’inizio, prima che trovassimo la nostra direzione. Ci sono state delle cose che avevano quel sound vicino ai lavori di King Diamond, ma subito abbiamo chiarito che non era quello che volevamo, doveva essere qualcosa di nuovo. Una volta trovata la direzione, invece, tutto è filato liscio, in maniera naturale. Il resto delle canzoni è stato scritto tenendo in mente quello che volevamo e ora è molto più facile tenere separato ciò che scriviamo per i Lex Legion da tutto il resto, rispetto al periodo dei primissimi demo.
QUESTO È UN DISCO MELODICO, POTENTE E CLASSICO, PERÒ AL TEMPO STESSO HA QUALCOSA DI OSCURO, DI SINISTRO. CHIARAMENTE QUESTA È UNA QUALITÀ CHE C’ERA ANCHE AI TEMPI DEGLI ALBUM CON KING DIAMOND, MA PENSATE CHE QUESTA QUALITÀ SIA CONNATURATA CON L’HEAVY METAL E, QUINDI, IMPRESCINDIBILE?
Pete: – Per la NOSTRA musica, sì.
Andy: – Esatto! Questa è la musica con cui siamo cresciuti: i riff degli anni Settanta e Ottanta, dei Black Sabbath, di Ozzy Osbourne, certe cose di Alice Cooper… Questo è il modo in cui noi scriviamo, è qualcosa di naturale per noi, l’abbiamo sempre fatto.
VORREMMO CHIEDERVI ANCHE QUALCOSA SU MIKKEY DEE, CHE È UN BATTERISTA STRAORDINARIO, COME TUTTI SANNO E CHE AMIAMO MOLTO. RIFLETTEVAMO SUL FATTO CHE, TRA LA SUA ESPERIENZA CON KING DIAMOND E IL SUO RITORNO CON I LEX LEGION, C’È UN’INTERA CARRIERA CON I MOTÖRHEAD NEL MEZZO.
PASSARE COSÌ TANTI ANNI CON UN’ICONA COME LEMMY PROBABILMENTE CAMBIEREBBE CHIUNQUE, A VOI CHE IMPRESSIONE HA DATO? COM’È IL MIKKEY DEE DI OGGI, RISPETTO A QUELLO DEGLI ANNI OTTANTA?
Pete: – È esattamente lo stesso (ride, ndr)! Ha più esperienza, ma è esattamente lo stesso ragazzo di allora. Ma penso che valga per tutti noi, siamo tutti gli stessi di allora, con più esperienza, meno problemi di ego…
Andy: – E siamo ovviamente più belli (risate, ndr)!
E COSA POTETE DIRMI DELLA SCELTA DEI PRIMI DUE SINGOLI? CREDO SIANO UNA SCELTA AZZECCATA, PERCHÉ DANNO ALL’ASCOLTATORE UN’IDEA PRECISA DI COSA SI PUÒ TROVARE NELL’ALBUM. COM’È NATA QUESTA DECISIONE?
Andy: – In realtà è stata una proposta della label. Noi eravamo sostanzialmente aperti a qualsiasi scelta, ma personalmente penso che “Sleep Eternally” sia un ottimo brano con cui aprire l’album. Ci hanno suggerito quei due pezzi e noi abbiamo detto “se voi ci credete, facciamolo”. E si è rivelata la decisione giusta — ci fidiamo di loro, e nel tempo hanno dimostrato di saper prendere le scelte giuste. Siamo stati d’accordo anche perché crediamo in quei brani.
Pete: – In fondo, se siamo qui a fare questa intervista e a pubblicare questo disco, è anche grazie a Scott Givens di MRNK, che ha creduto moltissimo nel progetto fin dall’inizio. Ha ascoltato i nostri primi demo e ha capito subito cosa stavamo facendo: la lineup classica di King Diamond di nuovo insieme, con qualcosa da dire. Quando ci siamo incontrati su Zoom per discutere dei singoli, ci ha proposto quei brani e noi abbiamo semplicemente concordato.
GUARDANDO LA COPERTINA DELL’ALBUM, E AL DI LÀ DI QUELLO CHE VEDREMO DAL VIVO, I LEX LEGION NON SEMBRANO PUNTARE SU UN’IMMAGINE PARTICOLARMENTE TEATRALE. EPPURE OGGI I COSTUMI SCENICI E LE MISE ELABORATE SONO DIVENTATI COMUNISSIMI NEL METAL. PENSO AI GHOST, PER ESEMPIO, CHE TANTO SUCCESSO HANNO AVUTO. O ALLO STESSO KING DIAMOND, CHE HA UNO SPETTACOLO STRAORDINARIO, PIENO DI SCENOGRAFIE E COSTUMI, QUAL È LA VOSTRA POSIZIONE SU QUESTO ASPETTO DEL METAL?
Pete: – Esistono tanti tipi di band. Guarda i Judas Priest: nessun costume, eppure sono in giro da sempre e sul palco sono impressionanti. Noi avremo ovviamente un nostro show, qualcosa da guardare, ma non ci metteremo il trucco, non siamo quel tipo di band. Detto questo, amo la componente teatrale, amo quello che King ha costruito nel corso degli anni. È qualcosa che rispetto profondamente, a patto che sia autentico, perché questa è la chiave. Il pubblico sente quando una cosa non è sincera, e i Lex Legion sono una band onesta: facciamo quello che siamo.
Andy: – Per quanto riguarda il setup live, credo che vedremo qualcosa di curato ma essenziale, senza castelli o scenografie gigantesche sul palco. Una scenografia pulita, per lo meno all’inizio. Non abbiamo ancora preso decisioni definitive, ma la direzione è quella.
INSOMMA, POSSIAMO DEDURRE CHE STIATE GIÀ PENSANDO AI LIVE. STATE PIANIFICANDO UN TOUR CON I LEX LEGION, QUINDI?
Andy: – Assolutamente sì, quando i tempi saranno maturi. E come ho già detto in altre interviste, abbiamo già qualche idea per il secondo album, non tutto, ovviamente, ma le basi ci sono. Quindi ci sarà un seguito, e se tutto va bene c’è una buona probabilità di vederci dal vivo l’anno prossimo.
OTTIMO! E AVETE GIÀ PENSATO ALLA SCALETTA? PUNTERETE SOLO SUL MATERIALE DEI LEX LEGION O ATTINGERETE ANCHE AI VOSTRI PROGETTI PRECEDENTI?
Pete: – Ovviamente i fan si aspettano qualcosa anche dal nostro passato, quindi ci saranno alcuni pezzi dell’era “Them” / “Conspiracy”, magari qualche canzone dei Motörhead…
Andy: – Ma l’obiettivo è suonare quanti più brani nostri possibile. E non appena il secondo album sarà in lavorazione, potremmo anche decidere di anticipare dal vivo un paio di pezzi, prima che l’album esca, per vedere come funzionano in concerto.
ANDY, UNA DOMANDA PER TE SU UN CAPITOLO BREVE MA IMPORTANTISSIMO NELLA STORIA DEL METAL: IL TUO LAVORO SUGLI ASSOLI DI “INDIVIDUAL THOUGHT PATTERNS” CON I DEATH. VUOI RACCONTARCI QUALCOSA DI QUELL’ESPERIENZA?
Andy: – Certo. Era l’inizio degli anni Novanta, credo verso la fine del 1992, quando Monte Connor di Roadrunner Records mi chiamò per chiedermi se volessi registrare degli assoli con i Death. Chuck era un grande fan di King Diamond, era venuto ad alcuni nostri concerti, ci eravamo conosciuti, era un tipo fantastico.
In quel periodo con King Diamond non stavamo facendo granché: eravamo senza contratto, stavamo scrivendo e cercando una label. In più, i Mercyful Fate stavano preparando una reunion. Era il momento perfetto.
All’inizio del 1993 andai in Florida, credo per una quindicina di giorni: registrai i miei assoli, conobbi la band e lavorammo ai Morrisound Studios con Scott Burns. Chuck si prese cura di me benissimo durante tutta la permanenza, e Steve DiGiorgio era lì in studio nello stesso periodo. È stata un’esperienza bellissima, e il risultato mi sembra ancora ottimo. Il fatto che se ne parli ancora oggi, trent’anni dopo, vorrà dire qualcosa…
ASSOLUTAMENTE. UN’ALTRA COSA CHE VOGLIO SOTTOLINEARE È CHE L’ALBUM DEI LEX LEGION SUONA BENISSIMO: C’È MOLTA CURA NEI DETTAGLI, NELLA TEXTURE DEGLI STRUMENTI. MA NEGLI ULTIMI ANNI ABBIAMO ASSISTITO A UN’ONDATA DI BAND GIOVANI CHE CERCANO DI RICREARE CON FEDELTÀ IL SUONO E L’ATMOSFERA DEL METAL DEGLI ANNI OTTANTA, VIENE CHIAMATA ‘NEW WAVE OF TRADITIONAL HEAVY METAL’.
ED È CURIOSO CHE I MUSICISTI CHE QUELL’EPOCA L’HANNO VISSUTA IN PRIMA PERSONA, INVECE, SEMBRINO SPESSO PIÙ INTERESSATI A FARE UN ALBUM CON UNA PRODUZIONE MODERNA E CONTEMPORANEA. COSA NE PENSATE?
Pete: – Io devo dire che per un po’ mi sono allontanato dalle scene, ma sapevo che non avevo finito con la musica, avevo ancora qualcosa da dire. E credo che ci sia un vuoto reale per questo tipo di musica: non c’è nient’altro là fuori che suoni come quello che facciamo noi.
Ma, di nuovo, è una questione di autenticità: non puoi fare qualcosa che non sei, il pubblico lo percepisce immediatamente. Non seguo molto quello che fanno le altre band in questo momento, ma so quello che siamo noi. E i fan lo sentono, sentono la connessione. Ed è questo che conta nella musica: scrivere qualcosa che arrivi davvero a chi ascolta.
UN’ULTIMA DOMANDA, PIÙ GENERALE: OLTRE AI LEX LEGION, A COSA STATE LAVORANDO? I FAN ASPETTANO DA TEMPO UN NUOVO ALBUM DEI KING DIAMOND, AD ESEMPIO…
Andy: – Per quanto mi riguarda, produco molte band in studio. Tra le ultime cose che ho fatto c’è un gruppo svedese chiamato Runemagick, e qualche mese fa ho lavorato con gli Arch Enemy. Ho altre band programmate per questa estate, e nel frattempo continuiamo a lavorare al disco di King Diamond. Pete, dal canto suo, scrive musica in continuazione, ed è quello che faccio anch’io. Siamo impegnati su più fronti, ci saranno tante cose nuove!

