LIE IN RUINS – Alleanza con la morte

Pubblicato il 28/08/2014 da

Uno dei dischi piú pesanti in campo death metal degli ultimi tempi è sicuramente “Towards Divine Death” dei Lie In Ruins, formazione finlandese che, dopo degli esordi votati ad un suono piú classico, ha deciso di sposare definitivamente la scuola Incantation, producendo un lotto di brani-bulldozer che propongono di continuo riff ruvidissimi e ritmiche vischiose. L’approccio “progressivo” nella strutturazione dei pezzi, che di rado si affidano a formule lineari e vicine al concetto di canzone, ha inoltre reso il disco ancora piú intenso e difficile, rendendolo a tutti gli effetti un’esperienza per pochi anche all’interno della scena death metal underground. Il gruppo ne è pienamente consapevole e, anzi, sembra quasi fiero di essere potenzialmente riuscito ad alienare in partenza una buona fetta di ascoltatori. D’altra parte, come ci spiega il frontman Roni Sahari, i Lie In Ruins in questo momento non riescono ad intendere il death metal in maniera diversa…

lie in ruins - band - 2014

CONGRATULAZIONI PER “TOWARDS DIVINE DEATH”, UN ALBUM MOLTO INTRIGANTE. COME È STATO ACCOLTO SINORA?
“Per ora abbiamo solo letto e sentito commenti positivi sull’album. Qualcuno si è un po’ lamentato della sua lunga durata, ma ci stavamo aspettando maggiori critiche per questo aspetto, visto che, in genere, i death metaller preferiscono composizioni più compatte. Invece siamo rimasti sorpresi: abbiamo realizzato esattamente il disco che volevamo fare e la gente sembra capirlo”.

CHE TIPO DI ASPETTATIVE AVETE NEI SUOI CONFRONTI?
“Non abbiamo alcuna grossa aspettativa nei confronti dell’album. Siamo contenti di come sia venuto e questo ci basta. Ovviamente, ci piacerebbe che il pubblico lo apprezzasse quanto noi, ma non è per questo motivo che componiamo musica. Diciamo che al momento l’obiettivo è quello di tenere qualche concerto in più, sia in Europa che in altre parti del mondo”.

CHE COS’È IL “SUCCESSO” PER I LIE IN RUINS?
“Al giorno d’oggi direi che ‘successo’ è trovare qualcuno disposto ad investire i propri soldi per pubblicare ufficialmente il tuo album. Poi, se altre persone desiderano comprare quest’ultimo, tanto meglio”.

“SWALLOWED BY THE VOID”, IL VOSTRO DEBUT ALBUM, SUONAVA COME UN IBRIDO FRA DISMEMBER E BOLT THROWER, MENTRE “TOWARDS DIVINE DEATH” È ALFIERE DI UN SUONO BEN PIÙ CUPO E PROGRESSIVO. VI SIETE DELIBERATAMENTE MOSSI IN QUESTA DIREZIONE?
“Devo dire che non abbiamo programmato nulla a tavolino, il disco è semplicemente maturato in questa maniera. Forse lasciare che non fosse il solo Tuomas, il nostro chitarrista, a comporre tutto ha influito sul risultato finale, ma credo che il vero motivo dietro questa evoluzione sia il fatto che tutti noi come musicisti e individui stiamo cambiando e maturando. Vi sono poi tantissime nuove band che stanno uscendo con sonorità interessanti e queste ci portano a volte a cambiare prospettiva sulla nostra musica; se ascoltassimo solo i vecchi classici finiremmo sempre per comporre qualcosa di simile a ‘Swallowed by the Void’, ma siamo tutti ascoltatori attenti e in cerca di nuovi gruppi, quindi è probabile che il nostro stile continuerà a crescere”.

ACCENNAVI ALLA LUNGHEZZA DEI VOSTRI BRANI. COME EVITATE IL RISCHIO NOIA? QUAL È IL SEGRETO PER COMPORRE UNA BUONA “SUITE”?
“In verità, non ci siamo mai preoccupati del fatto che i pezzi potessero annoiare l’ascoltatore: la nostra prima preoccupazioneè stata quella di comporre qualcosa che prima di tutto piacesse molto a noi. Detto questo, penso che i brani presentino parecchi riff e cambi di tempo e che, tutto sommato, godano di strutture interessanti; hanno molto da offrire e si mantengono ‘vive’, a mio avviso”.

QUALI PENSI CHE SIA IL PUNTO FORTE DEI LIE IN RUINS DI OGGI?
“A mio avviso non suoniamo come nessuna band in particolare. Siamo influenzati da tanti gruppi e artisti, ma abbiamo un nostro tocco personale. Inoltre, come dicevo prima, a livello di death e black metal non ci limitiamo ad ascoltare solamente il cosiddetto suono ‘old school’; anzi, devo dire che ci sentiamo più vicini a realtà recenti, nate nell’ultima decina d’anni”.

MOLTI GRUPPI FINLANDESI SOSTENGONO DI SENTIRSI ISPIRATI DALLA LORO TERRA: È COSÌ ANCHE PER I LIE IN RUINS?
“Noi abbiamo base ad Helsinki, la capitale, ma, nonostante sia una città vibrante e ricca di opportunità, non credo che vivere qui ci influenzi. Sono piuttosto convinto del fatto che saremmo in grado di suonare lo stessa musica anche se vivessimo in un’altra nazione”.

IL VOSTRO NUOVO ALBUM È STATO PUBBLICATO PIÙ O MENO IN CONCOMITANZA CON QUELLO DI REALTÀ AFFINI ALLA VOSTRA, QUALI MORBUS CHRON, CORPSESSED, TRENCHROT… VI SENTITE PARTE DI UNA SCENA?
“Come dicevo, seguiamo con interesse gli odierni sviluppi del suono death/black metal e pensiamo che la scena sia più forte che mai. Ci teniamo a rimanere aggiornati, anche se è effettivamente impossibile riuscire ad ascoltare tutto; non abbiamo tempo per prestare attenzione ad ogni uscita, ma sono dell’idea che le migliori rimarranno nel tempo, quindi ci sarà sempre modo di andare a scoprirle più avanti”.

COME SPIEGHI QUESTO RINNOVATO INTERESSE PER SONORITÀ DEATH METAL RADICATE NELLA COSIDDETTA VECCHIA SCUOLA?
“Penso che la gente abbia nuovamente voglia di ascoltare e scrivere musica sincera, dove i contenuti sono più importanti della forma e dove non vi sono forti interessi economici pronti a corrompere il cosiddetto prodotto. La scena death e quella black metal si prestano meglio di altre a sposare questo approccio”.

CHE COS’È L’UNDERGROUND PER TE? PENSI CHE ABBIA ANCORA SENSO PARLARE DI UNDERGROUND IN UN’EPOCA DOVE È POSSIBILE ENTRARE IN CONTATTO CON CHIUNQUE E CON QUALSIASI COSA CON UN PAIO DI CLICK?
“L’underground per me esiste ancora: è un gruppo di individui dalla mentalità simile che condividono lo stesso interesse per la musica… musicisti, ascoltatori, promoter, ecc. È pieno di persone che davvero amano la musica e che la coltivano senza secondi fini. Tuttavia, mi piacerebbe che l’esistenza di questo ‘circolo’ si materializzasse più spesso a concerti e festival, piuttosto che sui forum online”.

CONOSCI DELLE BAND ITALIANE? SE SÌ, QUALI SONO LE TUE PREFERITE?
“Certo, ne conosco diverse, ma le mie preferite sono da sempre i vecchi Death SS e i Mortuary Drape”.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.