True black metal a parte, con molte probabilità il filone black metal più apprezzato dai fan è quello, tipicamente svedese, che abbina melodie melodiche con atmosfere ancestrali. Quanti di voi, infatti, adorano o hanno adorato in passato Dissection, Necrophobic, Dark Funeral e tanti altri?
Tra quei ‘tanti altri’ c’è da sempre una band in particolare che va annoverata nel Valhalla di questo filone, ovvero i Lord Belial.
Le mille vicissitudini che hanno tormentato la carriera dei fratelli Backelin rendono l’uscita di un nuovo album targato Lord Belial un evento tutt’altro che scontato, ma non meno atteso.
Con il nuovo “Unholy Trinity” troviamo per fortuna una band in ottima forma che è pervasa ancora dalla passione e si mantiene coerente nel sound e nell’attitudine: parliamo ovviamente di una formazione portante del monumento black metal e per questo motivo siamo felicissimi di averli nuovamente ospiti sulle nostre pagine! I Signori degli Inferi sono tornati, stavolta per restare.
BENTORNATI LORD BELIAL! COSA AVETE FATTO IN QUESTI ULTIMI TRE ANNI?
– Grazie. È bello essere tornati. Gli ultimi tre anni sono stati intensi, sia dal punto di vista musicale che personale. Per gran parte di questo tempo ci siamo rifugiati nella solitudine e nella riflessione, cercando di incanalare tutto ciò che ci circondava in quello che sarebbe diventato il nuovo album.
Ci siamo anche presi del tempo per affinare maggiormente il nostro sound, senza reinventarlo, ma renderlo più efficace e puro. Studio di registrazione a parte, abbiamo voluto riconnetterci con lo spirito che ci ha trascinati per la prima volta in questo abisso trent’anni fa.
VOLETE PRESENTARE IL NUOVO ALBUM AI VOSTRI FAN? CREDO SIA UN PO’ MENO VIOLENTO DI “RAPTURE”, MA ALLO STESSO TEMPO È PIÚ OSCURO E POETICO.
– Hai assolutamente ragione. Il nuovo album “Unholy Trinity” è meno incentrato sulla pura aggressività e più incline all’atmosfera, alla profondità e agli strati di oscurità che lo avvolgono.
Volevamo creare qualcosa che andasse oltre al primo ascolto, un disco che rivelasse nuove dimensioni ogni volta che si entrava nel suo regno. È una discesa nel vuoto, guidata non solo dalla rabbia, ma dalla contemplazione, dal dolore e dalle antiche divinità che sussurrano attraverso il velo.
IL NUOVO ALBUM MI AFFASCINA DAVVERO TANTO PERCHÈ INCARNA TUTTA L’ESSENZA DEL VOSTRO SOUND. CREDETE CHE IL SUO STILE SIA PIÙ VICINO AI VOSTRI INIZI RISPETTO AGLI ULTIMI DUE ALBUM?
– Per molti versi, sì. C’è, come accennato prima, un ritorno deliberato alle correnti spirituali e melodiche che avevano caratterizzato “Enter The Moonlight Gate” e “Unholy Crusade”. Ma abbiamo anche assorbito l’esperienza e la violenza dei nostri album successivi come “Rapture”. Quello che sentite ora non è nostalgia, è evoluzione. Stiamo abbracciando l’intero spettro del suono di Lord Belial, vecchio e nuovo, senza compromessi.
ANCHE “UNHOLY TRINITY” È STATO REGISTRATO NEGLI STUDIO DI ANDY LAROCQUE E LUI HA FATTO UN LAVORO ECCELLENTE. HA FORSE ANCHE DATO IL SUO CONTRIBUTO PER QUANTO RIGUARDA LA CREAZIONE DEI BRANI? HA SUONATO QUALCHE PARTE DI CHITARRA SUL NUOVO ALBUM?
– Andy è una forza incredibile in studio: comprende non solo l’aspetto tecnico, ma l’anima di ciò che facciamo. Mentre la scrittura dei brani è stata completamente nostra, Andy ci ha suggerito delle idee, scelte di produzione e altri accorgimenti che hanno portato l’album ad un livello superiore.
È una collaborazione che tira sempre fuori il meglio da noi stessi. Questa volta Andy ha anche suonato solo un piccolo assolo di chitarra sul disco.
CHI HA SUONATO IL BASSO SU QUESTO ALBUM? VEDREMO ANCORA AL BASSO ANDERS B. IN FUTURO?
– Thomas (Backelin, chitarra e voce, ndr) si è occupato del basso in “Unholy Trinity”. Questa scelta ci ha permesso di mantenere una visione unitaria e compatta.
Per quanto riguarda Anders, la porta è sempre aperta. Il suo contributo al nostro sound e alla nostra tradizione è innegabile e, se le stelle lo vorranno, sarebbe un onore condividere di nuovo il palco con lui.
LE VOSTRE TEMATICHE, ANCORA UNA VOLTA, ESPLORANO TEMI QUALI L’ARMAGEDDON, LA RIVELAZIONE DELLA BESTIA, L’APOCALISSE E ALTRI TEMI AFFINI. CREDETE CHE QUESTE TEMATICHE ANCORA POSSANO AFFASCINARE IN UN MONDO SEMPRE PIÙ GOVERNATO DAL DIO DENARO, DALLA TECNOLOGIA E DALLE GUERRE?
– Assolutamente. Anzi, risuonano ora più attuali che mai. Viviamo in un’epoca dominata da falsi idoli, dove l’umanità annega nelle illusioni di controllo e progresso. L’Apocalisse non è solo profezia, è metafora, è riflessione ed infine monito.
La Bestia è dentro ognuno di noi e il velo tra sacro e profano si assottiglia di giorno in giorno sempre di più. I nostri testi non sono altro che lo specchio dell’anima di questo mondo in decadenza.
IL NUOVO ALBUM SEMBRA ESSERE LA SINTESI PERFETTA TRA L’ARCANA ATMOSFERA DI “ENTER THE MOONLIGHT GATE”, LA TRNSIONE ESCATOLOGICA PRESENTE SU “NOCTURNAL BEAST” E LA FURIA ICONOCLASTA DI “THE BLACK CURSE”. LA PENSATE ANCHE VOI ALLO STESSO MODO?
– È un’osservazione acuta la tua, e la condividiamo. Questo album è l’evocazione di ogni periodo e di ogni elemento dei Lord Belial. Si tratta di una trinità: atmosfera, intensità e profondità. Ogni traccia porta con sé echi del passato, eppure sono espressi con la voce del presente. È la convergenza di tutto ciò che siamo diventati.
CREDO CHE L’ARTE ISPIRATA AI TEMI SATANICI CHE È STATA PRODOTTA NEL CORSO DEI SECOLI POSSA COMPLETARE LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE. AVETE MAI CONSIDERATO DI USARE PER I VOSTRI LAVORI UN DIPINTO DI QUESTO TIPO? CREDO AD ESEMPIO CHE UNO DEI LAVORI DI GUSTAVE DORÉ SAREBBE IDEALE PER RAPPRESENTATE IL VOSTRO SOUND…
– L’opera di Gustave Doré cattura indubbiamente l’essenza dell’abisso spirituale. Ammiriamo la sua arte da molti anni. C’è un potere senza tempo nelle sue immagini, qualcosa che certamente trascende genere ed epoca. Tuttavia, siamo piuttosto soddisfatti del lavoro che utilizziamo ora.
QUALI SONO LE NUOVE CANZONI CHE PREFERITE? MI HA IMPRESSIONATO LA CANZONE CHE APRE L’ALBUM PER IL SUO INCREDIBILE PATHOS, POI “GLORY TO DARKNESS” PER IL SUO RIFFING E “SERPENT’S FEAST” PER LA SUA INCREDIBILE ATMOSFERA EVOCATIVA.
– Le nuove canzoni sono il frutto di scelte forti e riflettono lo spettro di ciò che abbiamo cercato di esprimere. Per noi “Glory to Darkness” si distingue in quanto racchiude tutta l’anima dell’album: maestosa, cupa, implacabile. Ma anche “Serpent’s Feast” è speciale, una sorta di rituale.
Per quanto riguarda l’opener, invece, è il nostro invito a scendere negli inferi. Ogni canzone è un portale e quale risuoni maggiormente dipende da dove l’ascoltatore è disposto ad andare.
AVETE GIÀ PIANIFICATO UN TOUR DI SUPPORTO AL NUOVO ALBUM? QUANTI ANNI SONO PASSATI DALL’ULTIMA VOLTA CHE AVETE SUONATO IN ITALIA? IN QUALE PAESE VI PIACE DI PIÚ ESIBIRVI DAL VIVO?
– Al momento purtroppo non c’è certezza che andremo in tour, ma ne stiamo discutendo. Il desiderio c’è, sia da parte nostra che da parte di molti dei nostri sostenitori di lunga data. Sono passati diversi anni dall’ultima volta che abbiamo suonato in Italia e non abbiamo dimenticato il calore del vostro pubblico. Se si presenteranno le giuste opportunità ovvero logisticamente, finanziariamente e spiritualmente, torneremo!
Paesi come Germania, Polonia ed Italia ci hanno sempre accolto a braccia aperte, ma ovunque l’oscurità chiamerà, noi la seguiremo.
INFINE, AVETE QUALCHE RIMPIANTO PER AVER INTERROTTO LA VOSTRA CARRIERA COSÌ TANTE VOLTE?
– Rimpianto è una parola forte. La vita è complessa e a volte fare un passo indietro è necessario per la propria sopravvivenza, mentale, emotiva ed artistica. Ogni ritorno ci ha resi più forti, più concentrati. Saremmo la stessa band senza quelle pause? Probabilmente no. Il silenzio tra un album e l’altro non era un vuoto, ma era gestazione. Ora siamo riemersi e l’oscurità non è mai stata così vivida.

