LUCA TURILLI – Mother Nature’s dream

Pubblicato il 30/06/2006 da


Discorrere con Luca Turilli è sempre un piacere, sarà per la sua simpatia, sarà per la sua propensione al dialogo (al contrario di molti altri ‘blasonati’ artisti), tant’è che la mezz’ora abbondante concessaci per l’intervista si è letteralmente dileguata tra rivelazioni e simpatiche ‘uscite’. L’occasione è quella dell’uscita dei due novi lavori targati Luca Turilli: il classico terzo album solista, ed il nuovo progetto Luca Turilli’s Dreamquest, dove il Nostro si è cimentato con le tastiere, donandoci una proposta moderna ed affascinante. Ladies and gentlemen, a voi… Luca Turilli…



USCIRAI SUL MERCATO CON DUE ALBUM IN CONTEMPORANEA: UNA SCELTA SICURAMENTE INSOLITA. NON TEMI CHE CIO’ POSSA CONFONDERE I TUOI FAN?
“No, non credo proprio. Sì, è vero che il progetto Dreamquest, per una decisione del management, contiene il mio nome, ma non vedo proprio la possibilità di una confusione da parte dei miei fan. Le differenze tra i due album sono così evidenti che non si corre questo rischio. L’album ‘Luca Turilli’ è più dedicato ai miei fan, mentre ‘Dreamquest’ è una nuova avventura. Tieni conto che io non volevo inizialmente aggiungere il mio nome al progetto, ma per problemi di copyright abbiamo dovuto farlo. C’erano infatti già due band con lo stesso nome, una canadese ed una francese, e così per evitare problemi in futuro abbiamo optato per questa scelta”.

DA UN PUNTO DI VISTA STRETTAMENTE COMMERCIALE, COME SARA’ GESTITA LA COSA?
“Sarà pubblicata una edizione limitata di ‘Luca Turilli’, che conterrà delle tracce da ‘Dreamquest’, e fungerà da appetizer del mio nuovo progetto, dedicato ai fan più aperti dal punto di vista dei gusti musicali, che potranno eventuamente essere attirati dalla cosa”.

PUOI ILLUSTRARCI LE DIFFERENZE PRINCIPALI DEI DUE LAVORI?
“La differenza principale riguarda lo strumento da me suonato: in ‘Dreamquest’ sono esclusivamente il tastierista, mentre nel mio solista suonerò sia tastiera che chitarra. Per me è stata una sfida cimentarmi nelle tastiere, ma sono soddisfatto del risultato. Negli ultimi tre anni ho avuto vari problemi legali, per cui mi era impossibile pubblicare un altro album solista, e così ho potuto dedicarmi al perfezionamento dello strumento. Considera anche che per me sono stati tre anni bui, perché non potendo rilasciare nulla avevo il pc che esplodeva di pezzi nuovi, per non considerare il comprensibile disagio economico dovuto al periodo di inattività commerciale forzata. Ti dirò inoltre che i demo dei due album appena usciti risalgono addirittura a cinque anni fa, e dovevano essere pubblicati dalla vecchia casa discografica LMP”.

CHI SI OCCUPA DELLE CHITARRE SU DREAMQUEST?
“Per quest’album mi sono avvalso del supporto di Dominique Leirquin, che è anche il secondo chitarrista live dei Rhapsody. Ho pensato che chiamarlo fosse la cosa più giusta da fare, siccome ho sempre amato molto il suo stile, e lo considero un chitarrista dieci volte più bravo di me, che mi considero alquanto scarso tecnicamente”.

PERMETTIMI DI NON ESSERE D’ACCORDO CON QUESTA TUA AFFERMAZIONE…
“No, ti prego, anche tu! Lo ripeto in tutte le interviste, ma nessuno sembra credermi. Ti assicuro che è così (ride, ndR)”.

SEI COMUNQUE RIUSCITO, A LIVELLO DI ASSOLI, A SVILUPPARE UN TUO STILE DI SWEEP MOLTO PERSONALE…
“Sì, Salo, hai ragione, ma ho il mio stile perché non so suonare in nessun’altro modo (ride, ndR). So fare solo gli sweep! Parlando seriamente, a sedici anni sono entrato in una scuola di chitarra, ma è stato allucinante. Al massimo ci facevano suonare ‘Hotel California’. Io che all’epoca ero invasato con Malmsteen non ho saputo resistere ed ho abbandonato. Ho allora comprato gli spartiti e mi sono allenato da solo. Provocatoriamente alle riviste di chitarra che mi chiedono sulla tecnica, dico che non so suonare neanche tre accordi. Non riesco istintivamente ad abbinarli, dovrei svilupparli a casa. Con lo sweep picking ovviamente è diverso, perché sono un bel po’ di anni che lo pratico. Poi, diciamoci la verità, saranno una decina di anni che non mi alleno con la chitarra dal punto di vista tecnico, in quanto preferisco usarla quasi esclusivamente come strumento per la composizione, insieme alla tastiera”.

SU “THE INFINITE WONDERS OF CREATION” SEMBRI VOLERTI PARZIALMENTE DISTACCARE DAGLI STILEMI DA TE SVILUPPATI NEI DUE PRECEDENTI LAVORI SOLISTI, VIRANDO VERSO SONORITA’ TALVOLTA PIU’ VICINE AL GOTHIC ROCK/METAL…
“Sì, hai ragione, nonostante io non decida mai a priori come l’album dovrà suonare. In questo caso il concept sembrava ‘chiedermi’ questo tipo di musica, e mi ha ispirato molto nella composizione di questi passaggi eterei ed atmosferici. Nessuna intenzione commerciale è presente dietro la composizione di quest’album. Per me sono stati inaspettati i giudizi positivi sull’album, soprattutto da parte di alcune testate storicamente avverse alla mia precedente proposta”.

COME MAI HAI SCELTO DI USARE DUE VOCI IN “THE INFINITE WONDERS OF CREATION”? A GIUDICARE DALLA PROVA NON BRILLANTE DI OLAF HAYER NELLE SUE PARTI, SEMBREREBBE UN PROBLEMA DI TIPO PRETTAMENTE FISICO…
“Sì, l’idea di utilizzare insieme ad Olaf Hayer anche la voce femminile di Bridget Fogle è nata per necessità. Olaf infatti in studio aveva difficoltà a cantare la maggior parte dei pezzi, specialmente quelli che richiedevano l’esecuzione di tonalità più acute. Gli abbiamo dato tre settimane di tempo per vedere se migliorava, ma aveva sempre problemi, specialmente su un pezzo come ‘Mother Nature’. Allora, nel panico, abbiamo cercato una soluzione ed abbiamo optato per Bridget, già corista negli ultimi lavori dei Rhapsody”.

I TUOI LAVORI SONO GIA’ DISPONIBILI SU INTERNET DA QUALCHE MESE. COME HAI REAGITO AD UNA VIOLAZIONE DEL GENERE?
“Probabilmente il progetto ‘Luca Turilli’ sarà danneggiato, ma secondo me la cosa può rivelarsi positiva per il progetto ‘Dreamquest’, che deve farsi conoscere. Ovviamente in ogni caso, meno fan comprano i dischi e meno soldi saranno investiti nei prossimi album. Cambieremo mestiere (ride, ndR)!”.

QUANTO DELLE TASTIERE SULL’ALBUM DREAMQUEST E’ SUONATO E QUANTO INVECE PROGRAMMATO?
“Diciamo un cinquanta/cinquanta per cento. Come accade nella maggior parte dei casi. La maggior parte delle parti le ho registrate e programmate a casa. Sono io produttore dell’album, ma ho chiesto molti consigli a Sascha Paeth, il co-produttore, per quanto riguardava la scelta di determinati suoni”.

CAPITA SPESSO DI SENTIRE ARTISTI AFFERMATI LAMENTARSI DEL MUSIC BUSINESS E DELLE SUE NUMEROSE INSIDIE. TU COSA PENSI DI QUESTO MONDO?
“Io, Alex e Fabio, lo zoccolo duro dei Rhapsody, non c’entriamo nulla con il business. La nostra bontà d’animo ci ha resi preda in passato di alcune angherie: vedi il tour con gli Stratovarius, senza alcun supporto audio adeguato, per esempio. O pensa anche ai festival a cui abbiamo partecipato, dove le promesse di un posto buono in scaletta venivano inevitabilmente smentite il giorno stesso del festival, obbligandoci a suonare magari prima di gruppi che vendevano nettamente meno di noi. Ora con Joey DeMaio le cose sono decisamente cambiate. Lui nei suoi anni con i Manowar ne ha ingoiati di rospi, ed ha imparato a farsi rispettare in questo ambiente. Non potevamo scegliere (ed essere scelti da) manager migliore”.

IN “PROPHET OF THE LAST ECLIPSE” (IL SECONDO ALBUM SOLISTA DI LUCA, ndR) NON HO POTUTO FARE A MENO DI NOTARE CHE TUTTE LE RITMICHE DELL’ALBUM SONO STATE SUONATE DA ROBERT HUNECKE-RIZZO. COME MAI UNA SCELTA COSI’ ATIPICA (TRATTANDOSI DELL’ALBUM SOLISTA DI UN CHITARRISTA)?
“Guarda, sei in assoluto il primo giornalista che ha notato questa cosa! E’ stato un problema di salute che mi ha portato a quella decisione. Era un periodo in cui ero pieno zeppo di lavoro, e passavo anche dieci ore consecutive davanti al computer a comporre, e sono stato ricoverato per stress. Ad un certo punto avevo vertigini, cadevo continuamente, ed il medico mi ha consigliato di evitare gli sforzi. Così ho deciso, per evitare di suonare in modo poco energico, di insegnare le ritmiche a Rizzo, e di suonare solo gli assoli”.

DOMANDA D’OBBLIGO: CON I RHAPSODY COME PROCEDONO I LAVORI?
“Ti posso dire il programma da qui al prossimo anno: tra settembre ed ottobre sarà pubblicato il nuovo album, poi da settembre saremo in tour di supporto ai Manowar, ma non in Italia, poi nella primavera del 2007 partiremo con il tour da headliner, che ovviamente toccherà anche l’Italia. Dall’estate poi partirò io con il tour da solista. Un paio di anni decisamente improntati sulla musica dal vivo, una cosa insolita per noi che siamo sempre stati considerati una band-studio, no?”.

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