MACBETH – Intervista al drummer Fabrizio

Pubblicato il 16/11/2001 da

Fabrizio, batterista dei Macbeth, si è dimostrato subito una persona cordiale, simpatica e soprattutto molto colta. Parlando con lui del nuovo “Vanitas” si sono scoperte le pensanti influenze letterarie e artistiche di una band meritevole di aver dato all luce un disco molto interessante e pieno di segni di evoluzione. I Macbeth, infatti, sono un gruppo di persone che non si accontentano di ripercorrere i passi degli esordi, ma intendono sempre migliorarsi e proporre qualcosa di nuovo. Le complesse strutture delle canzoni e i testi ragionati sono un chiaro esempio che la musica di questi sette ragazzi non è fatta per scherzare, ma per indurre l’ascoltatore a riflettere e magari documentarsi su certi contenuti. Parte di questi ce li spiega appunto Fabrizio durante questa chiacchierata trasudante di cultura, entusiasmo e un po’ di rammarico per certi aspetti del metal italiano. Io non vi dirò di più, non vi resta altro che leggere…
FABRIZIO, SEI SODDISFATTO DEI RISULTATI CHE “ROMANTIC TRAGEDY’S CRESCENDO” HA OTTENUTO?
“Sì, per essere stato il nostro disco d’esordio devo ammettere che è andato parecchio bene, per fornirti qualche dato in più so che attualmente siamo attorno alle diecimila copie vendute. Tutta la band è soddisfatta da ‘Romantic Tragedy’s Crescendo’, però abbiamo voluto migliorare e proporre qualcosa di nuovo. Musicalmente parlando abbiamo fatto molti progressi, e credo che ‘Vanitas’ li mostri tutti, però non rinneghiamo nulla del nostro passato.”

RISPETTO AL PRIMO DISCO CI SONO STATI DEI CAMBI DI LINE-UP: COSA E’ SUCCESSO?
“Vedi, nel nostro caso i problemi di line-up li abbiamo avuti non tanto per divergenze musicali, quanto invece per problemi a livello personale. E’ anche vero che alcuni ex membri in sede live rivelavano pesanti lacune, però noi cercavamo per lo più gente che sapesse vivere in gruppo e stare con gli altri. Visto che non siamo musicisti professionisti non cercavamo mostri di tecnica, i primi requisiti che in genere chiediamo sono spirito di gruppo, voglia di lavorare e un minimo di tecnica necessaria a registrare un album degno. Questi cambi ci hanno ritardato la pubblicazione del disco, sia in fase di song writing, sia per quanto riguarda le registrazioni.”

TRA UN PROBLEMA E L’ALTRO, ECCO CHE SI ARRIVA A “VANITAS”…
“Sì, le cose sono un po’ cambiate rispetto al primo disco perché abbiamo usufruito di uno studio di registrazione migliore e più adatto alle nostre esigenze, inoltre, anche se per alcuni questa era la prima avventura in studio, abbiamo potuto avvalerci delle esperienze passate per poter migliorare il nostro lavoro. A fine prodotto siamo tutti soddisfatti, forse una produzione migliore avrebbe giovato ancor di più a ‘Vanitas’, ma alla fine siamo convinti di aver fatto un buon lavoro.”

CHE TEMATICHE TRATTATE SU “VANITAS”?
“I testi del disco sono sicuramente tutti diversi, anche se il filo conduttore è proprio la parola latina vanitas, ciò che è vano e inutile, come certi piaceri della vita terrena, tipo il gioco d’azzardo, che non ti lascia niente dentro. Più che di concept, parlerei di un idea generale formata da artwork, musica e testi: quest’idea ha cominciato a prendere forma lo scorso anno durante una mostra a Milano sulla natura morta. C’erano quadri che riprendevano le tradizioni artistiche del diciassettesimo secolo in cui si usava dipingere questi simboli dei piaceri terreni che ci ricordano la brevità di una vita destinata inesorabilmente a finire. Posso farti alcuni esempi: l’intro, ’13 Novembre’ è la data che preferisco per motivi personali, proprio per questo preferisco non parlarne più di tanto. ‘Crepuscolaria’ è ispirata ad una raccolta di poesie ad opera di Guido Gozzano che ho letto e che ho trovato molto affascinante. ‘Lady Lily White’ si ispira ad una leggenda medioevale che ho sentito in un paesino in provincia di Milano. La leggenda narra di una principessa che si è lanciata da una torre per amore e a lei è stata dedicata una via in quel paese. ‘Fables’ è probabilmente il pezzo più maturo dell’intero disco sia dal punto di vista musicale, sia per il testo che tratta di ipocrisia e falsità. Il brano è ambientato durante un matrimonio, da qui la marcia nuziale che senti, in cui sposi e ospiti sono tutti ipocriti e falsi. Le tematiche sono molto varie, ma fanno tutte capo alla vanitas, come ti dicevo prima.”

IL PEZZO “ROMANZO NERO” E’ COMPLETAMENTE CANTATO IN ITALIANO: PERCHE’ QUESTA SCELTA?
“Il testo di ‘Romanzo Nero’ è stato portato avanti con cura minuziosa e penso che suoni benissimo in lingua italiana. Abbiamo anche provato a fare una traduzione in inglese, ma è risultata un qualcosa di assurdo perché ci è risultato impossibile dare le stesse sfumature di significato alle parole in inglese.”

E’ DIFFICILE CLASSIFICARE I MACBETH PERCHE’ AVETE SI’ ATMOSFERE CHE RICHIAMANO IL GOTHIC, PERO’ SUONATE ANCHE PEZZI PIU’ VELOCI E DIRETTI…
“Sì, ho capito quel che intendi dire, credo che al giorno d’oggi non sia più sufficiente definire una band gothic, perché ormai tutti gli esponenti di questo filone prendono elementi anche da altri generi. Come dicevi tu per quanto riguarda le atmosfere e le tematiche, i Macbeth possono essere definiti gothic, però suoniamo pezzi più veloci, usiamo suoni compressi per le chitarre, per cui ci va molto stretto il termine gothic band. Nemmeno io saprei darmi un etichetta, sui nostri volantini promozionali si usa il termine ‘Crepuscolar Metal’ (nessuno vuole essere da meno dei Rhapsody e del loro Hollywood metal, vero? NdJR), coniato poiché tutto ‘Vanitas’ tratta tematiche crepuscolari.”

A LIVELLO DI SONG WRITING, E’ DIFFICILE CONVIVERE CON BEN SETTE MEMBRI IN LINE-UP?
“Per quanto riguarda ‘Vanitas’ i pezzi sono stati scritti per lo più dal tastierista Andrea e dal chitarrista Alessandro, per cui i tre quarti del disco sono opera loro. Spesso e volentieri mi trovo con loro due per decidere gli arrangiamenti dei pezzi e per il tipo di testi da inserire. Dopo i cambi di line-up siamo riusciti a trovare delle persone con cui si riesce tranquillamente a convivere, cosa molto importante per una band. Una volta che il brano ha preso una certa consistenza, si comincia a lavorarci sopra in sette nella sala prove.”

DRAGONHEART E’ UNA LABEL CHE PUNTA MOLTO SU BANDS POWER METAL, MENTRE VOI SIETE UNA DELLE POCHE ECCEZIONI. VI SENTITE DEI “FIGLI ADOTTIVI”?
“Non ci sentiamo per niente figli adottivi! Certo, Dragonheart ha cominciato con Domine e vanta nella sua scuderia power metal bands in prevalenza, ma non dimentichiamoci che la sua seconda produzione sono stati gli Inner Shrine, che per sound potremmo definire nostri fratelli. Sia per pubblicità che per promozione siamo trattati benissimo da Dragonheart, non ci sono assolutamente problemi.”

PER QUANTO RIGUARDA IL VERSANTE LIVE, FARETE DATE SPARSE O ORGANIZZERETE UN TOUR VERO E PROPRIO?
“Attualmente stiamo provando i pezzi da portare in sede live, nel frattempo stiamo cercando di organizzare qualche data in Italia, almeno per il momento. Ci sono alcune proposte per supportare alcune bands interessanti, ma non mi sento di rivelare niente di più in quanto ancora non è stato deciso nulla, però ne faremo, così come parteciperemo ad alcuni festival in Germania.”

UN GIUDIZIO SULLA SCENA ITALIANA?
“Guarda, sarò categorico! C’è un generale atteggiamento di repulsione, in particolare per quanto riguarda alcune bands, alla reciproca collaborazione. Penso che non esistano altri paesi in cui ci sia così tanta invidia e distacco tra le bands. E’ vero che c’è molta competizione però è da vedersi con fini negativi, ognuna cerca di prevalere sull’altra. I pettegolezzi, spesso falsi, girano parecchio, io ne ho sentiti diversi sui Macbeth e sui Lacuna Coil…certi commenti hanno davvero dell’assurdo. E’ brutto pensare che queste cattiverie arrivano da musicisti, da gente che, come me, ha la stessa passione per la musica. Solo superando questi atteggiamenti riusciremo a competere con l’Europa, ma credo che sarà difficile qui da noi. In Norvegia o in Germania ad esempio è tutta un’altra cosa: penso che una bands tedesca, se perde un membro, non rimanga ‘monca’ per più di due minuti. C’è un giro terribili di prestiti fra i componenti delle varie bands…noi una cosa simile ce la sogniamo!”

ALCUNE RECENTI USCITE IN AMBITO GOTHIC SONO STATE ACCOMPAGNATE DALL’INSERIMENTO DI PARTI ELETTRONICHE E SAMPLERS. TU COSA NE PENSI?
“Io penso che sia bruttissimo pensare che un disco sia suonato da una macchina, la cosa più importante in un album è la parte umana e si deve sempre capire che sono i musicisti a suonare i pezzi! Per quanto riguarda l’evoluzione elettronica credo che i Macbeth siano mentalmente aperti a questo tipo di soluzione, ma solo se si tratta di un passaggio naturale. Non inseriremmo mai dei sampler solo per tastare il mercato o accaparrarci più audience, questo sia chiaro. Se un pezzo suonasse bene con l’inserimento di qualche base elettronica, non vedo però il motivo per non pubblicarlo.”

TI DICO SOLO UNA PAROLA: NAPSTER.
“Internet è uno strumento molto positivo per essere sempre aggiornati su ciò che fa la propria band preferita o per comunicare. Parlando di siti tipo Napster non credo sia una cosa positiva, soprattutto per quanto riguarda i diritti. Essendo io compositore, pago la solita tassa alla SIAE e sapendo che gente scarica gratuitamente un album intero, permettimi di essere almeno infastidito. Io preferirei se fossero scaricabili solo parti di canzoni, magari solo i primi minuti. Napster & company sono solo una conseguenza degli altissimi prezzi dei cd: è costosissimo al giorno d’oggi prendere un cd, ormai i prezzi si aggirano attorno alle quarantamila lire!! E’ pazzesco.”

IL TEMPO A NOSTRA DISPOSIZIONE STA PER FINIRE, HAI ALTRO DA DIRMI?
“Sì, ringrazio Metalitalia per lo spazio che ci ha dedicato e vorrei ringraziare tutti i ragazzi che ci hanno supportato sin dai tempi del nostro demo. Ah, comprate ‘Vanitas’!”

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