I Magnitudo hanno ormai alle spalle una carriera decennale e sono una solida realtà in ambito sludge/post-metal: il gruppo lombardo ha recentemente pubblicato il secondo album “Materialism”, un concept che descrive la nascita e le successive evoluzioni di Zingonia, piccola città alle porte di Bergamo concepita negli anni ’60 per coniugare lavoro e residenza e divenuta, con il progressivo abbandono, in seguito simbolo di degrado.
Questo fallimento è visto come metafora di una condizione di disagio più ampia e musicalmente viene espresso dal trio attraverso suoni cupi ed atmosfere opprimenti, che sembrano materializzare tutto il grigiore di questo luogo posticcio ed alienante.
In occasione di questa nuova uscita, abbiamo intervistato Dario I., voce e chitarra della band orobica, che ci ha raccontato come è nata l’idea di base, come il disco è stato realizzato e ci ha dato qualche anticipazione sul futuro.
CIAO DARIO, COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM E BENVENUTI SU METALITALIA.COM.
“MATERIALISM” ARRIVA A TRE ANNI DI DISTANZA DA “SCOTOMA”. COME E’ STATO CONCEPITO?
– Ciao, ringrazio a nome di tutta la band per i complimenti.
La creazione dei pezzi che compongono l’album è avvenuta in maniera oserei dire ‘euristica’, individuando dapprima dei punti importanti nella cronologia di Zingonia, dunque sviluppando i testi ed associandovi delle idee musicali che avevo sviluppato fino a quel momento.
PRIMA DELL’USCITA DI “SCOTOMA” AVETE SUBITO DIVERSI CAMBI DI FORMAZIONE. PENSATE ORA DI AVER RAGGIUNTO UNA CERTA STABILITA’?
– Sì, le sinergie e la voglia di suonare all’interno della band convergono tutte nella medesima direzione e dopo dieci anni di Magnitudo era proprio ciò di cui c’era bisogno.
L’ALBUM E’ UN CONCEPT ISPIRATO ALLA STORIA DI ZINGONIA, PICCOLA CITTA’ DELLA PROVINCIA DI BERGAMO. COME VI E’ VENUTA QUESTA IDEA? SI PUO’ INTERPRETARE QUESTA STORIA COME UNA METAFORA DI QUALCOSA?
– L’idea primordiale è stata suggerita da Danilo Battocchio – fonico da studio dei Magnitudo dal 2016 – durante le sessioni di mixing di “Scotoma”.
La domanda è stata: “Perché non fate qualcosa che parla delle vostre zone?” ed io risposi: “Sì dai, facciamo un disco su Zingonia“, scherzando sulla reputazione del posto non propriamente positiva…
Poco a poco mi sono dovuto rendere conto del fatto che l’idea era molto figa ed ho cominciato a lavorarci.
Sicuramente questa storia è una metafora di qualcosa: l’ho realizzato durante la scrittura dei pezzi.
“Materialism” non è solamente uno scorcio sulla storia di questo luogo (che non è una città, ma un agglomerato urbano diviso tra quattro comuni della bassa provincia di Bergamo), ma ha anche la presunzione di essere il tentativo di fornire uno spunto di riflessione sul concetto di sviluppo sociale e urbano al giorno d’oggi.
DA DOVE ARRIVANO LE VOCI NARRANTI DI SOTTOFONDO IN ITALIANO?
– Le voci narranti sono estrapolate da vecchi servizi televisivi anni ’60… E in sede live la performance è arricchita da ulteriori sample e visual.
LA VOSTRA MUSICA SEMBRA ESSERE IN CONTINUA EVOLUZIONE, PUR AVENDO COME PUNTO DI PARTENZA LO SLUDGE. IN “MATERIALISM” CI E’ PARSO DI SCORGERE SONORITA’ INDUSTRIAL ALLA GODFLESH E UN ATTEGGIAMENTO HARDCORE PIU’ DISTINGUIBILE RISPETTO AL PASSATO.
SIETE D’ACCORDO? QUALI SONO, SECONDO VOI, LE DIFFERENZE CON LA VOSTRA PRODUZIONE PASSATA?
– Credo che, in un modo o nell’altro, l’evoluzione di un progetto musicale sia quasi fisiologica rispetto all’esistenza del progetto stesso.
In passato avevo questa velleità di mischiare sonorità post-rock (chitarre pulite riverberate, ritmiche minimali etc.) alla pesantezza dello sludge e del post-metal, mentre da “Scotoma” ho dovuto in qualche modo riconoscere che il modo migliore per esporre i concetti di cui volevo parlare nelle canzoni consisteva nell’attingere a quelli che sono sempre stati i miei ascolti primordiali, ovvero il metal tradizionale ed il ‘post-‘ più incazzato (Neurosis, Yob, Isis etc.).
C’E’ UN BRANO DEL DISCO AL QUALE SIETE PIU’ LEGATI, PERCHE’ GLI ATTRIBUITE UN VALORE PARTICOLARE O PER QUALCHE ANEDDOTO ACCADUTO DURANTE LA REGISTRAZIONE?
– Sinceramente no, siamo tutti super esaltati dal risultato finale e troviamo che ciascun pezzo conservi in qualche modo una propria essenza. Ognuno di essi rappresenta un tassello in quello che è il racconto esposto dall’album.
PENSATE CHE “MATERIALISM” SIA UNA FOTOGRAFIA REALISTICA DEL MONDO ATTUALE?
– Decisamente. I concetti sui quali vuole richiamare l’attenzione l’album hanno sicuramente delle attinenze con l’attualità.
Dopotutto, realtà come Zingonia esistono anche in altre parti del Belpaese e nel resto del mondo, ognuna con la propria storia, eppure con molti punti in comune.
IL DISCO E’ STATO MASTERIZZATO DA JAMES PLOTKIN, FIGURA DI PRIMO PIANO PER QUANTO RIGUARDA SONORITA’ SLUDGE/DOOM/DRONE. COME VI SIETE TROVATI A LAVORARE CON LUI?
– Con Plotkin siamo andati a colpo sicuro. Siamo entrambi fan dei ‘suononi’, quindi quando ha fornito la prima versione del master la soddisfazione è stata immediata!
Lui stesso ha affermato di aver avuto molto piacere a lavorare sul materiale e non posso negare che la cosa è stata motivo di orgoglio sia per me che per Danilo Battocchio, che ha curato anche la produzione dell’album!
CHI SONO GLI ARTISTI CHE VI HANNO INFLUENZATO MAGGIORMENTE NEL VOSTRO PERCORSO MUSICALE? TRA VOI, AVETE LO STESSO BACKGROUND MUSICALE E GLI STESSI GUSTI?
– Tutti e tre veniamo da una base prettamente metal, anche se il più metallaro di tutti è Marco (basso) che è un super fan del death metal old-school, mentre io e Tone (batteria) veniamo più dal post-metal della seconda metà degli anni ’90/inizio 2000 (Isis, Cult of Luna etc.).
Personalmente, traggo maggiore ispirazione da band relativamente diverse tra loro. In primis, direi: Metallica (e buona parte del thrash metal della Bay Area anni ’80), Melvins e Neurosis.
C’è da dire che a tutti e tre piace spaziare anche su generi completamente diversi come il post-punk, l’ambient o il prog anni ’70: Marco riporta come sue principali influenze Alex Webster, John Entwistle e Doug Wimbish, mentre Tone apprezza Nicke Andersson, Vinnie Paul o Sean Kinney…
NON TEMETE CHE LA VOSTRA PROPOSTA POSSA RISULTARE TROPPO OSTICA PER LA MAGGIOR PARTE DEGLI ASCOLTATORI?
– Negli anni ho sempre cercato di scrivere musica che traducesse al meglio i miei variegati riferimenti musicali, ma senza che risultassero cliché.
Il risultato – come peraltro affermavi anche tu prima – è una mistura di metal tradizionale e influenze industrial/post-hardcore etc.
Sulla base di ciò, nel corso degli anni ho notato la difficoltà delle persone a collocare il progetto Magnitudo in una specifica branca del metal, ma alla fine mi sono chiesto: “E’ davvero così necessario?“. Se una cosa suona bene, la si ascolta e basta, altrimenti no. Quando una ventina di anni fa uscirono gli Yakuza con Bruce Lamont che ‘growlava’ e suonava il sassofono, nessuno si fece troppi problemi: la gente li ascoltava e si prendeva bene. Fine.
La cosa divertente dei nostri concerti è vedere un sacco di gente diversa: dal metallaro anni ’80 con il chiodo ed i capelli lunghi al fan del post-hardcore con i jeans Cheap Monday, i dilatatori e la maglia degli Amenra!
I VOSTRI DISCHI SEMBRANO SEMPRE ISPIRATI DA UN ARGOMENTO O DA UN FATTO SPECIFICO. IN QUESTO SENSO, AVETE GIA’ IN MENTE DI COSA PARLARE NEL PROSSIMO ALBUM?
– Sì, con Marco e Tone stiamo già discutendo alcune idee e non vediamo l’ora di metterci a comporre!
AVETE IN PROGRAMMA DELLE DATE LIVE?
– Sì, il 17 aprile (l’intervista è stata realizzata a metà marzo, ndr) suoneremo al Circolo Nadir a Padova. Poi a maggio suoneremo all’Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere, al Black Inside di Lonate Ceppino ed al Circolo Arcipelago di Cremona.

