MALADIE – Sofferenza salvatrice

Pubblicato il 16/05/2018 da

Dietro al progetto Maladie c’è la mente di un artista istrionico e poliedrico: parliamo del mastermind Björn Köppler, che, raggiunto via mail in questa lunga e appassionata chiaccherata, ci ha raccontato tutto ciò che volevamo sapere su cosa sono i Maladie. Il gruppo tedesco, infatti, è giunto un po’ in sordina con “… Of Harm And Salvation” al terzo capitolo in studio, dando alle stampe un lavoro appassionante di progressive metal estremo e ricchissimo di contaminazioni e dalle atmosfere disperate. Una band che gli amanti delle sonorità sopra descritte non possono proprio ignorare.

CIAO E BENVENUTO SU METALITALIA.COM, VISTO CHE E’ LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER IL NOSTRO PORTALE, TI ANDREBBE DI FARE UNA BREVE SINTESI DELLA STORIA DEI MALADIE PER I NOSTRI LETTORI CHE ANCORA NON VI CONOSCONO?
– Ciao Metalitalia. La storia dei Maladie è presto detta. Ho sempre sentito il bisogno di creare musica senza limitazioni. La musica che mi sgorga fuori, senza che debba preoccuparmi se qualcosa “va bene” oppure no. Alla fine del millennio avevo composto e registrato un album col nome di Discouraged. Questo disco non è mai uscito e la maggior parte di esso è uscito poi col nome di Maladie. L’anno ufficiale di formazione dei Maladie tuttavia è il 2009, perché è stato allora che ho cominciato a registrare il primo album ed a cominciare a cercare persone che andassero bene per questo progetto. Dopo la registrazione del primo disco “…Plague Within…” sono passati ancora alcuni anni prima della sua uscita nel 2012 con Apostasy Records, e questo è stato l’inizio definitivo. Grazie ad Apostasy Records, questo primo segnale di vita ha attratto grande attenzione e, contrariamente alle mie aspettative, ha generato responsi eccellenti. Nel 2015 è uscito il nostro secondo disco “…Still…”. L’EP “…Symptoms…” è stato il segnale di inizio per piccole storie raccontate al di fuori dei nostri full-length, qualcosa di simile a flashback e nuovi sintomi. Beh, e nel 2018 è uscito il nostro terzo album “…Of Harm And Salvation…”. Questo disco continua la storia principale. Questo è il punto dove ci troviamo, e stiamo già lavorando alla prossima uscita.

HO NOTATO ALCUNE PARTI JAZZ MOLTO INTERESSANTI NEL VOSTRO SUONO. COME HAI AVUTO L’IDEA DI AGGIUNGERE QUALCOSA DI COSI’ PARTICOLARE ALLA TUA MUSICA?
– Il jazz ha acquisito via via sempre più importanza nella mia vita. Questo tipo di musica ha così tante sfaccettature ed è veramente molto impegnativo, ed io nella mia vita sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi stimoli. Anche se il mio cuore batte ancora per il metal, non amo di meno il jazz. Per i Maladie il piano che avevo in mente fin dall’inizio era quello di attingere da tutti i mondi. Le innumerevoli varietà di metal e rock, il jazz, la world music, l’industrial/electro (nelle nostre prossime uscite) e così via. Tuttavia non ci sono delle linee guida del tipo “Ora ci dev’essere una parte di jazz!”. Questo avviene più sull’onda del momento. Infatti non c’è molto jazz nelle nostre precedenti uscite, anche se il sassofono lo ricorda molto come suono. Ma dato il mio grande amore per il jazz, credo che certamente ce ne sarà ancora molto nel futuro dei Maladie.

IL VOSTRO SOUND E’ UN MISTO TRA DIVERSI GENERI MUSICALI. POSSIAMO CONSIDERARE I MALADIE UNA PROGRESSIVE BAND O CHE ALTRO? COME TI PIACE DEFINIRE LA VOSTRA MUSICA?
– Non c’è mai stato un piano di essere ossessivamente “progressive”. Ma, senza dubbio, la nostra musica è progressive. Se guardi la vita, è logico che l’arte possa essere in qualche modo solamente progressiva. Non ci possono essere punti morti. Non se crei una musica priva di confini… Noi chiamiamo (abbastanza seriamente) la nostra musica Plague Metal. Per farla breve: siamo i Maladie e facciamo quello che vogliamo. Liberi da convenzioni e confini. Non c’è niente di più desiderabile che l’individualità e la libertà.

UNA DELLE PRINCIPALI SENSAZIONI CHE TRASMETTE LA MUSICA DEI MALADIE E’ UN DOLORE MOLTO GRANDE E MOLTO FORTE. IN QUALE MISURA QUESTO MALESSERE E’ CORRELATO AD UNA ESPERIENZA PERSONALE?
– Maladie è un progetto molto personale. Sicuramente il più personale che abbia mai messo in piedi. La vita è piena di malattia e di dolore, che sia fisico o psichico. A volte uno potrebbe quasi pensare che la vita stessa sia una malattia. Anche se uso prevalentemente un linguaggio metaforico ed esagerato, i testi sono basati su esperienze ed osservazioni personali. Ci sono anche molte considerazioni filosofiche. La ricerca del significato della vita, o di spiegazioni per cose che succedono intorno a noi e che spesso non possono essere spiegate dalla logica. C’è anche la critica della religione e l’ipocrisia che è inevitabilmente connessa ad essa.

HO CAPITO CHE LE TEMATICHE DI “… OF HARM…” SONO MOLTO IMPORTANTI, TI ANDREBBE DI SPIEGARE MEGLIO I TESTI DELLE CANZONI MAGARI PER QUELLI CHE NON CAPISCONO PERFETTAMENTE L’INGLESE?
– I testi sono molto importanti per me. Ma penso che anche se uno capisce l’inglese perfettamente, non è detto che capisca quello che voglio dire. Uso un linguaggio molto metaforico, e non solo in inglese. Uso molte lingue: tedesco, inglese, francese, persino italiano, latino, greco ed altre ancora. Come ho detto, Maladie è un progetto basato su esperienze ed osservazioni personali. E ce ne sono più che abbastanza nel corso della vita. Quando ti ritrovi a pensare che la vita si sia in qualche modo sistemata, ecco che arriva qualcos’altro di inaspettato, un altro ostacolo sulla via per la felicità.

CONTINUANDO ANCORA CON IL TEMA DEI TESTI, HAI MAI PENSATO DI ESPRIMERE LA TUA CREATIVITA’ ATTRAVERSO UN MEZZO DIVERSO DALLA MUSICA, AD ESEMPIO TI PIACEREBBE ESSERE UN ROMANZIERE, O UN GIORNALISTA, OPPURE UN BLOGGER SU INTERNET?
– In effetti avevo iniziato a scrivere qualcosa che somigliava molto a un’autobiografia. Ma non sono nemmeno arrivato alla mia nascita (ride, ndR). In passato ho scritto recensioni di CD per alcune riviste. Ma per la maggior parte della gente erano troppo oneste: visto che non volevo discostarmi dalla mia vera opinione, molte di queste non venivano pubblicate e sono arrivato ad un certo punto dov’era tutto troppo surreale e ho lasciato perdere. E’ stato molti anni fa. Sento sempre il bisogno di informarmi molto, di qualunque cosa vada a trattare. Tuttavia non mi ritengo un esperto in niente, quindi non scriverei un blog. A volte mi butto in discussioni di tipo politico o religioso nei cosiddetti social media, ma la verità è che mi manca la pazienza. Odio la stupidità, e se qualcuno, nonostante gli si presentino fatti inconfutabili, non si muove dal suo atteggiamento sbagliato, mi stufo presto e devo mettermi in pausa. La vita è troppo breve per sprecarla con la stupidità.

PUOI DIRMI PER FAVORE COME AVVIENE IL PROCESSO DI SCRITTURA DEI BRANI? SCRIVETE LE VOSTRE CANZONI TUTTI INSIEME OPPURE SOLTANTO TU TI OCCUPI DEL PROCESSO DI SONGWRITING?
– La maggior parte delle volte va così: ho una piccolo idea, prendo una chitarra, mi metto in studio e mi lascio andare. Spesso mi vengono fuori cose che un giorno dopo non mi saprei spiegare. Non riarrangio molto. Se era così al momento dell’ideazione, vuol dire che doveva essere così, e spesso rimane così. Poi ci suono sopra le chitarre, la batteria ed altri strumenti se penso che ce ne debbano essere. Poi mando questa base a i miei compagni in modo che possano tirare fuori e registrare le loro parti (basso, sassofono, chitarra solista e voce). Questo è un po’ il processo creativo dei Maladie.

C’E’ QUALCHE BAND, DEL PASSATO O DEL PRESENTE, CHE IN QUALCHE MODO TI HA INFLUENZATO NEL PROCESSO DI SCRITTURA? SE SI’, QUALI?
– Inconsciamente, ovviamente, la musica che ascoltiamo ci influenza sempre. Ma non è che dica “Ecco, è esattamente quello che voglio fare io!”. Trent’anni fa ho comprato il mio primo disco degli Iron Maiden e mi ha cambiato la vita. Ancora oggi, gli Iron Maiden sono la mia band preferita. Ma ascolto tutto il possibile per quanto riguarda la musica e certamente molto di questo può essere in qualche modo ritrovato nei Maladie. Tutti i generi di metal (tranne il metalcore) e di grindcore, jazz tradizionale e moderno, colonne sonore di film, roba alternativa alla Anathema, rock classico, prog, blues, anche un po’ di hip hop di fine anni ‘80/inizio anni ’90, pop come Lana DelRey, eccetera. Veramente ascolto tutto quello che mi piace, non importa da quale cassetto sbuca. Penso che sia una cosa bellissima che nel metal ci siano sempre più band che osano fare la loro cosa, penso agli Anaal Nathrakh o agli Igorrr. Questo è trovare un’individualità, qualcosa di cui un genere conservativo come il metal aveva urgentemente bisogno.

C’E’ QUALCHE IDEOLOGIA CHE CONSIDERI FONDAMENTALE E CHE DOVEVA ESSERE CONDIVISA DA TUTTI I MEMBRI DELLA BAND QUANDO HAI DECISO DI FONDARE I MALADIE? A PARTE LO STILE MUSICALE, OVVIAMENTE…
– Direi di no. L’unica cosa a cui i miei compagni di band tengono veramente è l’abilità nel suonare il loro strumento. Naturalmente devono essere capaci di capire la mia musica. Riconoscere e completare le emozioni che ci sono dietro. E prendere le cose che faccio per quello che sono senza incasinarle (ride, ndR). Se poi c’è anche un armonia in termini personali (e per fortuna c’è), naturalmente è ancora meglio. Penso che per creare un certo tipo di musica si debba in qualche modo aver stretto un patto con il diavolo, ma questo lo lascio scegliere a loro. Per me la cosa importante è che facciano il loro lavoro, e loro sicuramente lo fanno.

TI INTERESSA QUELLO CHE LA GENTE PENSA DELLA TUA MUSICA? QUANTO CREDITO DAI A UN’OPINIONE NEGATIVA O POSITIVA?
– Questo è un tema molto difficile. Mentirei se dicessi che non mi interessa l’opinione degli altri. Non cambierei la mia musica per questo, ma mi disturba quando qualcuno scrive cose che non sono vere. O quando qualcuno scrive una recensione negativa perché ha un problema personale con me. Mi irrita anche quando qualcuno scrive una recensione dopo che ha chiaramente ascoltato la cosa giusto di sfuggita. Non succede quasi mai che qualcuno scriva una recensione negativa e poi argomenti la cosa con fatti sostanziali. Spesso si tratta di cose superficiali. E naturalmente sono molto felice se leggo una recensione positiva. Così come qualcosa di negativo può rattristarmi, così qualcosa di positivo può rendermi felice. Quindi sì, queste cose per me sono importanti. Ma non possono influenzarmi nel senso di convincermi a cambiare qualcosa.

QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI LA DIMENSIONE LIVE? CREDO CHE SIA PIUTTOSTO COMPLICATO RIUSCIRE A RICREARE L’ATMOSFERA DELLA VOSTRA MUSICA SU UN PALCO
-Oh sì. E’ molto difficile portare i Maladie dal vivo. Viviamo sparsi per la Germania e anche al di fuori. Non proviamo regolarmente. Prima del nostro primo show nel 2013, avevamo provato solo per 2 giorni. Questo è il vantaggio di lavorare con dei professionisti. Possono fare la loro cosa senza doverla provare ancora e ancora fino alla nausea. Sfortunatamente, una performance dei Maladie è anche molto costosa e gli organizzatori spesso non possono permettersi le nostre tariffe. E’ molto importante per una band suonare dal vivo, ma è molto difficile per i Maladie, e continueranno ad esserci poche nostre apparizioni live.

QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO? DOVE VEDI I MALADIE TRA CINQUE ANNI?
– Come ho detto prima, ho già composto e registrato la maggior parte del prossimo EP e dei prossimi due album. Naturalmente vorrei pubblicarli il prima possibile. C’è un sacco di materiale che shockerà anche i fan della nostra musica. I Maladie sono imprevedibili. Anche per me stesso. Il concetto narrativo, naturalmente, continuerà, così come la storia principale nei nostri album. Il prequel e le storie secondarie continueranno ad uscire sotto forma di EP. Dove vedo i Maladie tra cinque anni? Domanda difficile. Naturalmente vorrei più attenzione. Se non lo volessi, non pubblicherei la mia musica. Ma ovviamente è molto difficile emergere dall’enorme quantità di band che ci sono in circolazione, specialmente quando fai una cosa così particolare. E’ strano, eppure ci sono band che suonano come migliaia di altre che sembrano avere vita più facile che band con il loro proprio stile. Non lo capisco, ma è così. Nonostante ciò, non posso fermarmi, continuerò a fare musica. Non importa cosa succede o non succede sulla scena musicale. Io ho bisogno di fare musica, altrimenti diventerei pazzo molto velocemente. O forse solo più pazzo, dato che pazzo lo sono già.

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