Quando ci troviamo di fronte alla scoperta di una nuova all-star band di vecchie glorie del metal, le sensazioni sono spesso contrastanti, dominate dalla curiosità di scoprirne il contenuto musicale e dalla paura di trovare ad attenderci una deludente prestazione sotto tono.
Nel caso dei Malefic Throne invece, formati da membri storici di band come Angelcorpse, Origin e Morbid Angel, il feeling predominante è quello di un entusiasmo sincero ed incontenibile, seguito dall’incredulità nel constatare l’inattaccabile stato di forma di questi tre veterani del death metal.
“The Conquering Darkness” infatti non ha solo il merito di mantenere alta la dignità delle carriere in questione, ma si permette di innalzarne il livello con un lotto di canzoni potenti, malvagie e spaventose, come la dottrina del metal old-school underground insegna.
L’energia caotica e vibrante del terzetto è infatti in piena evidenza in questo album, trasmettendo all’ascoltatore una carica distruttiva che sempre più sembra mancare al metal 2.0 che imperversa oggi nelle radio e nei canali mainstream.
Di questo, della genesi del gruppo e della lavorazione di “The Conquering Darkness” abbiamo parlato proprio con Gene Palubicki e John Longstreth, rispettivamente chitarrista e batterista dei Malefic Throne, che con fare perentorio, hanno illuminato per un momento il percorso oscuro e malevolo della loro creatura, per la gioia di tutti gli amanti del death metal fatto e concepito alla vecchia maniera.
BENVENUTI SU METALITALIA.COM! SI DICE CHE L’IDEA DI FORMARE I MALEFIC THRONE RISALGA ALLA METÀ DEGLI ANNI NOVANTA, È VERO? COME SONO ANDATE ESATTAMENTE LE COSE E PERCHÉ AVETE RILASCIATO IL VOSTRO EP DI DEBUTTO SOLAMENTE NEL 2022?
Gene: – Beh, diciamo che non è che tutto questo fosse stato pianificato negli ultimi decenni (ride, ndr)! Era semplicemente il momento formativo in cui noi tre ci eravamo incontrati durante un periodo precedente dei nostri percorsi musicali.
Non è stato fino ai lockdown internazionali del Covid del 2020, che si stavano verificando ovunque, che ci è venuta l’idea di fare un progetto insieme. A quel tempo avevo essenzialmente completato la scrittura di base di quelli che sarebbero stati i prossimi futuri album della band Perdition Temple.
Quindi, non avendo prospettive in quel momento di fare spettacoli dal vivo o simili, avevo la possibilità di dedicare tempo e spazio mentale a un altro intero nuovo gruppo musicale. Così ho iniziato a sviluppare materiale per quello che alla fine è stato pubblicato nel 2022 come mini album auto-intitolato dei Malefic Throne.
QUALI SONO GLI ELEMENTI STILISTICI CHE VOLEVATE SEGUIRE QUANDO AVETE FORMATO LA BAND? AVEVATE DELLE INFLUENZE E DELLE BAND SPECIFICHE A CUI ISPIRARVI?
Gene: – Ho cercato consapevolmente di impiegare alcune idee che potrebbero non essere state esplorate in nessuno dei miei precedenti album con le band. Forse esplorando persino idee che potrei non aver mai voluto usare, tratte da cose che ho ascoltato nel corso dei decenni da altre band.
Cose come parti tecniche davvero complicate che non hanno alcun senso armonico, ecc. Ho trovato modi per manipolare quel tipo di approccio per renderlo violentemente aggressivo, ma comunque capace di creare un’atmosfera musicale sensata e con pattern comprensibili all’orecchio, non solo movimenti meccanici delle dita privi di vita.
Ho anche esplorato momenti più lenti e striscianti, atmosferici, in alcune canzoni. Non suoni di tipo doom metal, certo, ma una composizione musicale volutamente scura e guidata dall’umore, in uno stile che non era mai apparso nelle mie opere musicali precedenti.
COME SI È SVOLTA LA SCRITTURA DEL MATERIALE CHE POSSIAMO SENTIRE SU “THE CONQUERING DARKNESS”?
Gene: – Generalmente lavoro sempre sui riff, sui pattern e sulla struttura generale di ogni canzone una alla volta. Poi realizzo demo di tutti i riff con una mappa del tempo e un arrangiamento. John poi mette tutto insieme nel suo setup di registrazione e lavora su tutte le sue parti.
Non imposto davvero alcuna direttiva specifica su quale direzione dovrebbe prendere la batteria in nessuna di esse. In questo modo si permette a John di rendere la sua firma più evidente nel lavoro.
Lo stesso vale per i testi/voce di Steve (Tucker, anche nei Morbid Angel, ndr). Non pianifico dove/quando le linee vocali devono essere eseguite specificamente, così lui può realizzare tutto il lavoro alla voce interamente nel modo che desidera. In definitiva, credo che questo metodo ci consenta di ottenere la struttura più organica possibile del materiale completato.
John: – Si tratta di un modo di lavorare sulla musica molto diverso. Mi venivano presentati riff su un click in file separati e una lista su come dovessero essere assemblati. Penso che questo sia ciò che ha dato ai brani la loro natura caotica, perché lavoravo riff per riff piuttosto che seguire il solito formato strofa/ritornello/strofa/bridge…
In alcuni punti vedrò come cambiare il mio approccio in futuro, ma questo modus operandi ha creato un metodo molto diverso e nuovo nella composizione dei brani. Non vedo l’ora di lavorare al prossimo album!
GENE, COME RIESCI A DISTINGUERE IL MATERIALE CHE COMPONI PER I PERDITION TEMPLE DA QUELLO CHE COMPONI PER I MALEFIC THRONE? QUALI DIFFERENZE CI SONO PER TE TRA LE DUE BAND?
Gene: – Ci sarà sempre un sound che mi identifica, sia nella parte individuale che nell’atmosfera generale di una canzone/album. Penso che con i Perdition Temple io tenda un po’ di più al contrasto selvaggio tra parti davvero old school di speed/thrash e un’estrema, oppressiva tecnica violenta e malvagia. Il tutto mantenendo le strutture classiche di canzoni metal/rock come le intendo io.
Con Malefic Throne ho cercato di fondere il maggior numero possibile di influenze diverse, organizzate in modi non comuni rispetto a ciò che potrei fare in qualcuna delle mie altre band. Le strutture delle canzoni dei Malefic Throne, così come i tempi possono essere un po’ più stridenti e possono emergere tecnicalità varie di tipi totalmente contrastanti.
QUALI DIFFERENZE CI SONO NELLO SCRIVERE ED INTERPRETARE LA BATTERIA TRA UN GRUPPO TECNICO E FUTURISTICO COME GLI ORIGIN ED UNO PIÙ ISTINTIVO E TRADIZIONALE COME I MALEFIC THRONE?
John: – Negli Origin, Paul (Ryan, chitarrista e principale compositore della band, ndr) tende a pensare in termini di ‘album nel suo insieme’, quindi scrive in modo un po’ più sequenziale. Ci piace ritrovarci in sala e suonare insieme, improvvisare un po’, riascoltare e poi smontare tutto per il lavoro in studio. Nei Malefic Throne, prevale per me un feeling molto più old-school.
Ai tempi degli Angelcorpse prendevamo molto dal thrash europeo e dal proto-black metal, ma li infondevamo con la precisione tipica del death metal americano. Quella precisione del death metal a stelle e strisce all’epoca emergeva quasi inconsciamente, perché non mi rendevo conto fino in fondo di saperla padroneggiare… quindi in realtà sto solo cercando di suonare in modo più spontaneo, richiamando quello che facevo da adolescente, ma con la padronanza dello strumento che ha un adulto
COLIN MARSTON, CHE HA REGISTRATO, MIXATO E MASTERIZZATO IL DISCO, È SOLITAMENTE ASSOCIATO AD UNO STILE MUSICALE MOLTO DIVERSO DAL VOSTRO DEATH METAL PURO ED INCONTAMINATO: COME SIETE ARRIVATI ALLA SCELTA DI QUESTO PRODUTTORE PER IL VOSTRO ALBUM DI DEBUTTO?
John: – Colin è un mago e la sua conoscenza e comprensione musicale è veramente senza limiti. Citagli una qualunque band e ti ritroverai a parlarne per quarantacinque minuti, uscendo dalla stanza con una prospettiva diversa a riguardo.
Produce band dal vivo mantenendo intatte tutte le loro sensibilità esecutive, e con noi sapeva sin da subito che non avrebbe messo l’intero progetto su una griglia, ricampionando e modificando eccessivamente il materiale registrato. Questo è un grosso problema che trascende tutte le forme di musica oggigiorno: stai ascoltando la band, o stai ascoltando il software con cui la sua musica è stata alterata e manipolata?
L’ARTWORK DEL DISCO È STATO CREATO DALL’ARTISTA ITALIANO DANIELE VALERIANI: AVETE DATO VOI A LUI DEGLI SPUNTI DA SEGUIRE PER LA COPERTINA, O AVETE LASCIATO TOTALE CARTA BIANCA AL CREATORE DI QUESTA POTENTE OPERA D’ARTE?
Gene: – Quell’opera d’arte era in realtà preesistente, ma trasmetteva davvero una sorta di regalità oscura che, secondo me, si adattava perfettamente al concept di ciò che stavamo facendo con questo disco. Si tratta davvero di un eccellente lavoro pittorico ad opera di Daniele!
IL PRIMO EP ERA STATO PUBBLICATO DA HELLS HEADBANGERS RECORDS, MENTRE IL NUOVO ALBUM ESCE PER AGONIA RECORDS: COME SIETE ARRIVATI ALLA COLLABORAZIONE CON QUESTA IMPORTANTE ETICHETTA POLACCA?
Gene: – Dopo la pubblicazione del mini album, abbiamo iniziato alcune conversazioni con diverse etichette interessate. Agonia ha semplicemente fatto un’offerta piuttosto interessante e poco dopo è stato redatto un contratto. Conosco Filip e l’etichetta Agonia da qualche anno, e sono anche in ottimi rapporti con molte band del roster dell’etichetta pubblicate negli ultimi tempi.
AVETE IN MENTE DI PROMUOVERE “THE CONQUERING DARKNESS” CON DELLE DATE LIVE O DEI TOUR PROMOZIONALI?
Gene: – In questo momento, stiamo solo iniziando a valutare tutta la logistica tra noi e gli impegni delle nostre altre band come orari, sale prove ecc. Una volta che riusciremo a trovare i tempi/luoghi giusti, torneremo sicuramente con qualche attività dal vivo!
COME VALUTATE LO STATO DI SALUTE DELLA SCENA DEATH METAL MONDIALE? CREDETE CHE IL MOMENTO SIA POSITIVO PER QUESTO GENERE MUSICALE?
Gene: – Riesco ancora a scoprire nuove band/album ogni anno che catturano l’energia e la creatività di questo genere, dello stesso tipo che mi ha ispirato fin dall’inizio di tutto questo. Non ci sono davvero meno grandi band oggi di quante ce ne fossero prima, è solo che ci sono così tante band scadenti che riescono a pubblicare musica brutta sulle piattaforme di streaming, che ostacolano le persone nel trovare le cose davvero valide! Ma se i fan del genere scavano un po’ più a fondo, ci sono ancora molte perle da scoprire!
John: – “Più le cose cambiano, più rimangono le stesse”, dice il proverbio… devi ancora scavare per trovare l’oro, e penso che anche noi siamo il prodotto di questa ricerca approfondita. Oggigiorno nella musica ‘underground’ c’è molta più popolarità superficiale con cui confrontarsi, ma allo stesso tempo si può dire con sicurezza che l’underground è andato ancora più in profondità.
Oggi nella musica pop ci sono blast-beat e voci brutali, quindi adesso mi appaga cercare band che mi sembrino avere musicisti dal vivo nelle registrazioni, piuttosto che lavori ricchi di ‘trucchetti’ da studio.
LE VOSTRE CARRIERE SI SONO SVILUPPATE ATTRAVERSO QUATTRO DECADI ALL’INTERNO DEL MUSIC BUSINESS: QUALI SONO LE DIFFERENZE PIÙ GRANDI CHE TROVATE TRA IL PASSATO ED IL PRESENTE ALL’INTERNO DEL SETTORE?
Gene: – Nel corso dei decenni, il tipo di incrocio tra musica pop e metal è diventato sempre più evidente, al punto che spesso e volentieri diventa letteralmente una sfilata di moda con la musica completamente sullo sfondo. Sicuramente potrei fare a meno di tutto ciò.
Per i miei sforzi musicali, resto ancorato per la maggior parte a quella mentalità del periodo tra il 1987 e il 1992, al punto che si potrebbe dire che musicalmente perseguo ciò che per molti potrebbe essere considerato esteticamente obsoleto. Ma questo è il percorso che ho scelto e che ho sviluppato negli ultimi tre decenni, e non ho intenzione di modificarlo proprio adesso!
John: – Internet. Ha cambiato tutto, in bene e in male. Internet ha messo il progresso generazionale in avanzamento accelerato. Ecco perché gli ascoltatori non sono così rapiti (o spaventati) dalla musica (e dall’arte in generale) come potevamo esserlo negli anni ’90 e prima.
Spererei che più persone della nostra età si sentissero spinte a creare e pubblicare musica che risuoni con il loro adolescente interiore, perché lo spirito originario del metal presto sparirà. Immagino purtroppo che scomparirà più velocemente di quanto lo fecero il jazz o il rock ‘n’ roll degli anni ’50 per le generazioni precedenti.


