MAN MUST DIE – A Morte I Cloni

Pubblicato il 20/11/2009 da

 

Il recente “No Tolerance For Imperfection”, un coinvolgente mix di sonorità death americane ed europee, old school e moderne, sembra aver definitivamente lanciato la carriera degli scozzesi Man Must Die, band sino a pochi mesi fa considerata “di nicchia”, ma oggi sulla bocca di molti fra coloro che sono soliti seguire con attenzione gli sviluppi della scena death metal. Ora tocca alla promozione della Relapse e alla voglia di andare in tour della band fare il resto: se tutto andrà come previsto, da qui a breve tempo il gruppo guidato dal chitarrista Alan McFarland potrà togliersi grandi soddisfazioni!

 

“NO TOLERANCE FOR IMPERFECTION” E’ IL TITOLO DEL VOSTRO NUOVO ALBUM. E’ STATO UN LAVORO DIFFICILE DA COMPORRE?
“No, devo dire che, a differenza degli album precedenti, tutto il processo è stato molto fluido e semplice. Ci sentivamo molto ispirati e abbiamo continuato a partorire nuove idee sino a quando è arrivato il momento di entrare in studio”.

IL DISCO SUONA PIUTTOSTO PERSONALE. QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI RIUSCIRE A SPICCARE FRA LA MASSA?
“Per noi è molto importante… ci sono davvero troppi gruppi in giro che non fanno altro che riproporre le solite cose. Noi come band non vogliamo finire nello stesso vicolo cieco. Componiamo la musica che vorremmo ascoltare e, al tempo stesso, speriamo che questa piaccia ad altre persone”.

QUALI PENSI CHE SIANO GLI ASPETTI DELLA VOSTRA MUSICA CHE PIU’ DI ALTRI VI DISTANZIANO DAL RESTO DELLE ALTRE DEATH METAL BAND CONTEMPORANEE?

“Per iniziare, direi che non ascoltiamo la musica che è in voga oggi. Nessuno di noi è influenzato da gruppi recenti. Al contrario, siamo soliti guardare alla scena thrash degli anni ’80 e a quella death metal dei primi anni ’90. Cerchiamo di riproporre la magia del songwriting di tutte quelle band storiche nel nostro materiale. Stiamo sempre attenti a comporre vere e proprie canzoni piuttosto che una sequenza di riff. Per noi è assai importante questo aspetto… rielaborare il concetto di canzone che avevano i grandi del passato e confezionare tutto in qualcosa di più attuale e personale”.

IL BRANO “KILL IT SKIN IT WEAR IT” E’ SENZ’ALTRO LA “HIT” DEL DISCO E PROBABILMENTE UNO DEI VOSTRI BRANI MIGLIORI. TI ANDREBBE DI SPENDERE QUALCHE PAROLA IN PIU’ SU DI ESSO?
“Sì, mentre stavamo lavorando a questo brano sapevamo che sarebbe diventato qualcosa di speciale. La genesi del pezzo è stata molto ispirata da un documentario sulle pellicce che mi è capitato di vedere qualche tempo fa. Dopo aver visto il modo orribile in cui vengono uccisi gli animali, ho scritto di getto alcune frasi per il testo e il giorno dopo ho subito iniziato a lavorare al brano assieme al nostro cantante Joe”.

DI COSA PARLANO GLI ALTRI TESTI DELL’ALBUM?

“I testi sono scritti principalmente da Joe. Solitamente trattano argomenti in cui le persone comuni possono identificarsi con facilità… esperienze personali, problemi della società odierna e così via. Ci fa molto piacere quando qualcuno viene a dirci che alcuni dei nostri testi lo hanno fatto riflettere… trovo che non sia una cosa comunissima per una extreme metal band”.

NEL DISCO E’ PRESENTE ANCHE LA STRUMENTALE “WHAT I CAN’T TAKE BACK”. COME E’ NATO QUESTO BRANO?
“E’ stato concepito sin dall’inizio come un brano strumentale, ma in principio non ero sicuro di volerlo includere nell’album. Pensavo di utilizzarlo per qualche altro progetto oppure di tenerlo soltanto per me. Alla fine però ho pensato che potesse aggiungere un pizzico di musicalità e di varietà in più all’album e così è stato inserito nella tracklist. Credo che sia utile per mettere in mostra qualche altra nostra influenza che non sempre viene fuori nelle tracce più violente”.

QUESTO E’ IL VOSTRO SECONDO ALBUM A ESSERE PUBBLICATO DALLA RELAPSE. COME CI SI TROVA A FAR PARTE DI QUESTA PRESTIGIOSA ETICHETTA?
“E’ fantastica far parte della famiglia Relapse. La gente ci presta attenzione solo perchè incidiamo per loro, quindi è stata decisamente una gran mossa firmare quel contratto!”.

COM’E’ LA SCENA MUSICALE ESTREMA SCOZZESE? QUALI BAND TI SENTIRESTI DI CONSIGLIARE AI NOSTRI LETTORI?
“Soprattutto a Glasgow è presente una buona scena per quanto riguarda il metal estremo. Consiglio in particolare Madman is Absolute, Co-Exist, Cerebral Bore e Scordatura. Queste sono tutte realtà destinate a fare davvero bene… credo che si tratti soltanto di una questione di tempo”.

CONOSCI QUALCHE BAND ITALIANA, LACUNA COIL A PARTE?
“I Diecast non erano italiani? Non ricordo… poi ho in mente una band che ha aperto il nostro ultimo show in Italia. Erano validi, ma non riesco a ricordare il loro nome… perdonate la mia memoria!”.

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO NEL TEMPO: PERCHE’ SCEGLIESTE IL NOME MAN MUST DIE? CHE SIGNIFICA PER VOI?
“E’ un nome che ben si sposa con la musica che suoniamo, non credi? Man Must Die per noi ha un paio di significati: uno può essere che letteralmente nessuno merita di vivere e che l’umanità dovrebbe essere distrutta. Il secondo significato è meno apocalittico… tutti muoiono, prima o poi. A te e ai fan l’interpretazione e la scelta”.

PER FINIRE, STATE PROGRAMMANDO UN NUOVO TOUR PER SUPPORTARE “NO TOLERANCE…”?

“Stiamo aspettando l’offerta giusta, ma certamente l’idea è quella di suonare live il più possibile (pochi giorni fa il gruppo ha annunciato una serie di date con i Decapitated, ndR). Ci piacerebbe moltissimo tornare in Italia, ci siamo divertiti parecchio l’ultima volta!”.

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