MARILLION – Ultrasuoni

Pubblicato il 02/11/2012 da

Una carriera ultra-ventennale, un sacco di dischi alle spalle e un sound in perenne evoluzione: i Marillion, di andare in pensione, non ne vogliono proprio sapere e a giudicare dalla forma strepitosa con la quale si sono presentati al pubblico in occasione dell’ultima perla “Sounds That Can’t Be Made” ne hanno ben donde. In attesa di gustarci la doppia tappa milanese il prossimo gennaio, abbiamo approfondito i temi del nuovo disco con lo storico bassista Pete Trewavas.

 


INIZIAMO SUBITO DAL NUOVO DISCO APPENA USCITO, “SOUNDS THAT CAN’T BE MADE”; POTRESTI CHIARIRE IL SIGNIFICATO DI QUESTO TITOLO MISTERIOSO?

“Non è un titolo veramente così interessante o determinante nel descrivere il disco in sé: ‘Sounds That Can’t Be Made’ è il titolo di una delle tracce presenti all’interno del disco e parla della difficile connessione oggi tra le persone, in particolare della difficoltà di comunicazione tra due persone. Non è facile da spiegare, ma è riferito allo scambio di energia che avviene in certe situazioni tra gli individui”.

SO CHE NON E’ STATO FACILE SCRIVERE QUESTO DISCO PER I MARILLION; VUOI SPIEGARCI MEGLIO I MOTIVI?
“Sì, è vero, non è stato un disco di facile gestazione, ci sono stati alcuni momenti difficili durante la stesura delle varie tracce. Credo che derivi dal fatto che tutti abbiamo partecipato alla composizione e non è facile mettere insieme cinque pensieri differenti, in quanto non è forse la situazione più comoda per il processo di composizione. In momenti simili, se non c’è la giusta chimica e conoscenza fra i vari membri del gruppo, si rischia di non combinare niente di buono; ma per fortuna tra di noi è diverso e siamo riusciti a superare le difficoltà tirando fuori uno dei dischi più forti e migliori di sempre”.

IL NUOVO ALBUM INIZIA CON UNA LUNGA TRACCIA PROGRESSIVA DAL TITOLO “GAZA”. MI SEMBRA ABBIATE USATO QUALCOSA DI DIVERSO IN TERMINI DI EFFETTI, ATMOSFERE E POTENZA. COSA NE PENSI?
“Sì, sono d’accordo, penso che ‘Gaza’ sia un pezzo pieno di energia e anche potenza in certi punti, in effetti ci sono delle cose piuttosto sperimentali, è una traccia molto lunga che contiene diversi stati emozionali al suo interno e ha un approccio molto ‘musical’. Sulle atmosfere e su questo tipo di approccio ci ha aiutato molto Mike (Hunter), il nostro produttore, nonché sesto membro del gruppo, che ha svolto un lavoro davvero importante”.

LIRICALMENTE PARLANDO, MI PARE CHE NON SIAMO DI FRONTE AD UN CONCEPT ALBUM, MA CI SONO DELLE CONNESSIONI TRA LE VARIE TRACCE. E’ CORRETTO?
“Come hai suggerito, ‘Sounds That Can’t Be Made’ non è un concept album, le canzoni sono nate autonomamente ed è stata fatta una selezione delle migliori, segue un approccio simile ad ‘Afraid Of Sunlight’ per certi versi, con canzoni dalla forte identità. Inoltre c’è un sacco di musica, più di settanta minuti, con un sound cinematografico, maestoso, epico per alcuni punti di vista, ci sono dei grandi arrangiamenti d’archi che enfatizzano tutto quanto. Sono un grande fan di questo album!”.

A PROPOSITO DI TRACCE LUNGHE ED EPICHE, UN’ALTRA BELLISSIMA CANZONE E’ “MONTREAL”...
“Anche per questa traccia è stato necessario un grande lavoro, credo ci siano sei o sette cambi d’atmosfera al suo interno e Mike (Hunter, il produttore) ha fatto un grande lavoro insieme a noi per assemblarli al meglio. Musicalmente riflette alla perfezione l’atmosfera che respiriamo ogni qualvolta andiamo a suonare nella bellissima città canadese. Abbiamo tenuto la nostra convention proprio a Montreal l’ultimo anno ed è stata un’esperienza fantastica. L’idea era proprio quella di riflettere i fatti e le sensazioni di quella settimana nella città, cercando di inserire i tratti salienti all’interno della canzone, con la musica che segue perfettamente le liriche. Abbiamo girato molto, parlato con tante persone, cercando di condensare il tutto all’interno di questa lunga traccia”.

QUALE DELLE TUE ESPERIENZE PARALLELE CON TRANSATLANTIC E KINO HA INFLUENZATO MAGGIORMENTE IL TUO STILE?
“Penso che l’esperienza con i Transatlantic in parte possa aver influenzato inconsciamente il mio stile con i Marillion. Anche Kino è un progetto importante, ma entrambi i miei progetti paralleli sono bambini a confronto dei Marillion. Questo credo sia determinante in termini di approccio: con i Marillion ormai è tutto relativamente tranquillo, sono nella band da più di vent’anni, ci conosciamo a memoria, abbiamo un’audience fantastica e affezionata, siamo in una posizione veramente privilegiata; per questo, dopo i tour o le sessioni di registrazione con gli altri progetti, dedicarmi ai Marillion è molto più rilassante, un po’ come tornare a casa”.

HAI ACCENNATO ALLA STORIA ULTRA-VENTENNALE DEI MARILLION; QUAL E’ STATO IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE PER LA BAND?
“Questa è una domanda interessante… Penso sia stato quando abbiamo cambiato etichetta e siamo passati ad un’etichetta indipendente. Credo questo cambio ci abbia molto frustrato come persone e musicisti, non è stato un momento facile, ma penso anche che ci abbia fortificato, permettendoci in seguito di diventare manager di noi stessi; dunque ha portato ad una scelta vincente con la creazione della nostra etichetta personale. Non è stato un periodo difficile a causa della musica o di relazioni interne come accade in molte band, ma un problema di business, in fondo”.

C’E’ GRANDE ASPETTATIVA PER “SOUNDS THAT CAN’T BE MADE” E MOLTI SI ASPETTANO UN NUOVO “MARBLES”; PERCHE’ SECONDO TE QUESTO DISCO HA AVUTO UN IMPATTO COSI’ IMPORTANTE TRA IL PUBBLICO?
“Forse è il periodo particolare in cui è uscito, eravamo una band che aggiungeva piccole novità all’interno del sound con costanza, come insegnano i precedenti ‘Radiation’ e ‘Anoraknophobia’, ma credo che sia stato determinante il lavoro di marketing. Il package del disco era fantastico, una grande idea quella della versione deluxe con il doppio disco e un ottimo lavoro, considerando anche il budget ristretto a disposizione. Musicalmente poi è molto amato, il sound è stato un leggero ritorno al passato, rimandando in parte a certe atmosfere di ‘Holydays In Eden’ ad esempio. Penso che anche il nuovo ‘Sounds That Can’t Be Made’ abbia grandi potenzialità in questo senso, sono molto fiducioso anche perche i feedback finora ricevuti sono fantastici in ogni direzione”.

A GENNAIO SARETE IN ITALIA PER DUE DATE CONSECUTIVE A MILANO, VUOI ANTICIPARCI QUALCOSA?
“Certo, saremo in Italia per due concerti consecutivi a Milano, una sorta di piccola convention per tutti i fan italiani dei Marillion. Ci saranno ovviamente due setlist completamente differenti e non ci limiteremo a suonare i classici, anzi, vogliamo inserire una sacco di canzoni per così dire inaspettate, apposta per i nostri fan. Ogni volta che suoniamo in Italia abbiamo il supporto di una grande platea, rimane uno dei posti più belli in assoluto per suonare”.

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