MATER TENEBRA – Intervista a Ibor VII e Aion VII

Pubblicato il 29/12/2001 da

Capita raramente di intervistare una band così logorroica e ben disposta nel ‘comunicare’ come i Mater Tenebra: segno che le persone che abbiamo davanti a noi, hanno realmente qualcosa da dire, e non si nascondono dietro proclami e luoghi comuni, o peggio ancora lunghi ed imbarazzanti silenzi. Nei Mater Tenebra credo sia apprezzabile l’onestà e la sincerità che lasciano trasparire nelle loro stesse dichiarazioni, oltre che delle capacità artistiche che il nuovo album “Sangue” riesce decisamente a mettere in evidenza.
INIZIAMO CON UNA DOMANDA SOLO APPARENTEMENTE SEMPLICE E SCONTATA: COS’È LA MUSICA PER I MATER TENEBRA? SI TRATTA DI UN MEZZO OD UN FINE?
(Ibor VII) Non è semplice rispondere a una domanda così… e sicuramente fa piacere sentirsela porre, non è per niente banale. Per quanto mi riguarda credo che la musica sia entrambe le cose: un mezzo nella composizione, nell’idea, nello sviluppo, una fine nel prodotto ‘finale’, scusami l’orribile frase. Oppure un mezzo per esprimere emozioni e una fine per il concepimento (una sorta di parto se così posso dire, e adesso chiedimi se un figlio è un mezzo o una fine, ihihihihih). Ci sono punti di vista diversi tra chi in un dato momento è solamente fruitore e in un altro momento compositore. La musica fortunatamente partecipa di tutto questo, e non si ferma. E’ evoluzione, una continuità di punti fermi. Per quanto riguarda il gruppo in sé, la musica è semplicemente una maniera che abbiamo scelto per trasmettere la nostra energia, la nostra esperienza, la nostra vita insomma. Vedi come tutto torna? E’ un mezzo per creare una fine, all’infinito… Per quel che mi riguarda personalmente, la musica è una parte viva e vitale della mia esistenza. Ascoltare, suonare musica mi dà semplicemente un sacco di emozioni, dalla più solare alla più cupa.

(AionVII) Eh…bella domanda. Per prima cosa penso sia necessario specificare che ognuno di noi tre ha avuto ed ha una differente ricerca negli stili musicali e nelle scelte d’ascolto. Di conseguenza questo ha portato ad un approccio e ad un pensiero diverso per ognuno. In secondo luogo siamo tutti e tre chitarristi. Mio fratello di sangue IborVII ha coltivato svariati generi, dall’occult degli inizi (con Horckam) fino al jazz, al rock, al progressive. Ascolta moltissima musica di tutti i generi e forte di questo spesso gli arrangiamenti e i riffs da lui proposti sono i più completi. Spazia da Fabrizio De André a Branduardi, dagli Jacula a Paul Chain, dagli Iron Maiden ai Destruction, ai Kreator, Celtic Frost, Sodom fino al death e il black. Horckam è all’interno dell’ambito metal da sempre: heavy, thrash, brutal, death, black, ecc. sono il suo pane quotidiano e tuttora si esprime musicalmente con un background culturale di non poco conto. Anche lui ama moltissimo l’occult e il prog italiano anni 60/70 (Jacula o Death SS) pur conservando quell’attrazione verso il metal estremo che da sempre lo caratterizza. Le musiche da lui scritte sono sicuramente le più crude e dirette sulle quali Mater Tenebra poggia per la sua espressione di violenza. Per me è un po’ diverso. Essendo il più giovane dei tre, sono cresciuto in un ambiente eterogeneo, tra le scelte ed i gusti di mio fratello IborVII e la ‘solida’ cultura metal di Horckam. Tutto ciò mi ha permesso di scoprire l’amore per il mio strumento che ho deciso di coltivare nello studio della musica classica. Ho scoperto e non ‘vissuto’ bands storiche come Sodom, Kreator e Celtic Frost ma di certo sono tuttora un mio punto fermo, sul quale soffermarmi e cercare di capire e accrescere il mio ancora limitato bagaglio. Mi scuso per la digressione ma non sono in grado di dirti se per Mater Tenebra la musica sia un mezzo o un fine. La musica è per noi ‘artigianato’… sta agli ascoltatori decidere se buono o mediocre.

FINO A CHE PUNTO LA MUSICA CONDIZIONA LE VOSTRE VITE PRIVATE, E QUANTO INVECE LA VOSTRA MUSICA È CONDIZIONATA DALLE VOSTRE VITE?
(Ibor VII) Io ti posso dire che la musica è una parte essenziale della mia vita privata. Accidenti, si può anche stare senza una donna (non troppo a lungo si spera) ma non senza almeno un vecchio mangianastri e una cassetta. Ascolto musica sempre, in ogni momento possibile, di qualsiasi tipo. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, è purtroppo ovvio che non essendo un mantenuto la mia vita deve scorrere anche su binari che esulano completamente da quello musicale, primo tra tutti il lavoro. Sarebbe bello che la mia vita fosse a tutti gli effetti musica, ma per ora questo non è possibile, e non è detto che avverrà in futuro. D’altronde si sa benissimo che qui in Italia dobbiamo fare i conti con un sacco di casini, che non ci sono strutture, che l’insegnamento della musica è, ad essere gentili, assolutamente mediocre, che la cultura musicale è vista agli estremi o come roba da ragazzini sfaticati o come nobilissima arte prerogativa di pochi cultori. In altri paesi ci sono ragazzi delle superiori che per attività extrascolastica vengono mandati in studi discografici ad imparare il mestiere; ti immagini cosa succederebbe qui? In più noi non abbiamo uno stato che ci mantiene vita natural durante, per cui non abbiamo la possibilità di fare della musica il nostro interesse principale. Nonostante tutto, faccio in modo che la musica sia sempre con me ovunque io vada, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Questo tra l’altro è un motivo per iniziare a supportare le band italiane, che si fanno un culo tanto per arrivare ad essere riconosciuti cento volte meno di tanta altra mediocrità che però viene d’oltralpe. L’italiano medio d’altronde è notoriamente esterofilo, e questo è comprensibile solo in parte per l’effettiva bontà della media delle produzioni estere. Lo so, il discorso è vecchio, ma a furia di parlarne si spera che qualcosa si muova…

“SANGUE” È IL VOSTRO SECONDO ALBUM: GODE DI UNA PRODUZIONE RUMOROSSISIMA ED AL CONTEMPO ASSOLUTAMENTE IMPECCABILE; UN SONGWRITING ISPIRATO QUANTO BASTA PER METTERE A TACERE ANCHE LE GLORIE STRANIERE; L’ATTITUDINE GIUSTA PERCHÉ DIVENTIATE LA PRIMA FORMAZIONE ITALIANA DI CULTO DEL NUOVO MILLENNIO… COSA SI NASCONDE DIETRO UN LAVORO PERFETTO COME “SANGUE”, E QUAL È STATO IL MOVENTE, L’INPUT, CHE HA GUIDATO LA COMPOSIZIONE DEI NUOVI BRANI?
(Ibor VII) Prima di tutto ti ringrazio per le tue parole. Ehi, è sempre bello sentire certe cose. Ora però scendo dal piedistallo e ti rispondo. Per quanto riguarda la produzione, siamo assolutamente felici di averla affidata a Christian Ice dei Temple of Noise. In pochi momenti, prima della registrazione, aveva già capito quello che volevamo ottenere. Dopo la registrazione effettiva delle tracce tutto è stato affidato alle sue sapienti mani (e orecchie); ne è scaturita una produzione veramente ‘assassina’ e al contempo perfettamente comprensibile; non è per nulla semplice mediare tra la violenza del suono, così saturo, e la pulizia d’ascolto: io credo che Christian abbia fatto il lavoro migliore che poteva. E’ stato il nostro boss Michele Saggin a consigliarci e volere fortemente quello studio. Non c’è che dire. Ha proprio visto giusto. Ne approfitto per ringraziare anche lui, ci seguiva da tempo e ci ha dato questa possibilità. Speriamo di averlo ripagato con un prodotto di valore. Per quanto riguarda la parte nostra, devo dire che i tre anni di silenzio dall’altro album sono stati adoperati per mettere a posto il materiale più che per comporne a bizzeffe. Le tracce, le idee di queste canzoni sono nate in un periodo di tre anni e per ogni canzone c’è stato un bel lavoro di lima. Sai, di solito succede che si compongano più pezzi di quelli necessari, e poi si scelgono i migliori: noi abbiamo voluto concentrarci sulle canzoni che avevamo per portarle a quello che pensavamo fosse il loro standard migliore. Non ci ha fatto certo piacere stare fermi tre anni, ma almeno questo tempo non è stato buttato via. Non abbiamo mai smesso di ascoltare e riascoltare i pezzi finché non ci sembravano assolutamente buoni, per poi suonarli e risuonarli ancora. Figurati che un paio di ‘migliorie’ sono venute fuori direttamente in studio durante le registrazioni. Niente è ovviamente perfetto, succede sempre che ascoltando quello che si è fatto ti venga da dire “cazzo lì potevo fare questo o quest’altro”, ma credo che per come abbiamo lavorato questo album sia del tutto rispondente alle nostre aspettative, se non oltre. Noi lavoriamo così, non credo ci sia nulla di particolare. Mi fa un po’ ridere invece sentire tutti quei bei tipi che affermano di aver bisogno della luna piena e di ghiacci eterni per fare una canzone black-metal; poi cosa fanno? Si riempiono di peli, si limano i denti e ululano? Bah… secondo me è tutta gente che non ha ben chiaro in testa il ‘lavoro’ del musicista, che è fatto in molta parte di costanza e concentrazione. L’atmosfera che voglio creare con una canzone è tutta qui dentro di me, se avessi bisogno di un aiuto esterno significherebbe che mi manca qualcosa dentro. E comunque sono tutte vaccate di qualche esaltato. Per quanto riguarda l’estero… mah… come in tutte le cose c’è del buono e del cattivo anche lì. Ci sono formazioni leggendarie come anche merda strisciante, esattamente come in Italia. Non mi considero in competizione, anzi. Vorrei che la buona musica circolasse al di là delle invidie tra band e etichette. Tu hai fatto qualcosa di buono, noi qualcosa di buono, che mi frega se tu sei inglese o giapponese o australiano? Facciamo ascoltare la buona musica, tutti insieme. Non invidio nulla alle altre formazioni (se non forse gli enormi quantitativi di denaro). E poi sono convinto di una cosa: con una maggiore attenzione degli ascoltatori, con un po’ più di cultura musicale la feccia sparirebbe da sola. Vorrei che all’estero mi apprezzassero per la musica, e non si facessero pregiudizi perché sono italiano, questo sì, ma se è più dura la lotta è più appagante la vittoria, no?

(Aion VII) Volevamo un prodotto che fosse una vera e propria “mazzata” in faccia. A seguito del nostro primo lavoro abbiamo cercato di limitare un songwriting dispersivo e melodico verso una cadenza espressiva più veloce. Per questo ci siamo impegnati a rivedere lo stile di composizione e attraverso anche grandi compromessi abbiamo cercato uno stile più diretto ma che al contempo esprimesse al massimo quello che avevamo da dire. Da qui sono nate song come “Samhain” nella quale si può ascoltare (a mio modesto parere) la completezza compositiva di “Sangue”. E’ una canzone che amo molto e nella quale sono espresse le qualità di Mater Tenebra per quanto riguarda il riffing. L’input compositivo più forte è sicuramente stata la voglia di migliorare. Non eravamo molto soddisfatti del primo lavoro, soprattutto per quanto riguardava la dispersione melodica contenuta nei brani e la velocità piuttosto contenuta. Perciò la scelta di rivedere tutto il nostro iter per la realizzazione dei nuovi brani è stata naturale conseguenza nella ricerca di migliorarsi. Devo dire anche che l’appoggio più grande è sempre stato da parte di Ossian, Vlad e Lunaris (Opera IX) che hanno creduto in noi fin dall’inizio e con i quali si è instaurato un rapporto ben al di là del semplice professionismo. Grazie a Ossian ho imparato le numerose capacità del mio strumento e grazie a Vlad la purezza compositiva dell’oscuro. Questo penso che valga anche per gli altri componenti di Mater Tenebra.

L’ISPIRAZIONE: DI COSA NECESSITA REALMENTE UNA BAND PER COMPORRE UN ALBUM COME “SANGUE”? QUAL È LA FORMULA CHE SI NASCONDE DIETRO A BRANI TRASCINANTI COME “SAMHAIN”, “THE LAST OFFER”, “SEEK THE BLACK IN MY MAGIC”?
(IborVII) Mmmmm…. Se sapessi rispondere a questa domanda avrei scoperto la gallina dalle uova d’oro. Mi basterebbe ripetere i passi fatti fin qui… Io ti posso dire che noi lavoriamo principalmente in tre fasi: prima viene l’idea, che può essere un riff, una melodia ecc, poi lo sviluppo, la costruzione del brano, e infine come ho detto prima tanto lavoro di lima. L’ispirazione può essere momentanea, arrivare così di botto mentre suoniamo o mentre sto andando in macchina a lavorare. Può essere una melodia che non riesco a togliermi dalla testa. Oppure può essere una linea ragionata a seconda della costruzione della canzone (ma questo avviene più di rado). In più, e la cosa ha effetti del tutto positivi, come ha detto mio fratello nella prima risposta noi tre veniamo da esperienza musicali tutte diverse, ma che convergono verso un’unica direzione, un’unica idea. Questo ci fa forti, ci fa allargare le nostre vedute. Niente viene scartato a priori. Se c’è una cosa di cui sono fiero, è l’affiatamento totale che c’è tra di noi. Ci capiamo al volo, ci piacciono le stesse cose, siamo tutti e tre importanti allo stesso modo. Il fatto di essere in pochi aiuta. Tre individui completamente diversi con la capacità di capirsi in un istante. Le canzoni vengono composte con l’aiuto e la collaborazione di tutti. Speriamo che duri…

E SE VI DICESSI CHE IL VOSTRO È, A MIO MODESTO PARERE, UNO DEI MIGLIORI DISCHI DELL’ANNO?
(Aion VII) Risponderei che hai visto troppi film demenziali e che ti è andato in pappa il cervello. Eheheheh… :-P

(Ibor VII) Ehm… io ti ringrazierei moltissimo perché, senza voler essere immodesto, i complimenti (cazzo!) fanno sempre piacere, soprattutto per qualcosa che si è fatto veramente col cuore. Però non posso essere io a giudicare il mio lavoro, non sarebbe giusto. O meglio, lo giudico e lo apprezzo (o meno) solo tra me e me. Quello che posso dire è che spero che piaccia a più gente possibile, tutto qui. E posso assicurare che è stato fatto veramente d’istinto, senza tanti calcoli. Qui il discorso si fa difficile, perché tutti dicono che fanno musica per loro stessi e che a tutti piace quello che suonano; beh, noi siamo ancora in una posizione in cui possiamo divertirci nel fare quello che facciamo e comporre la musica che ci aggrada di più senza tanti calcoli. E’ ovvio però che poi si deve pensare a una persona che spende magari 25-30 mila lire per comprare quello che hai suonato, il tuo ‘lavoro’; bisogna avere rispetto assoluto di queste persone, anche perché sono loro che ti fanno andare avanti. Quindi occhio a quello che si fa; musica col cuore, ma anche con la testa in tutta la produzione. Noi siamo contenti di poter affermare che ancora suoniamo musica in questa maniera. Fammi questa stessa domanda quando avrò i miliardi e dei contratti da rispettare con una major, ti autorizzo a non credere più alle mie parole, anche se le risposte che ti darò saranno le stesse (eheheheheheheh…)!!!

SO CHE AVETE COMINCIATO SUONANDO COVER DEI DEATH SS; DICIAMO PROPRIO CHE CON IL TEMPO AVETE SVILUPPATO UNA DIMENSIONE DECISAMENTE DIFFERENTE DA QUELLA PASSATA ED ATTUALE DELLA BAND TOSCANA, MA BISOGNA RILEVARE CHE COMUNQUE IL TAGLIO MALSANO ED OPPRIMENTE PROPRIO DELL’OCCULT METAL ITALIANO NON È AFFATTO SVANITO, ANZI MI SEMBRA DI CAPIRE CHE TENIATE IN PARTICOLAR MODO A QUESTA GLORIOSA TRADIZIONE DEL TUTTO ITALIANA…
(Ibor VII) Sì, ci teniamo, e ne siamo orgogliosi proprio perché si tratta di una tradizione quasi del tutto italiana. Certo la musica è totalmente differente, noi siamo figli dei nostri tempi, ma dimenticare la storia è dimenticare noi stessi. Nessuno è privo di radici, anche se spesso la gente se ne dimentica. E poi a noi piace proprio tanto quel tipo di musica, per le atmosfere che sapeva creare, per il rispetto verso persone che già avevano il coraggio di andare a proporre un certo stile quando noi non eravamo ancora nati.
Ci fa molto piacere che tu ravveda nelle nostre canzoni una traccia di quello che è passato per le nostre teste (magari involontariamente) nel momento della composizione dei brani. All’inizio non c’è mai un’idea del tutto precisa, ma l’atmosfera… cazzo quella sì che è importante. Di sicuro ci discostiamo tantissimo da quel tipo di impronta musicale ma vorrei far sapere a quelle persone che se io sono qui a suonare queste cose il merito è anche loro, che hanno aperto la strada. Senza di loro noi esisteremmo in maniera del tutto diversa. Inconsciamente ci hanno ‘cresciuti’ e ci hanno dato i mezzi per essere quello che siamo, anche attraverso il tempo, a trent’anni di distanza. La musica è potente, viaggia nel tempo e nello spazio, ci annienta e ci consola, è quasi magia. Non idealizziamo i personaggi, sono persone come noi, ma in un attimo nel corso della loro vita loro hanno avuto in sé la potenza della creazione, che è arrivata fino a noi. Di tutto questo siamo fieri e orgogliosi.

(Aion VII) L’occult è la grande vena pulsante della musica estrema italiana a parer mio. Personalmente grazie alle esperienze assorbite dagli altri ho fatto mia una gran quantità di stili metal e non dell’occult italiano. Sempre attraverso Ossian e Vlad (e non smetterò mai di ringraziarli) ho imparato qual grande tesoro l’Italia degli anni 70/80 e primi 90 abbia generato e dal quale tutti dovremmo carpire l’essenza. DeathSS (parlo solo di “The Story of…” naturalmente) , Paul Chian, Jacula, per arrivare agli Opera IX ed ai Mortuary Drape sono bands fondamentali per noi e lo sono state fin dal principio. La loro forza e il loro potere evocativo sono enormi e lasciano spaesati. Solo dopo un attento ascolto riesci ad accogliere l’enorme energia che essi ti regalano. Quest’energia Mater Tenebra cerca sempre di finalizzarla in un concetto musicale che speriamo possa essere recepito e accolto con piacere.

ANCHE IL VOSTRO MONICKER POI, OLTRE CHE RIPORTARE AD “INFERNO” DI DARIO ARGENTO, NON PUÒ CHE RAMMENTARE I NECRODEATH DI “INTO THE MACABRE”; A TAL PROPOSITO, CREDO SIA IMPRESSIONANTE COME NEI MATER TENEBRA L’INFLUENZA DEL SOUND DI CELTIC FROST, SODOM ED APPUNTO NECRODEATH, SIA MOLTO RAVVISABILE, SOPRATTUTTO PER QUANTO RIGUARDA LE ATMOSFERE CHE RIUSCITE A CREARE CON DELLE CHITARRE ED UN BASSO IMPONENTI, UN DRUMMING VIOLENTO ED UNA VOCE ‘VELENOSA’…
(Ibor VII) Questa intervista mi piace sempre di più… ahahahahahah!!! Per quanto riguarda il monicker, è stato preso da una canzone, ma ora non diciamo quale, e un po’ alla volta abbiamo scoperto come si legasse (Fortuna? Previsione? Non so) alle nostre tematiche, ai nostri testi, all’idea che vogliamo dare di noi. C’entra con tutto quello che facciamo, nella vita, nella musica, ecc. La Grande Madre è colei che dà la vita e che anche la toglie. Non è una visione nera della vita, anzi, esprime forse la potenza della vita. Per quanto riguarda le atmosfere, ti posso dire che il discorso che ti ho fatto prima per la musica occulta italiana vale anche ovviamente per le storiche formazioni thrash degli anni ’80; direi che sono fondamentali per chiunque volesse capire veramente lo spirito dell’heavy metal, insieme a tante altre ovviamente. Noi siamo solo più legati a questa frangia musicale. Potrei citarti decine di band che mi hanno trasmesso carica, energia ed emozioni intensissime, ma questo non è un catalogo. Se siamo riusciti a portare un po’ della nostra storia in quello che suoniamo non possiamo che esserne felici. Loro sono stati (e sono tuttora) importanti per noi. E’ come avere nel viso i tratti di famiglia: si è diversi, certo, ma l’impronta genetica ti rammenterà per sempre chi sei e da dove vieni.

(Aion VII) Tutti noi sappiamo di dover molto al passato musicale italiano. E’ per questo che forse le nostre musiche risentano delle nostre influenze. Ma è così per ogni band no? Una cosa che ti segna nel profondo ti condiziona per molto tempo e in molto di quello che fai. Se poi questa cosa riesci a canalizzarla e finalizzarla ed a creare grazie ad essa un prodotto tuo, che ti caratterizza e nel quale si riscontra il tuo amore per qualcosa…beh secondo me è una gran conquista.

TRA L’ALTRO ANCHE VOI AVETE OPTATO PER LA CLASSICA FORMAZIONE A TRE (VEDI VENOM, MOTORHEAD, SODOM…): MINIMALISMO O TRIBUTO AD UN CERTO TIPO DI ATTITUDINE E SOUND? E POI, QUALI SONO I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI DI ESSERE UN TRIO PIUTTOSTO CHE GLI HAGGARD (CHE PER LA CRONACA SUPERANO LARGAMENTE LA DOZZINA DI ELEMENTI…)?
(Ibor VII) Qui niente è stato calcolato, tanto è vero che all’inizio avevamo cercato anche altri componenti, solo che poi si sono persi per strada, per disimpegno, incapacità, poca costanza. Dai tempi del demo siamo in tre e in tre rimarremo sempre. Magari un giorno capiterà di farci assistere da un secondo chitarrista nei live ma lo zoccolo duro della band è questo. Prima ti dicevo di quanto sono orgoglioso del nostro affiatamento, sarebbe un peccato andarlo a minare. Il fatto che poi molte band storiche siano formazioni a tre… beh… lo prendo come un buon augurio. Sicuramente altre formazioni necessitano di più componenti per questioni di praticità, per scelta o perché semplicemente sono nate così. Noi siamo nati in tre, tutto qui.
I vantaggi? Zero incomprensioni, facilità nelle decisioni, semplicità negli spostamenti, divisione dei compiti semplicissima.
Gli svantaggi… boh, per ora non ne vedo. Per il tipo di musica che facciamo non ci occorre altro per fortuna, il giorno in cui ci metteremo a fare folk irlandese magari chiamiamo uno col flauto di pan, ma per ora stiamo bene così.

(Aion VII) La ricerca e la perdita quasi immediata del cantante e del chitarrista sono state due esperienze negative e positive allo stesso tempo. La parte negativa è stata veder sciogliersi alcune speranze e la possibilità di avere una formazione completa sulla quale basarsi e costruire qualcosa. Non di meno questo ha fatto sì che i Mater Tenebra diventassero sempre più forte fino a trovare quell’equilibrio che ancora oggi ci caratterizza.

SECONDO VOI QUALI POTREBBERO ESSERE I NOMI DI RIFERIMENTO OGGIGIORNO PER I MATER TENEBRA? SENZA DUBBIO MARDUK E DARK FUNERAL SONO DECISAMENTE AFFINI ALLA VOSTRA PROPOSTA, MA COS’È CHE FA LA DIFFERENZA NEI MATER TENEBRA?
(Ibor VII) Allora, per i riferimenti i nomi che hai citato sono ovviamente importanti; in aggiunta parlerei di “De Misteriis Dom Sathanas”, il più grande album di black nordico mai prodotto. La prima ondata scandinava ha avuto un valore che oggi disconoscere è impossibile, hanno dato al black un’impronta del tutto personale e diversa che noi e tutti gli altri seguiamo ancora, unendo alle atmosfere occulte una ritmica allucinante. Poi, come è cominciata, è finita. Come tutti i cicli ha avuto un inizio un punto massimo e una fine; ora c’è appena appena qualche rimasuglio degli antichi fasti, ma dimenticarsi di cosa hanno significato Marduk, MayheM e compagni per il black metal è folle. La differenza nei Mater Tenebra la fa secondo me il fatto che noi siamo slegati da qualsiasi contesto: non siamo figli degli scandinavi, né dei tedeschi o degli americani: diciamo che siamo dei nipotini che fanno di testa loro, senza dimenticare però da dove veniamo. Abbiamo avuto la fortuna di assorbire grandi e belle esperienze di musicisti anche recenti, e le abbiamo mediate con la nostra cultura musicale, creando qualcosa nello stesso tempo di nuovo ma legato al passato. E’ una specie di ponte, se così posso dire, su cui uno può passeggiare tranquillamente guardando in tutte le direzioni.

(Aion VII) Per quanto riguarda il black puro e semplice c’è poco da dire. I nomi sono sempre quelli. Album come “De Misteriis…” o “In The Nightside Eclipse” sono basilari a mio parere. Ma ne aggiungerei uno a quelli che ha elencato mio fratello: “Transilvanian Hunger” dei Dark Throne. Lì si riscontra il massimo punto raggiunto dal black nordico. L’atmosfera di “Transylvanian Hunger”. è a dir poco ineguagliabile ed oscura ai limiti dell’incredibile. Eppure quel tipo di black non ha nulla a che vedere con uno stile come quello di Mater Tenebra. Forse è questa la differenza: riusciamo ad immagazzinare le esperienze altrui ed a farle nostre almeno un po’; posso dire di riuscire ad entusiasmarmi sia all’ascolto di “Transilvanian Hunger” che a quello della Matthaus Passion o della Missa Solemnis (con le debite distanze).

PARLIAMO DELLE LIRICHE; QUANTO, SECONDO VOI, LE LIRICHE DEVONO DISCENDERE E RISPETTARE LA COMPONENTE MUSICALE? E QUANTO INVECE UTILIZZATE I VOSTRI TESTI PER COMUNICARE?
(Ibor VII) Dunque, devo dire prima di tutto che le liriche non influenzano in nessuna ragione e in nessun modo la composizione “tecnica” della canzone. E’ il testo che si adatta alla musica, assolutamente. Detto questo, non vorrei però far pensare che i testi non significhino nulla per noi, anzi. Ogni mio testo è una storia, un’impressione, un’emozione vissuta e ricordata. Nessun messaggio da parte mia, per carità, i messaggi li lascio ai bambinetti esaltati (che poi sul palco sembrano tanti nani infuriati imbottiti di prozac, con tutto il rispetto ovviamente). Il testo mi serve per accompagnare la canzone, e voglio che sia questo e nulla più; la voce è uno degli strumenti. Diciamo che una lirica è un quadro, ognuno ne guardi l’angolazione che preferisce, o si giri dall’altra parte se non gli piace, ma non sia costretto a starmi ad ascoltare perché devo dirgli qualcosa secondo me di terribilmente importante. In questo i Mater Tenebra si discostano di certo da canzoni tipo “Symbolum 77” oppure “Se una regola c’è” di Nek. Mi piacerebbe essere un cantastorie, magari con l’arpa distorta a tracolla, ma sempre un semplice cantastorie senza nessuna pretesa di fare il poeta o il conferenziere. Nelle mie liriche non troverai mai inni al suicidio o incitamenti a bruciare chiese. Non sono un politico e non devo agitare le folle. Queste cose le fa già Marylin Manson, che tra l’altro è un prodotto più commerciale di una merendina al cioccolato.

COSA VI ASPETTATE DA “SANGUE”? AVETE ABBASTANZA FIDUCIA NELLA SCENA ITALIANA DA SPERARE CHE IL SOLITO SCETTICISMO DEI KIDS ITALIANI VENGA MENO?
(Ibor VII) Come musicisti speriamo ovviamente che l’album sia prima di tutto riconosciuto come un buon prodotto, e poi se vende qualcosa in più delle nostre aspettative… beh, che male c’è? Non sono così ipocrita da dire che vorrei venderne 6 copie solo perché voglio rimanere nell’underground. Anzi, spero di venderne tante così la prossima volta potremo stare in studio più a lungo e curare di più altri aspetti della produzione, così potrò avere la possibilità magari di girare qualche altro paese suonando la mia musica. Cazzo, è un sogno, e che male c’è a sognare? Non sono Britney Spears (nemmeno le somiglio a dire il vero), sicuramente non farò il giro del mondo in alberghi di lusso ma qualche soddisfazione potrò pure togliermela no?
Se i kid italiani sono scettici la colpa non è neanche del tutto loro. Cazzo siamo imbottiti di produzioni estere e non è un mistero che la qualità media sia decisamente superiore fuori Italia, e questo non tanto per il valore dei gruppi quanto per la mancanza di strutture nel territorio. Certo, spero che anche e soprattutto gli italiani apprezzino quello che facciamo, perché sarebbe un segnale forte di riconquista di certi spazi usurpati a lungo da band estere magari di valore zero. Si dice che nessuno è profeta in patria, speriamo di andare contro la tradizione. E comunque i complimenti li preferisco in italiano, visto che so solo quello. Gli insulti invece fatemeli possibilmente in ungherese. Tutto questo mi fa ricordare che qualche anno fa girava nella ‘scena’ black italiana un tristo figuro che asseriva che il black-metal andava assolutamente cantato in norvegese e suonato sporco, e mandava lettere e proclami minacciando di rappresaglie le band italiane più famose, indegne secondo lui di suonare il black. Spero che costui sia stato ingoiato dalla sua stessa tristezza, il problema è che ancora molti (anche se sempre meno) al giorno d’oggi hanno convinzioni più o meno simili. Mah, prendiamola come una malattia infettiva, dovrebbe passare con un po’ di pazienza. Io sono fiducioso; ho conosciuto tantissime persone dalle vedute aperte che venivano a sentirci per ascoltare un po’ di buon sano heavy metal, e non gliene fregava nulla se eravamo vicentini, romani, olandesi o esquimesi. L’Italia dagli anni ’70 potrebbe farsi valere nel campo del metal, in tutte le sue sfaccettature, e sarebbe un peccato non approfittarne: partiamo dai vecchi Death SS, poi Bulldozer e Necrodeath, e arriviamo ai Mortuary Drape e agli Opera IX, coi quali tra l’altro siamo legati da vera amicizia e che sono stati per noi ben più che una band di riferimento.

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