MAUSOLEUM GATE – Oltre la soglia del mausoleo

Pubblicato il 13/12/2025 da

Nel panorama metal attuale, otto anni di assenza equivalgono spesso a una sentenza definitiva: per i Mausoleum Gate, invece, questo lungo silenzio è diventato il preludio a una rinascita sorprendente.
Il ritorno sulle scene del gruppo finlandese è arricchito dall’ingresso di nuovi membri che hanno ampliato l’orizzonte musicale della band trasformandone la fisionomia interna. Il risultato è il nuovo album “Space, Rituals And Magick”, che dimostra come la band possieda ancora quella scintilla capace di evocare mondi, simboli e percezioni che affondano nell’immaginario occulto e nel misticismo heavy prog delle origini.
Partendo da queste suggestioni, abbiamo parlato con il leader, chitarrista e autore dei brani Count LaFey del ritorno di uno dei più fieri e oltranzisti gruppi heavy metal nordeuropei, per approfondire la genesi dell’album, l’evoluzione della line-up, il rapporto con lo spirito dei Settanta e la visione che guida oggi i Mausoleum Gate in una scena underground completamente mutata.

 

OTTO ANNI È UN LASSO DI TEMPO MOLTO LUNGO NEL MONDO DELLA MUSICA, SPECIALMENTE OGGI, DOVE TUTTO CORRE VELOCE. MOLTI PENSAVANO CHE I MAUSOLEUM GATE FOSSERO MORTI PER SEMPRE; INVECE, AVETE SPALANCATO LE PORTE DEL MAUSOLEO E SIETE TORNATI IN VITA CON IL VOSTRO LAVORO PIÙ ISPIRATO DI SEMPRE. COSA VI HA SPINTO A RIMETTERVI IN GIOCO?
– In realtà non siamo mai usciti davvero dal giro. Abbiamo fatto qualche concerto, l’ultimo insieme ai nostri amici degli Spiritus Mortis. Oskari (Räsänen, il batterista, ndr), poi, ha suonato dal vivo con il suo ottimo progetto solista Iron Griffin, dove questa volta era coinvolto anche Wicked Ischanius (tastierista dei Mausoleum Gate, ndr) alla chitarra.
Anche la fase di registrazione e missaggio ha richiesto molto tempo. Per noi la musica non è un lavoro: serve il giusto stato mentale per far avanzare le cose.

“SPACE, RITUALS AND MAGICK” È UN LAVORO PIÙ CORALE DEI PRECEDENTI. QUANTO I NUOVI MEMBRI — JARNO SAARINEN, JARI KOURUNEN E JARNO KOSKELL — HANNO INFLUENZATO IL PROCEDIMENTO DI SCRITTURA E QUANTO LE DINAMICHE SI SONO EVOLUTE CON LA NUOVA LINE-UP?
– Moltissimo. Io e Jari, il nostro secondo chitarrista, suonavamo già insieme negli anni ’90. Molti passaggi li abbiamo composti uno di fianco all’altro: io partivo con un riff e lui ne sviluppava un altro. Avere lui nella band è stato grandioso.
Wicked Ischanius ha trasformato un mio brano acustico di tre minuti in un pezzo progressive di quasi dieci. È stato davvero un lavoro di gruppo.
Ho scritto tutti i testi. Jarno Saarinen è stato il primo a raccogliere la sfida: lo conoscevo da anni e sapevo che fosse un grande cantante. Gli abbiamo chiesto di interpretare “Lost Beyond The Sun” e il risultato è stato straordinario. Non era semplice sostituire una voce iconica come quella di V.P., ma Jarno ha fatto un lavoro eccellente.
Quanto a Jarno Koskell, suonavamo insieme anche negli anni ’90, ed è membro degli Hoodoo Woods, dove milita anche Oskari. Questa nuova formazione è più ‘groovy’ che mai: lo si sente chiaramente nella title-track.

LA VOCE DI JARNO SAARINEN È UN NETTO PASSO AVANTI: DRAMMATICA, ESPRESSIVA E INTRISA DELLO SPIRITO DEGLI ANNI SETTANTA. QUALI SONO STATE LE COINCIDENZE DEL SUO INGRESSO NELLA BAND? IN CHE MODO LA SUA VOCE HA INFLUENZATO MELODIE E RIFF?
– Ottima domanda. V.P. ha rappresentato una parte fondamentale del nostro suono, ma Jarno ha portato una nuova profondità interpretativa. Tutte le linee vocali sono state scritte appositamente per la sua voce, e questo crea una perfetta aderenza al materiale. Non volevamo un imitatore: cercavamo una voce con una sua personalità, e così è stato.

I DUE ALBUM PRECEDENTI DEI MAUSOLEUM GATE ERANO MOLTO INCENTRATI SUL TUO LAVORO DI CHITARRA. QUESTA VOLTA EMERGONO ELEMENTI PIÙ PSICHEDELICI. SI TRATTA DI UNA SCELTA PRECISA O È MERITO DEL NUOVO ASSETTO?
– Credo dipenda dal fatto che le tastiere siano più presenti, e ci siano meno assoli improvvisati – l’unico è verso la fine della title-track. Abbiamo usato amplificatori diversi in alcuni punti, il che ha modificato leggermente il timbro. E naturalmente i nuovi membri hanno portato il loro contributo. Ci sono anche più assoli armonizzati rispetto ai dischi precedenti.

IL SUONO DI “SPACE, RITUALS AND MAGICK” APPARE CALDO, ORGANICO E VIVO, QUASI UNA SORTA DI ‘SEDUTA ANALOGICA’. COME SIETE RIUSCITI A CATTURARE QUELL’ENERGIA COSÌ SPONTANEA IN STUDIO?
– A essere sincero, non lo so. È tutta opera della magia di Wicked Ischanius.

WICKED ISCHANIUS È STATO PARTE INTEGRANTE DEI MAUSOLEUM GATE FIN DAGLI INIZI, PRIMA COME BASSISTA DAL 2009 AL 2014 E POI COME TASTIERISTA E ORGANISTA. COSA LO HA SPINTO A PASSARE DAL BASSO ALLE TASTIERE?
– Siamo i membri fondatori del gruppo: già allora, lui sosteneva che le tastiere fossero il suo vero strumento.
Sul primo album suonava il basso dal vivo, ma in studio avevamo già utilizzato le tastiere. È stato un cambiamento positivo, anzi eccellente.
Fino a questo disco aveva comunque registrato il basso, ma questa volta abbiamo avuto Koskell sia dal vivo che in studio, e penso che la differenza si senta.

LE COVER DI TIMO RAITA SONO UN TRATTO DISTINTIVO DEI MAUSOLEUM GATE. LA FIGURA CORNUTA È STATA ORA SOSTITUITA DA UN EMBRIONE IN UN UTERO COSMICO. PERCHÉ QUESTO CAMBIAMENTO? ESISTE UN CONCEPT LEGATO ALLA RINASCITA?
– Timo lavora in totale autonomia. Credo ascolti il nuovo materiale prima di creare le copertine, e si orienti su quelle sensazioni. Il suo lavoro sostiene perfettamente la nostra musica, e questa volta si è superato. È come se fosse il settimo membro del gruppo: ci accompagna sin dal primo demo.

LA VOSTRA MUSICA RIMANDA A UN PERIODO IN CUI L’ECO DI URIAH HEEP E DEEP PURPLE ERA ANCORA VIVO, MA STAVA EMERGENDO LA NWOBHM. SI PERCEPISCONO INFLUENZE DEI SARACEN E PERSINO DEI PRIMI DUE ALBUM DEI VOSTRI CONTERRANEI SARCOFAGUS. CONFERMI?
– Assolutamente sì. Il mio primo contatto con l’heavy metal fu proprio con i Sarcofagus, visti in TV in Finlandia, e poi la cassetta di “Envoy Of Death”. Heep, Purple, Zeppelin e Sabbath sono state influenze enormi, così come la NWOBHM – Iron Maiden inclusi.
Credo che la nostra musica si trovi esattamente su quel confine: il passaggio dall’heavy rock degli anni Settanta alla NWOBHM, con un po’ di progressivo e un tocco di Hawkwind.

CANZONI COME “SACRED BE THY THRONE” E “WITCHES CIRCLE” SUGGERISCONO UN FORTE LEGAME CON L’OCCULTO. SI TRATTA DI UN TEMA ESTETICO O RIFLETTE QUALCOSA DI PIÙ SPIRITUALE NELLE VOSTRE VITE?
– Scrivo io i testi, quindi posso rispondere chiaramente: sono argomenti che mi interessano anche a livello personale, e si adattano bene a ciò che suoniamo.
Non mi considero un ‘credente’, ma certi temi spirituali mi affascinano. Il testo di “Witches Circle”, ad esempio, è ispirato da un libro di Aleister Crowley che ho letto: i suoi ultimi giorni mi hanno colpito profondamente.

COME PENSATE DI PORTARE DAL VIVO L’AURA MISTICA DEL NUOVO ALBUM?
– Come abbiamo fatto finora: suonando i brani dal vivo. La musica parla da sè.

DOPO OTTO ANNI TORNATE IN UNA SCENA UNDERGROUND COMPLETAMENTE DIVERSA. VI INTERESSA RAGGIUNGERE NUOVE AUDIENCE, O LA VOSTRA MISSIONE RESTA QUELLA DI MANTENERE UNA VISIONE RITUALISTICA E SENZA TEMPO DELL’HEAVY METAL?
– Come sempre: noi facciamo la nostra musica. Chi la apprezza la seguirà, chi no, no. Non cambieremo mai ciò che facciamo per ottenere più successo. Mai.

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