L’agenda live 2025 di Max Cavalera si conferma pienissima e senza tregue: oltre al tour con Soulfly e Cavalera Conspiracy, il brasiliano ha persino il tempo di riesumare i Nailbomb (side-project thrash metal di breve durata, nato negli anni Novanta, come verrà spiegato nel corso dell’intervista) per una serie di date celebrative, seppur senza Alex Newport, l’altra metà del progetto; il tour passerà anche per l’Italia, con una data a Pinarella di Cervia (RA) il prossimo 11 agosto.
Un’attività live che si divide insomma tra nuove uscite (il nuovo Soulfly è praticamente pronto) e recupero del proprio passato con Nailbomb, appunto, e l’imminente tour americano col fratello Igor in cui verrà suonato tutto “Chaos A.D.”.
Qualcuno potrebbe storcere il naso dicendo che Max stia praticamente vivendo di rendita e raschiando il barile, ma quando si parla di un musicista così influente tali critiche lasciano il tempo che trovano, e lui ha tutto il diritto di voler riportare dal vivo quello che sente suo, senza contare che potrebbe esser una grande possibilità per le generazioni più giovani di assistere dal vivo a pilastri della musica metal.
Di questo e molto altro abbiamo parlato con un Max visibilmente eccitato dall’idea di tornare a suonare i pezzi dei Nailbomb e presentare il nuovo materiale dei Soulfly.
CIAO MAX, BENVENUTO SU METALITALIA.COM. INIZIAMO SUBITO CON QUELLA CHE È LA NOTIZIA PIÙ INASPETTATA: IL RITORNO DAL VIVO DEI NAILBOMB. COME NACQUE L’IDEA DI UN DISCO “POINT BLANK”.
– Di base, l’idea dei Nailbomb nasce principalmente da un momento di noia. Con i Sepultura arrivavamo da un periodo parecchio stressante: dopo il successo di “Beneath The Remains” siamo stati impegnati praticamente senza pause con le registrazioni e la promozione prima di “Arise” e poi “Chaos A.D.” e “Point Blank” (unico album dei Nailbomb, ndr) è nato quasi da solo nei pochi momenti liberi.
È un album incazzato e completamente libero, figlio di un’attitudine senza grossi compromessi. Ho sempre amato i Fudge Tunnel (gruppo di Alex Newport, appunto, ndr) e dal momento che sia io che Alex al tempo vivevamo entrambi a Phoenix è venuto quasi automatico provare a fare qualcosa assieme.
Io portavo i riff e Alex sperimentava con l’elettronica; ho imparato molto in quel periodo su come approcciarsi a scrivere, musica senza dover pensare a tutto il contorno burocratico e manageriale. Il risultato è uno degli album che amo di più della mia intera carriera.
SAPPIAMO CHE ALEX NON FARÀ PARTE DI QUESTA REUNION. COME SONO I VOSTRI RAPPORTI OGGI?
– Non siamo molto in contatto e rispetto la sua decisione di non non voler prendere parte a queste date. Ha confessato di vivere un momento positivo e felice della sua vita e non sente il bisogno di un certo tipo di musica. Io invece sono ancora incazzato (ride, ndr) e non vedo l’ora di risuonare quel disco. Ha un’atmosfera che rispecchia la situazione mondiale attuale, con un sacco di insicurezza e guerre, per cui credo sia il momento perfetto per riproporlo.
ARRIVIAMO DUNQUE ALLA FORMAZIONE ATTUALE, QUINDI. COME È STATA COSTRUITA?
– Sai, Nailbomb pur nascendo come progetto in studio di sole sue persone, è qualcosa di unico: la bellezza di poterlo portare su palco è proprio la possibilità di non avere una line-up stabile, proprio come nel 1995 al Dynamo (unico concerto della formazione, ndr) in cui abbiamo diviso il palco con alcuni membri dei Neurosis nostri amici, mio fratello Igor e Rhys Fulber.
Ora è esattamente così, saliremo sul palco con musicisti fantastici di gruppi come Pig Destroyer, mio figlio Igor Jr. e Adam Jarvis dei Misery Index. Sono sicuro che sarà una figata e non vedo l’ora di poter risuonare brani come “Vai Toma no Cú” con i suoi riff alla Helmet, “24 Hour Bullshit” o “World Of Shit”.
Sono canzoni nate senza pressione esterna e la loro intensità a metà tra punk, hardore e industrial le rende midiciali dal vivo.
QUALI SONO I PIANI DOPO QUESTO TOUR? DOVREMO ASPETTARCI NUOVO MATERIALE A NOME NAILBOMB?
– Alex è l’unica persona che potrebbe affiancarmi per scrivere nuovi brani, ma la vedo dura. Certo, mai dire mai, ma convincerlo è difficile. E forse “Point Blank” è giusto che rimanga un episodio isolato.
ULTIMAMENTE TI SEI OCCUPATO PARECCHIO DELLA RISCOPERTA DEL TUO PASSATO ARTISTICO, RI-REGISTRANDO I PRIMISSIMI LAVORI DEI SEPULTURA E PORTANDO DAL VIVO MOLTI DEI DISCHI PIÙ IMPORTANTI DELLA TUA BAND PRECEDENTE. DA COSA NASCE QUESTA NECESSITÀ?
– Per quello che riguarda la decisione di ri-registrare i primi album, ho sempre pensato che contenessero canzoni validissime e con ottime idee: ma all’epoca eravamo giovani, senza esperienza e senza grossi budget, il che ha fatto sì che nessuno di quei lavori, per mancanze di mezzi e una scarsa tecnica, rendesse giustizia alla musica che conteneva.
Ora sento che quelle canzoni finalmente suonano come dovrebbero e, visto il grande responso dei nostri fan ai tour dedicati, sono sicuro che sia stata la scelta giusta. Per quanto riguarda lavori come “Arise”, “Beneath The Remains” o “Roots”, semplicemente mi mancava poterli suonare di nuovo insieme ad Igor, e poter condividere questa parte importante della mia carriera con i fan è una delle cose più belle.
In definitiva, io amo avere un piede nel passato e uno nel futuro, esplorando sempre nuove idee ma senza dimenticare mai ciò che sono stato. Ad alcuni musicisti probabilmente questa cosa non piace o non interessa, ma io ne ho bisogno.
PENSI CHE IL RITORNARE A SUONARE CANZONI PIÙ VECCHIE POSSA INFLUENZARE IL TUO APPROCCIO ALLA SCRITTURA PER LA NUOVA MUSICA?
– Non te lo so dire, non necessariamente. Sicuramente influenza parecchio a livello di entusiasmo, suonare musica cosi aggressiva e brutale è sempre divertente e farlo con l’esperienza e una tecnica individuale migliore rispetto a quei tempi lo diventa ancora di più.
Sono una persona che ha sempre la chitarra in mano, scrivo e registro nuovi riff quasi tutti i giorni appena ho un momento libero. Poi ovviamente non è detto che tutto venga utilizzato, ma l’importante per me è non perdere mai traccia delle buone idee.
A volte mi capita di risentire idee registrazioni di jam vecchie di anni, che magari all’epoca non hanno trovato spazio ma che di colpo riacquistano senso, e allora è giusto che vengano sviluppate.
RIUSCIREMO A VEDERE ANCHE QUA IN EUROPA IL TUO TOUR CON IGOR A SUPPORTO DI “CHAOS A.D.”?
– Sicuramente, non abbiamo ancora organizzato e non sappiamo i dettagli ma è una cosa che vogliamo assolutamente con l’anno nuovo.

Soulfly – Legend Club – 15 luglio 2025 – foto Pamela Mastrototaro
COME PROCEDONO I LAVORI PER IL NUOVO ALBUM DEI SOULFLY?
– L’album è praticamente pronto, mancano i dettagli dell’artwork ma penso che usciremo con una canzone nuova nelle prossime settimane o comunque alla fine dell’estate.
Sono veramente contento di come è uscito, è stato scritto in un periodo abbastanza particolare per me e il processo di scrittura è durato un anno. È un lavoro molto groovy, tribale e veloce, per certi versi riprende molte delle caratteristiche del suono dei Soulfly degli inizi.
Mi ricorda parecchio il groove del il nostro debutto, la compattezza di “Prophecy” e le sperimentazioni di “Primitive”. Ma è sempre difficile cercare di spiegare un disco alla gente prima che venga pubblicato, per questo abbiamo intenzione di includere uno o due brani nella scaletta de prossimi concerti.
COME RIESCI A DISTRICARTI TRA TUTTI I TUOI PROGETTI, MANTENENDO LA LORO PERSONALITÀ SENZA CHE LE IDEE NON SI SOVRAPPONGANO?
– È qualcosa di naturale, non facile da descrivere. Il più delle volte scrivo le canzoni apposta per quel progetto e insieme agli tutti altri do indicazioni su come il tutto deve evolversi. Come ho detto prima, capita che torni su riff più vecchi e da lì in automatico, quando è il momento giusto le canzoni vengono fuori da sole.
Anche se la maggior parte delle idee sono mie è comunque molto importante che il tutto venga sviluppato insieme agli altri membri, i quali portano sempre quel qualcosa in più al quale magari io non sarei mai potuto arrivarci.
Non c’è quasi mai niente di pianificato, ma nel momento di creare musica io sono sempre estremamente motivato, senza questo non potrei mai esprimermi al meglio. D’altra parte però è anche un processo frustrante, dal mio punto di vista c’è sempre qualcosa di migliorabile. È come un’eterna ricerca dell’album perfetto ed è probabilmente per questo motivo che non mi riesco nemmeno ad immaginare la mia vita senza la musica.

