MAYHEM – Di vita, di morte e di altre sciocchezze

Pubblicato il 05/02/2026 da

Grazie alle precedenti esperienze, sapevamo che l’opportunità di parlare con Attila Csihar non sarebbe stata una ‘banale’ intervista promozionale.
L’abbiamo raggiunto nella sua casa di Los Angeles per una chiacchierata su Teams: per lui era già la terza di otto interviste programmate, orari blindatissimi, grande hype sul disco, … ma alla fine abbiamo sforato, come in passato, i tempi previsti con un lungo e stimolante scambio.
Certo, parlando di “Liturgy Of Death”, un ritorno discografico solido e di grande qualità, ma anche di numerosi temi artistici, filosofici, antropologici… e dei reciproci gatti, visto che da entrambi i lati dello schermo i nostri felini ci hanno tenuto a presentarsi.  

Cos’altro possiamo aggiungere come introduzione a una band e a un personaggio di questa caratura? 
Forse solo di mettervi comodi e prepararvi a entrare ancora una volta nel profondo di una mente brillante e curiosa, in grado di conquistare l’attenzione andando ben oltre il face painting e i suoi demoniaci gorgheggi. 

ATTILA, HO OVVIAMENTE TANTISSIME COSE DA CHIEDERTI, VISTO CHE QUESTA VOLTA HAI ANCHE DECISO DI RENDERE DISPONIBILI I TESTI DELLE CANZONI. PARTIAMO DALLA GENESI DEL DISCO: CONSIDERANDO QUANTO TEMPO AVETE PASSATO IN TOUR NEGLI ULTIMI ANNI, L’ALBUM È USCITO ABBASTANZA VELOCEMENTE DA QUANDO AVETE DECISO DI DEDICARVI ALLA SUA COMPOSIZIONE.
In realtà abbiamo iniziato più o meno tre anni fa. Ero qui negli Stati Uniti perché mia moglie – con cui mi sono sposato a maggio – è statunitense. Ricordo che ero qui, quando mi è venuta per la prima volta l’idea per questo disco.
Si è canalizzata, se vogliamo, perché evito di avere troppe idee: scelgo un tema che in qualche modo mi si manifesta ed elaboro intorno a quello. All’inizio è stata una grande presa di coscienza, ci ho pensato e ho capito quanto sia profondo e impegnativo scrivere un intero album su questo argomento (che chiaramente è la morte, ndr). Ha iniziato a prendere forma e ho capito molte cose. Prima di tutto, era un tema che avevamo ben presente nella band, in famiglia, per così dire.
In secondo luogo, è un tema universale, che ogni essere umano deve affrontare. Terzo, non è qualcosa che afferisce solo al black metal; qualunque manifestazione di arte ‘oscura’ e molta filosofia, poesia, letteratura, mitologia, religione, persino l’architettura, tutto è basato su questo tema.
Mi sono detto: “Ok, sarà una sfida molto, molto impegnativa”. Pensavo, “Ora che ho 55 anni, forse sono abbastanza cresciuto per scriverne”. Così ho mandato questa idea agli altri, soprattutto a Morten e Charles (alias Teloch e Ghul, ndr): come saprai, di solito lavoriamo noi tre agli album, ed è sempre stato così per me: il chitarrista e il cantante, o viceversa, che compongono il materiale principale, e gli altri che aggiungono le loro cose in seguito. E insomma, abbiamo iniziato a scrivere alcuni frammenti, ma siamo stati in tour, ovviamente, quindi non è come lavorare tre anni ininterrottamente, andavamo avanti e indietro. Ormai abbiamo tutti praticamente degli studi in casa, quindi ci scambiavamo file prima di entrare in studio.
Alla fine sono passati sette anni dall’ultimo disco, ma non dimenticare che abbiamo avuto il Covid-19 e la pandemia, due anni in cui non potevamo fare nulla, capitati proprio quando il precedente “Daemon” era pronto, quindi non potevamo ‘semplicemente’ dedicarci alla scrittura del prossimo album.
Molte band hanno usato quel periodo per comporre, ma noi avevamo bisogno di una pausa. Come detto, ci sono voluti circa tre anni, ma è stato un lavoro incostante, finché la scorsa primavera siamo andati in studio, abbiamo iniziato con la batteria e le chitarre, partendo dalle demo che avevamo fatto l’uno per l’altro; io sono entrato in studio ad agosto e ho registrato le voci; sono stato piuttosto veloce, tipo in quattro giorni, ma sono stati quattro giorni intensi, intensissimi.

QUESTA È ORA LA FORMAZIONE PIÙ LONGEVA DI SEMPRE DEI MAYHEM, E SEMBRA CHE LA VOSTRA ALCHIMIA SIA DAVVERO COERENTE, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA LA QUALITÀ DELLE VOSTRE PRODUZIONI. OGNI ALBUM, CONSIDERANDO ANCHE L’EP DEL 2021, MOSTRA DIVERSI LATI DELLA VOSTRA MUSICA: L’OSCURITÀ, UN MISTICISMO MORBOSO, RIFF E VIOLENZA SEMPRE TRAVOLGENTE… E HO LA SENSAZIONE CHE NEL NUOVO ALBUM TUTTI QUESTI ELEMENTI SIANO FUSI AL MEGLIO.
CERCAVATE UNA SORTA DI SINTESI, O È SEMPLICEMENTE VENUTO FUORI COSÌ?

– È semplicemente il modo in cui è uscito. E sì, è molto solido, la formazione è la più duratura di sempre, hai assolutamente ragione, e credo sia emerso naturalmente da “Daemon”.
Credo inoltre, benché non l’avessimo pianificato, che questo album sia una sorta di retrospettiva o un modo per abbracciare l’intera storia della band. Penso che in qualche modo il tour dei quarant’anni di carriera lo abbia influenzato: tutto influenza tutto, per quanto sia venuto fuori spontaneamente.
Non avevamo questa idea quando siamo entrati in studio, non sapevamo come sarebbe uscito prima del mixing o della post produzione, è molto difficile prevedere come sarà un album: abbiamo solo alcune idee, e fondamentalmente seguiamo il flusso delle cose.

BEH, È ANDATA ALLA GRANDE, SICURAMENTE, ED È LA TERZA VOLTA DI FILA CHE TE LO DICO IN UN’INTERVISTA, MA AMO DAVVERO QUESTI ULTIMI ALBUM.
– Grazie mille, è molto bello sentirlo!

NELLA PRIMA TRACCIA DEL DISCO, “EPHEMERAL ETERNITY”, AVETE UN OSPITE, E OVVIAMENTE STO PARLANDO DI GARM (CANTANTE DEGLI ULVER, NDR). COME AVETE DECISO QUESTA COLLABORAZIONE?
– Fondamentalmente è nata da Morten, è stata una sua idea, sono buoni amici, ma del resto Garm è anche un mio carissimo amico, ed è uno dei pochi cantanti che ammiro davvero, è davvero straordinario.  Abbiamo pensato che sarebbe stato bello aprire con una parte melodica: è stata un’idea di Morten, la canzone è sua, ma ero assolutamente d’accordo. E la cosa interessante, a cui ho pensato solo dopo, è che nell’ultimo brano abbiamo invece una donna africana che canta nell’outro del disco.

QUESTA È UNA SORPRESA! NON È MENZIONATA DA NESSUNA PARTE.
– Devo assolutamente dirlo al management, deve essere citata.
Abbiamo pensato di provare qualcosa di nuovo. Naomi è una cantante sperimentale, ha creato questa atmosfera voodoo di dissolvenza; lei viene dalla tradizione caraibica, volevamo qualcuno di autentico; la mia amica Alice, che mi sta aiutando molto con il mio management ed è francese, ha conosciuto questa signora a un festival di musica africana a cui ha lavorato. Un grande persona e una grande artista.
Quindi, in questo modo, lei è l’outro, l’ultimo suono assoluto dell’album, e Garm è il primo, quindi è una cornice: mi piace l’idea, un paio di ospiti che creano qualcosa di particolare. Per me è sempre interessante trovare qualcosa di nuovo, che non abbiamo mai fatto prima, quindi è fantastico.

SÌ, SICURAMENTE NON SIETE IL TIPO DI BAND CHE PRENDE UN OSPITE SPECIALE SOLO PER PUBBLICARE UN SINGOLO E VENDERE DI PIÙ.
– No, decisamente.

ULTIMA DOMANDA GENERALE PRIMA DI PARLARE UN PO’ DEI TESTI, CHE MI HANNO MOLTO INTERESSATO.
DI NUOVO, C’È UNA SPLENDIDA COVER DI DANIELE VALERIANI, CHE LAVORA CON VOI PROPRIO DAI TEMPI DI “DAEMON”. HO LA SENSAZIONE CHE STIA DIVENTANDO, IN QUALCHE MODO, L’ESPRESSIONE VISIVA DEI MAYHEM.

– Daniele è un artista straordinario, e dato che l’album è anche in un certo senso legato a “Daemon”, come se in qualche modo ne fosse un discendente – per quanto non sia mai stato pianificato in quel modo –  è stato naturale chiedergli di nuovo di collaborare.
Eravamo molto contenti del suo lavoro e pensavamo che anche questo album si sarebbe adattato alle sue visioni. È un artista davvero grandioso e una persona fantastica, è molto bello lavorare con lui; è molto creativo, disegna un sacco a mano, e non so come faccia a fare cose di questo livello. Odia l’IA, sai. Se pubblicavo qualcosa sull’IA sui social, la prendeva sul personale, dicendo “Attila, smettila! Non parlare nemmeno di quella roba” (ride, ndR).

UN PO’ LO CAPISCO. NEL MIO LAVORO QUOTIDIANO DICO SEMPRE CHE IL GIORNO IN CUI SARÒ COSTRETTO A USARE L’IA PER CONTINUARE, SMETTERÒ, DAVVERO.
– Beh, sì, fa paura, amico, ma è lo stesso per la musica. Penso che sopravviveremo, si spera, ma per i giovani artisti è davvero una lotta. È davvero, davvero complicato. Penso che quando suoni musica dal vivo, non  hai bisogno che ci siano, che so, dei robot che suonano al tuo posto, sarebbe così stupido, sai. Probabilmente, forse, ad alcuni idioti piacerà; che poi, in realtà, ho sentito parlare di band che fanno spettacoli olografici: è un po’ spaventoso. Sono sempre a favore della tecnologia, però se usata nel modo giusto.

SÌ, IL PROBLEMA È QUANDO VIENE USATA NEL MODO SBAGLIATO. APPIATTISCE LA TUA MENTE E LA CAPACITÀ DI CAPIRE LA DIFFERENZA TRA CREAZIONE E SEMPLICE REPLICA.
– Esattamente.

PASSIAMO AI TESTI. SI CAPISCE IN FRETTA CHE LA MORTE E LA MORTALITÀ SONO CENTRALI IN QUASI TUTTE LE CANZONI, DECLINANDOSI IN MODI DIVERSI: DALLA DISPERAZIONE ALLO STOICISMO, FINO, CREDO, ALLA PERCEZIONE DELLA MORTE COME LIBERAZIONE DA QUESTA VITA DI DOLORE.
È QUASI UN CONCEPT SUL NOSTRO DESTINO, UNA LITURGIA DELLA MORTE, COME DICE IL TITOLO DELL’ALBUM. E LEGGO UN ALTO LIVELLO DI PROFONDITÀ FILOSOFICA, MOLTI RIFERIMENTI LETTERARI. HO PENSATO A DIVERSI FILOSOFI, ALLE LAMENTAZIONI DI BIBLICA MEMORIA, AI CARMINA BURANA…
Sì, in effetti, hai ragione, anche se, come detto in altre interviste, quando ho scritto questi testi non avevo pianificato nulla. Non è che abbia tutto scolpito nella pietra, ovviamente quello che leggo mi influenza e in quel periodo stavo leggendo i filosofi stoici, in particolare Epitteto. Provo una sorta di amore, per lui: penso che sia uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi nella filosofia occidentale. E anche Seneca.
Letture di questo tipo mi hanno influenzato, e come dici tu ho cercato di affrontare questo tema da diversi punti di vista.
Prima di tutto, c’è un taglio molto dark. Voglio dire, lo stoicismo è il fondamento di ogni arte che abbia un elemento oscuro. Come accennavo prima, architettura, letteratura, filosofia, religione, poesia, pittura, … tutti sono stati influenzati da questo. È così profondo. È un album caotico e oscuro, non ho messo troppa luce nei testi, diciamo.
Non perché io sia chissà che persona cupa. Sono una persona molto emotiva, immagino, o dark, per restare su quanto detto, ma è come se avessi un lato luminoso; amo il sole, proprio a livello spirituale. Non è solo un sole fisico, il che è bello quando c’è: sei italiano, capisci quello che intendo. Sto parlando di una sorta di simbolismo, di un simbolismo antico. Il suo calore e quel senso di energia che il sole trasmette.

In questo senso lo definisco un disco caotico, poiché tutto ciò che faccio è sempre legato a questo aspetto oscuro della natura. Ci sono dentro la miseria della vita, il dolore, la sofferenza, la disperazione, la paura, tutte queste cose che sono, ovviamente, radicate nella morte: tutti sappiamo che moriremo.
E invece guarda loro (inquadra il gatto accoccolato al suo fianco, poi sposta la videocamera verso il salotto per mostrarne un altro, ndr): lui è KK, come KK Downing, mentre lì c’è Striper. Loro non ci pensano, sono fortunati, non sanno nulla della morte. Non hanno niente a che fare con queste cose. Penso che sia uno dei motivi per cui gli animali sono così energici e così vitali, perché non hanno questo pensiero spaventoso che aleggia. Tutta la paura, tutta questa roba, deriva dalla morte.
Chiarito questo punto, in altri testi ho cercato di concentrarmi sul fatto che si tratta anche della liberazione da tutte queste cose, quindi c’è anche una prospettiva diversa sulla morte.
Quando si muore, è anche la liberazione dal dolore e dalla sofferenza. Ovviamente tutti hanno paura della morte, è la cosa peggiore, ma solo per chi se ne andato o per chi resta? Non necessariamente per la persona che è morta, se ci pensi. Se muori dopo aver già provato dolore, ti senti come se avessi realizzato la tua vita, è come decadere e crollare, che è in realtà il normale ciclo della natura. Immagina se non morissimo, in quanti saremmo a questo mondo. È spaventoso, è impossibile. È romantico pensare ai vampiri e cose del genere, ma se dovessimo sopravvivere tutti…
Quindi, il punto è che la morte è anche la liberazione da tutto questo. E poi, un altro aspetto della morte: è la fine o no? E il punto è che è una domanda a cui non posso rispondere, e a cui non voglio rispondere, ma mi piace pormi la domanda e giocarci.

Ero presente alla nascita dei miei figli, ero lì quando sono stati tirati fuori dall’utero. È un momento maestoso. Quando è nato mio figlio, non lo dimenticherò mai, mi ha colpito questo pensiero: la vita non è iniziata ora. È venuto al mondo in questo momento, ma era vivo cinque minuti fa nell’utero? O un’ora fa, un giorno, o quando era un feto, e via via fino allo spermatozoo e all’ovulo… E arriviamo fino agli antenati. Dov’è l’inizio? Non c’è un inizio, in realtà, è un’altra dimensione, credo, che passa dall’utero e che rende ogni madre sacra: perché quello che vive, tra l’altro, è un dolore tremendo, folle, e non c’è modo di evitarlo.
Il parto è in qualche modo più tragico della morte, a pensarci bene, perché il parto è ogni volta molto doloroso. In alcuni casi, le madri muoiono, i bambini muoiono: è davvero intenso.
Nel caso della morte, alcune persone si addormentano e non si svegliano più, o semplicemente cadono, è come se niente fosse. A volte è molto spaventoso, ma non sempre, a volte è molto tranquillo.
Invece, quando sei ‘nell’altra dimensione’ all’interno dell’utero, i tuoi polmoni sono pieni d’acqua, prendi fiato dalle tue corde vocali, è un’altra dimensione dell’essere, un’esistenza da qualche altra parte.
In qualche modo capita anche a noi adulti: ogni giorno, ogni notte cadiamo in un’altra dimensione, lo chiamiamo dormire, e poi ci alziamo al mattino e lo chiamiamo veglia.
Se venissi da un altro pianeta, o da un’altra dimensione, penserei, “Ehi, questo è un mondo strano”, mentre per noi è naturale, ovviamente. Ma pensando è un circolo strano, in qualche modo si ricollega anche al sole.

E ancora: cos’è il sogno? Come puoi definire il momento in cui ti addormenti, o in cui ti svegli per davvero? No, è impossibile da definire.
Ti racconto un episodio.  Qualche tempo fa, un elettricista è venuto a fare una riparazione a casa mia. È un tipo semplice, sa che sono un musicista, e ha iniziato a dirmi cose sulla reincarnazione. Ho pensato, “Perché proprio a me?”. Comunque, mi ha detto che aveva preso una scossa elettrica qualche tempo prima, ed era rimasto per circa cinque minuti in uno strano stato clinico, completamente fuori di sé, e che stava volando fuori dal suo corpo, volando verso il sole, e vedi che parliamo di nuovo del sole.
Volava verso il sole, che era una specie di cubo, il che aveva senso anche per me, perché ho questa visione che il sole possa essere una specie di cubo, anche la scienza ci dice che all’altra estremità di ogni stella in qualche modo c’è un confine netto, un buco nero. Ovviamente parliamo di fisica teorica, magari un giorno scopriremo che è proprio così, o forse no.
Comunque, nella sua visione volò verso il sole, uscì dall’altra parte, e c’era un’intera altra dimensione, bellissima e fantastica, e lui non voleva tornare indietro, perché era tutto così sereno.  Ma dovette farlo, trascinato di nuovo in questo corpo, e da allora cambiò la sua prospettiva sulla vita, divenne una specie di credente, anche se non in senso prettamente religioso.
Quello che trovo interessante, è questa cosa che chiamiamo morte clinica, questa specie di limbo, e molte persone parlano di queste stranissime esperienze. Mi fa pensare ad altre cose che ho letto, da Platone a Carl Jung, che è stato uno psicologo straordinario, ma non sapevo che fosse anche un così grande filosofo.
Entrambi parlano di questa cosa: la trappola non è quando moriamo, quello è un sistema per tornare indietro: la vera trappola è quando entriamo nella vita, se non vuoi reincarnarti, non dovresti iniziare a vivere. Leggo ogni giorno cose su questo argomento, non c’è un singolo giorno in cui non pensi alla morte, o a questi temi in generale, e penso che sia anche un bene.

Quindi il mio obiettivo con il disco era ricordare alla gente questo, non penso che sia una cosa negativa se ti ricordi ogni giorno che potrebbe essere il tuo ultimo giorno. Ci sono entrambi i lati della medaglia in queste riflessioni, non è solo qualcosa di morboso, lo stesso Jung dice che è sano: guardi dentro di te, chi sei, fai pace con te stesso, lasci andare le cose… Parliamo di compassione, perdoni a te stesso alcune cose e poi dormi molto meglio.
Non si sa mai; potrei finire questa intervista, mettermi alla guida e andare a sbattere contro un muro. È bene pensarci, è proprio salutare, non ha niente a che vedere con il nichilismo del tipo, “quindi che senso ha svegliarsi, potrei semplicemente morire adesso”. Vero, per alcune persone, forse, vale questo, mentre per me è “perché non vivere la vita appieno, perché non cercare di essere una persona migliore?”. Qualunque cosa significhi per ciascuno.

Io ho molta fiducia negli individui e nell’essere tutti organizzati, soprattutto quando si tratta di spiritualismo; che non è la religione organizzata, ovviamente: quello è il peggior esempio, quando le persone diventano fanatici religiosi, e seguono totalmente qualcosa che ha detto qualcun altro. Non credo che la via indicata da Gesù Cristo, o da Buddha, o di chiunque altro, anche se fosse vera, sia stata affidata a un singolo individuo: è stata la loro esperienza, non qualcosa che devi seguire ciecamente.
Tutti noi dobbiamo lottare, Buddha stesso ha dovuto soffrire per anni, cazzo, poi si è seduto per sette giorni sotto un albero, e ha ottenuto la cosiddetta illuminazione. È uno sforzo, provare a stare seduto per sette giorni in uno stesso posto, devi impegnarti, devi lavorarci sopra, capire che non ti porterai dietro nulla di fisico. Anche il mio bellissimo impianto stereo resterà qui, i miei cari, questo bellissimo gatto, tutti saranno alle mie spalle, un giorno.
Abbiamo la possibilità di sfruttare la nostra esperienza terrena, di diventare esseri migliori, forse è un’opportunità importante, è per questo che incito tutti a farlo, a lavorare su se stessi, a guardarsi dentro, a lavorare sul proprio mondo interiore, o spirituale che dir si voglia.
Quindi, questi sono fondamentalmente i pensieri che mi hanno guidato quando ho scritto i testi: è la fine o l’inizio? È un ciclo, è doloroso, è una liberazione, … mi sono avvicinato da direzioni diverse allo stesso argomento. Come ti ho detto, è un album caotico, quindi i testi sono piuttosto cupi, non c’è molta luce lì dentro.

HAI GIÀ MENZIONATO LO STOICISMO E SENECA, PARIMENTI HO NOTATO CHE USI SPESSO IL LATINO, E QUESTA VOLTA ANCHE UN PO’ DI UNGHERESE, E SONO CURIOSO A RIGUARDO. IN UNA CANZONE, FORSE LA MIA PREFERITA, OSSIA “THE SENTENCE OF ABSOLUTION”, MENZIONI L’IMPERATORE ROMANO ELIOGABALO: UNA FIGURA MOLTO INTERESSANTE, CHE HA ANCHE SUBITO UNA DAMNATIO MEMORIAE PER IL SUO COMPORTAMENTO E IL SUO ATTEGGIAMENTO IN AMBITO RELIGIOSO.
SENTI UN LEGAME CON QUESTA FIGURA?

– Sì, penso che Eliogabalo (imperatore romano dal 218 al 222 d.C, tra le atre cose cercò di imporre il culto del Sole a Roma, sostituendo alla figura di Giove quella del Sol Invictus, ndr) sia una figura da ricordare, e la canzone è in qualche modo cruciale. Non ne parlo spesso, ma negli anni Novanta – per la precisione il 23 Maggio 1992 – ho avuto una specie di illuminazione sul sole (e torna un tema centrale, ndr). Ho capito che non è solo un globo di gas, con l’energia della fusione radioattiva, bensì più di questo. E ha un profondo significato spirituale.
In realtà è il centro del nostro universo, levitiamo intorno al sole, nel suo campo magnetico e tutta l’energia che ci circonda proviene da lì. Influenza tutto; secondo alcune teorie i pianeti stessi provengono dal Sole;  se ti trovi in una foresta pluviale, quando sorge il sole gli uccelli iniziano a cantare, tutto diventa rumoroso, e poi – quando il sole tramonta – torna il silenzio. È la vita stessa.
È molto importante, e non cito nemmeno gli antichi Egizi, gli Indù, mitologie varie su come sia la fonte di tutto.
Quanto a perché uso il latino, sicuramente perché è legato all’eredità romana, e quindi ai temi trattati, ma al tempo stesso è qualcosa di molto ‘naturale’ per i Mayhem. Se pensi a “De Mysteriis Dom Sathanas”, il nostro primo album, aveva un titolo in latino, sebbene impreciso. Ho già utilizzato singole frasi in quella lingua, è in qualche modo parte dell’eredità di Mayhem.
La lingua latina è una lingua tradizionale, che deriva proprio dai vostri avi Romani, ed è diventata nel tempo la lingua della scienza, della religione; in un certo senso è una lingua un po’ malvagia, perché se non parlavi latino, a quei tempi, eri escluso da qualsiasi conoscenza. Anche chi si recava in chiesa non capiva una parola, quindi le persone erano completamente plagiate; in questo senso penso che abbia una sua oscurità, una bellissima oscurità, come lingua.

SÌ, NON CI AVEVO MAI PENSATO, MA È CORRETTO, IN EFFETTI.
– Sì, è un po’ oscuro, ma ha questa specie di bella fragranza, quindi ho pensato che fosse naturale e funzionale usarlo qua e là, suona anche molto bene.
Quanto all’ungherese, come sai vengo da quel paese, e spesso mi chiedono perché non lo usi mai.
È una lingua davvero unica, molto antica, dicono che abba legami con il finlandese, ma ho molti amici in Finlandia e siamo tutti d’accordo che non ci capiamo.

IN EFFETTI, MI PARE CHE AL MASSIMO IL FINLANDESE ABBIA SIMILITUDINI CON L’ESTONE E IL LITUANO, ANCHE SENTENDOLI PARLARE.
– Esattamente, quelle lingue sono almeno simili, ma l’ungherese è completamente diverso. Siamo circondati da lingue slave, ma per esempio non abbiamo nulla a che vedere con il rumeno. L’ungherese è assolutamente unico, abbiamo quarantaquattro lettere, quindi ho pensato che utilizzando la mia lingua avrei potuto creare un po’ di colore nell’oscurità, una sfumatura, un’ombreggiatura tra il grigio e il nero.

L’ALBUM, CONSIDERANDO LE BONUS TRACK – IN PARTICOLARE “SANCTA MENDACIA”, NDR – FINISCE CON LE PAROLE “YOUR LIFE REDUCED TO OBEDIENCE/AND THEN/CONVERTED INTO DEATHLIKE SILENCE”: È UN OMAGGIO VOLUTO A EURONYMOUS?
Sì, certo, è stata una sorta di invocazione, perché facesse in qualche modo parte di questo disco, a maggior ragione dato che parla di morte.

POSSO CHIEDERTI VELOCEMENTE, INFINE, QUALCOSA SUGLI ALTRI PROGETTI CHE TI VEDONO COINVOLTO?
Allora, i Tormentor vanno ancora avanti, come saprai, con la formazione originale dell’87. È  davvero pazzesco, non credo che nessun’altra band abbia la stessa formazione da quarant’anni. Per la precisione, è una formazione degli albori ma non la primissima, perché in realtà abbiamo iniziato nel 1985.
Ho sempre il progetto Void Ov Voices, quando riesco continuo con il film/teatro di Nosferatu, di cui ti avevo parlato in passato.
Poi ho altre due cose, e anche se mi riprometto sempre di iniziare a dire di no a qualcosa,  in questo caso non potevo rinunciare. È un progetto con Iggor Cavalera, facciamo cose sperimentali, e funziona alla grande; io e Igor ci conosciamo da venticinque anni, ma non sapevamo di essere così tanto sulla stessa lunghezza d’onda: abbiamo iniziato a suonare insieme, è stata un’esperienza incredibile, quindi dobbiamo continuare, vogliamo sentire i risultati! È incredibile, sai, abbiamo suonato a un paio di festival e tutti sono rimasti a bocca aperta, compresi noi stessi. Dobbiamo solo trovare il tempo.
L’altro progetto in divenire è con Rhys Fulber dei Front Line Assembly, che ad oggi è un’altra fonte di ispirazione per me… Adoro la sua band! Ci siamo incontrati qualche anno fa, siamo diventati buoni amici e stiamo lavorando a qualcosa insieme. Io lo chiamo ‘Cathedral Industrial’, sarà fantastico, vedrete…

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.