Intervistare personaggi del calibro di Dave Mustaine fa sempre un certo effetto, è impossibile negarlo. Con i grandi del rock l’approccio reverenziale scatta quasi in automatico, soprattutto con gli artisti che nel tempo hanno lasciato opinioni forti qua e là nel corso della loro carriera.
Dall’altro lato però, la carriera dei Megadeth è stata costellata di tantissime piccole polemiche e temi scottanti: ricordiamoci sempre che si tratta di una band nata dalla fuoriuscita di Dave dai Metallica, come qualunque metallaro saprà.
Per quel che ci riguarda, abbiamo incontrato un Dave Mustaine rilassato e pacifico, senza filtri sia verbali che nell’aspetto: non ci è stato difficile capire che le sue condizioni di salute non sono delle migliori e in pochi minuti lui stesso ce l’ha confermato, anche se poi durante la chiacchierata lo spirito ribelle è rimasto grosso modo lo stesso di un tempo.
Durante la videochiamata, sicuramente una delle tantissime che Megadave ha realizzato in questo periodo di promozione dell’ultimo, auto-intitolato “Megadeth”, non ci è parso perciò il caso di polemizzare o di sottolineare qualsivoglia mancanza di qualità o incoerenza: non avrebbe portato a nulla, visto che il nostro probabilmente è talmente abituato al contraddittorio da non farci nemmeno più caso – altrimenti non avrebbe composto e pubblicato dischi così particolari e tuttora discussi come “Risk” o “Supercollider”, tanto per citarne un paio.
Abbiamo preferito invece lasciarlo esporre le sue ragioni e se chi scrive ritiene l’ultimo un disco nel complesso buono, è stato molto più interessante vedere come lui stesso lo viva in un’ottica di chiusura di carriera che ci sembra sincera e meglio focalizzata di altre realtà.
Insomma, il buon Dave ha intenzione di ritirarsi a modo suo e questo glielo dobbiamo sicuramente concedere: in fondo, al di là del valore intrinseco di questo disco, ci resterà per sempre una carriera non comune.
“MEGADETH” SIN DAL NOME È UN DISCO CHE PORTA CON SÉ DIVERSE ASPETTATIVE, SOPRATTUTTO QUELLE LEGATE AL TUO RITIRO E ALL’ESSERE L’ULTIMO DISCO IN STUDIO. DIREI CHE LA DOMANDA PIÙ SEMPLICE È: PERCHÉ PROPRIO ADESSO? PERCHÉ NON UN DISCO FA O PERCHÉ NON AL PROSSIMO?
– Direi che è una decisione che non ho preso io, ma che è stata presa per me in qualche modo. Vedi questo segno sulla mia mano? (Alza il palmo verso la telecamera e me lo mostra, ndr) è una contrazione dei muscoli e dei tendini che irrigidirà le mie dita. Oltre a questo, ho qualche altro problemino fisico emerso dopo il cancro.
Per ora sono ancora in grado di suonare, ma voglio essere sicuro di non fare la fine di quelli che sono ancora in giro a suonare quando non dovrebbero.
SEMBRI COMUNQUE AVERE UN PIANO PRECISO, E L’HO APPREZZATO. HAI GIÀ DETTO CHE MAGARI FARAI UN DISCO SOLISTA, CHE IL PERIODO DEL TOUR DURERÀ NON PIÙ DI CINQUE ANNI. CI SONO MOLTE BAND CHE PORTANO AVANTI I PIANI DEL RITIRO A TEMPO INDETERMINATO…
– No, non l’ho detto, per la verità.
NEMMENO ‘FORSE’?
– No, te lo sto dicendo io ora. Sai meglio di me che ci sono molti problemi di traduzione fra lingue diverse e poi quel fenomeno, vecchio come il mondo, del telefono senza fili, il giochino che si fa già alle elementari.
Riguardo al tour, ho detto semplicemente che saremo in giro a supporto del disco per due, forse tre anni. Probabilmente ti stai riferendo alle mie dichiarazioni riguardo al fatto che per “Killing Is My Business” siamo stati in giro per settantadue settimane consecutive e per un altro disco, adesso non ricordo quale, siamo arrivati a quasi cinque anni. Ora dobbiamo guardare ai fatti: la mia età, le mie condizioni fisiche, la priorità è concludere ad alto livello. Nient’altro.
DI RECENTE HO AVUTO UNA CONVERSAZIONE CON BLACKIE LAWLESS (W.A.S.P.) RIGUARDO ALLE LUNGHE CARRIERE ED ERAVAMO ENTRAMBI D’ACCORDO SUL FATTO CHE L’ULTIMO SHOW DEI BLACK SABBATH È UN POTENTE SEGNALE PER MOLTI MUSICISTI DELLA SUA E DELLA TUA GENERAZIONE: IN QUALCHE MODO, TUTTO AD UN CERTO PUNTO HA UNA SUA CONCLUSIONE.
PER LORO E’ STATO, A MIO AVVISO, ANCHE ‘METTERE UN PUNTO’ AD UNA CARRIERA IN UN MONDO IN CUI GLI ‘ULTIMI TOUR’ SPESSO DURANO ALL’INFINITO…
– Nella nostra situazione, dobbiamo solo spiegarlo ai fan. Tutto ha una sua conclusione e se qualcuno dice che dovrà fermarsi dall’andare in tour, così deve essere. Soprattutto se la decisione riguarda questioni fisiche.
Io ho avuto il cancro alla gola e al tempo ho ricevuto una telefonata da Bruce Dickinson, visto che aveva avuto lo stesso problema. Non lo sapevo, così ne abbiamo parlato.
Abbiamo dovuto affrontare la stessa malattia e, anche se non era particolarmente mortale, avrebbe potuto diventarlo. Discuterne è stato molto importante, soprattutto perché abbiamo ragionato sui ‘what if’, ovvero cosa sarebbe potuto succedere se non avessimo più avuto la possibilità di cantare.
Bruce mi ha detto che nulla era perduto, in fondo lui adesso canta anche meglio (ride, ndr). Quindi alla fine ho affrontato l’operazione e credo che sia stato così anche per me, sono molto soddisfatto di come ho cantato nell’ultimo album.
A PROPOSITO DEL DISCO, L’HO TROVATO SEMPLICE E DIRETTO. NEL TEMPO HAI PROVATO A FARE COSE DIFFERENTI, SPESSO PIÙ COMPLICATE DAL PUNTO DI VISTA DELLA SCRITTURA. QUESTO È PIÙ SEMPLICE E DIRETTO. COME L’HAI VISSUTO?
– Vero. Ci siamo divertiti molto a scriverlo ed è uscito molto spontaneamente. Alcuni pezzi hanno delle parti difficili, vero, ma nulla di esagerato. A dir la verità, per come la vedo io, anche in passato non ho fatto cose così difficili, parti pensate per dire “Stronzetto, tu non sei capace, vero?” (ride sornione, ndr).
Preferisco parti ben fatte, più che complicate.
ASPETTANDO LA TUA CHIAMATA OGGI HO DATO UN’OCCHIATA AI VARI DISCHI DEI MEGADETH E OVVIAMENTE, AL RATTLEHEAD, LA VOSTRA MASCOTTE CHE COMPARE SU QUASI TUTTE LE COPERTINE.
DA QUESTO RATTLEHEAD IN FIAMME SU SFONDO BIANCO NE È PASSATO DI TEMPO DA QUELLO DI “PEACE SELLS” DAVANTI AL PALAZZO DELLE NAZIONI UNITE. IN UN MONDO COSÌ CAMBIATO, QUANTO PENSI POSSA ESSERE RILEVANTE QUELLO CHE HA DA DIRE IL NOSTRO RATTLEHEAD E QUINDI, IN QUALCHE MODO, DAVE MUSTAINE?
– Il mondo è cambiato davvero molto. Tantissimi alti e bassi, ma mi sento di dire che è andato avanti così per secoli, non per decenni. Quando abbiamo iniziato il panorama era comunque davvero differente: l’economia era differente, il sistema delle banche, i governi e la politica.
Guarda solo il modo in cui i politici parlavano uno con l’altro: oggi non c’è più decoro. Stiamo parlando di ruoli che dovrebbero essere rispettabili, mentre vediamo litigi continui e toni completamente sbagliati. Cose come queste mi preoccupano, perché vedo persone così arrabbiate che se parliamo dell’accesso agli arsenali nucleari e alla possibilità di iniziare guerre, potrebbe essere tutto più vicino di quello che pensiamo. Grazie al cielo per ora non è ancora così semplice poter realizzare soluzioni definitive.
QUANDO HAI INIZIATO, COSA TI MUOVEVA? VOLEVI SOLO SFOGARE LA TUA CREATIVITÀ E LA TUA RABBIA O HAI SEMPRE AVUTO UNA SORTA DI ‘PIANO’ PER DIVENTARE UN MUSICISTA PROFESSIONISTA?
– (Sorride, ndr) Sapevo che sarei diventato famoso. Non accettavo e non ho mai accettato un ‘no’ come risposta. Non ho mai avuto un piano B e volevo diventare il più grande chitarrista di sempre. Senza dubbio.
Adesso c’è una generazione nuova di chitarristi e sono tanti. Nelle generazioni precedenti, molti molti meno. Sono molto contento che ora, grazie alle varie tecnologie, sia molto più facile imparare a suonare la chitarra. Suonare la chitarra, l’arte di suonarla è ancora qualcosa che mi emoziona moltissimo.
Sono onestamente contento che tutti questi musicisti giovani possano progredire e imparare meglio di quanto ho fatto io. Il mio punto di arrivo con la chitarra è il loro punto di inizio ed è una cosa molto bella.
UNA CURIOSITÀ: NEGLI ANNI NOVANTA HAI FATTO UN DISCO A NOME MD45, UN PROGETTO CHE FORSE NON TUTTI RICORDANO, DECISAMENTE PIÙ PUNK DI QUELLO CHE HAI SEMPRE FATTO COI MEGADETH. COSA TI RICORDI DI QUEL PERIODO?
– Era un momento critico coi Megadeth, era il periodo di “Youthanasia” e volevo fare qualcosa di differente. L’etichetta ci ha permesso di realizzare quel progetto anche perché i riscontri di vendita di “Countdown To Extinction” erano stati ottimi e quindi erano soddisfatti.
La voce di Lee Ving però non piacque nè al loro management e nè ai fan, quindi in seguito ho ri-registrato tutto io anni dopo (il progetto comprendeva il cantante bassista dei Fear Lee Ving, che ha cantato nella prima versione dell’album, ndr). Ne ho parlato con Lee e ha capito: è stato un vero gentleman.
LE TUE CAPACITÀ COME MUSICISTA SECONDO ME SONO MOLTO BUONE ANCHE QUANDO AFFRONTI LE COVER E LA MUSICA DI ALTRI. NE HAI LASCIATE PARECCHIE NEL TEMPO DI MOLTO BUONE, DALLA SEMPLICE “ANARCHY IN THE U.K.” ALLA TUA PARTECIPAZIONE AL TRIBUTO AI BLACK SABBATH… COME AFFRONTI LA MUSICA DI ALTRI QUANDO È IL TUO MOMENTO DI RISUONARLA? SENTI DI DOVER ESSERE FEDELE ALL’ORIGINALE, DI DOVER REINTERPRETARE?
– (Ridacchia, ndr) Beh, se si tratta di una canzone di altri si può parlare di una copia, mentre se si tratta di canzoni che ho scritto io, è differente. “Ride The Lightning” è un pezzo che ho scritto io al tempo insieme a James (Hetfield, cantante e chitarrista dei Metallica, ndr). Volevo rifarla in modo che fosse bella come l’originale, lasciando un po’ di spazio ai musicisti, tra cui soprattutto Dirk alla batteria e Teemu (Mäntysaari, chitarrista dal 2023, ndr) con gli assoli. Volevo che si divertissero un po’ (ride, ndr). D’altronde, se nelle mie parti avessi copiato Kirk Hammett, sarebbe stato copiare qualcuno che ha copiato me.
OTTIMO! IO PERÒ INTENDEVO DAVVERO LE COVER CHE HAI FATTO TU, NON QUELLA. IN FONDO È DAVVERO UNA CANZONE TUA.
– Ah, cazzo! Ok, va bene!
BEH, NON PREOCCUPARTI, HO AVUTO UNA BUONA RISPOSTA COMUNQUE!
(Risate di entrambi, ndr)

Artista: Megadeth | Fotografo: Fabio Livoti | Data: 17 giugno 2024 | Venue: Alcatraz | Città: Milano


