Eccoci qui a parlare dei Mindaleth, interessantissima prog death metal band romana che ha da poco rilasciato un nuovo promo minicd, il secondo della propria carriera. Pare che i nostri stiano riscuotendo consensi da più parti e noi di Metalitalia.com non potevamo certo lasciarci sfuggire l’occasione di contattarli per saperne di più su di loro e sul loro nuovo “Mandala”. Auguro loro di poter trovare presto una casa discografica disposta ad accordare la giusta fiducia, perché le capacità e l’inventiva di questi ragazzi sono davvero tutto fuorché comuni. Intanto, a voi lettori, consiglio di far vostro all’istante questo validissimo lavoro perché band di questo calibro, per giunta italiane, meritano assolutamente di essere supportate.
VI ANDREBBE DI RIASSUMERE LA STORIA DELLA BAND?
Lorenzo: “Il gruppo si è formato nel maggio del 1998 e come ogni cosa che nasce così, improvvisamente, ha subìto una serie infinita di mutamenti e trasformazioni che lo hanno reso di volta in volta irriconoscibile. Sono stati cambiati molti cantanti e un discreto numero di bassisti fino ad arrivare ad una configurazione che adesso definisco ideale. Il continuo alternarsi di elementi ha necessariamente messo in discussione la stessa ‘vitalità’ ed ‘espressività’ del gruppo sia musicalmente che vocalmente. Il primo promo ‘Spiritual RainEssence’ risale al Luglio del 1999. È stato un lavoro molto stimolante perché bisognava mettere insieme personalità molto distanti tra loro e convogliarle in un unico sentimento. Ma ancora più difficile fu riassemblare i nuovi pezzi in vista di un nuovo bassista (Giulio), ormai insediato in maniera definitiva, e di una componente femminile (Elisabetta), non prevista, che dovettero calarsi in una struttura musicale scritta da altri e per altri. Qui il gruppo, secondo me, ha raggiunto la propria maturità, sforzandosi di delineare quelle che dovrebbero essere le linee guida del ‘progetto Mindaleth’. L’attuale promo, ‘Mandala’, risente quindi di una elaborazione quasi cervellotica dei brani, dato che sono stati tutti rivisitati da più bassisti e comunque rielaborati e riscritti più volte anche dagli stessi chitarristi. Di qui la conseguente difficoltà di inserire anche un testo perfettamente aderente ad una ritmica sempre differente. Questo promo rappresenta un po’ tutto il percorso dei Mindaleth fino adesso, dato che tra le varie tracce, ahimé per cause di forza maggiore, intercorre un notevole lasso di tempo”.
QUALI RITENETE CHE SIANO LE VOSTRE MAGGIORI INFLUENZE A LIVELLO LIRICO E MUSICALE?
Gianni: “La proposta dei Mindaleth è difficilmente inquadrabile in un filone ben preciso, sia a livello musicale che a livello lirico. Per quanto riguarda la musica la motivazione principale è che le influenze e le preferenze di ciascun membro si differenziano molto tra di loro…partendo dal rock duro dei seventies passando per la NWOBHM, arrivando al death metal della metà degli anni Ottanta (senza fare distinzioni geografiche, quindi apprezzando tanto la scena californiana quanto quella scandinava… e con tutto quello che c’è in mezzo!). Queste sono le radici delle nostre influenze, ma è ovvio che con il passare del tempo abbiamo sviluppato una certa sensibilità per la musica più svariata; ad esempio l’altro chitarrista ed io siamo stati letteralmente folgorati dai primi vagiti di death melodico… come dimenticare i mitici At The Gates, i primi album dei Dark Tranquillity (diciamo che ‘The Gallery’ è stato uno dei primi motivi per i quali abbiamo messo su un gruppo!), per non parlare poi della musica triste e sofferta di gente come My Dying Bride e Anathema. Per capire veramente l’alchimia musicale che si è creata al nostro interno è utile ricordare che Lorenzo (batteria) adora la pazzia messa in musica (i Tool hanno un posto fisso nello stereo della sua macchina), il cantante (Franco) ascolta tutto ciò che è in grado di far vibrare le particolarissime corde del suo inconscio (la sua cultura musicale è vastissima), mentre il bassista (Giulio) è attirato più dal metal classico… e adora sterzate estranianti alla Devin Townsend”.
COME E’ NATO “MANDALA”? POTETE PARLARMI DELLA FASE DI SONGWRITING, DELLE REGISTRAZIONI, ETC.?
Marco: “‘Mandala’, come anche il precedente, è nato dalla musica prima di tutto; i testi sono arrivati successivamente come un filo rosso: rivelatore di una delle possibili strade percorribili. La formula è stata più o meno la solita. I chitarristi hanno portato il materiale su cui lavorare e poi tutti insieme si è contribuito alla concretizzazione del pezzo. Il demo è nato in un periodo critico, quando il nostro ex-bassista (Gino Palombi) prendeva le mosse da noi.
Aveva partecipato a gran parte del processo creativo che dovette subire grandi rallentamenti. ‘Dogma I’, ad esempio, è la sintesi di un travaglio lunghissimo: non finivamo mai di tagliare e aggiungere pezzi… in principio doveva essere qualcosa di molto più semplice!!! Oggi il demo è stato ben limato, ma con un po’ di distacco è possibile percepire piccoli spigoli. Rispetto al passato sono stati raggiunti buoni risultati grazie ad una maggiore cura della melodia e del ritmo, accompagnata da un miglioramento di noi tutti nell’approccio strumentale. Messo al confronto col passato ‘Mandala’ è più visionario, con meno stereotipi. Ma ci sono ancora molti freni su cui si deve lavorare.
Il problema di un suono ancora più ‘personale’ rimane una costante. Nel tentativo di abbandonare i modelli d’influenza per scoprire il nostro modo di interpretare, al suono spetta una parte fondamentale, ma anche al coraggio di voler percorrere strade-tabù, senza contare poi la difficoltà a far convergere tutti noi (con le nostre individualità) verso un risultato comune, verso una veste più precisa.
Rispetto al demo passato siamo riusciti ad ottenere un suono più oscuro, favorendo le parti atmosferiche e quelle distorte… forse le chitarre acustiche risultano meno inserite, più straniate. In quest’ultima produzione è mancato il lavoro corale (dal punto di vista del coinvolgimento) che invece ha caratterizzato la precedente… questa volta ognuno faceva per sé”.
COME DESCRIVERESTE LA MUSICA IN ESSO CONTENUTA?
Marco: “Mani, con il solo compito di massaggiare membra intirizzite.
La musica parla per immagini e stati d’animo. Nei nostri pezzi c’è sempre un ritmo frenetico a presenziare: definibile come ansia sottopelle, o insofferenza nervosa. Le parti melodiche più pacate sono come un grande respiro: un rilassamento in attesa di un’altra tensione. E’ un racconto episodico: si chiudono paragrafi e se ne aprono di nuovi sempre diversi. Spesso ci rivolgiamo anche all’ascoltatore, lo si chiama in causa. Non vogliamo guidare nessuno da nessuna parte. Sorprendere…Questo sì!”.
Franco: “‘E.S.P. Metal’… ossia ‘Extreme Spiritual Progressive’ Metal in una parola, musica Avantgarde. C’è tutto: tecnica ed istinto, ragione ed emotività, aggressione e melodia… un sodalizio tra emisferi cerebrali prima e col cuore poi, in lunghe suite di 8 minuti circa. Un viaggio… per venire senza part(or)ire!”.
DI COSA PARLANO I TESTI? SI TRATTA DI UN CONCEPT? PENSATE DI CONTINUARE A SCRIVERE I TESTI IN ENTRAMBE LE LINGUE (INGLESE ED ITALIANO)?
Franco: “Sì, è un concept, una specie di percorso autoiniziatico (i testi sono infatti scanditi in ‘step 1,2,3,4’) che riprende dal punto in cui avevamo lasciato ‘Abyss (Y.M.I.?)’ l’ultima traccia del precedente promo ‘Spiritual RainEssence’, il cui t tema è stato ripreso nell’intro ‘Abyss (I.M.U.)’.
In ‘Anxiety’ vi è l’accettazione della propria unicità… frammentaria, una sorta di schizofrenia ‘sana’ (la consueta lotta per il dominio interiore, diviso tra le volontà e le necessità di corpo, mente e spirito).
‘In evanescence’ è il passo successivo: la percezione della realtà disgregata si integra con la sfera del sogno in una visione quantica multidimensionale, una ‘nuova realtà’, plasmabile dall’ entronauta che ha saputo trovare in se l’equilibrio degli opposti… concetto perfettamente riassunto nel simbolo del Mandala, titolo della terza traccia.
Per finire (o meglio dire, cominciare davvero) con ‘Dogma I…’, la scoperta del divino interiore. ‘Io sono dio’ non significa ‘dio sono io’… per alcuni. Per le lingue non c’è nulla di prestabilito; italiano, inglese o latino che sia… tutto è funzionale. Amo la nostra lingua, e se qualcuno obiettasse che sia poco adatta al metal, risponderei che dipende solo da come la si usa… e da chi la usa. Il norvegese SI perchè fa FOLK, l’italiano NO perchè fa POP? CAZZATE. In questo senso, lode agli Inchiuvatu!”.
AVETE IN PROGRAMMA DELLE DATE DAL VIVO?
Giulio: “Be’… devo dire sinceramente di no, non a breve scadenza almeno… abbiamo avuto più di qualche occasione per date al nord insieme ad altri gruppi delle ‘ice wind dale’ con cui intratteniamo rapporti, però ultimamente siamo tutti un pò incasinati con altre attività che malgrado la voglia e l’impegno di ogni singolo, mettono a dura prova la possibilità di trovare il tempo adatto da dedicare alla musica… ma siamo ancora vivi, e non intendiamo morire… in qualsiasi caso ultimamente stiamo cercando di organizzarci un pò meglio, nel senso che abbiamo stretto amicizia anche con gruppi locali, con i quali abbiamo organizzato un concerto a Civitavecchia (RM) lo scorso 14 dicembre, e penso che essendo rimasti tutti pienamente soddisfatti di quel concerto (sia i Mindaleth che gli altri gruppi, grazie anche alla maestria di Stefano Morabito che devo dire è risultato un tecnico del suono impeccabile…) ci ritroveremo presto a ideare qualcosa magari per quando ‘si scioglierà la neve'”.
UN’OPINIONE SULLA SCENA ITALIANA?
Giulio: “La scena italiana è sempre un argomento ostico da esporre. In quanto a causa delle cattive organizzazioni dei festival spesso e volentieri svariati validissimi gruppi passano inosservati, mentre altre band più ortodosse e commerciali scalano la vetta del business e riescono a portare la loro musica all’estero (ma d’altronde è così che va il mondo) . Accade anche che gli organizzatori stessi dei concerti, benché siano ragazzi come noi, sembra dimentichino cosa si è ‘costretti a patire’ quando si ha una band e tanta voglia di crescere e approfittano della tua necessità e voglia di fare una data live attraverso svariati espedienti che ti lasciano sia interdetto che deluso. Un altro problema principale sta nel fatto che spesso il pubblico non è attratto da coloro che osano più degli altri magari sperimentando nuovi sound, ma da coloro che suonano sempre le stesse lagne trite e ritrite. Non credo che le persone disprezzino chi non rientra nei loro gusti, solamente che non si fermano ad ascoltare coloro che cercano di proporre qualcosa di innovativo e magari più ‘intellettualoide’, insomma un genere di musica che va compreso ed analizzato a fondo e che non basa l’efficacia dei pezzi sul primo impatto.
Però devo dire che nell’underground e non, parecchie band sono degne di nota, come i Novembre, gli Edenshade, i The Last Winter, i Room With A View ed ultimamente guardandomi un pò intorno mi sto accorgendo di più di qualche band meritevole… ovviamente il numero di queste è sempre nettamente inferiore in confronto all’emergere di tante altre band invece che rasentano la soglia del ridicolo…ma non è un buon pretesto per abbattersi!”.
COME PENSATE CHE SI SVILUPPERA’ IL VOSTRO SOUND IN FUTURO?
Lorenzo: “Parlare di sound futuro è, secondo me, un po’ limitante e costrittivo. Il suono deve essere il mezzo con cui esprimere i tuoi pensieri in musica. Come si può pensare di tendere verso determinate sonorità o verso altre? Dipende tutto da cosa vuoi esprimere. Però alla fine anche noi cediamo alla tentazione di discutere e programmare circa le nuove impronte sonore da dare al gruppo. L’unico punto su cui siamo tutti d’accordo è nel creare un maggior distacco tra le parti melodiche e quelle aggressive, cercando al contempo di rendere le canzoni più omogenee e fluide. Troppo spezzettamenti ritmici e di atmosfera vanno a discapito del messaggio portante del brano. Non escludiamo anche la possibilità di introdurre suoni ‘meno convenzionali’, per lo meno in ambito metal, là dove se ne sentisse la necessità. Il metal non può fermarsi a certi stereotipi musicali, ma non è neanche giusto che se ne distacchi e li rinneghi del tutto”.
QUALI SONO GLI OBIETTIVI DEI MINDALETH?
Gianni: “Che dire degli obiettivi della band… rimangono sempre gli stessi: far conoscere il nostro nome a più gente possibile, sia attraverso concerti sia sfruttando lo spazio che ci viene concesso su riviste e web-zine per promuovere i nostri lavori; ovviamente tutto questo in vista dell’obiettivo principale che accomuna la maggior parte dei gruppi underground… il famigerato contratto discografico! Semmai ciò che è mutato è la nostra consapevolezza delle difficoltà legate alla promozione di un prodotto underground come il nostro. Ma è inutile disperare, la passione per la musica è la ragione per la quale andiamo avanti e finchè questa sarà presente continueremo per la nostra strada”.
AVETE QUALCOS’ALTRO DA AGGIUNGERE?
Giulio: “Vorrei comunicare l’indirizzo del nostro sito: www.mindaleth.com , che è da poco online (ma è ancora da rifinire) in cui è possibile scaricare un paio di brani tratti da entrambi i promo ed è presente un guestbook per chi volesse esprimere la propria opinione. Ringraziamo Metalitalia.com per averci dato la possibilità di far sì che nuove persone vengano a conoscenza della nostra musica anche grazie all’ ottima recensione di ‘Mandala’, e vi salutiamo con la promessa di risentirci di nuovo, sperando magari un giorno… con un album”.
