MISERY LOVES CO. – Si riparte da Zero

Pubblicato il 07/01/2020 da

Tra le realtà che hanno forgiato l’industrial metal sarebbe difficile non citare i Misery Loves Co. Una band che aveva certo un suo sound peculiare e che, nel corso degli otto, brevi anni della sua carriera è evoluto sempre in barba a ogni etichetta. Qualche anno fa, col contributo del chitarrista Michael Hahne, i due membri storici hanno ripreso a suonare dal vivo, un’esperienza che ha evidentemente rinfocolato la voglia di sperimentare e comporre assieme, come ci racconta in questa intervista un Patrik Wirén alquanto parco di parole.

SONO PASSATI DICIANNOVE ANNI DAL VOSTRO ULTIMO ALBUM. COME È NATO QUESTO RITORNO, E COSA TI HA FATTO PENSARE CHE FOSSE IL MOMENTO GIUSTO?
– Sì, è passato molto tempo. Ma scrivevamo canzoni da parecchio e finalmente sentivamo che era tempo di permettere che il resto del mondo ascoltasse ciò che avevamo creato. Siamo persone molto lente, suppongo…

AVETE MAI PENSATO DI RIFORMARE LA BAND IN UNA NUOVA INCARNAZIONE CHE NON PREVEDESSE VOI TRE INSIEME?
– No, decisamente. Io e Örjan abbiamo iniziato a scrivere canzoni tra noi, ma quando è giunto il momento di suonare dal vivo volevamo assolutamente che Michael fosse con noi sul palco. E dopo si è unito a noi in studio e tutto è stato molto naturale.

COME È STATO RIPRENDERE A SCRIVERE MUSICA INSIEME? COSA È CAMBIATO, SE QUALCOSA È CAMBIATO, NEL VOSTRO PROCESSO DI SCRITTURA?
– Non è cambiato quasi nulla, mi è sembrato di tornare a casa, davvero. Certo, negli ultimi tre anni circa Michael è stato molto coinvolto nel processo di scrittura, il che l’ha resa un’esperienza molto diversa.

E IL PROCESSO DI REGISTRAZIONE? PUOI PARLARCI DI COM’È ANDATO E CHI ALTRI È STATO COINVOLTO?
– Ci è voluto molto, molto tempo… Jesper Skarin (VAK) ha suonato la batteria, Roberto Laghi (In Flames) l’ha mixato e Magnus Lindberg (Cult of Luna) ha masterizzato l’album.

PERCHÉ AVETE SCELTO UN TITOLO COME “ZERO”? SUGGERITE UN NUOVO INIZIO NELLA VITA MUSICALE DEI MISERY LOVES CO.?
– Sì, vorremmo pensarlo come un nuovo inizio. Sul piano musicale ci siamo consolidati, e non è qualcosa di completamente diverso da quello che abbiamo fatto in passato, ma comunque… Per noi questo è sicuramente un nuovo inizio.

SONO COMUNQUE DIVERSI ANNI CHE AVETE RIPRESO A SUONARE DAL VIVO. È STATA UN’ ESPERIENZA IMPORTANTE PER RITROVARE L’ALCHIMIA GIUSTA?
– Adoro essere sul palco e non potrei immaginare di essere in una band senza suonare dal vivo. Per me è lì che accade davvero la magia.

SIETE STATI TUTTI COINVOLTI IN ALTRI PROGETTI, IN QUESTI ANNI, GIUSTO? VUOI PARLARNE?
– Örjan ha lavorato in studio ed è stato coinvolto in tutte le registrazioni degli In Flames (come tastierista, ndR) e anche dietro il mixer negli album di Dark Funeral e Raised Fist. Io ho fatto ospitate con musicisti come Kungens Män e Avfall, oltre a pubblicare un album con una band chiamata Alpha Safari che ho formato con Uffe Cederlund (Entombed).

COME AVETE SCELTO UNA COVER COME “ONLY HAPPY WHEN IT RAINS”? È FRUTTO DI AMORE PER I GARBAGE O AVEVA IL SOUND GIUSTO, SEMPLICEMENTE? LO CHIEDO PERCHÉ TUTTO L’ALBUM È RICCO DI MELODIA, QUALCOSA CHE ERA PRESENTE NEL VOSTRO ULTIMO ALBUM, MA CHE QUI ESPLODE DAVVERO.
– A tutti noi piace molto quella canzone, ma più di ogni altra cosa abbiamo sentito che potevamo facilmente trasformarla in una canzone dei Misery Loves Co. Ci si adatta perfettamente!

SEMPRE PARLANDO DEL SUONO DI “ZERO”, CI SONO MOLTI SUONI PROGRAMMATI IN QUASI TUTTE LE CANZONI, MA ALLO STESSO TEMPO L’ALBUM È DAVVERO ORGANICO E ‘CALDO’, QUINDI UN ALTRO PASSO VERSO UN SUONO PIÙ ACCATTIVANTE. ERA QUALCOSA CHE RICERCAVATE, O È SEMPLICEMENTE EVOLUTO IN QUELLA DIREZIONE?
– Sì, era qualcosa di cui abbiamo discusso già prima di registrare. Abbiamo questo batterista assolutamente straordinario, Jesper Skarin, e ha contribuito in modo importante al sound dell’album. Penso che la sua batteria abbia aggiunto una componente molto organica a “Zero”.

DEFINIRESTI ANCORA LA VOSTRA MUSICA COME ‘INDUSTRIAL’? SE VI È MAI INTERESSATO DELLE ETICHETTE, OVVIAMENTE!
– Sì, credo di sì… È sempre una domanda difficile a cui rispondere. Diverse persone sembrano collocarci in modi molto diversi: industrial, industrial metal, alternative rock, goth, metal, post punk, musica sperimentale. Immagino che la verità sia da qualche parte in mezzo a tutti questi generi.

QUALE DIRESTI CHE È LA TUA CANZONE PREFERITA DELL’ALBUM? ANCHE PER I RICORDI CHE HAI DI COME È NATA.
– In questo momento mi piace molto “One Of Those Days”, ma è una preferenza che cambia continuamente. Secondo me il disco ha un bel feeling à la Cure che mi piace molto.

CI RACCONTERESTI DI COSA PARLANO I TESTI?
– Sono, ovviamente, un riflesso di ciò che vedo intorno a me e forse questa volta sono un po’ meno introverse del solito.

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