MISERY SIGNALS – Avanguardia Underground

Pubblicato il 02/10/2008 da
 
Non sottovalutate i Misery Signals solo perchè sono un gruppo che è solito mantenere un basso profilo. I nostri non pubblicano un album all’anno, non seguono i trend imperanti, non pongono alcuna attenzione all’immagine… Sono qui per la musica, e quella, nel loro campo, non è seconda a quella di nessuno. Che ora qualcuno se ne accorga… di band metal-core dotate di una tale personalità ce ne sono poche in giro. Non a caso, se ne è accorto anche un certo Devin Townsend, che ha prodotto ben due dei tre album sino a oggi pubblicati dal quintetto. L’ultimo di questi, “Controller”, è arrivato nei negozi da poco e sembra che sia sulla buona strada per diventare uno dei lavori più apprezzati di questo 2008. Ai nostri microfoni ci ha raccontato tutto a tal riguardo il chitarrista Ryan Morgan, una delle menti principali dietro il Misery Signals sound…
 

 
“CONTROLLER” È NEI NEGOZI DA QUALCHE SETTIMANA… COME VI SENTITE ORA CHE È FUORI DAL VOSTRO CONTROLLO?
“Ci sentiamo bene, siamo molto soddisfatti di come è venuto. Sembra che la gente stia impazzendo per questo disco. Ora siamo in tour e ogni giorno vengo fermato da qualcuno – fan o membro di un’altra band – che mi dice quanto gli sia piaciuto. È una bella sensazione. Sapevo che chi aveva apprezzato i vecchi album avrebbe potuto gradire anche questo, ma non ero preparato a un simile entusiasmo. Ho appena ricevuto la copia di un magazine per il quale un mio amico ha fatto delle foto e ho visto che ci hanno dato 10 punti su 10… praticamente pensano che sia un lavoro perfetto. Non so cosa pensare… ovviamente anche a me il disco piace, ma, come molti musicisti, continuo a pensare che qualcosa poteva essere fatta in maniera diversa o roba simile… sono spesso molto critico nei miei confronti”.
 
DOPO TRE FULL-LENGTH NON AVETE ANCORA MOSTRATO ALCUN CEDIMENTO, ANZI, SEMBRA SIATE IN CONTINUO MIGLIORAMENTO. QUAL È IL VOSTRO SEGRETO?
“Grazie mille per le belle parole. Non so esattamente quale sia il segreto. Credo che per noi sia molto importante guardarci indietro e imparare da quanto abbiamo fatto. Suoniamo centinaia di show ogni anno e in una situazione come questa è vitale capire quali sono gli elementi della tua musica che effettivamente funzionano. Il live è il vero banco di prova per una band”.
 
PENSI CHE PRIMA O POI ARRIVERÀ UN MOMENTO IN CUI NON RIUSCIRETE PIÙ A PROGREDIRE SOTTO IL PROFILO MUSICALE?
“Non lo so, ma per ora non sono affatto preoccupato. Il nostro batterista, Branden Morgan, si esercita letteralmente tutto il giorno e il resto della band è continuamente concentrato su come poter progredire creativamente. Il nostro obiettivo primario è quello di espandere la nostra musica in direzioni nuove e interessanti. Personalmente non sono interessato a diventare il miglior chitarrista solista in circolazione… là fuori ci sono decine di ragazzini in grado già ora di ridicolizzarmi. Ma questi ultimi che cosa sanno comporre? Questo è il mio obiettivo: comporre delle belle canzoni, lontane da ogni stereotipo”.
 
C’È QUALCOSA DI “CONTROLLER” CHE AVETE FORTEMENTE VOLUTO CURARE IN MANIERA DIVERSA RISPETTO A “MIRRORS”?
“Sì, la registrazione! Su ‘Mirrors’ abbiamo cercato di far suonare il tutto molto crudo e naturale, ma così facendo abbiamo perso un po’ di vista l’impatto. Quando Devin Townsend ci ha contattato per produrre il nuovo album, abbiamo quindi parlato parecchio di come questa volta volevamo una produzione davvero pulita e chiara, ma che mantenesse il feeling naturale. Tantissimi dischi metal dei giorni nostri non sembrano nemmeno suonati da dei veri strumenti… poi quando vedi questi gruppi dal vivo ti accorgi come non riescano a riproporre i pezzi come su disco. Un’altra cosa sulla quale ci siamo concentrati è stata l’andatura dei brani. ‘Mirrors’ ha un feeling molto etereo, cosa che apprezzo, ma alla lunga è un lavoro che può risultare un po’ spento. Perciò abbiamo provato ad alzare i tempi e a scrivere pezzi più corti, senza però sacrificare le nostre atmosfere. Alla fine ci siamo ritrovati con un disco piacevole da ascoltare dall’inizio alla fine, tutto d’un fiato. I nostri album preferiti hanno tutti questa caratteristica, siamo quindi contenti di aver raggiunto anche noi un tale traguardo”.
 
COME SCRIVETE OGGI IL MATERIALE? È UN LAVORO DI SQUADRA?
“Direi di sì… Stu e io portiamo la maggior parte dei riff, ma poi arrangiamo il tutto con il resto della band in sala prove. Questa volta anche Branden ci ha fornito del materiale e delle ritmiche su cui lavorare. quindi si può davvero parlare di un lavoro di squadra. Anche per i testi seguiamo la stessa procedura”.
 
AL GIORNO D’OGGI SENTITE SU DI VOI PIÙ PRESSIONE QUANDO SI TRATTA DI COMPORRE NUOVI BRANI? CHE MI DICI DI “CONTROLLER”? “MIRRORS”, IL DISCO PRECEDENTE, ERA STATO BEN ACCOLTO…
“Non so se essere d’accordo con quanto dici. ‘Mirrors’ è stato trattato bene dalla critica, ma il pubblico e la scena non lo hanno capito granchè. È stata quasi una delusione per noi. Quindi non abbiamo sentito alcuna pressione su di noi per ‘Controller’… non avevamo niente da perdere. E comunque non siamo soliti ascoltare troppo le opinioni altrui… se riteniamo di aver composto qualcosa di interessante, seguiamo quella strada, con o senza supporto di media e fan”.
 
SIN DAL PRIMO ALBUM SIETE SEMPRE STATI PARAGONATI A BAND COME SHAI HULUD E MESHUGGAH. QUANTO EFFETTIVAMENTE SONO STATE IMPORTANTI PER VOI QUESTE REALTÀ? TI SENTI DAVVERO DI CONSIDERARLE UN’INFLUENZA?
“Sì, queste sono due band alle quali non ho alcun problema a essere accostato. Suoniamo metal-core e siamo ormai abituati a sentire mille stupidi paragoni, ma i gruppi che hai menzionato non hanno niente che non vada… sono davvero un’influenza per noi. A tal proposito, ti racconto un aneddoto:  qualche tempo fa eravamo in tour e siamo capitati nei pressi dell’abitazione di Matt Fox degli Shai Hulud. I nostri nuovi album erano entrambi pronti e così abbiamo organizzato una sorta di listening session. Siamo grandi amici e ci rispettiamo moltissimo, quindi è stata una bella esperienza. Quell’uomo è per me un’influenza da quando avevo 17 anni e ancora oggi continua a ispirarmi”.
 
QUANTO È NOIOSO ESSERE SEMPRE INSERITI NEL FILONE METAL-CORE, QUANDO, A BEN VEDERE, IL VOSTRO SOUND È BEN LONTANO DA QUELLO DEL GRUPPO MEDIO DEL GENERE?
“Essere continuamente inseriti in questo o in quell’altro filone è noioso per qualunque band. Per noi lo è probabilmente di più, ma ormai non ci facciamo quasi più caso. Anzi, è quasi un punto a nostro favore oggi: i gruppi metal-core attuali sono uno peggio dell’altro, quindi essere accostati a quelli non può far altro che farci spiccare come uno dei migliori e più originali del lotto”.
 
QUANTO È IMPORTANTE PER VOI IL DAR VITA A QUALCOSA DI ORIGINALE?
“È molto importante, ma è anche un processo difficile. Al giorno d’oggi è già stato provato praticamente tutto ed è dunque quasi impossibile battere dei sentieri davvero inesplorati. Delle volte capita di copiare qualcuno senza neppure rendersene conto. Nella nostra scena, il segreto per risultare almeno un po’ personali è quello di non limitarsi negli ascolti solo al metal o al rock. C’è sempre tanto da scoprire al di fuori di questi generi”.
 
IL VOSTRO ALBUM ERA GIÀ SCARICABILE ABUSIVAMENTE UN MESE PRIMA DEL SUO ARRIVO NEI NEGOZI. COME L’AVETE PRESA?
“Non ci è importato per niente! Le case discografiche sono il diavolo! Tu, che stai leggendo: se non hai ancora sentito il nostro nuovo album, corri a scaricarlo! Però se ti piace vieni a vederci in tour e acquista una nostra maglietta, al giorno d’oggi questo significa supportare una band”.
 
SIETE QUASI SEMPRE IN TOUR… QUANTO È DIFFICILE CONDURRE UNA VITA SIMILE?
“Non lo so… salgo sul furgone e partiamo. Questa è la mia vita da sei anni a questa parte. Non conosco alcuna altra vita… non posso fare paragoni. In futuro probabilmente sarà diverso, ma al momento non vedo altra alternativa se voglio vivere di sola musica”.
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