MISERY SIGNALS – Mondi & Sogni

Pubblicato il 24/12/2006 da
Il 2006 ci ha regalato il ritorno sulle scene dei Misery Signals, band nata dalle ceneri dei 7 Angels 7 Plagues (band di culto del panorama new school hardcore USA sul finire degli anni Novanta) nel 2002 e presto divenuta uno delle formazioni di punta della scuderia della celebre Ferret Music grazie agli ottimi responsi ottenuti dal full-length di debutto “Of Malice And The Magnum Heart”, album prodotto da Devin Townsend che ha permesso loro di andare in tour praticamente non stop con act del calibro di The Dillinger Escape Plan, Every Time I Die o Bleeding Through. Il nuovo “Mirrors” – concentrato di post hardcore e prog metal di qualità sopraffina – ha tutte le carte in regola per replicare l’exploit del debut. La band, conscia di ciò, sta dunque intensificando la promozione anche oltre oceano, quindi non ci sarà da stupirsi se nell’immediato futuro vedremo i nostri calcare assiduamente i palchi europei. Per ingannare l’attesa, il chitarrista Stuart Ross si è fatto in quattro per rispondere alle nostre domande…
 
CONGRATULAZIONI PER “MIRRORS”, SICURAMENTE UN ALTRO OTTIMO ALBUM NELLA VOSTRA DISCOGRAFIA. SIETE SODDISFATTI DI COME E’ VENUTO E DI COME STA VENENDO ACCOLTO?
“Grazie mille per le belle parole! E’ sempre difficile essere completamente soddisfatti di un nuovo album, ogni musicista cambierebbe sempre qualcosa alla fine delle registrazioni. Trovo comunque che il disco sia venuto bene e per il momento sono davvero soddisfatto. Non so ancora se si tratta dell’album che ci farà compiere il grande salto, ma puoi star certo che non vedo l’ora di scrivere il suo successore. Se quindi con ‘Mirrors’ non riusciremo a fare il botto, magari riusciremo a farlo con il nostro terzo lavoro!”.
 
SONO PASSATI DUE ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DEL VOSTRO DEBUT “OF MALICE AND THE MAGNUM HEART”. COME PENSI CHE SI SIA EVOLUTA LA BAND IN TUTTO QUESTO TEMPO?
“Credo che la band sia migliorata moltissimo sotto il profilo del songwriting. Ritengo che con ‘Mirrors’ siamo riusciti a fare dei passi da gigante soprattutto per quanto riguarda le strutture dei brani… non erano mai state così fluide prima d’ora. Inoltre oggi componiamo con molta più libertà rispetto al passato… non ci interessa scrivere soltanto musica heavy. Valutiamo attentamente ogni cosa che viene prodotta durante le nostre jam session: dal riff più brutale alla melodia più dolce. Il nostro obiettivo primario è sempre quello di realizzare qualcosa di personale… musica che possa stupire l’ascoltatore”.
 
QUALI PENSI CHE SIANO LE PRINCIPALI INFLUENZE MUSICALI DELLA BAND? ASCOLTANDOVI DISTRATTAMENTE I PRIMI NOMI CHE VENGONO A GALLA SONO SHAI HULUD E MESHUGGAH…
“Assolutamente, sia Shai Hulud che Meshuggah sono due influenze primarie per noi. Ma ci sentiamo anche parecchio influenzati dall’intera scena post hardcore. Diciamo che come band la nostra gamma di influenze è piuttosto vasta. Io, ad esempio, ascolto molto punk rock – Strike Anywhere, Propagandhi, Hot Water Music – Ryan e Branden hanno una passione smisurata per l’Hip Hop, a Kyle piace il classic rock – Led Zeppelin, Journey, Steelie Dan – mentre Karl ascolta quasi soltanto hardcore e metal. Insomma, non nel nostro stereo non passa esclusivamente musica estrema. Ascoltiamo di tutto, ma cerchiamo sempre di tenere la mente libera quando componiamo… vogliamo che i Misery Signals rimangano sempre un gruppo il più originale possibile”.
 
TI SENTI DI AFFERMARE CHE SIETE ISPIRATI ANCHE DA FATTORI EXTRA MUSICALI?
“Dire di sì… personalmente, dal fatto di poter viaggiare e visitare nuovi posti grazie ai tour della band. Adoro questa cosa. Più che una fonte di ispirazione, credo sia però uno sprone a dare sempre il massimo per il gruppo, in modo da poter mantenere ancora a lungo questo stile di vita”.
 
SE DOVESSI INSERIRE I MISERY SIGNALS IN UNA PRECISA SCENA MUSICALE, QUALE SCEGLIERESTI? VI SENTITE PIU’ VICINI AL METAL O ALL’HARDCORE?
“Questa è una domanda difficile. A livello musicale non abbiamo più molto a che spartire con l’hardcore puro. Ma, allo stesso tempo, ci sentiamo piuttosto in linea con molte delle ideologie care a questa scena. Il metal invece ci piace molto, ma non sono dell’idea che i Misery Signals siano a tutti gli effetti una metal band. Direi che stiamo nel mezzo… per noi ultimamente è dura riuscire a trovare una precisa collocazione. Ma adoriamo suonare per tutti i tipi di audience, siamo ragazzi dalla mentalità molto aperta”.
 
SECONDO TE CHI E’ IL FAN MEDIO DEI MISERY SIGNALS?
“Un’altra domanda difficile… il nostro fan medio non è nè un hardcorer nè un metalhead. È semplicemente qualcuno che apprezza la musica creativa!”.
 
QUANTO TEMPO VI CI E’ VOLUTO PER COMPORRE IL MATERIALE CONTENUTO SU “MIRRORS”? AVETE TROVATO DIFFICOLTA’ NEL DARE AD “OF MALICE…” UN SUCCESSORE?
“Abbiamo impiegato circa cinque mesi per scrivere il materiale di ‘Mirrors’. Non è stato un processo facilissimo, perchè il debut album era stato ben accolto e volevamo ritornare con un lavoro ancora più valido. Comunque, una volta dato il via al songwriting, ogni cosa è venuta in maniera naturale”.
 
I MISERY SIGNALS SONO IN POSSESSO DI UN’OTTIMA TECNICA. DOVE E QUANDO AVETE IMPARATO A SUONARE? TROVATE NATURALE COMPORRE MUSICA COMPLESSA COME LA VOSTRA?
“Ryan e Branden hanno preso lezioni per imparare a suonare i loro rispettivi strumenti per lungo tempo. Io invece ho frequentato un maestro di chitarra solo per qualche mese quando avevo tredici anni. Gli altri ragazzi invece non credo abbiano mai preso lezioni… siamo per lo più dei musicisti autodidatti. Venendo alla seconda parte della tua domanda, noi scriviamo soltanto la musica che ci sorge spontanea. A volte ci rendiamo conto che è tecnicamente difficile, ma amiamo le sfide. Siamo soliti fare pratica e provare ogni giorno”.
 
SU “MIRRORS” HA ESORDITO UFFICIALMENTE IL VOSTRO NUOVO CANTANTE, KARL SCHUBACH. DIREI CHE SIA GIUNTO IL MOMENTO DI PRESENTARLO E DI FARE CHIAREZZA SULLO SPLIT CON JESSE ZARASKA!
“Il nostro vecchio vocalist, Jesse Zaraska, si era stancato di andare in tour e aveva iniziato a non poter più sopportare qualsiasi attività della band. In pratica, ci ha costretti a chiedergli di andarsene, Non è stata una situazione piacevole, ma ora le cose si sono sistemate. Ci vediamo ogni tanto e andiamo di nuovo d’accordo. Al suo posto, abbiamo reclutato Karl Schubach… ed è un grande!”.
 
LE VOCALS SONO UNO DEI PUNTI DI FORZA DELLA VOSTRA MUSICA. DI RADO SONO PULITE, MA RIESCONO COMUNQUE A TRASUDARE PASSIONE…
“Ci sentiamo in grado di poter scrivere musica melodica senza dover per forza ricorrere alle clean vocals. Su ‘Mirrors’ c’è una parte nella song ‘One Day I’ll Stay Home’ in cui ne facciamo uso, ma queste sono ad opera del nostro amico Patrick, che canta per i Fall Out Boy. Non ci interessa diventare una di quelle tante band che al giorno d’oggi vogliono suonare metal con ritornelli pop. Per quanto mi riguarda, è uno dei peggiori trend al momento esistenti. Ci sono troppi gruppi in giro che sono scesi a compromessi per vendere qualche copia in più… questa è una cosa che mi fa rabbrividire”.
 
CHI HA SCRITTO E DI CHE COSA PARLANO I TESTI DI “MIRRORS”?
“Non si tratta di un concept album perchè abbiamo trattato moltissimi argomenti diversi in questo disco. I testi sono stati scritti dall’intera band e affrontano argomenti di varia natura, soprattutto nostre esperienze personali. Ci vorrebbe molto tempo per scendere nei dettagli!”.
 
“OF MALICE AND THE MAGNUM HEART” ERA STATO PRODOTTO DA DEVIN TOWNSEND, PERCHE’ NON AVETE VOLUTO RIPETERE L’ESPERIENZA CON “MIRRORS”?
“Devin è un produttore straordinario, ma volevamo provare qualcosa di nuovo e cercare di dare a ‘Mirrors’ dei suoni che fossero differenti da quelli del debut. E’ stato un azzardo, ma direi che l’esperimento sia riuscito. Comunque devo dire che non è stato facile lavorare con un produttore diverso da Devin… quest’ultimo è la persona più esperta e diligente che io abbia conosciuto in questo campo sino ad oggi. Posso già anticiparti che per il nostro terzo album torneremo molto probabilmente a lavorare con lui”.
 
AVETE GIA’ AVUTO MODO DI ANDARE IN TOUR SVARIATE VOLTE NEGLI STATI UNITI E IN GRAN BRETAGNA. A QUANDO DELLE DATE IN EUROPA?
“Dovremmo riuscire a venire dalle vostre parti nel 2007. Ci sono buone probabilità che un paio di tour a cui stiamo lavorando si concretizzino. Ci piacerebbe moltissimo poter finalmente esibirci in Italia!”.
 
OLTRE A QUESTI TOUR, QUALI OBIETTIVI SPERATE DI RAGGIUNGERE NEL PROSSIMO FUTURO?
“Vogliamo semplicemente continuare a scrivere musica che abbia credibilità. Vogliamo essere creativi, non seguire alcun trend, e restare fedeli a ciò che il nostro cuore ci dice di fare”.
 
QUAL’E’ IL PIU’ GRANDE COMPLIMENTO CHE HAI RICEVUTO NELLA TUA CARRIERA?
“Una volta un ragazzo mi ha detto che si sentiva influenzato tantissimo dal mio modo di suonare e comporre. E’ stato davvero grande sentire una cosa del genere! Non sono certo il chitarrista migliore sulla terra, ma faccio di tutto per essere il più personale possibile quando mi esprimo”.
 
CHE COSA STANNO ASCOLTANDO I MISERY SIGNALS IN QUESTI GIORNI? DACCI UNA PICCOLA PLAYLIST!
“Stiamo ascoltando principalmente ‘Potemkin City Limits’ dei Propagandhi, ‘A Million Pieces’ dei The Draft, ‘Dead FM’ degli Strike Anywhere, ‘Midwest Pandemic’ dei Twelve Tribes, ‘Far Beyond Driven’ dei Pantera e la raccolta di cover dei nostri amici Between The Buried And Me, ‘The Anatomy Of…'”.
 
GRAZIE MILLE, STUART! LASCIO A TE LA CONCLUSIONE…
“Grazie mille a te per il supporto! Un saluto a tutti i nostri fan in Italia, speriamo di vederci presto!”.
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