MIZMOR – Deluso dalla religione

Pubblicato il 26/12/2019 da

Ci sono interviste che prendono la forma di una confessione. Dove un artista vince ogni tipo di ritrosia e si racconta a viso aperto, rimanendo completamente nudo e andando al di là delle ragionevoli aspettative che si possono avere quando si chiede a un artista cosa stia dietro il suo lavoro. A.L.N., unica mente dietro il progetto Mizmor, è chiaramente una persona che mette tutta sé stessa nella sua musica e, dato quel che suona, soffre pesantemente prima di poter scrivere qualcosa. Tutti i laceranti contrasti del colossale “Cairn” emergono chiaramente anche nell’intervista-cascata che il polistrumentista americano ci ha concesso, rispondendo con molta accuratezza e sentimento alle nostre richieste, segnalandosi come una persona estremamente convinta delle proprie idee e desiderosa di manifestarle.

COME MONICKER HAI SCELTO UNA PAROLA EBRAICA, MANTENENDO L’ALFABETIZZAZIONE ORIGINARIA, UNA PAROLA CHE SIGNIFICA ‘SALMO’. PERCHÉ RITIENI CHE SCRIVENDO QUESTO TERMINE SECONDO L’ALFABETO EBRAICO LA RENDA PIÙ SIGNIFICATIVA?
– Come hai detto, Mizmor significa ‘salmo’ (oppure, in un senso più ampio, anche ‘canzone’ o ‘melodia’), che è diventato il nome del mio progetto quando ho iniziato a creare musica in conseguenza della mia perdita di fede in Dio. Canzoni amareggiate, confuse, dolorose, supplicanti, che all’inizio erano letteralmente indirizzate al Dio cristiano, allo stesso modo dei salmi biblici. Ho preferito affidarmi all’alfabeto ebraico invece che a quello romano per coprire il progetto di una patina di mistero, in modo tale che anche su me stesso potesse esercitare una forte suggestione. Quel che mi ha convinto definitivamente a utilizzare il monicker scritto in questo modo è stato inserire ‘salmo’ in un traduttore, osservare il risultato, ‘רומזמ’, e accorgermi di quanto assomigliasse al mio nome proprio, Liam.

QUANO HAI INIZIATO IL PROGETTO, CHE IDEA DI SUONO AVEVI IN MENTE? QUANTO È CAMBIATA LA TUA VISIONE MUSICALE DI MIZMOR ATTRAVERSO LE DIVERSE USCITE DISCOGRAFICHE CHE SI SONO SUCCEDUTE?
– La mia prima idea era di combinare i due generi musicali che hanno su di me maggiore risonanza e impatto, ovvero il doom e il black metal. Nonostante le differenza stilistiche, entrambi condividono un forte senso della melodia e una netta impronta malinconica. Ho cercato di intrecciare passaggi di entrambi gli stili in una narrazione di ampio respiro, che rispondesse al mio viaggio spirituale interiore, collegando le parti doom e black con sezioni drone. Col progredire del progetto, non ho cambiato di molto la mia visione di partenza. Le parti doom si sono evolute in un formulario più vicino al funeral doom propriamente detto, ma le influenze di partenza sono rimaste le stesse. Quello che è mutato è la mia volontà e capacità di creare un suono più levigato, chiaro e meglio prodotto. Ora Mizmor porta con sé meno mistero di quanto non ne avesse agli inizi: in otto anni, sono passato da un luogo di fede e lotta, a uno di completo ateismo.

DALLA TUA MUSICA PROMANA UN SENTIMENTO DI PROFONDA SOFFERENZA, SEMBRA CHE SGORGHI UNA CASCATA DI LACRIME DA “CAIRN”. DA DOVE DERIVA TUTTO QUESTO DOLORE? È QUALCOSA DI PROFONDAMENTE PERSONALE, OPPURE RIGUARDANO QUESTIONI DI CARATTERE PIÙ GENERALE?
– Buona domanda. Sì, quello che percepisci emotivamente del disco è corretto. Se riguarda la mia situazione personale o cose più generali la tristezza che senti in “Cairn”, ti direi che ci puoi sentire l’uno e l’altro. Per quanto abbia affrontato (e mi accada tuttora di farlo) problemi mentali come depressione e ansietà, il dolore di Mizmor deriva prima di tutto dalla mia indottrinazione alla cristianità subita da bambino. In questo senso, il progetto è molto personale, perché parla del mio viaggio di allontanamento dall’evangelismo e la sofferenza che la perdita della fede in dio mi ha provocato. Da un altro punto di vista, il mio problema è comune a tanti altri individui nel mondo. Parlare contro la religione e la fede in dio non è qualcosa che riguarda solo me come individuo, è un tema molto più grande. La mia voce è solo un piccolo contributo, in un movimento che vuole vedere la dissoluzione delle idee religiose.

CI SENTO MOLTO DEPRESSIVE BLACK METAL NELL’ALBUM, QUALCOSA DI SIMILE, AD ESEMPIO, A SHINING E FORGOTTEN TOMB. È QUESTO UN GENERE CHE TI PIACE E HA EFFETTIVAMENTE INFLUENZATO LO STILE DI MIZMOR?
– Mi piace molto il depressive black metal, anche se non ho grande familiarità coi nomi da te citati. Il depressive black metal nella sua dimensione più ‘true’ va un po’ lontano dal mio sentire musicale, per via della sua natura melodica e il taglio ‘emozionale’ delle vocals. Necessito di un maggior grado di disarmonia e brutalità nel black metal, perché ne possa essere completamente catturato. Ma ci sono sicuramente esempio di questo sottogenere che mi piacciono e da cui sono influenzato. Mi piace la sua natura melodica, finché non si esagera con la melodia! D’altronde, apprezzo poco anche quel black metal che nell’andare verso la ruvidezza perde completamente di vista qualsiasi tipo di linea melodica. Ho bisogno di un bilanciamento di queste due forze nel mio black metal.

LEGGO NELLE NOTE BIOGRAFICHE DI “CAIRN” QUESTE FRASI: “NON CERCO DI SCRIVERE MUSICA. ASPETTO FINCHÈ QUALCOSA BOLLE DENTRO DI ME, FINO A QUANDO NON FA MALE E NON POSSO PIÙ CONTENERNE LA FORZA. QUESTA AGITAZIONE HA INIZIATO A CRESCERE CIRCA UN ANNO FA, MA INIZIALMENTE ARTICOLARE I MIEI PENSIERI E I MIEI SENTIMENTI È STATO DIFFICILE. ALLA FINE, PERÒ, È USCITO ‘CAIRN’”. COME SI MANIFESTA L’ISPIRAZIONE DENTRO DI, QUALI SONO I SEGNALI CHE TI RIVELANO CHE IL MOMENTO DI SCRIVERE UN NUOVO ALBUM È GIUNTO?
– Ultimamente, è una specie di ‘dissonanza cognitiva’ quella che mi spinge a scrivere. I segnali che percepisco sono in gran parte emozionali: sensazioni come depressione, ansia, uno stato generale di disordine emotivo. Dopo un periodo di contemplazione su questi aspetti, posso identificare quali pensieri giacciano sotto la superficie di queste emozioni: pensieri riguardo a obiettivi, significati, vita, morte, dio, cosmologia, ontologia ed epistemologia. Infine, sono in grado penetrare attraverso questi pensieri e identificare quale sia il vero conflitto di fondo che li crea. Nel caso di “Cairn”, il risultato ultimo delle mie riflessioni, la motivazione basilare per comporre l’album, è stata la mia lotta per abbracciare pienamente ciò che il mio subconscio stava iniziando ad accettare: l’assurdismo, una filosofia simile al nichilismo esistenziale. La scrittura di melodie e riff di solito inizia quando la fase emotiva di questo processo si è sedimentata per un po’ e iniziano a formarsi riflessioni-pensieri più concreti concreti. I testi sono sempre l’ultimo tassello del mosaico, arrivano solo quando si è sviluppata una piena identificazione di quali siano i miei dissidi interiori.

“CAIRN” È UN ALBUM PIENO DI CONTRASTI, ESSENZIALMENTE TRA PARTITURE LO-FI TENDENTI AL BLACK METAL/SLUDGE E DELICATI MOVIMENTI DI CHITARRA ACUSTICA. COME HAI PROGETTATO QUEST’ALTERNANZA DI FURIA E AGONIA, COME TI ACCORGI QUANDO È IL MOMENTO DI SPINGERE SULLA CATTIVERIA DEL RAW BLACK METAL, O SULL’ANNICHILIMENTO DEL DOOM, E QUANDO INVECE È NECESSARIO IMMOBILIZZARSI E RIFLETTERE IN ACUSTICO?
– Una larga parte della composizione avviene in modo molto naturale e spontaneo, mi faccio guidare dall’intuizione nel creare canzoni nella maniera in cui desidero. Adoro sia il doom che il black metal e cerco di bilanciarli, per quanto quello che ne scaturisce finisce per non essere identificabile né nell’uno né nell’altro genere. Inconsciamente, prendo le decisioni compositive basandomi sul contenuto emotivo del pezzo, è qualcosa che mi trovo ad apprendere solo quando ho finito il lavoro e ci rifletto in retrospettiva. Per esempio, “Cairn To God” è una doom song percè la scena descritta (detronizzare l’idea di Dio e distruggerla) è colossale, più grande della vita stessa. Per questo motivo, la canzone necessitava un suono massiccio e surreale. “Cairn To Suicide”, l’altro lato della medaglia, esplora un concetto che è molto umano e fragile (togliersi la propria vita). In questo caso, la canzone doveva suonare vulnerabile e disperata e uno stile black metal era quanto era necessario utilizzare. Spesso le mie sezioni doom presentano una vocalità che viene dai recessi più profondi dell’animo umano, sono inumane e stridenti, per evocare quanto vi sia di surreale in quanto suono. Mentre le mie sezioni black metal, di contrasto, hanno spesso voci che suonano lontane, ruvide, urlate, per evocare quanto vi sia di umano nel pezzo (anche se magari non adotto sempre questo tipo di formula). Mizmor nel complesso è un progetto molto contemplativo, penso quindi che le sezioni acustiche/pulite siano necessarie per avere una tregua nel reiterarsi di tutta la pesantezza vomitata dalle parti black metal e doom.

RIGUARDO AL SUONO DI “CAIRN”, RITENGO SIA BEN BILANCIATO FRA UN APPROCCIO LO-FI E L’EVOCAZIONE DI UN CERTO TIPO DI ATMOSFERA, DANDO LA GIUSTA ENFASI ALLE PARTO LENTE E ACUSTICHE. IL RIVERBERO DEGLI STRUMENTI RIPORTA ALLE PRODUZIONI ANNI ’90. COME HAI LAVORATO SU QUESTO ASPETTO E IN CHE MODO LE DIVERSE PERSONE CHE HANNO LAVORATO ALLA PRODUZIONE, AL MIXAGGIO E AL MASTER HANNO TRASFORMATO E INTEGRATO LE TUE IDEE ORIGINALI?
– Cerco sempre di elevare la qualità delle produzioni di Mizmor. Per “Cairn” ho investito in nuovi software e hardware per la registrazione, cercando di imparare il modo migliore per usare i nuovi mezzi a disposizione e di comprendere meglio alcuni aspetti tecnici. Mi sono anche preso più tempo per scrivere e catturare al meglio le mie performance strumentali. Così sono riuscito a fornire alle altre persone che mi hanno aiutato a rifinire “Cairn” del materiale audio di partenza migliore. Io, Sonny DiPerri (che si è occupato del mixaggio) e Adam Gonsalves (che invece ha lavorato sul mastering) lavoriamo assieme per Mizmor dal 2015. Sonny e Adam, fanno un lavoro incredibile, sono al top nel loro settore. Sapevo che se volevo un vero cambiamento nella qualità della registrazione, dovevo andare alla fonte, da quello che suonavo io. Ho investito molto tempo, denaro, istruzione, energia per arrivare a mixaggio e mastering con un prodotto già di alto livello.
Dopo aver finito la registrazione e aver mixato l’album, sono andato a Los Angeles per partecipare al processo di missaggio professionale e la coproduzione. Ho imparato così tanto da Sonny, è stato davvero fantastico essere in studio ogni giorno, seduti fianco a fianco, ascoltando l’album prendere la sua vera forma un pezzo alla volta. Non so se userei la parola trasformare, perché nulla è stato rimosso o aggiunto, ma Sonny sa come completare, elevare, saturare e accentuare i suoni, migliorandoli e senza alterare le loro essenze. Siamo entrati in sintonia su ciò che suonava bene ed era necessario fare e lui ha capito come raggiungere lo scopo. Ha aiutato a ottenere il bellissimo senso di atmosfera creato da riverberi e delay della voce, che sono diventati essenziali per il suono dei Mizmor. Adam Gonsalves, che ho anche in questo affiancato nelle sue sessioni in studio, è incredibilmente talentuoso nel prendere un mixaggio già buono e nel perfezionarlo con ilsuo mastering. Non cerca mai di alterare il nucleo del suono, poiché a tutti e tre piace già così com’è. Usa elegantemente la giusta quantità di equalizzazione e compressione perché il mix ottenuto sia esaltato quando esce dai diffusori. L’impronta sonora diventa più ampia e più chiara, ogni suono ha più spazio per essere sè stesso, ordinato. L’intera gamma di frequenze di una canzone è addolcita, non agisce solo per dare più profondità o più luminosità.

SE NELL’ALBUM PRECEDENTE HAI USATO UN DIPINTO DI ZDZISLAW BEKSINSKI PER LA COPERTINA, STAVOLTA TI SEI AVVALSO DI UN ARTWORK DI MARIUSZ LEWANDOWSKI. COME POSSIAMO COLLEGARE QUESTA FANTASMAGORICA, COLOSSALE IMMAGINE AI CONTENUTI DELL’ALBUM? PERCHÉ TI PIACCIONO COSÌ TANTO I QUADRI SURREALI?
– Penso che la pittura surrealista si adatti bene a Mizmor in quanto ciò di cui parlo (e talvolta anche il suono) è surreale a sua volta. I concetti che riguardano Dio sono più vasti della vita stessa, ultraterreni, e spesso nei miei testi vado metaforicamente esplorando paesaggi del mio subconscio. È difficile per un’immagine puramente ‘mondana’ incapsulare veramente le sfumature che sto cercando di descrivere. Sono stato attratto da Mariusz perché il suo stile è molto simile a quello di Beksinski (anzi, lo cita persino come la sua più grande influenza). Volevo continuare nella stessa vena di “Yodh” ma con più personalizzazione. Anche se il lavoro di Beksinski è mozzafiato purtroppo, essendo ormai deceduto da diverso tempo, non posso commissionargli un dipinto personalizzato. Mariusz, invece, che è anche un surrealista polacco come Beksinski, è un maestro ancora in vita, in grado di fornirmi un lavoro personalizzato, adattato ai miei temi. Ed è esattamente quello che ha fatto. Gli ho fornito alcuni campioni audio e i testi e li ha adattati magnificamente per concepire il suo regno visivo.
Il dipinto che ha creato, “Immemorial Question”, descrive perfettamente i temi e i testi di “Cairn”. È un disegno gigantesco, copre sia la copertina che il retro di cd e vinile. Se visto nella sua interezza, è ovvio che raffigura specificamente la canzone “Cairn to God”. Sul davanti vedi una gigantesca, misteriosa, figura incappucciata, che assomiglia in qualche modo alla morte, con in mano un prisma elettrificato e seducente. Ai suoi piedi si vede un lago di fuoco e, appena oltre, una piccola figura umana. Sul retro si vede un tumulo circondato dalla vastità di un desolato paesaggio desertico. La figura incappucciata che regge il prisma è un simbolo di Dio, del soprannaturale, della superstizione e di come l’umanità, divinamente e stupidamente, deifica e adora il mondo naturale. Dio viene bruciato dall’individuo umano, che successivamente ha eretto un tumulo, o monumento di pietre, per commemorare la morte di questa dannosa tentazione di credere in qualcosa che non esiste. Se leggi i testi (o ascolti attentamente la musica) puoi identificare chiaramente questa scena come parte centrale del messaggio complessivo dell’album. Lewandowski ha tradotto perfettamente questo messaggio in immagini.

SE TU DOVESSI INDICARE I PUNTI COMUNI FRA LE TUE USCITE DISCOGRAFICHE, QUALI SAREBBERO? C’È QUALCHE ASPETTO IMPORTANTE DI “CAIRN” CHE ERA SOLTANTO SULLO SFONDO NEI DISCHI PRECEDENTI?
– Tutte le mie pubblicazioni hanno in comune l’esplorazione della perdita di fiducia in Dio e le sue conseguenze. Questo è un ideale che si è evoluto nel corso degli oltre sette anni dell’esistenza di Mizmor. Quando è uscito il primo album nel 2012, ero ancora un cristiano in difficoltà. La mia fede si è completamente dissolta negli anni successivi, lasciando un enorme buco nelle mie emozioni, nella mia comprensione e nella mia vita nel suo insieme. Ho iniziato a indagare su ipotesi alternative relative alle origini dell’universo e della vita e ad affrontare il modo in cui quelle idee si manifestano nel modo in cui cerchiamo di dare uno scopo e un significato alla vita e alla morte. Mentre il mio penultimo full-length, “Yodh”, proveniva da un cuore ateo, incline all’agnosticismo, pieno di disperazione ma che cercava di arrivare alla speranza, “Cairn” dà forma compiuta pienamente sia al mio ateismo che alla mia speranza. Mizmor ha iniziato e continuato il suo percorso, per diverso tempo, avvolto in una nuvola di mistero, che usavo per velarne il significato. Ora che è passato abbastanza tempo, ho effettivamente raccolto i frammenti del mio cuore spezzato e messo insieme una nuova visione del mondo. Ho vissuto per anni in una terra di nessuno, ma in realtà mi ritrovo ad avere di nuovo un’opinione sulla questione di Dio. È stato un processo lento e doloroso, ma ora sono un ateo e non lo nascondo. “Cairn” è l’album Mizmor più trasparente fino ad oggi, che cerca di essere nel suo piccolo parte della dissoluzione di Dio e della religione nel mondo; coinvolge altri che sono sopravvissuti, fuggiti o passati dalle loro religioni e fa loro sapere che non sono soli. “Cairn”, sebbene pesante e spesso cupo, ha un messaggio positivo e affermativo, incentrato su quello che rappresenta la vita nel momento presente, in tutta lucidità, verità e godimento, con empatia per gli altri e nella speranza di aiutare a rendere il mondo un posto migliore. Inizia nel segno di apertura, onestà e vulnerabilità, che portano in seguito alla conversazione, all’apprendimento e al cambiamento.

LA TUA DISCOGRAFIA INCLUDE NUMEROSI SPLIT CON ALTRE BAND. QUAL È IL RUOLO DI QUESTE USCITE? AL LORO INTERNO SPERIMENTI QUALCOSA DI DIVERSO, AZZARDI PASSI IN ALTRE DIREZIONI PRIMA DI CONCENTRARTI SU UN NUOVO ALBUM?
– Gli split sono eccezionali perché consentono a un artista di lavorare con amici o comunque altri artisti che rispetta molto. Sono passati quattro anni da quando ho realizzato l’ultimo split con Mizmor, mi è davvero piaciuto lavorare con altri artisti, che sono anche persone a cui voglio realmente bene. È anche più rilassante non dover scrivere un intero album, ma solo una canzone o due. Per me, non si tratta propriamente di sperimentare negli split: da un lato si realizzano split perché si coglie l’attimo, si ha del buon materiale, entrambi i progetti coinvolti sono in sintonia e allora ci si mette assieme per lo split; d’altra parte, lo split è uno sbocco perfetto per forme di espressione artistica più brevi e meno concettuali. Tutte gli split che ho fatto sono avvenuti consecutivamente tra l’ominimo di Mizmor del 2012 e “Yodh” (2016). Ora sono stati racchiusi, insieme a un EP di quel periodo, nell’album “Mishlei”, che è di per sé un’esperienza unica e completa.

TU HAI ANCHE UNA BAND BLACK METAL, URZEIT, CHE HA REALIZZATO IL PRIMO ALBUM, “ANMOKSHA”, NEL 2016. CHE TIPO DI MUSICA SUONI CON URZEIT E COME COMPLETA LA TUA VISIONE ARTISTICA?
– Gli Urzeit sono in circolazione dal 2013. Abbiamo pubblicato due demo, uno split e infine il full-length a cui hai fatto riferimento nel 2016. Da allora siamo stati in pausa; non è davvero una priorità per noi in questo momento. Urzeit suona uno stile grezzo di black metal, a volte quasi persino punk. La nostra musica è irriverente e cruda, non segue le tendenze attuali del black metal o cerca di scrivere qualcosa di ammiccante. Non ha neanche un concept di riferimento; è solo una valvola di sfogo per l’aggressività, la depressione e l’ansia dei musicisti coinvolti. Per me è come suonare rock’n’roll o thrash, solo una punizione in più data al mio corpo. Ho già parlato un po’della mia idea di black metal in una risposta precedente, di come ho bisogno di una miscela di melodia e brutalità nella mia musica. Urzeit è decisamente più brutale in questo senso; è inesorabile e spesso disarmonico, anche se si possono sentire riff più definiti e un certo groove qua e là (che è ciò che rende così divertente suonare nella band, unire follia e colpi di testa). È uno sbocco della mia vita, Urzeit, che apprezzo molto, in quanto è un’esperienza collaborativa, a differenza di Mizmor. Mi sfida a scrivere canzoni con un’altra persona (R.F.), cosa che raramente faccio. Non direi che completa la mia visione artistica, insieme a Mizmor, in quanto non è puramente la mia visione. È piuttosto un altro modo utile e gratificante per fare musica.

NEGLI ULTIMI HAI SUONATO LIVE CON HELL, UNA COMPAGINE UNDERGROUND DEDITA A UN FERALE BLACK/SLUDGE, RINOMATA PER LA SUA NEGATIVITÀ E PESSIMISMO. QUAL È IL TUO RAPPORTO CON M.S.W., IL MASTERMIND DI HELL, E COME TI HA AIUTATO SUONARE CON GLI HELL NEL LAVORO SU MIZMOR, DOVE A SUA VOLTA M.S.W. SUONA DAL VIVO?
– M.S.W. è un caro amico, suoniamo assieme da quando entrambi avevamo 14-15 anni. Siamo stati in un certo numero di band di generi diversi nel corso degli anni. Ho scritto la maggior parte della musica per un gruppo stoner metal in cui eravamo insieme, si chiamavano Sorceress, che per certi versi possono essere considerati i precursori di Mizmor. Quando la band era prossima allo scioglimento, ho iniziato a registrare alcune demo black metal e M.S.W. ha iniziato a registrare quello che sarebbe diventato il primo album degli Hell. Mi ha fatto venire in studio a registrare alcune voci per vedere se si adattavano al suono. La mia demo black-metal si chiamava “Amongst The Sinners” del progetto Hell, ma non mi convinceva, quindi ho cambiato il titolo del demo in “Ash Nazg” dall’artista “Nazgul”, mentre il nome Hell ha continuato a denominare la musica di M.S.W.. Ho registrato la voce di altre due canzoni del primo album di Hell, prima di trasferirmi in Germania per studiare la Bibbia.
Quando sono tornato ho registrato quello che sarebbe diventato il primo album dei Mizmor, nel frattempo M.S.W. mi ha chiesto di unirmi alla formazione live di Hell, che aveva già iniziato a suonare live. Aveva bisogno di nuove persone ed era entusiasta dell’idea che avrei potuto cantare le canzoni che avevo registrato con lui. Sono diventato il batterista di Hell e da allora ho mantenuto quel ruolo nella sua formazione. M.S.W. è un musicista e cantautore incredibile, la musica che ha scritto e registrato per Hell è la mia musica preferita di tutti i tempi. Mi ha sicuramente ispirato e influenzato in alcuni dei miei scritti musicali. M.S.W. poi mi lascia vendere il merchandise Mizmor quando siamo in tournee con Hell, in passato lui ha registrato e mixato parte della musica di Mizmor, abbiamo anche realizzato uno split Hell/Mizmor, in cui abbiamo scambiato le performance ognuno sulle canzoni dell’altro. E non sono mancate occasioni in cui abbiamo condiviso il palco coi nostri due progetti. M.S.W. quindi ha avuto un ruolo importante nella storia di Mizmor e provo molto apprezzamento e amore sia per lui che per la sua musica.

QUINDICI-VENT’ANNI FA, UN DISCO COME “CAIRN” SAREBBE RIMASTO UN OGGETTO OSCURO, DESTINATO A RIMANERE CONOSCIUTO SOLO DA UN NUMERO DI ASCOLTATORI MOLTO RISTRETTO. ORA, PUÒ DIVENTARE CONOSCIUTO E APPREZZATO DA UN’AUDIENCE PIUTTOSTO AMPIA, ANCHE DA PARTE DI PERSONE CHE SOLITAMENTE NON APPROCCIANO UNA FORMA MUSICALE COSÌ ESTREMA COME LA TUA. NON TEMI CHE IN TEMPI COME QUELLI ATTUALI, DOVE C’È UN ABUSO DI EMOTIVITÀ, TUTTI I SIGNIFICATI DELL’ALBUM POTREBBERO SUONARE ECCESSIVI ED ESSERE INTERPRETATI COME CLICHÉ DAL PUBBLICO, ESSERE RITENUTI SOLO UN MODO PER DARE DI TE STESSO L’IMMAGINE DI ARTISTA TORMENTATO?
– Onestamente, non mi interessa davvero come viene percepita la mia musica. Ovviamente preferirei che piacesse alle persone invece che disgustarle, ma sinceramente faccio musica con Mizmor per me stesso e se alla gente piace è solo un ulteriore vantaggio. È il mio diario, che utilizzo come strumento di terapia, catarsi e guarigione. Non avrei nemmeno messo online il primo album dei Mizmor se un amico non avesse dato un sincero incoraggiamento a farlo, sottolineando quanto lavoro manuale ci ho riversatoci avessi riversato e che sarebbe stato un peccato se nessuno avesse avuto la possibilità di ascoltare quella musica. Così ho messo online il disco e qualcuno che l’ha ascoltato mi ha richiesto di poter avere un cd dell’album, così ho iniziato a stampare i cd di “מזמור”. Non sto seguendo le tendenze o cercando di scrivere qualcosa che sia facile da apprezzare, non sto producendo la mia musica per nessun altro al di fuori di stesso (e la mia soddisfazione, penso che molti artisti sapranno di cosa sto parlando). Sento di doverlo fare, qualunque cosa accada. Sono attratto dal mio strumento e mi sento costretto a creare per il mio benessere. Cerco di creare un album migliore, di superare me stesso, di andare oltre quello che ho fatto prima, di trasmettere con più precisione quello che ho nel cuore, di ottenere suoni migliori; è tutto per vedere se riesco a farlo, per vedere se riesco a fare un disco che mi sentirò a mio agio nell’ascoltare tra dieci anni. Ho scritto, suonato e registrato musica per così tanto tempo, perché non provare a realizzare qualcosa che penso sia fantastico e resisterà alla prova del tempo?
Mi meraviglio del fatto che una musica così estrema possa essere accettata più ampiamente al giorno d’oggi rispetto a vent’anni fa, come hai sottolineato. Sono così grato di avere un pubblico per cui la mia musica è così importante: per tutta la vita di Mizmor, le persone hanno cercato di raccontarmi le loro storie con la religione, come sono state traumatizzate, come la mia musica li ha aiutati, e queste conversazioni sono davvero vivificanti e stimolanti. Grazie a loro ho scoperto un senso più ampio per quello che faccio. Per fare riferimento a una risposta precedente in questa intervista, “Cairn” è diverso in quanto ha una missione e uno scopo più grandi di me: il depotenziamento della religione e delle false idee che influenzano la nostra vita. In questo senso, faccio musica anche per gli altri. Mi hanno fatto sapere che non sono solo e che per me è stato un punto di svolta. Tuttavia, ciò non ha alcuna influenza sulla composizione, la registrazione e la natura personale di Mizmor. Non ho paura delle interpretazioni negative che hai citato; per me, quelli verrebbero tutti da persone che non capiscono o non sono d’accordo con il mio punto di vista, che non potrebbe essere più genuino di quanto non lo sia già.

RIGUARDO AGLI ASPETTI DI COMUNICAZIONE E BUSINESS DELLA TUA MUSICA, VEDO CHE DAI MOLTA ATTENZIONE A TUTTI GLI ASPETTI CHE CONSENTONO DI FAR CONOSCERE LA TUA PROPOSTA E CURI IN PRIMA PERSONA LA DISTRIBUZIONE IN FORMATO FISICO E DIGITALE. TI SENTI A TUO AGIO IN QUESTO RUOLO, NELL’ESSERE IL PRIMO, PASSAMI IL TERMINE, ‘AGENTE COMMERCIALE’ DI MIZMOR? È STRESSANTE DOVER GESTIRE OGNI DETTAGLIO DEL PROGETTO, BEN AL DI LÀ DEL LATO PRETTAMENTE ARTISTICO?
– Considerato che sono l’unico responsabile di Mizmor, è naturale che sia io in prima persona a diffonderne il messaggio e a parlarne. Sin dall’inizio, sia che si tratti di scrivere canzoni o di produrre fisicamente cd, oppure occuparmi degli ordini postali e della distribuzione, Mizmor è sempre stata un’attività che riguardava me e soltanto me. Sono estremamente grato e fortunato di essere ora su un’etichetta discografica, la Gilead Media, che mi ha fornito più strumenti e compagni di squadra nella distribuzione e nelle pubbliche relazioni. Sebbene Gilead rilasci i miei dischi, gestisco ancora Mizmor come attività personale, che comprende la creazione del merchandising, la vendita per corrispondenza, comunicazione, gestione, esibizioni dal vivo con altri musicisti e molte altre sfaccettature. In breve, sì, questo è stressante. Ma lo sarebbe qualsiasi altra cosa, perché la vita è piena di stress, soprattutto quando ci tieni a qualcosa. Ho lasciato il lavoro a giugno 2018 e da allora ho lavorato a Mizmor come mia unica fonte di reddito. Ho agito così principalmente per realizzare “Cairn”. Questo mi ha permesso di dedicare completamente il mio tempo, sotto forma di lavoro a tempo pieno, a Mizmor. Non sarei in grado di gestirlo e spingerlo come faccio attualmente se dovesse dedicare parte del mio tempo a un latro lavoro. È decisamente stressante perché devo chiedermi come sarà il prossimo mese e cercare di creare lavoro per me stesso, oppure trovare un altro lavoro. Ma è incredibilmente liberatorio e utile per me, perché invece di essere stressato in un lavoro che non mi interessa, svolgere attività per qualcun altro, lo stress e la fatica la sopporto per cose che mi stanno a cuore. Questa è una differenza enorme.

QUALI SONO I TUOI PROGETTI A BREVE, PER MIZMOR E ALTRE TUE FORME DI ESPRESSIONE ARTISTICA?
– Al momento non ne ho idea. Gli album di Mizmor nascono quando deve succedere, non è un processo pianificabile. Probabilmente suonerò altri concerti per supportare “Cairn”, mentre non ho programmi per realizzare musica relativa ad altri progetti. Attualmente vivo la mia vita e cerco di godermela.

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