MOLASSESS – Verrà quel che verrà

Pubblicato il 06/11/2020 da

Erano tante le speranze riposte nel progetto Molassess, prima apparizione su album di Farida Lemouchi dopo la prematura fine di quella grande band che sono stati i The Devil’s Blood. Ci si prefigurava un disco che riallacciasse il filo del discorso con il dirompente, mefistofelico occult rock progressivo del progetto guidato da lei e dal geniale fratello Selim, purtroppo ormai mancato da questo mondo da qualche anno. “Through The Hollow”, invece, pur avendo ancora delle connessioni con il precedente percorso artistico, è album rivolto a sonorità dal taglio psichedelico e astratto, dal poco mordente e, dal nostro punto di vista strettamente personale, un po’ incolore e incompiuto. Certo, la voce di Farida è ancora magica; certo, chi suona con lei non è qualcuno ‘preso dalla strada’, si nota la raffinatezza dell’insieme e una cura per i dettagli tipica dei musicisti di un certo livello; nel complesso, però, quest’esordio ci ha emozionato poco e ce ne dispiace. Ci è parso comunque doveroso, non fosse per la stima che dobbiamo all’artista e al suo precedente curriculum, andare a sentire Farida stessa, che si è rivelata a dire il vero abbastanza restia a raccontarsi e a dissertare su chi siano e cos’abbiano in testa i Molassess.

I MOLASSESS PRENDONO VITA QUANDO IL ROADBURN FESTIVAL VI RICHIEDE UNA COMPOSIZIONE ORIGINALE, DA SUONARE DURANTE L’EDIZIONE 2019. PRIMA DI QUESTO EVENTO, QUAL ERA LA SITUAZIONE PER IL GRUPPO? QUANDO AVETE PENSATO PER LA PRIMA VOLTA DI INIZIARE UN’AVVENTURA MUSICALE IN QUESTA FORMA?
– Ognuno di noi si stava dedicando ad altra musica con le sue rispettive band, ma avevamo spazio per dedicarci anche ad altro. C’era qualcosa di impercettibile che aleggiava nell’aria, che ci univa, ma non sembrava ancora pronto per concretizzarsi. Quella ‘chiamata’ ha fatto scaturire la nascita dei Molassess.

QUANDO IL ROADBURN VI HA CONTATTATO, QUALI SONO STATI I VOSTRI PRIMI PENSIERI E IMPRESSIONI? CHE IDEA DI SUONO AVEVATE IN MENTE IN QUEL MOMENTO?
– Quando Walter (Hoeijmakers, uno degli organizzatori del Roadbun, ndR) ci ha fatto sapere la sua idea, ci siamo accordati con lui all’istante, senza indugi. All’epoca, non c’erano idee precise su come si sarebbe sviluppato il progetto. C’erano sicuramente abbastanza idee che meritavano di essere sperimentate, ma nulla di predefinito, in alcuna forma.

DOPO IL FESTIVAL, IN POCHI MESI AVETE REALIZZATO UN EP E ANNUNCIATO IL PRIMO ALBUM. CHE TIPO DI REAZIONI AVETE RICEVUTO PER IL SINGOLO E QUALI ERANO LE ASPETTATIVE PER “THROUGH THE HOLLOW”?
– Il nostro primo singolo è uscito lo stesso giorno in cui abbiamo suonato al Roadburn. Ci sono stati responsi positivi e negativi, come sempre accade in questi casi. Dal mio punto di vista, cerco di non nutrire alcun tipo di aspettativa, per la musica come per tanti altri aspetti della mia esistenza. Da quanto ho imparato a farlo, ho un’esistenza nettamente meno complicata. L’aspettativa può condurre facilmente a una delusione, a vedere le cose andare in maniera diversa da quanto ci fossimo attesi. Le cose non prenderanno mai la piega che volevamo. L’ho imparato in fretta nella mia vita.

PRENDETE IL MONICKER DALL’ULTIMA CANZONE DELL’EP SOLISTA DI SELIM LEMOUCHI, “EARTH AIR SPIRIT WATER”. UNA SCELTA PER RICORDARE UN GRANDE ARTISTA, AMICO, PARENTE, CHE HA DATO MOLTISSIMO LA MUSICA NELLA SUA BREVE VITA. COME DEFINIRESTE LA RELAZIONE INTERCORRENTE TRA MOLASSESS E THE DEVIL’S BLOOD E, IN GENERALE, CON LA MUSICA COMPOSTA DA SELIM? QUAL È L’EREDITÀ CHE SELIM VI HA LASCIATO?
– Quattro di noi Molassess facevano parte anche dei The Devil’s Blood, quindi il collegamento è per forza di cose molto stretto. Selim mi ha lasciato con l’idea che bisogna sempre tendere al proprio meglio, essere appassionati su ogni cosa di cui ci si occupa, e non lasciare che nessuno si metta sulla nostra strada ad impedircelo. Rimanere focalizzati su ciò che ci importa realmente, e mandare al diavolo tutto il resto.

LA LINE-UP È FORMATA DA DIVERSI EX MEMBRI DEI THE DEVIL’S BLOOD E ALTRI MUSICISTI IMPEGNATI IN ALCUNE FORMAZIONI PSYCHEDELIC ROCK DEI PAESI BASSI. QUAL È IL COMUNE BACKGROUND DI TUTTI QUESTI MUSICISTI E DA DOVE SIETE PARTITI PER ELABORARE L’IDENTITÀ DEI MOLASSESS?
– Penso che tu abbia già risposto alla domanda, non credi? Quello che hai detto racchiude già tutte le caratteristiche dei singoli confluite nei Molassess.

È INEVITABILE, ASCOLTANDO I MOLASSESS, FARE UN PARAGONE CON I THE DEVIL’S BLOOD. CI SONO ANALOGIE, MA I MOLASSESS SONO PIÙ PSICHEDELICI, MENO HARD ROCK E PROGRESSIVE, NON POSSEGGONO L’URGENZA E IL PATHOS DELLA MUSICA DEI THE DEVIL’S BLOOD. PERCHÉ LA VOSTRA MUSICA TENDE QUINDI AD ESSERE COSÌ DILATATA, LIEVE E IPNOTICA, RISPETTO A QUELLA DEI THE DEVIL’S BLOOD?
– Non penso di debbano compiere per forza paragoni tra Molassess e The Devil’s Blood. Io penso che ci sia una forte urgenza, energia, nella musica dei Molassess, arriva da un bisogno molto radicato dentro di noi, ma è diverso da quello che potevano avare i The Devil’s Blood, perché, semplicemente, sono due entità differenti.

QUAL È LA PRIMA CANZONE CHE AVETE COMPOSTO PER “THROUGH THE HOLLOW”? È STATO DIFFICILE TRACCIARE LA DIREZIONE SONORA DEL DISCO?
– Il primo brano che abbiamo scritto penso sia stato “Through The Hollow”. Non ci siamo imposti di definire un certo tipo di sound, le cose si sono mosse molto naturalmente, quando inizi a jammare il suono scaturisce da solo, quindi lo modelli finché non diventa quello che deve essere.

NELLA PRESENTAZIONE DELL’ALBUM, DICHIARATE CHE “THROUGH THE HOLLOW” È “UNA RICERCA SENZA FINE PER IL RINNOVAMENTO PERSONALE E SPIRITUALE, UN RIMEDIO PER LA RAGIONE E LA RAZIONALITÀ”: POTRESTI SPIEGARE IN MODO PIÙ AMPIO QUESTO CONCETTO E QUALE TIPO DI ‘RINNOVAMENTO PERSONALE E SPIRITUALE’ AVETE TROVATO LAVORANDO ALLA REALIZZAZIONE DI “THROUGH THE HOLLOW”?
– Vivere, invecchiare, è una costante ricerca di un significato più profondo, un’immersione in ciò che dà realmente senso alla nostra esistenza. C’è questa necessità di evolvere, crescere, che ho trasferito anche nella preparazione di questo nuovo disco. La musica fa parte del processo di crescita e ricerca di cui ti dicevo prima. Ed è anche un’ottima medicina per la mente. Ti liberi da ciò che ti opprime e in qualche modo scappi dalla realtà. O magari crei la tua, di realtà, dove puoi sentirti a tuo agio senza negarti nulla.

PRIMA DEI MOLASSESS, HAI FATTO PARTE DI UNA BAND CHE HA AVUTO VITA BREVE, THE WHITE FACES. PERCHÉ AVETE INTERROTTO L’ATTIVITÀ COSÌ PRESTO? CHI ERANO I MUSICISTI CHE HANNO SUONATO CON TE IN QUESTO PROGETTO?
– Era un progetto già destinato a concludersi in tempi abbastanza definiti. Assieme a me hanno suonato Oeds Beydals, Job van de Zanden, Sander van Baalen, Wout Kemkens, una volta hanno suonato con noi anche Gotfritt Ahman, Hampus ed Erik Danielson. Non posso nemmeno dire fosse una band vera e propria, suonavamo cover di Roky Erickson (cantante/chitarrista americano famoso per la sua militanza nei 13th Floor Elevators, ndR); un’esperienza divertente e appagante, ma niente di più di un’affiatata cover band.

ALCUNI MUSICISTI IN PASSATO NEI THE DEVIL’S BLOOD SUONANO ORA IN DUE DELLE PIÙ ELETTRIZZANTI METAL BAND VENUTE ALLO SCOPERTO NEGLI ULTIMI ANNI, DOOL E GOLD. COSA NE PENSI DEL LORO OPERATO? QUALI PENSI SIANO LE CONNESSIONI TRA LE LORO PROPOSTE E QUELLA DEI THE DEVIL’S BLOOD?
– Sono entrambi due ottimi gruppi e li supporto in quello che stanno facendo. Hanno entrambi un’identità artistica molto forte.

RITORNANDO AI THE DEVIL’S BLOOD PER UN ATTIMO, PERCHÈ ALL’EPOCA LA BAND FERMÒ LA SUA ATTIVITÀ? HAI QUALCHE RIMPIANTO PER QUEL PERIODO, PER AVER MAGARI SCIOLTO IL GRUPPO TROPPO PRESTO?
– Ogni cosa ha il suo termine, non ci siamo sciolti troppo presto, eravamo semplicemente giunti alla fine naturale di quell’esperienza.

ORA CHE, INVECE, È INIZIATA L’AVVENTURA DEI MOLASSESS, DOVE SPERATE DI ARRIVARE?
– Come ti dicevo, non ho aspettative, non ho speranze. Cerco di fare quello che mi riesce meglio e di seguire il mio cammino, per vedere dove mi porterà.

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