MONKEY3 – Viaggi interstellari

Pubblicato il 06/12/2019 da

In previsione del loro imminente concerto al Magnolia di Milano, abbiamo contattato Boris, il funambolico chitarrista della band svizzera, e dalle sue parole emerge chiaro l’entusiasmo dei Monkey3. Innanzitutto verso il recente “Sphere”, un album decisamente notevole, che li ha portati ad ampliare il loro bacino di utenza; poi, verso la data italiana stessa, terra di origine di alcuni dei membri (infatti abbiamo raccolto questa intervista in italiano) e un po’ trascurata nei loro più recenti tour. Infine, più in generale, verso la musica: una passione per loro totalizzante e senza etichette, come giustamente si confà alle grandi band. 

SIETE IN GIRO DA OLTRE QUINDICI ANNI, COME VEDI L’EVOLUZIONE DEI MONKEY3 DALLA NASCITA E QUALI RITIENI SIANO STATI I MOMENTI SALIENTI DELLA VOSTRA CARRIERA?
– Siamo effettivamente in giro oramai da parecchio. Tutti noi siamo soliti non soffermarci troppo a pensare al passato. Quello che abbiamo fatto ci rappresentava e lo sentivamo nostro al 100% nel momento in cui l’abbiamo fatto, ma proprio perché ‘già fatto’ non ci interessa più di tanto analizzarlo, riteniamo molto più stimolante essere concentrati sul presente e soprattutto sul futuro del gruppo. Oggi siamo molto contenti del nostro nuovo disco “Sphere”, il tour sta funzionando bene e ci divertiamo un sacco a suonarlo dal vivo, ma le nostre menti sono già proiettate al futuro, al tour ed ai festival 2020, e anche a nuove idee da sviluppare quando riterremo sia venuto il momento di dare un seguito a “Sphere”.

LA VOSTRA MUSICA VIENE DESCRITTA RICORRENDO A MOLTE ETICHETTE DIVERSE: SPACE ROCK, PSICHEDELIA, STONER, ECC. TU CHE DEFINIZIONE PREFERISCI DARE?
– Pink Floyd incazzati che suonano pezzi dei Black Sabbath sul pianeta Marte (ride, ndR). Seriamente, noi tutti nel gruppo siamo amanti dei grandi gruppi degli anni ’70 e sicuramente Floyd e Sabbath sono tra le nostre influenze più rilevanti. Non amo molto essere ‘etichettato’, anche perché ritengo che all’interno della nostra musica confluiscano più generi. Sono convinto che la nostra musica possa trovare riscontro non solo tra i fan della scena psych/stoner, ma anche presso gli appassionati dalla mente aperta di un certo tipo di prog; penso ad esempio a chi ascolta e apprezza gruppi come Riverside, Porcupine Tree e gli Anathema del periodo “Alternative 4” e “Deep”, giusto per fare qualche esempio.

SIETE COMUNQUE A VOSTRO AGIO NEL CIRCUITO CHE VI VEDE SUONARE IN FESTIVAL COME IL DESERTFEST, L’UP IN SMOKE O SIMILI KERMESSE VOTATE A UN CERTO TIPO DI SONORITÀ.
– Si, è più di una semplice scena musicale, è una grande famiglia dove c’è tanto rispetto ed ognuno può esprimersi al meglio. Sai, c’è gente che vedi un paio di volte l’anno in occasione dei festival che hai citato ed è sempre una bellissima festa. Il clima di questi festival è fantastico, ma difficile da esprimere, è una esperienza che devi fare per capire appieno quello che intendo.

DA COSA È NATA LA SCELTA DI NON AVERE UN CANTANTE?
– Semplicemente, all’inizio della nostra storia non abbiamo trovato la voce giusta per il nostro progetto e piuttosto che smettere abbiamo deciso di andare avanti in modo strumentale. Oramai è la nostra identità e il nostro sound.

ANCHE ALLA LUCE DELLA PRECEDENTE DOMANDA, È RAGIONEVOLE DIRE CHE I MONKEY3 NASCONO INNANZITUTTO PER OFFRIRE AL LORO PUBBLICO ESIBIZIONI DAL VIVO?
– Sono due aspetti differenti. La registrazione di un nuovo disco è un punto di partenza, è la fotografia della fase di creazione, processo che poi invece di essere pedestremente rappresentato sul palco, si sviluppa ulteriormente sera dopo sera. L’energia che riceviamo dal nostro pubblico e il feeling tra noi quattro porta talvolta ad un’ulteriore ‘evoluzione’ dei brani durante l’esecuzione live. Ritengo che i concerti dal vivo rappresentino il massimo dell’espressione della nostra musica.

A BREVE POTREMMO FINALMENTE RIVEDERVI ANCHE IN ITALIA, PER UN’UNICA DATA CHE CI AUGURIAMO GREMITA. PER CHI NON HA AVUTO LA FORTUNA DI VEDERVI GIÀ SUONARE, RACCONTA COSA SI PUÒ ASPETTARE IL PUBBLICO DAL VOSTRO SHOW.
– Si deve aspettare di essere avvolto da un suono tanto potente, quanto sempre attento alla melodia, un vero ‘viaggio spaziale’ nelle menti di chi ci ascolta. Siamo comunque anche molto attenti all’aspetto visivo dello spettacolo e dunque cerchiamo sempre di offrire al nostro pubblico uno spettacolo ricco di light show e video psichedelici, insomma, energia, emozione… e tanto divertimento!

AL DI LÀ DELLA DIMENSIONE LIVE, AVETE UNA DISCOGRAFIA DI TUTTO RISPETTO, CON USCITE COSTANTI E CORPOSE COME DURATA. COME LAVORATE DI SOLITO, PER LA REGISTRAZIONE DEI DISCHI? PUNTATE PIÙ ALLE JAM IN STUDIO O I BRANI SONO PRIMA COSTRUITI A TAVOLINO?
– La musica è composta prima di entrare in studio, solitamente tutti insieme in sala prova. Al momento della registrazione direi che più o meno il 10% è lasciato libero per jam o evoluzione varie.

QUALI SONO LE VOSTRE FONTI DI ISPIRAZIONE, ANCHE IN AMBITO EXTRA-MUSICALE?
– A livello di arti visive sicuramente i film di Sergio Leone. Questa nostra passione è documentata anche nel nostro disco di cover in cui abbiamo deciso di registrare la nostra versione di “Once Upon A Time In The West” del maestro Ennio Morricone. Inoltre, vista la mia ‘fede’ calcistica non posso esimermi dal citare l’artista del calcio per eccellenza, Marco Van Basten; ecco, una fonte personale di ispirazione sono state certamente le rovesciate del cigno di Utrecht (ride, ndR)!

COME HAI APPENA RICORDATO, QUALCHE ANNO FA AVETE REGISTRATO ANCHE UN ALBUM DI COVER MOLTO INTERESSANTE (E CURIOSAMENTE L’UNICO IN CUI COMPAIONO CANTANTI OSPITI). SPICCA TRA I NOMI RIPROPOSTI QUELLO DEI PINK FLOYD, A CUI IL VOSTRO SOUND RIMANDA MOLTISSIMO. CHI SONO I VOSTRI PRINCIPALI RIFERIMENTI MUSICALI?
– Ovviamente i Pink Floyd ma anche i Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple…diciamo il classic rock anni 60-70 in generale. Poi ovviamente, anche per ragioni anagrafiche, risentiamo anche molto della ondata grunge degli anni 90. Un gruppo più attuale che invece ha avuto una enorme influenza sulla nascita dei Monkey3 e sulla decisione di fare musica strumentale è il gruppo olandese 35007, una grande fonte di ispirazione per tutti noi.

COME VALUTATE LA SCENA MUSICALE SVIZZERA? AVETE AVUTO INFLUENZE RILEVANTI – O AVETE UNO SCAMBIO PROFICUO CON BAND A VOI CONTEMPORANEE?
– La scena svizzera è piena di gruppi di talento in vari generi musicali. Ci sono tanti appassionati che lavorano molto duro per far sì che i vari artisti possano esistere, ma la cultura svizzera è molto tosta per chi cerca o sogna una vita alternativa…

SEMPRE IN TEMA DI AMICIZIE E CONTATTI NEL MONDO MUSICALE: AVETE INTENZIONE DI REPLICARE COLLABORAZIONI CON ALTRI ARTISTI? O CHI SOGNERESTE DI AVERE OSPITE SU UN VOSTRO ALBUM?
– Le collaborazioni dipendono molto dal brano. Cerco di spiegarmi: sul nostro ultimo disco “Sphere” c’è il featuring di Bumblefoot sul brano “Mass”. L’idea è nata una volta arrivati al brano nella sua versione definitiva. La Napalm ha acconsentito ed ecco la collaborazione con Bumblefoot, collaborazione di cui siamo ovviamente molto contenti e onorati. Per il futuro non saprei cosa dire; penso che se ci sarà occasione e se il pezzo ci farà nascere la voglia di avere qualcun altro di esterno al gruppo, ciò avverrà, ma non sono cose che pianifichiamo, dipendiamo molto dal feeling del momento.

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