MONSTER TRUCK – Uno sguardo al futuro

Pubblicato il 13/10/2018 da

Fa sempre piacere poter scambiare opinioni con una giovane band che sta riscuotendo un buon successo grazie al duro e costante lavoro. I Monster Truck, freschi del nuovo “True Rockers”, si confermano come una delle realtà hard rock più interessanti degli ultimi anni ed il loro disco mette le basi per un ulteriore passo avanti di una carriera in continua ascesa. Ai nostri microfoni il cordiale e allegro chitarrista Jeremy Widerman ci parla della loro ultima fatica.

JEREMY, GRAZIE A “SITTIN’ HEAVY” I MONSTER TRUCK HANNO OTTENUTO UN BUON SUCCESSO. DOPO IL TOUR A SUPPORTO DEL DISCO VI SIETE SUBITO MESSI AL LAVORO SUI PEZZI DI “TRUE ROCKERS”?
– Innanzitutto siamo molto soddisfatti di “Sittin’ Heavy”, come dicevi ha ottenuto grandi responsi e ci ha permesso di suonare in giro per il mondo per molto tempo. Una volta terminate le date live però, ci siamo presi un periodo di pausa per riposare e goderci le nostre famiglie. Il nostro cantante Jon Harvey e il batterista Steve Kiely nel frattempo sono diventati papà e giustamente hanno voluto trascorrere un po’ di tempo insieme ai loro figli. Una volta ricaricate le energie ci siamo buttati a capofitto in studio a registrare nuove canzoni.

SE SIETE ANDATI DIRETTAMENTE IN STUDIO, SIGNIFICA CHE I PEZZI ERANO GIA’ PRONTI.
– Buona parte della scrittura dei pezzi e della pre-produzione è stata fatta nei momenti morti del tour di supporto a “Sittin’ Heavy”. Una volta scritte le canzoni, venivano subito mandate al produttore Dan Weller per permettergli di lavorarci sopra. Per questo motivo siamo entrati in studio preparati e con la maggior parte dei pezzi già completata. La scorsa estate abbiamo registrato qui in North Carolina, inoltre con noi hanno collaborato altri due grandi produttori, Gavin Brown e Maia Davies. Loro si sono occupati di alcune canzoni, Evolution”, “Young City Hearts” e “Hurricane”, che sono state poi registrate a Toronto.

IL PRIMO PARTICOLARE CHE BALZA ALL’ORECCHIO DURANTE L’ASCOLTO E’ IL SUONO CALDO E LIVE DI “TRUE ROCKERS”, A VOLTE SEMBRA CHE ABBIATE LAVORATO IN ANALOGICO.
– Ti ringrazio per il complimento, significa che abbiamo centrato il nostro obiettivo. Per noi è molto importante produrre dischi che suonino in modo molto naturale, non come certe produzioni attuali gonfiate e distorte allo sfinimento. Siamo una band dalla forte attitudine live, questa nostra peculiarità deve assolutamente essere riportata anche su disco. Abbiamo comunque lavorato in digitale, oggi registrare un album solamente con una strumentazione analogica comporta costi esorbitanti e tempi di lavoro molto più lunghi rispetto alle tecnologie più moderne. Nonostante ciò, noi e i nostri produttori abbiamo dato il massimo per ottenere dei suoni in grado di valorizzare al meglio il nostro hard rock.

AVETE SCELTO UN TITOLO COME “TRUE ROCKERS” PER DEFINIRE IN DUE PAROLE LA VOSTRA FILOSOFIA DI VITA?
– “True Rockers” è stato scelto sia perché definisce in modo semplice e chiaro la nostra musica, sia come tributo a tutti coloro che ci hanno supportato e continuano a supportarci in tutti questi anni. I nostri fan sono amano il rock and roll tanto quanto lo amiamo noi, ci sembrava giusto mettere insieme questi due aspetti. Siamo tutti una grande famiglia, una band non potrebbe sopravvivere senza i fan. Questa è la nostra vita, io e gli altri ragazzi dei Monster Truck passiamo tanto tempo insieme, durante i tour suoniamo, ci divertiamo, scherziamo fra di noi, facciamo qualche cazzata. Questo è il nostro stile di vita, la nostra più grande passione è il rock.

HO PARTICOLARMENTE APPREZZATO IL LAVORO DEL VOSTRO TASTIERISTA BRANDON BLISS, CHE HA DATO UN CONTRIBUTO FONDAMENTALE AI VOSTRI PEZZI. AD ESEMPIO SULLA CANZONE “THUNDERTRUCK”, LE PARTI TASTIERE RICORDANO FORMAZIONI COME RAINBOW E DEEP PURPLE.
– Devi sapere che Jon Lord è stato una delle maggiori influenze di Brandon e si sente eccome quando suona! Su questo disco era nostra intenzione dare più importanza alle parti di tastiere, che in passato erano meno evidenti. Credo sia stato fatto un ottimo lavoro perché comunque i pezzi suonano in modo molto potente e guitar oriented, le tastiere rendono l’ascolto più godibile, senza però togliere forza al disco. Quando suona l’organo Brandon riesce a portare nella nostra musica un tocco classico di grande qualità.

ANCHE “DEVIL DON’T CARE” CONTIENE DETTAGLI E ACCORGIMENTI CHE FANNO LA DIFFERENZA, SU TUTTI L’USO DELL’ARMONICA CHE DONA ALLA CANZONE UN GUSTO BLUESY.
– “Devil Don’t Care” è una delle mie canzoni preferite. Inizialmente era stata pensata e registrata senza parti di armonica, ma una volta terminati i lavori noi e il nostro produttore sentivamo che mancava qualcosa per rendere unica questa canzone. Dopo un po’ di discussioni e scambi di idee, si è optato per questa soluzione. Mentre eravamo in studio in North Carolina, abbiamo assoldato un bravissimo musicista di armonica che ha inciso tutte le parti.

DOPO TRE DISCHI VI SIETE COSTRUITI UNO STILE MOLTO PERSONALE E DEFINITO. E’ DIFFICILE, QUANDO SIETE IN STUDIO, PROGREDIRE ED ELABORARE QUALCOSA DI NUOVO PER NON RIPETERVI?
– Per fortuna fino ad ora le idee non ci sono mai mancate. Appena finiamo un disco, nella nostra testa ci sono già idee per quello successivo. Il segreto è non fossilizzarsi perché una volta prodotto un album di successo è facile riposarsi sugli allori e cedere alla tentazione di clonare quanto fatto in precedenza. Noi vogliamo sempre spingere la band al massimo e continuiamo a ricercare nuove soluzioni per migliorarci. La scelta dei produttori, degli studi di registrazioni, le varie prove per ottenere dei suoni nuovi, tutto fa parte del nostro percorso di crescita artistica. L’esperienza poi aiuta molto, ogni nostro disco ci fa capire cosa abbiamo fatto bene e cosa si può ancora migliorare: dopo “Sittin’ Heavy” abbiamo cercato di spingerci ancora oltre con il nuovo “True Rockers”. Lo stesso faremo anche in futuro, prendendo questo album come punto di partenza per escogitare nuove idee.

PRENDENDO SPUNTO DA QUESTO DISCORSO, GLI STUDI E PRODUTTORI DEL CALIBRO DI GAVIN BROWN, CHE HA PURE VINTO UN GRAMMY, NON COSTANO POCO. SEI CONSCIO CHE “TRUE ROCKERS” VERRA’ ASCOLTATO PREVALMENTEMENTE VIA MP3 O IN STREAMING, DOVE LA QUALITA’ VA A FARSI BENEDIRE?
– Non so se essere d’accordo o meno con quanti dici. Io stesso ascolto tantissima musica su Spotify e non noto una differenza così sostanziale rispetto ad ascoltare un CD su un impianto stereo. Alla fine si tratta di domanda e offerta, oggi gli ascolti puntano sul digitale e sullo streaming e noi non possiamo fare nulla, se non realizzare un prodotto che mantenga una buona qualità audio anche su queste piattaforme. Io ad esempio non sono mai stato un grande fruitore di vinili: una volta ascoltavo musica in CD, poi sono arrivati i primi mp3 di qualità un po’ scarsa ed il mercato si è evoluto fino ad oggi. Noi dobbiamo cercare di accontentare tutte i fan a seconda delle loro preferenze.

“TRUE ROCKERS” ESCE IN VINILE, IN CD E SULLE PIATTAFORME DIGITALI. QUALE VERSIONE SUGGERIRESTI, COL CUORE, A UN FAN PER L’ASCOLTO?
– Gli suggerirei semplicemente di fare come più gli aggrada, l’importante per me è che il disco venga ascoltato (ride, nda). Non voglio scatenare conflitti fra i sostenitori del vinile e quelli del CD, viviamo in un’era che offre molte possibilità e queste possono essere sfruttate come si vuole, senza tanti paraocchi. Nemmeno il download illegale mi preoccupa. Capisco che i fan più giovani possano non avere i soldi per comprare i nostri dischi. Allora che se li scarichino gratis senza problemi, poi però sarebbe bello vedere queste persone supportarci venendo ai nostri concerti e magari comprando una t-shirt. In questo modo, se tutti facessero così, la scena potrebbe sopravvivere.

UN DISCORSO OPINABILE IL TUO, SICURO CHE BASTINO I CONCERTI E LA VENDITA DEL MERCHANDISE? SE NON VENGONO COMPRATI DISCHI, DIFFICILMENTE BAND DAL GRANDE POTENZIALE POTRANNO DIVENIRE, AD ESEMPIO, I NUOVI METALLICA. NON TI PIACEREBBE RIEMPIRE LE ARENE GRAZIE AI MONSTER TRUCK?
– Io sono una persona molto concreta e ho smesso di pensare di riempire le arene. Dall’avvento di internet le vendite dei dischi sono andate sempre peggio ed è praticamente impossibile uguagliare i numeri che venivano fatti negli anni Ottanta. Visto che citavi i Metallica, loro sono esplosi negli anni giusti e hanno firmato uno dei contratti più remunerativi mai visti; pochissimi gruppi possono eguagliarli.  Noi musicisti di questa generazione dobbiamo solo rassegnarci al fatto che con i dischi non ci si può più pagare l’affitto di casa. Bisogna puntare sui live show e sul merchandise.

RECENTEMENTE SIETE STATI IN TOUR CON I DEEP PURPLE. COSA RICORDI DI QUESTA ESPERIENZA?
– Ci siamo divertiti molto durante le cinque settimane di tour. I ragazzi dei Deep Purple sono stati molto gentili con noi, abbiamo parlato insieme e ci hanno raccontato un sacco di storie fantastiche. Il nostro tastierista Brandon ha trascorso un sacco di tempo insieme a Don Airey, si sono confrontati come musicisti e credo tra di loro si sia instaurato un bel rapporto.

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