MORDRED – Dove eravamo rimasti?

Pubblicato il 28/08/2020 da

È di nuovo il tempo dei freschi, spensierati sollazzi del funky-thrash? Presto per dirlo. Fatto sta che i suoi principali fautori, i californiani Mordred, dopo un lungo iato si sono ripresentati con materiale inedito, inaugurando con l’EP “Volition” quella che dovrebbe essere la seconda era della band. Formazione in verità attiva già dal 2013, ma che fino a quest’anno aveva viaggiato sottotraccia, annunciando infine un album, “The Dark Parade”, che a causa dell’abbondanza di materiale disponibile – come leggerete nell’intervista – arriverà invece in autunno. Le prime avvisaglie sul nuovo corso, come abbiamo esposto in sede di recensione dell’EP, non sembrano così promettenti. Però rimaniamo fiduciosi e, mentre attendiamo cosa avrà da offrirci “The Dark Parade”, siamo andati a sentire da uno dei simboli del gruppo, il cantante Scott Holderby, come e perché i Mordred sono rinati.

NEL MEZZO DI UNA COLOSSALE PANDEMIA, I MORDRED RITORNANO ANNUNCIANDO L’USCITA DI UN NUOVO ALBUM E, PRIMA DI QUELLO, DI UN EP. PERCHÉ AVETE IMPIEGATO COSÌ TANTO TEMPO DOPO LA REUNION, PER COMPORRE NUOVA MUSICA?
– Abbiamo scritto moltissime canzoni da quando siamo tornati a suonare assieme. Soltanto, tante di queste non erano all’altezza di quanto desiderassimo per il nostro nuovo corso. Danny (White, uno dei due chitarristi, ndR) ora vive a New York, viaggia verso la California ogni sei mesi, per provare e tenere qualche concerto. Abbiamo cercato di concentrare il lavoro nei periodi in cui lui era presente e alcuni dei pezzi migliori sono scaturiti proprio in quelle occasioni.

SE RIPERCORRIAMO LE TAPPE DELLA REUNION, OSSERVIAMO CHE AVETE RICOMINCIATO A SUONARE ASSIEME NEL 2013, RILASCIANDO UN PRIMO SINGOLO, “THE BARONESS”, NEL 2015. COME SI È GIUNTI ALLA REUNION? COME AVETE VISSUTO QUESTI ULTIMI ANNI COME BAND?
– Beh, alcuni dei membri della band, per alcuni periodi, hanno dormito nella mia camera degli ospiti (risate, ndR). Il primo passo, è avvenuto quando Danny è venuto a farmi visita da New York e, dopo una serata al pub, abbiamo deciso di metterci a suonare qualcosa assieme il giorno successivo. Abbiamo postato qualche foto sui social di quanto era successo e immediatamente Matt Denney e Lee Farmery ci hanno chiesto se ci andava l’idea di portare i Mordred a suonare nel Regno Unito, assieme alla band di Lee, i Furyon. Si sono messi in pista in pochissimo tempo, organizzando un vero e proprio tour da quelle parti. Purtroppo, Matt si è ammalato, in modo tale da non poter cantare e i Furyon non sono riusciti ad essere in tour con noi. A sostituirli, ci sono stati i Kaine, mentre Matt e Lee ci hanno lo stesso seguito per tutte le date. Da lì siamo andati avanti, arrivando fino a quello che abbiamo in programma per quest’anno.

L’ATTUALE LINE-UP È LA STESSA DI “IN THIS LIFE” E “VISION”. SIETE PARTITI DA QUESTI DUE DISCHI, PER ELABORARE IL MATERIALE DEL NUOVO ALBUM?
– Rispetto a quella line-up, vi è a dire il vero un cambiamento, ovvero la presenza di Jeff Gomes alla batteria, al posto di Gannon Hall. A dirla tutta, quando ci siamo rimessi a suonare assieme eravamo più nostalgici per il periodo di “Fool’s Game”, siamo ripartiti da lì di fatto. Non che ci siamo messi a ripetere quelle cose, altrimenti avresti sentito qualcosa di fin troppo famigliare nelle nostre nuove composizioni. Diciamo che ci siamo reimmersi in quel tipo di atmosfere, provando ad espandere il sound di quel periodo.

IN APRILE AVETE ANNUNCIATO L’USCITA DEL VOSTRO QUARTO ALBUM, “THE DARK PARADE”, ATTESO PER L’ESTATE. ORA ARRIVA INVECE UN EP, “VOLITION”, MENTRE PER IL FULL-LENGTH SI DOVREBBE ANDARE AI MESI AUTUNNALI. DA COSA DERIVA QUESTO CAMBIO DI PROGRAMMA?
– Quando abbiamo consegnato il materiale all’ingegnere del suono che doveva occuparsi del mastering finale, lui ha fatto una risata e ha affermato che avevamo abbastanza pezzi per un album e un EP. Quindi ci chiedeva che cosa volessimo fare, cosa intendessimo effettivamente far uscire. Ci siamo messi a ragionare su cosa lasciar fuori dall’album, durante questo lavoro di selezione ci siamo accorti che ci spiaceva eliminare del tutto alcuni dei nostri ‘bambini’, per cui quello che non è finito nell’album l’abbiamo messo in “Volition”.

QUALI SONO LE QUALITÀ DEL NUOVO ALBUM CHE I VOSTRI FAN DI LUNGO CORSO APPREZZERANNO MAGGIORMENTE? PENSI CHE GLI ASCOLTATORI PIÙ GIOVANI POSSANO TROVARE RAGIONI DI INTERESSE NEL VOSTRO MATERIALE?
– In sintesi, credo che siano rimaste molto solide le nostre radici nel thrash, con un occhio vigile verso la sperimentazione e la curiosità per guardare oltre quanto già fatto in passato. Ci sono tanti giovani interessati al thrash là fuori, e per qualche ragione a loro piacciono i Mordred! Cosa dovrei pensare a riguardo? Ritengo che gran parte del nostro messaggio, quello contenuto nel nuovo materiale, sia rilevante per quanto sta accadendo oggigiorno nel mondo, e ciò intercetta la sensibilità del pubblico giovane, con la stessa facilità con cui incontra i pensieri degli ascoltatori che ci seguono da più tempo.

NELLA COVER DELL’EP E IN QUELLA DI “THE DARK PARADE” RITORNA IL TEMA DELLA MASCHERA, RICHIAMANTE LA COPERTINA DI “FOOL’S GAME”. QUALI SIGNIFICATI ATTRIBUITE ALLA MASCHERA? COSA NASCONDE?
– Dal punto di vista della sua superficie, è bene sottolineare che la maschera del pagliaccio è composta di pelle umana. Una sorta di concetto astratto, tratto da alcuni schizzi precedenti, alcuni disegni abbozzati dove era ritratto quest’uomo d’affari che vestiva una maschera di pelle umana. Il personaggio in questione nasconde le sue azioni al mondo, dietro un’apparenza rassicurante. Dovremmo sempre chiederci, ogni giorno, cosa si nasconde dietro a certe maschere…

QUANTO VI SENTITE DIFFERENTI ORA, COME UOMINI E MUSICISTI, DA QUELLO CHE ERAVATE NEGLI ANNI ’90? I MORDRED, COME BAND, SONO GROSSO MODO LA STESSA CREATURA DI VENTICINQUE ANNI FA, QUANDO VI SCIOGLIESTE?
– Molto è cambiato negli ultimi trent’anni e tante cose sono rimaste uguali. Direi che abbiamo ripreso da dove avevamo interrotto, in termini di musica e scrittura, con un po’ più di saggezza, conoscenza e, soprattutto, pazienza. Parlando dell’aspetto umano, fortunatamente tutti noi siamo maturati, ed è un piacere fare musica e stare assieme ai miei ‘fratelli’ della band.

PERCHÈ IL FUNK, DOPO AVER SUSCITATO PER UN BREVE PERIODO UN CERTO INTERESSE, È FINITO NEL DIMENTICATOIO, ALL’INTERNO DELLA SCENA METAL?
– Non so se sono abbastanza qualificato per rispondere a un simile interrogativo, ma ci provo lo stesso. Nonostante non sia una cosa così ovvia nella musica odierna, negli anni ’80 e ’90 era normale attingere alle fonti d’ispirazione più disparate. Una delle nostre chiavi di volta, per sviluppare il nostro stile, è stata l’esplosione della scena hip-hop. Su tutti, personaggi come Sly Stone e JB, ma ce ne sarebbero molti altri da elencare. È un genere che ci ha introdotto a un universo di possibilità. Il cosiddetto ‘groove oriented metal’ è cresciuto tantissimo da allora, esiste tutt’ora, anche se il funk, al suo interno, non è così facilmente riconoscibile come altre sue peculiarità.

DIVERSI MUSICISTI AFFERMATI METTONO I MORDRED FRA LE LORO INFLUENZE PIÙ IMPORTANTI. SECONDO TE, QUALI SONO GLI ARTISTI CHE HANNO IL MAGGIOR ‘DEBITO ARTISTICO’ NEI CONFRONTI DELLA TUA BAND?
– Abbiamo diversi amici, militanti in gruppi più o meno importanti, che negli anni ci hanno ripetuto quanto sia stata importante per loro la musica dei Mordred. Questo è e continuerà ad essere uno dei migliori complimenti che ci possano fare. Conosciamo tanti musicisti di talento e sentire da loro una tale attestazione di stima fa sempre un certo effetto.

GUARDANDO AL PASSATO DEI MORDRED, QUALI SONO I PIÙ IMPORTANTI MOTIVI DI SODDISFAZIONE E, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, I MAGGIORI RIMPIANTI?
– Soddisfazioni tante: dalla firma del primo contratto discografico, che ha segnato l’inizio del nostro viaggio psichedelico nel mondo del music business, ai live, ai viaggi (momenti in cui ti sembra veramente che ‘ogni giorno è vacanza’). Se dovessi citare alcuni eventi specifici, includerei sicuramente le due occasioni in cui abbiamo suonato al Dynamo olandese, nel 1990 e ’92. Ci sarebbero anche mille storie da raccontare su quanto ci è accaduto mentre eravamo in giro a suonare, le persone che abbiamo incontrato… Al capitolo rimpianti, posso solo affermare che è meglio rimpiangere qualcosa che si è fatto, piuttosto che quello che non si è neanche provato a fare.

ASCOLTANDO ADESSO I VOSTRI ALBUM DEL PASSATO, CHE IMPRESSIONE NE RICAVI?
– “Fool’s Game”: Posso ancora percepire l’eccitazione che provavo, mentre registravamo il primo, in un vero studio di registrazione. Hai presente come la musica sia in grado di trasportarti indietro nel tempo, in uno specifico posto, proprio in un certo preciso momento? Ecco, è quello che mi accade quando risento “Fool’s Game”. Mi fa rivivere un periodo totalmente pazzo della mia vita, tutta l’eccitazione e le angosce tipiche dell’adolescenza.
“In This Life”: Rendemmo il nostro sound più solido e ci sentivamo come se stessimo creando qualcosa di realmente innovativo. Alcuni pezzi dell’album sono molto sentiti, mi ricordano chiaramente cosa stavamo vivendo all’epoca, quando le risento o mi metto a cantarle.
“Vision”: Fummo capaci di scrivere le canzoni che volevamo, senza preoccuparci minimamente del tipo di stile, struttura, forma. Ci buttammo in qualcosa di molto sperimentale e portammo sonorità esterne e atipiche nella sfera dei Mordred. Alcune delle mie canzoni preferite dei Mordred sono lì dentro.

LA VOSTRA MUSICA È RIMASTA UNICA E INIMITABILE NELLA SCENA METAL. RITIENI CHE QUALCUNO SIA STATO IN GRADO DI SCRIVERE CANZONI SIMILI ALLE VOSTRE, PER FEELING, ATMOSFERA, QUALCOSA CHE POSSA PARAGONARSI A UNA “ESSE QUAM VIDERI” OPPURE “THE STRAIN?
– Non so se siano state o meno influenzate dai Mordred, ma se devo trovare dei gruppi che abbiamo scritto qualcosa di simile a noi, ti posso certamente nominare gli Infectious Grooves oppure i Rage Against The Machine. Entrambi sono riusciti a incorporare alcuni determinati groove nella loro musica. Mi piace anche sentire Corey Taylor nominare i Mordred come un’influenza per gli Slipknot.

UNA DELLE CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEI MORDRED, ALL’EPOCA, ERA QUELLA DI AVERE UN DJ IN LINE-UP. COME ARRIVASTE A QUELLA DECISIONE E PERCHÉ È STATO COSÌ IMPORTANTE L’INSERIMENTO DI AARON VAUGHN NEI MORDRED?
– Aaron ‘Pause’ Vaughn inizia a lavorare coi Mordred nel primo disco, quando lo chiamiamo in veste di ospite. Ci siamo innamorati delle sue qualità, aggiungeva tantissimo al nostro sound. Per quel che mi ricordi io, siamo stati i primi a incorporare lo stile hip-hop al thrash metal. Il contributo di ‘Pause’ negli anni è andato molto al di là di piazzare qualche scratch, si occupa di sintetizzatori, sample, effetti sonori, lead e backing vocals, oltre a suonare il giradischi con una furia assassina.

L’USCITA PIÙ SPERIMENTALE DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA È “VISION”, DOVE VI SIETE ALLONTANATI DAL METAL E VI STAVATE MUOVENDO IN DIREZIONI CHE SOLO IN PARTE APPARTENEVANO ANCORA ALLA SFERA ROCK. ERA QUELLO UN TIPO DI SUONO CHE AVRESTE VOLUTO ULTERIORMENTE AMPLIARE NEL DISCO SUCCESSIVO, SE TU FOSSI RIMASTO NELLA BAND? OPPURE, FIN DALL’INIZIO, “VISION” ERA DESTINATO A RIMANERE UN ESPERIMENTO ISOLATO?
– Come tutto il materiale precedente, ci sentivamo di poter sperimentare a nostro piacimento, andando un po’ oltre quanto fatto in precedenza. Materiale simile poteva servire anche da stacco nei nostri live, da intervallare alle nostre cose più pesanti. Siamo ancora contenti di quell’EP e ci piace suonare alcuni di quei brani dal vivo ancora oggi.

POCO DOPO L’USCITA DI “THE NEXT ROOM”, I MORDRED SI SCIOLGONO. COSA AVVENNE A QUELL’EPOCA E CHE OPINIONE TI SEI FATTO A RIGUARDO, ANCHE SE ORMAI ERI USCITO GIÀ DA QUALCHE TEMPO DAL GRUPPO?
– Penso che fosse poco chiara la direzione che i Mordred avrebbero voluto prendere, non sapevano bene come muoversi, e quindi preferirono mollare.

QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI PER QUESTA NUOVA FASE DEI MORDRED?
– Non fare schifo (risate, ndR)!

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.