MORNE – I segni della fine

Pubblicato il 17/05/2024 da

Con il suo tipico sguardo penetrante, Miłosz Gassan, frontman dei Morne, ci guida attraverso il labirinto sonoro del l’ultimo lavoro della sua band, “Engraved with Pain”, pubblicato sul finire dello scorso anno dalla Metal Blade Records.
Come gli altri capitoli della discografia del gruppo originario di Boston, il disco si distingue per il suo personale mix di pesantezza e profondità emotiva, mescolando, in tipico stile Morne, elementi doom, death metal, sludge e post punk in quattro lunghe composizioni. La band non è certo alle prima armi e ha ormai una formula consolidata, ma anche il recente “Engraved…” sa come risultare fresco e avvincente, mostrando all’occorrenza qualche nuova sfumatura e una resa sonora in grado di stare al passo coi tempi.

In questa intervista, Gassan condivide con noi la sua visione sull’album, rivelando con estrema schiettezza ulteriori pensieri sulla musica, l’arte e il processo creativo dietro “Engraved with Pain” e l’intero operato della band.

“ENGRAVED WITH PAIN” È FUORI DA QUALCHE MESE: SIETE SODDISFATTI DEL RISCONTRO CHE AVETE RICEVUTO? E CHE MI DICI DEL DISCO NEL SUO COMPLESSO? VI CI SONO VOLUTI CINQUE ANNI PER TORNARE DOPO “TO THE NIGHT UNKNOWN”. PROBABILMENTE C’ENTRA ANCHE IL COVID IN QUESTO LASSO DI TEMPO PIUTTOSTO LUNGO?
– Sì, sono contento di come è uscito questo album, ma chiedimelo di nuovo tra cinque anni (ride, ndR). Penso che sia stato ben accolto, abbiamo avuto buone recensioni, ecc.
Una pausa di cinque anni tra gli album non significa tuttavia che abbiamo passato cinque anni a scrivere quelle canzoni.
Il Covid ha avuto qualcosa a che fare con tutto ciò, ma siamo anche andati in tour dopo “To the Night Unknown”, ci siamo presi delle pause dalle prove, ecc. Abbiamo anche pubblicato una compilation con del materiale più vecchio e delle registrazioni dal vivo, tra cui “Live at Roadburn”, che è stato registrato nel 2019. Quindi non è che siamo esattamente stati seduti con le mani in mano.
Nei Morne le cose accadono quando accadono. Non ci mettiamo fretta solo per avere qualcosa di nuovo da promuovere.

QUESTO È IL VOSTRO PRIMO ALBUM SU METAL BLADE RECORDS, COME È ARRIVATO QUESTO ACCORDO?
– Dopo “To the Night Unknown”, dei nostri amici in Germania ci hanno suggerito di provare a far uscire il nostro prossimo album su un’etichetta più grande: ho detto “fanculo, vediamo cosa succede”, e poi è entrata in scena Metal Blade. Abbiamo parlato, parlato, parlato e poi abbiamo firmato con loro.
Questo è il nostro primo e, si spera, non ultimo album con loro. Vedremo cosa accadrà. Ci hanno aiutato a spargere la voce un po’ più del solito e le cose hanno preso una piega più professionale.

“TO THE NIGHT UNKNOWN” HA AVUTO SUCCESSO IN TUTTI I SENSI. QUINDI QUANDO VI SIETE APPROCCIATI A “ENGRAVED WITH PAIN”, AVETE SENTITO DI DOVER FARE QUALCOSA DI ANCORA PIÙ AMBIZIOSO?
– “To the Night Unknown” è stato accolto abbastanza bene, ma siccome i nostri mezzi dell’epoca erano limitati, non ha potuto arrivare oltre una certa soglia. Penso comunque che sia un buon album. Con “Engraved with Pain” abbiamo voluto continuare questo percorso.
Questa volta abbiamo registrato in uno studio diverso, il che è stata una nuova esperienza per noi, ma credo che la nuova location abbia funzionato bene. Continueremo su questa strada anche con il nostro prossimo album. Il nostro stile è piuttosto stabile, ma tende a incorporare nuovi elementi, si muove… anche se alla fine siamo sempre i Morne.

QUESTO È IL VOSTRO ALBUM PIÙ BREVE: SOLO QUATTRO TRACCE PER QUARANTA MINUTI. AVETE SCELTO DELIBERATAMENTE DI FARE QUALCOSA DI PIÙ DIRETTO QUESTA VOLTA?
– Volevo che questo album avesse un formato standard, ovvero un singolo LP della durata di circa quaranta/quarantacinque minuti. Essenziale. Inoltre, se guardi la nostra discografia, tendiamo ad alternare album singoli e doppi, intenzionalmente o meno. Potresti pensare che sia un album breve, ma in realtà ha una durata normale e lascia una porta aperta anche per il prossimo album.

QUANDO SI TRATTA DEL VOSTRO TIPO DI MUSICA, SONO DAVVERO UN GRANDE FAN DI COME SI PRESENTA DAL VIVO. TENDE A DIVENTARE MOLTO PIÙ POTENTE ED ESPRESSIVA. PENSI CHE SIA UNA SFIDA PER VOI, CATTURARE QUEL TIPO DI SENSAZIONE IN UN ALBUM IN STUDIO? OPPURE PENSI CHE SIA QUALCOSA CHE IN REALTÀ NON POSSA MAI ESSERE CATTURATO COMPLETAMENTE IN UN CONTESTO COME QUELLO?
– La performance dal vivo è molto importante per noi, ci mettiamo sempre tutto noi stessi. La registrazione in studio tende invece ad essere più raffinata di un concerto… questo è inevitabile, a meno che tu non voglia suonare di merda. La performance dal vivo resta tutta un’altra cosa.
Dal canto nostro, proviamo a rendere le nostre sessioni in studio il più semplici possibile proprio per avvicinarci il più possibile a ciò che la band può fare in situazioni dal vivo. Abbiamo pubblicato un paio di live album proprio per far vedere alla gente la nostra vera dimensione. In quel contesto risultiamo molto più crudi e potenti, anche se mi rendo conto che sia un concetto applicabile a molte altre band.

PARE CHE SIA UN BUON MOMENTO PER FAR PARTE DI UNA BAND HEAVY/DOOM; SEMBRA CHE MOLTI NUOVI ASCOLTATORI STIANO FINALMENTE INIZIANDO PRENDERE NOTA DI CERTE CORRENTI MUSICALI, SIANO ESSE DOOM, SLUDGE, ‘POST-’, FUNERAL, ECC. PENSI CHE LA MUSICA LENTA E PESANTE ABBIA ORMAI TROVATO UN SUO PUBBLICO ANCHE AL DI FUORI DEI CIRCOLI PIÙ UNDERGROUND?
– La scena è molto varia e ci sono tante band diverse con approcci diversi, tanto che per me alla fine non importa se si tratta di un gruppo con un sacco di amplificatori rumorosi o di una band più essenziale e tranquilla. Entrambi gli approcci possono essere a loro modo pesanti, quando si tratta di sentimenti e atmosfere.
Ci sono poi band che sono solo rumorose, ma senza una vera sostanza alle spalle. Apprezzo chi sa creare una sua atmosfera, dando all’ascoltatore la possibilità di isolarsi e di viaggiare mentalmente con la musica.
Dal canto mio, cerco di disegnare un’atmosfera malinconica attraverso chitarre pesanti e aggressive. La musica deve amplificare i miei sentimenti e questo è molto importante per me. Nei Morne è così che creiamo le nostre canzoni.
La musica, come ogni arte, dovrebbe suscitare qualcosa in te e farti riflettere: non dovrebbe darti tutto su un piatto affinché tu possa assorbirlo senza pensare. Questo è quello che cerco da sempre.

LA VOSTRA BAND HA ANCHE UN’OTTIMA REPUTAZIONE NEGLI AMBIENTI PUNK E CRUST, FORSE ANCHE A CAUSA DEL TUO PASSATO NEI FILTH OF MANKIND. I MORNE SONO SPESSO VISTI COME UNA BAND ‘IBRIDA’, CAPACE DI ATTRARRE DIVERSI TIPI DI ASCOLTATORI. TI VEDI COSÌ ANCHE A LIVELLO STILISTICO E ATTITUDINALE?
– Sì, non so davvero dove ci collochiamo. Ma non è nemmeno una mia vera preoccupazione. Creiamo musica in base ai nostri sentimenti e lasciamo fuoriuscire tutto. È un processo naturale e se a qualcuno piace ciò che esprimiamo, tanto meglio. Piacere alle persone non è comunque il motivo per cui faccio tutto ciò. Non ho mai cercato di far parte di una scena o di rientrare in un genere musicale, anche se il nostro background si vede qua e là.
Di certo mi sento più vicino a una scena crust/punk che a qualsiasi di quelle sludge, post o simili. Cerco di evitare di venire taggato, ma spesso è fuori dal mio controllo.

A PROPOSITO DI FILTH OF MANKIND, HO VISTO CHE IL VOSTRO ALBUM “THE FINAL CHAPTER” È STATO RECENTEMENTE RISTAMPATO. È CONSIDERATO DA MOLTI UN ALBUM DI CULTO. SEI ANCORA ORGOGLIOSO DI CIÒ CHE HAI REALIZZATO CON QUELLA BAND? PENSI CHE I MORNE SAREBBERO MAI ESISTITI SENZA I FILTH OF MANKIND?
– È bello che la gente apprezzi quell’album. Ad essere onesti, non avevo idea che avrebbe ottenuto lo status che ha ottenuto. Non avevo aspettative. Nessuno di noi ne aveva. È un qualcosa di tanto tempo fa. Scrivere quelle canzoni è stato abbastanza semplice, ho seguito il mio istinto per creare quel piccolo viaggio musicale di cui ho parlato prima. Stavo cercando di capire come fare musica ed è successo tutto istintivamente. Eravamo giovani.
I Morne o qualsiasi altro progetto sarebbero esistiti sicuramente anche senza i Filth Of Mankind. La musica è molto importante per me e ho sempre cercato di comporre e di suonare in gruppi. Ho scritto la maggior parte delle canzoni dei Filth Of Mankind e ora compongo la musica dei Morne, quindi la connessione c’è.
Registrammo quell’album e poi avvennero un paio di cambiamenti nella mia vita, tanto che decisi di trasferirmi a Boston. A quel tempo avevo già un sacco di idee, riff, ecc. per il secondo album dei Filth Of Mankind, che poi usai per il demo dei Morne e per “Untold Wait”. Quella musica era mia e l’ho portata con me. Ho sentito persone dire che il demo dei Morne ha molte somiglianze stilistiche con “The Final Chapter” dei Filth Of Mankind e alcune di queste stesse persone non avevano idea della parentela tra le due band. Ha senso, perché se fossi rimasto in Europa molte di quelle canzoni sarebbero probabilmente finite nel secondo album dei FOM.
Sono felice però che non sia mai successo. Morne è una continuazione di quell’avventura. È un altro passo per me sulla mia personale strada.

TORNANDO A MORNE, DOVE PENSI CHE SIA DIRETTA LA BAND? NEL CORSO DEGLI ANNI AVETE SVILUPPATO UNO STILE PERSONALE, DOVE IL SENSO DEL RITMO DEGLI AMEBIX SI FONDE CON LA POTENZA DEL DEATH METAL IN STILE BOLT THROWER E DOVE C’È SEMPRE SPAZIO PER MELODIE DOLENTI. IN UNA CANZONE RECENTE COME “MEMORIES LIKE STONE” HO SENTITO ANCHE INFLUENZE DEI KILLING JOKE. DOVE TI VEDI CON IL PROSSIMO ALBUM?
– Continueremo il percorso che abbiamo aperto con i nostri due album più recenti. Ma ogni canzone, ogni riff, ogni piccola parte è il riflesso di un momento della vita in cui mi trovo. Non vorrei mai registrare due volte lo stesso album. Il nostro percorso artistico deve guardare avanti, pur restando una progressione naturale. Quindi vedremo.

DI QUALE ALBUM DEI MORNE TI SENTI PIÙ ORGOGLIOSO? O PENSI CHE SIA COME DIRE A UNA MADRE DI SCEGLIERE IL FIGLIO PREFERITO?
– È difficile dirlo, perché sono sin troppo coinvolto. Naturalmente mi verrebbe da dire che l’ultimo album è il mio preferito. Poi anche “To the Night Unknown” è abbastanza buono alle mie orecchie. È difficile citarne uno in particolare.
Sono anche scontento di alcune delle nostre registrazioni, ma poi la gente mi dice che sono pazzo a pensarla così. Allora che posso fare? Andare avanti è tutto ciò che posso fare. E infatti non vedo l’ora di pubblicare un altro album.

PENSI CHE IL VOSTRO VECCHIO REPERTORIO STIA INVECCHIANDO BENE? OGGI TENDI A VEDERLO SOTTO UNA LENTE DIVERSA?
– Cerco di non guardarmi indietro, ma devo dire che mi piacerebbe davvero remixare uno dei nostri album precedenti. Forse lo farò. Chi lo sa. Come dicevo, voglio pensare al futuro, non al passato.

IN CHE MODO IL LUOGO IN CUI VIVI O I LUOGHI IN CUI HAI VISSUTO HANNO INFLUENZATO LA MUSICA CHE HAI CREATO O I TUOI GUSTI MUSICALI, SECONDO TE?
– Difficile dirlo. Ovviamente dove siamo, con chi siamo e ciò che ci circonda ci influenza in molti modi diversi: se crei arte o musica o altro, il contesto in cui cresci viene fuori. Non sono sicuro di esserne completamente consapevole, a dire il vero. Ho sentito alcune persone dire che c’è questa fredda atmosfera dell’Europa dell’Est nella nostra musica. È effettivamente lì? Non lo so. Vivo a Boston da ventiquattro anni, ma in passato ho vissuto in Polonia. Davvero difficile da dire.
L’arte più onesta, quella scaturita da una vera emozione, è sempre influenzata da ciò che ci circonda. La maggior parte delle volte non ne siamo consapevoli o semplicemente non ci pensiamo. Nel mio caso è una sorta di istinto.

MAN MANO CHE CREI NUOVA MUSICA, TI RITROVI A DIVENTARE PIÙ O MENO INTERESSATO A CERCARE E ASCOLTARE NUOVA MUSICA FATTA DA ALTRE PERSONE? PERCHÉ PENSI CHE CIÒ ACCADA?
– Ascolto spesso musica che è assai distante da qualunque cosa facciamo, anche se possono esserci alcune somiglianze nelle atmosfere. C’è un sacco di cosiddetta musica pesante là fuori che non sopporto. Per me non ha alcun fascino. Ho molti amici in band che amo e apprezzo molto, ma quasi sempre mi ritrovo ad ascoltare solo la musica con cui sono cresciuto. Capita più di rado che scopra qualcosa di molto bello e fresco uscito negli ultimi anni.

ULTIMAMENTE, A QUALI PERIODI O STILI MUSICALI TI SENTI PIÙ ATTRATTO COME ASCOLTATORE? MUSICA VECCHIA O NUOVA? MUSICA COME LA TUA O DIVERSA DALLA TUA?
– Il mio gusto è piuttosto ampio, ma spesso ascolto cose che non sono particolarmente pesanti, a livello di volume. Torno sempre ai Talk Talk, che sono una delle mie band preferite, ma poi, come dicevo, mi capita anche di rivisitare gli album dei Concrete Sox o degli Extreme Noise Terror.
A volte un amico mi consiglia qualcosa di nuovo e mi apro a nuove uscite. Non ho un genere musicale in particolare che sia il mio preferito, in questo momento.

PRESTO SARETE IN TOUR IN EUROPA. CHE ASPETTATIVE HAI NEI RIGUARDI DI QUESTI CONCERTI? AVETE ALTRO IN CANTIERE PER I PROSSIMI MESI?
– Sì, andremo in Europa a giugno per fare un breve tour, anche se non mi piace andare in tour lì d’estate. Comunque, dato che siamo stati invitati all’Hellfest, abbiamo deciso di attaccarci altre date e di fermarci qualche tempo in più. Prenderemo parte ad altri festival e terremo qualche data nei locali.
La maggior parte degli show saranno con i Wormrot: siamo due band completamente diverse. Dovrebbe essere interessante. Andremo anche in posti in cui raramente o mai abbiamo suonato prima. Oltre a ciò, abbiamo un altro tour in Europa prenotato per la fine dell’anno.

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