MORNE – In Crust We Trust

Pubblicato il 28/09/2011 da

Conoscere i Morne significa fare i conti con un passato che ritorna tremendamente attuale, riglorificato, e armato fino ai denti con nuove e temibili armi metalliche. Partendo dal leggendario crust punk, la band di Boston ha risalito la china del proprio immaginario musicale e forgiato un sound tanto celebrativo, conoscitore e indicativo del passato, quanto avventuroso, innovativo e del tutto volto al futuro. “Asylum” è il secondo album forgiato dalla band, ed è un lavoro che negli ultimi mesi ha creato non poco scompiglio nell’underground, proprio per questo suo avventurosissimo e passionale revivalismo, e per il suo possente e titanico sound fatto sia di metallica gloria passata che di ambizioni e visioni progressive e psichedeliche, completamente volte al futuro. Metalitalia.com, proprio per bocca del chitarrista/cantante dei Morne, Milosz Gassan, ha deciso di farvi conoscere più in dettaglio questa ultima validissima aggiunta all’ormai impressionante roster della Profound Lore Records, che di sbagliare un colpo proprio non ne vuol sapere.

CIAO, MILOSZ. CI DICI PER PIACERE COME SONO NATI I MORNE E QUALE OBIETTIVO VI ERAVATI PREFISSATI QUANDO AVETE INIZIATO?
“Ciao, intanto ci tengo a precisare che io sono il cantate e chitarrista dei Morne, poi c’è Jeff, anche lui chitarrista, Max al basso, Billy alla batteria e Ian alle tastiere. Sono stato io inizialmente a voler mettere su una band dopo che mi sono trasferito dalla Polonia a Boston. Per spostarmi ho dovuto lasciare la mia vecchia band, Filth Of Mankind, ma volevo continuare a suonare. Arrivato a Boston ho cercato di convincere degli amici ad unirsi a me, ma nessuno era interessato a suonare musica così lenta e pesante, perché qua a Boston vogliono tutti suonare hardcore. Qualcuno interessato alla formula che avevo in mente sono riuscito a trovarlo, ma vivevano tutti troppo lontano per poter creare un progetto duraturo. Poi un giorno ho consociuto Kevin (il nostro primo batterista), e successivamente Max, ed entrambi si sono dimostrati interessati fin da subito. Successivamente, dopo che è passata una bella sfilza di batteristi, la lineup si è consolidata con l’arrivo di Jeff alla seconda chitarra, e infine di Ian alla batteria”.

VOI VI “PROPONETE” COME BAND CRUST, MA A PARTIRE DALLA LUNGHEZZA E PROFONDITA’ DELLE VOSTRE CANZONI SEMBRANO ESSERCI INDUBBIAMENTE ALTRE INFLUENZE CHE FORGIANO IL VOSTRO SOUND. POTRESTI SPIEGARCI QUALI?
“Il Crust… (ride, ndR). Credo che è da li che veniamo indubbiamente, ma allo stesso tempo penso anche che stiamo ormai seguendo la nostra strada, che non combacia necessariamente con quella del crust. Alla fine è il solito discorso, la gente ha sempre bisogno di un’etichetta da affibbiare alle band per inquadrarle e per definirne lo stile. Noi però non stiamo cercando di proporci con alcuno stile prestabilito. Certo, potreste visitare la nostra  pagina MySpace che in effetti si chiama ‘myspace.com/mornecrust’, per ottenere una conferma, ma anche qua, si tratta solo di un altro modo per presentarsi. In tutta onestà, però io penso che in realtà la nostra musica racchiuda molteplici stili e influenze e che sia quindi impossibile da definire con un termine solo. Il crust è senz’altro da dove proveniamo, ma non sempre necessariamente la nostra meta finale. In realtà noi siamo interessati a tantissimi tipi di musica diversa, anche opposta, e per questo non sappiamo mai dove andremo a finire musicalmente in futuro. Sappiamo da dove proveniamo, ma teniamo sempre aperte tutte le porte e siamo di larghe vedute, e vogliamo sempre esser liberi da qualunque restrizione. Vogliamo seguire il nostro istinto e creare ciò che viene al momento. In realtà nessuno lo sa come sarà il nostro prossimo album”.

CHE COSA, ESATTAMENTE, STATE CERCANDO DI CONVOGLIARE ED ESPRIMERE CON LA VOSTRA MUSICA?
“Stiamo semplicemente cercando di esprimere noi stessi. Le nostre emozioni, e ciò che siamo. Qualunque altra cosa da aggiungere, credo che sarebbe superflua”.

I TESTI DELLE VOSTRE CANZONI SEGUONO I TEMI STORICI TANTO CARI AL CRUST, OPPURE VEICOLANO SIGNIFICATI DEL TUTTO DIVERSI?
“I nostri testi sono molto personali e introspettivi. Esprimono emozioni e sentimenti. Sono una fotografia di come mi sento io nel momento stesso in cui nasce un nostro pezzo. Credo che in un certo senso abbiano anche un senso universale, nel senso che non scrivo di cose che accadono lì fuori nel mondo, ma di come mi sento io e di come vedo io il mondo e la vita, e di come vivo i miei tormenti interiori. Non importa quanto siano ‘crust’ o ‘metal’, sono i nostri testi, e per noi sono tutto”.

RIMANENDO SUL TEMA DEL CRUST, PENSI CHE QUESTO GENERE DI MUSICA HEAVY ABBIA ANCORA QUALCOSA DA DIRE OGGIGIORNO?
“Io amo questo tipo di musica, ma devo dire che tante cosiddette band crust non riescono veramente a rinnovare il genere e introdurre novità di rilievo. In pratica non sono indipendenti e non fanno le cose a modo loro. Hanno tutti gli stessi loghi con bombe, ali, teschi, eccetera. Dai, su… Questo genere di musica secondo me ha molto di più da offrire di questo, ma a quanto pare la maggior parte delle band sembra essere fatta con lo stampo. Alcune invece sono validissime, come gli Instinct of Survival e gli Hellshock. Non saprei descrioverle ma penso che stiano portando avanti delle proposte musicali molto interessanti”.

I CREDITS DI “ASYLUM” MENZIONANO ROB “THE BARON” MILLER DEGLI AMEBIX COME COLLABORATORE PER LA GRAFICA. PUOI SPIEGARCI MEGLIO QUESTO DETTAGLIO DEL DISCO?
“Mah, in realtà è molto semplice: Rob è un nostro amico e, visto che noi siamo fan degli Amebix, abbiamo pensato che avere un contributo diretto dalla band sarebbe stata una bella cosa, tutto qui”.

SECONDO TE I MORNE ESISTEREBBERO SENZA GLI AMEBIX?
“Questa è una domanda veramente difficile a cui rispondere. Esisterebbero? Probabilmente sì. La musica sarebbe così? Probabilmente no. Gli Amebix hanno avuto una profonda influenza su di me, hanno cambiato il modo in cui vedo la musica. Penso senz’altro che se non fossero esistiti adesso probabilmente suonerei altro”.

A PROPOSITO, HAI SENTITO NULLA DA “SONIC MASS”, IL NUOVO ALBUM – IL PRIMO IN OLTRE VENT’ANNI – DEGLI AMEBIX? SE SI’, COSA NE PENSI?
“Ho sentito solo una canzone, ma esprimerò la mia opinione definitva in proposito solo quando uscirà il disco. Devo sentire l’intero lavoro per farmi un’opinione”.

“ASYLUM” E’ UNA PAROLA MOLTO FORTE CHE PUO’ AVERE INFINITE INTERPRETAZIONI. NEL VOSTRO CASO COSA SIGNIFICA COME TITOLO DEL VOSTRO ALBUM?
“L’album ha come tema centrale il concetto del muoversi avanti, del continuare, del fare un respiro profonodo e affrontare un nuovo giorno, ricordandoci allo stesso tempo da dove proveniamo e rammentando tutte le lezioni che la vita ci ha insegnato. Molti nostri cari amici sono scomparsi nell’ultimo paio d’anni e con questo album vorremmo ricordarli. ‘Asylum’ in questo senso significa quel piccolo posto nei nostri ricordi in cui saremo sempre con queste persone senza pensieri o preoccupazioni. E’ un tributo a coloro che non ci sono più”.

IL PROCESSO DI SCRITTURA DEL DISCO COM’E’ STATO? COSA VI HA ISPIRATI PER LA STESURA DELL’ALBUM?
“Musicalmente non saprei, i riff vengono all’improvviso, e cerchiamo sempre di non pensarci e di lasciarci andare. Facciamo tutto insieme, cerchiamo di esprimerici, di comunicare e di scambiarci idee. Praticamente seguiamo i nostri strumenti per vedere dove ci portano. Non credo ci sia molto altro da aggiungere, in fin dei conti per noi è un processo semplice e spontaneo. Anzi, credo proprio che musicalmente ‘Asylum’ sia un album abbastanza semplice”.

COME VEDI “ASYLUM”, SE PARAGONATO AL PRECEDENTE “UNTOLD WAIT”?
“Come ti dicevo poco fa, credo che ‘Asylum’ sia un disco molto più semplice di ‘Untold Wait’. Sembra quasi un live album. Io credo anche che sia più maturo e che trasmetta più un senso di sicurezza, e ci mostri come una band più unita e a suo agio. Certo, poi non è facile giudicare il proprio lavoro, ma siamo tutti senz’altro molto soddisfatti del risultato”.

COME VI SIETE IMBATUTTI NELLA PROFOUND LORE RECORDS, E COME VI CI TROVATE?
“Per ora va tutto alla grande. Chris Bruni si sta prendendo gran cura di noi, e fa un ottimo lavoro con la distribuzione e la promozione. Non ci possiamo certo lamentare”.

COME SPIEGAVI PRIMA, SEMBRATE ESSERE UNA BAND A SE STANTE NELLA SCENA HEAVY DI BOSTON. COME GIUDICHI LA SCENA METAL DELLA CITTA’?
“Non ne sono sicuro, perché la scena locale non la seguo molto. Vado a concerti, e vedo tante band suonare, ma non ho una opinione ben definita in proposito. Ci sono della band come i Phantom Glue che sono notevoli, poi ci sono anche i Blood Of The Gods e i Panzer Bastard che stanno facendo ottime cose, ma non so dirti di più”.

AVETE MAI SUONATO IN EUROPA, O IN ITALIA IN PARTICOLARE?
“Abbiamo fatto un tour europeo nel 2009, e siamo appena tornati dal nostro secondo tour europeo appena qualche giorno fa. Abbiamo anche fatto qualche data in Italia e il tutto è stato molto positivo”.

CI SONO ALTRE BAND CONTEMPORANEE A VOI CHE APPREZZI?
“Nel 2009 abbiamo fatto delle date con gli australiani Heirs, band incredibilie e persone veramente splendide. Anche gli Antimaster sono stati validissimi. Quest’anno invece mi hanno colpito due band in particolare con le quali abbiamo suonato, ovvero i Visions of War e gli Agrimonia, ma la lista in realtà sarebbe molto più lunga…”.

GRAZIE MILOSZ, E A PRESTO!
“Grazie a voi per tutta l’attenzione rivoltaci!”.

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