MORSO – Una realtà al collasso

Pubblicato il 05/05/2019 da

L’ideale colonna sonora della frenetica disperazione dei tempi moderni? “Lo Zen E L’Arte Del Rigetto”. Altro che verbose analisi sociologiche scritte da qualche esimio solone, strali inviperiti vergati su qualche autorevole testata! Testi e musica si saldano nell’esordio dei Morso, costituendo un magistrale manifesto di analisi sociale, corrosivo sarcasmo, pensiero intelligente e distruzione fisica. ‘Vecchio’ punk-hardcore, noise, funky e math-core dell’urgente presente complottano per far scoppiare il cervello una volta per tutte e farlo divertire e interrogare, con la forza di un uragano che cambia direzione e intensità in pochi istanti. È propriamente la forza degli istanti sfuggenti e delle singole parole, frasi secche, poetiche e trancianti, a dare la misura del talento della band, che qui si racconta, nelle stesse modalità brevi e intense del disco.

SARCASMO E RABBIA, DIVERTIMENTO E DISPERAZIONE, RIFLESSIONE E SCHIZOFRENIA: NON SI PUÒ DIRE CHE SIA MONODIREZIONALE IL VOSTRO PRIMO ALBUM “LO ZEN E L’ARTE DEL RIGETTO”. DA COSA SCATURISCE QUESTO VOSTRO PENSIERO COSÌ ACUTO E IRACONDO E COME L’AVETE FATTO CONFLUIRE NEL DISCO?
Guido: – Dunque, la risposta forse sta già nel titolo del disco: l’elemento chiave è il rigetto, inteso come reazione sana e portatrice di pace interiore in chi la pratica. Rigettare sembra passato di moda e quando lo si fa non lo si approfondisce a dovere. Ovvio, non deve essere uno sterile sfogo, bisogna provare a riconoscere le tensioni per poterle poi allentare.

MI SEMBRA CHE SI RITROVI NELL’ALBUM QUELLA COMPONENTE ANSIOGENA CHE SI SENTIVA NEI DISCHI DI NEGAZIONE, INDIGESTI, NERORGASMO, UNA NEGATIVITÀ DERIVATA DALL’ACCORGERSI CHE TUTTO ATTORNO LE COSE VANNO IN MALORA O SI VEDONO COMPORTAMENTI DI UNA STUPIDITÀ DISARMANTE, EPPURE CONDIVISI DALLA MASSA. SENTITE DELLE ANALOGIE CON LE BAND CITATE? CHE COSA VI MOTIVA MAGGIORMENTE, SUL FRONTE MUSICALE, DI QUELLO CHE VIVETE NELLA QUOTIDIANITÀ?
Guido: – Personalmente, io musicalmente provengo più dal punk. Lì tutto era urlato in faccia. Deciso. Semplice. Ora che sono più grande mi affascina più la reazione umana della situazione negativa in sé. Impazzisco nel cercare le incrostazioni psicologiche dovute ad eventi comuni. Come ognuno reagisce quando il lavoro manca, i soldi pure, la gente è falsa, e via dicendo.

MUSICALMENTE “LO ZEN E L’ARTE DEL RIGETTO” ATTRAVERSA UNO SPETTRO STILISTICO PIUTTOSTO AMPIO, CON INCURSIONI BEN FUORI DAL RECINTO DELL’HARDCORE-PUNK: QUALI PENSATE SIANO GLI SPUNTI PIÙ FOLLI E SPIAZZANTI CHE AVETE INSERITO? QUALI GLI ARTISTI NON-METAL E HARDCORE CHE PIÙ SONO ENTRATI NEL TESSUTO SONORO DELL’ALBUM?
Davide: – Probabilmente le parti con richiami funky o noise ed alcune aperture melodiche. Alla fine, abbiamo semplicemente scritto dei brani senza pensare di seguire delle orme ben precise o darci dei limiti particolari, pur rimanendo nell’ottica della ‘canzone’ dal significato più comune. I nostri ascolti sono davvero a trecentosessanta gradi e rientra tutto nel pacchetto abbastanza inconsapevolmente. L’hardcore è in realtà soltanto una delle componenti, anche se di base proveniamo da lì.

DI TUTTE LE TRACCE, QUELLA CHE MI È RIMASTA PIÙ IMPRESSA È “INCLINE” E IL VERSO: “STA SCOMPARENDO LA REALTÀ, COME UN GIOCO CHE NON SERVE PIÙ, E QUANDO IL PROBLEMA FINIRÀ, NON CI SI RICONOSCERÀ PIÙ”. COME SPIEGATE QUESTO PEZZO? COSA SIGNIFICA CHE ‘LA REALTÀ STA SCOMPARENDO’?
Guido: – Significa che questa realtà non è più a misura d’uomo. È tutto troppo. La canzone è una specie di manifesto, un’imprecisa e tutt’altro che buonista reinterpretazione del ‘qui e ora’. La cura è l’istante e ciò che pensiamo è trascurabile. Almeno per noi.

SIETE UNA BAND CHE COME TALE ESISTE DA POCO, MA UN PO’ TUTTI ARRIVATE DA ESPERIENZE PRECEDENTI IN ALTRI GRUPPI. QUALI SONO GLI ALTRI VOSTRI PROGETTI, PRESENTI O DEL PASSATO, AD AVERVI AIUTATO MAGGIORMENTE NEL COSTRUIRE L’IDENTITÀ DEI MORSO?
Davide: – Direi nessuno, al massimo ognuno porta con sé la propria attitudine e il proprio stile.

ACCANTO ALLA MATRICE HARDCORE PIÙ SEMPLICE, VI È UNA FORTE INFLUENZA POST-CORE NEL VOSTRO SUONO, RICHIAMANTE LA COMPLICATEZZA SCHIZZATA DEI THE DILLINGER ESCAPE PLAN. VI CHIEDO ALLORA QUANTO AVETE A CUORE QUESTO TIPO DI SONORITÀ PIÙ MODERNE E QUALI SONO I GRUPPI DEL FILONE PIÙ TECNICO E MALATO DELL’HARDCORE CHE VI HANNO INFLUENZATO.
Davide: – In questo disco i The Dillinger Escape Plan sono sicuramente fra le influenze, come anche i Retox. Per il resto, non siamo particolarmente legati al filone di cui parli, anche se estro e cattiveria sono sempre ingredienti molto gustosi.

LE LIRICHE IN ITALIANO RAPPRESENTANO UN ELEMENTO DISTINTIVO E FONDAMENTALE DI “LO ZEN E L’ARTE DEL RIGETTO”. DOMANDA PROBABILMENTE BANALE: COSA DÀ IN PIÙ L’ITALIANO RISPETTO ALL’USO DELL’INGLESE E COME RITENETE CHE POSSA MODIFICARE L’IMPATTO E LA PERCEZIONE DI UNA CANZONE?
Guido: – Sono le sfumature che solo la tua lingua madre ti può dare. Non ti puoi nascondere dietro all’italiano e pertanto speriamo di risultare più sinceri all’ascoltatore.

PER UNA MUSICA COSÌ D’IMPATTO, CHE SCUOTE NEL PROFONDO, COME LA VOSTRA, MI PARE ABBIATE SCELTO UN ARTWORK ALTRETTANTO FORTE E CHE NON LASCIA INDIFFERENTI. CI PARLATE DI QUALE SIA L’IDEA ALLA BASE E COME ABBIATE LAVORATO ASSIEME ALL’ARTISTA CHE SE NÉ OCCUPATO? LEGGO ANCHE CHE VI SIETE ISPIRATI AI LAVORI DI STEVE CUTTS, ANALOGIA CHE MI PARE PIUTTOSTO AZZECCATA…
Davide: – Volevamo una copertina ricca di particolari e colori dove potersi perdere, come il Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch. Inoltri siamo rimasti affascinati dai lavori di Steve Cutts e dalla loro genialità nell’opera di denuncia. Questa è stata l’idea di partenza che abbiamo affidato ad Omar Fusillo, un prolifico artista delle nostre zone, oltre che un amico. Da lì è partita una serie di scambi di idee arrivando all’immagine finale. Omar ha fatto davvero un gran lavoro, anche nel sopportarci! Rappresenta il concetto della guerra dei poveri, la crescita dell’odio e dell’intolleranza alimentato dai signori della finanza, dal potente, che crea la situazione ideale per il controllo di massa. Tutto ciò permesso e accettato dagli stessi oppressi, vittime prima di tutto di loro stesse, della loro pigrizia e dell’ignoranza dilagante che fa da concime al decadimento della società.

BUONA, MOLTO BUONA, È LA PRODUZIONE DELL’ALBUM, CHE HA UN SUONO TENDENZIALMENTE PIÙ APERTO E ARIOSO DI QUELLO CHE CI SI ASPETTA DI SENTIRE DA UNA PUBBLICAZIONE DI HARDCORE METALLIZZATO, MA NON LESINA NULLA QUANTO A BOTTA DI SUONO. CI SONO ALCUNI PUNTI FERMI DA CUI SIETE PARTITI PER OTTENERE UN SOUND DI QUESTO TIPO? CHE RUOLO HA AVUTO FEDERICO GRELLA, DEI DIRTY SOUND STUDIO, NEL DARE QUESTO TAGLIO AL DISCO?
Guido: – Federico è stato bravo a capire quello che avevamo in testa, cioè un suono che fosse crudo e vero il più possibile, senza scendere a compromessi. Non volevamo poi che fosse un album con sonorità troppo pulite o opprimenti (già ci pensano le canzoni). Anche per questo ci siamo orientati sulla la scelta di un suono arioso e una cover bella colorata!

CHE OPINIONE AVETE SULLA REALTÀ MUSICALE ITALIANA, DA ARTISTI E APPASSIONATI ASCOLTATORI? QUALI SONO I SUOI ASPETTI POSITIVI E I DIFETTI CHE LA MORTIFICANO?
Davide: – Parlando di ‘scena underground’, In Italia ci sono molte band di qualità e musicisti di talento, oltre a personaggi volonterosi e appassionati che portano avanti la causa organizzando eventi, gestendo piccole etichette e locali (sempre di meno) che promuovono certe programmazioni. Allo stesso tempo, dal mio punto di vista ci vorrebbero meno pippe social, meno protagonismo esasperato e più orecchie, più curiosità e cultura musicale.

IN UN’OTTICA PIÙ AMPIA, QUALI SONO LE CORRENTI MUSICALI CHE STATE SEGUENDO CON MAGGIOR INTERESSE NEGLI ULTIMI TEMPI?
Davide: – Io sto ascoltando un sacco di musica elettronica e colonne sonore.

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