Håvard Ellefsen, in arte Mortiis, è sicuramente una delle figure più carismatiche e insieme inafferrabili della scena metal (e non solo).
Come noto, è stato tra i fondatori degli Emperor, ma non è arrivato nemmeno a registrare il loro primo disco, che già le sue pulsioni musicali, insieme con il suo carattere schivo e indipendente, l’hanno portato verso altri lidi: dal dungeon synth – altro genere che ha contribuito, come nel caso della second wave of black metal, a definire – all’industrial, passando per sperimentazioni votate a sonorità più depressive, elettroniche, e chi più ne ha più ne metta.
Dietro la maschera, si cela un uomo che, si tratti di interviste via Zoom o incontri di persona, negli anni si è sempre dimostrato garbato, appassionato ed estremamente modesto: il perfetto esempio di un artista che vive per produrre cose in cui crede, anche con sacrificio, e non per mettere in mostra se stesso.
Ne avrete conferma nelle righe a seguire, in cui abbiamo parlato diffusamente del nuovo e stuzzicante “Ghosts Of Europa”, un disco che sposta ancora più avanti l’asticella della sua ricerca, e in generale dell’Universo Mortiis… compreso un tuffo nel passato che il nostro pare affrontare con spirito di sano divertimento e gioia.
CIAO HÅVARD, PER UNA VOLTA INIZIO BANALMENTE: COME STAI?
– Bene, dai. Un po’ stanco, ma a parte questo, tutto a posto. Sono appena tornato dal Fortress Festival nel Regno Unito e prima di questa data abbiamo fatto un tour lunghissimo, di quasi sei settimane, negli Stati Uniti; quindi ho viaggiato molto e ho dormito pochissimo, sono tornato a casa ieri.
CERCHERÒ DI FARTI RIPOSARE IN FRETTA E ATTACCO SUBITO CON LA PRIMA DOMANDA.
GLI ULTIMI DISCHI A CUI HAI LAVORATO ERANO PRINCIPALMENTE RISTAMPE, OLTRE ALLA REINTERPRETAZIONE DEL TUO PRIMO ALBUM: IN PRATICA SONO PASSATI QUASI DIECI ANNI DAL TUO ULTIMO ALBUM DI INEDITI. AL NETTO DI TUTTO CIÒ CHE TI HA COMUNQUE TENUTO OCCUPATO, COSA TI HA SPINTO A TORNARE A SCRIVERE NUOVA MUSICA?
– Oh dio, dieci anni. Cazzo! Non me ne sono reso conto, a me sembra di lavorare sempre su nuova musica. Del resto, credo che ci siano molti modi di lavorare alla musica, non sempre per nuovi album, quindi, non è stata una decisione del tipo “oh, devo fare un nuovo album”. Come detto, lavoro sempre a nuova musica, ma ci sono distrazioni come i tour, le ristampe o reinterpretazioni e persino remix e cose del genere.
La musica su cui ho lavorato parzialmente è salvata preziosamente su hard disk per tempi futuri, e nel periodo del Covid ho iniziato a riprendere in mano suggestioni che avevo addirittura su una cassetta dagli anni Novanta. C’erano queste quattro canzoni che non avevo completato, diciamo delle demo che avrebbero potuto essere inserite su “The Smell of Rain” o comunque in quel periodo, quindi le ho riprese in mano e ho iniziato a costruirci molta più musica intorno, riarrangiando, sperimentando, …
Una delle canzoni di quel mixtape si intitolava “Transcending Morpheus”, ed è ovviamente una versione iniziale dello stesso brano, e c’era anche una versione embrionale di “Tundra, Heart Of Hell”. Insomma, il processo di creazione del disco è iniziato nel periodo del Covid, ma è stato interrotto molte volte dai tour, dai re-mastering e dalla reinterpretazione dei dischi, oltre alla gestione della grafica delle ristampe; e se parliamo di nuova musica, e in tutti questi anni abbiamo portato avanti tanti piccoli progetti, sempre scavando nei miei archivi, per pubblicare un sacco di cose rare e inedite. Ho trovato un sacco di materiale, soprattutto risalente alla mia fase industrial, che era perfetto per EP digitali e cose del genere.
C’è stato un lavoro molto discontinuo con questo disco, a volte passavano mesi prima che mi ci dedicassi nuovamente. Anche perché ho anche un lavoro a tempo pieno come assistente sanitario, non come artista. Probabilmente lavoro un centinaio di ore a settimana o qualcosa del genere!
ABBIAMO IMPARATO CHE HAI UNA MEMORIA INCREDIBILE DI QUELLO CHE HAI NEL TUO ARCHIVIO, COSÌ PUOI PRENDERLO E DIRE: “HMM, RIASCOLTIAMO QUESTO” E RICOMINCIARE A LAVORARCI! DETTO, DA FAN, CHE MI PIACCIONO TUTTE LE TUE INCARNAZIONI MUSICALI E APPREZZO LA TUA CAPACITÀ DI CAMBIARE NEL CORSO DEGLI ANNI, IN QUESTO DISCO HO PERCEPITO UN NUOVO CAMBIAMENTO DI ATTEGGIAMENTO. UNA SORTA DI VERSIONE MORTIS DI UN ALBUM ELECTRO POP DI CLASSE, CON ACCENNI DI DARK ED EBM. POSSIAMO DIRE CHE È PER MORTIIS È INIZIATA UNA QUARTA ERA?
– Non ne ho idea. Penso a questo album, e probabilmente mi è difficile dargli un’etichetta, non so se appartiene a un genere specifico. Semplicemente, qualsiasi idea mi venisse in mente, qualsiasi cosa mi ispirasse, l’ho provata. Non c’è mai stato un piano preciso e diretto, tipo che la musica dovesse suonare in un certo modo o in un altro. Mi sono semplicemente lasciato trasportare.
IN EFFETTI MI HAI GIÀ DETTO DI QUESTO MODO DI LAVORARE QUALCHE ANNO FA…
– Sì, probabilmente l’ho già detto un milione di volte. Forse altri artisti pensano “dobbiamo suonare in un certo modo, quindi non possiamo usare tutte queste idee perché ci cambierebbero troppo o cose del genere”. Ecco, io cerco di non approcciarmi così. Posso capire che alcune band hanno, per così dire, un marchio di fabbrica, il loro suono specifico e non vogliono discostarsene. E va bene così: è comodo, suppongo che sia una scelta sicura, o un piano aziendale efficace, vogliamo chiamarlo così?
Capisco la logica e forse è un vantaggio per molte band, ma io non ho quella disciplina. Mi piace sperimentare nuove idee, sono una persona abbastanza creativa e se ho un’idea che credo sia buona, allora non mi preoccupo minimamente se piacerà alla gente o se suonerà diversa da quello che ho fatto prima: se mi sento a mio agio e mi piace, allora lo faccio e basta. Tutto qui.
CHIARISSIMO. E SI PERCEPISCE ASSOLUTAMENTE LA TUA LIBERTÀ IN TERMINI DI COMPOSIZIONE E CREATIVITÀ.
– Grazie, lo apprezzo molto.
HO NOTATO CHE HAI SCELTO DI USARE “EUROPA” PER IL TITOLO, COME IL PERSONAGGIO DELLA MITOLOGIA GRECA, INVECE DI “EUROPE”. QUAL È IL SIGNIFICATO DEL TITOLO DELL’ALBUM, INNANZITUTTO?
E C’È QUALCHE SORTA DI CONCEPT LEGATO AI BRANI CHE TI ANDREBBE DI APPROFONDIRE?
– Per essere onesti, ho solo optato per un titolo un po’ strano, misterioso, che potrebbe significare diverse cose, suppongo. Inizialmente era “Ghosts of Europe”, ma non mi piaceva come suonava, e peraltro in Norvegia e Svezia diciamo anche noi Europa! Mi sembra semplicemente più gradevole, quindi in realtà è stato questo a farmi scegliere il titolo: non ha un significato particolarmente profondo, ma ha è qualcosa che ha fatto capolino mentre lavoravo sulla musica e l’ho tenuto lì. Stavo lavorando su musica piuttosto cupa e malinconica, poi Sarah Deva aveva iniziato ad aggiungere delle parti vocali e il tutto stava diventando una specie di pezzo musicale corale, e ciò ha accresciuto la sensazione di qualcosa un po’ triste e inquietante. Quindi questo titolo che avevo messo da parte, che avevo riservato per un uso futuro, ho trovato che si adattasse davvero alla musica.
Sperimento spesso in questo modo: ho un brano musicale e una lista di titoli che mi piacciono, o semplicemente sequenze di parole e cerco di combinarli con la musica. Se mi sembra che funzioni, se quel nome per la canzone o per quel passaggio musicale mi sembra appropriato o confortevole, allora, beh, quello è il suo nome. È quasi come dare un nome a un bambino: semplicemente ti viene in mente un nome e ti sembra quello giusto. Quello sei tu adesso, sei diventato così, ti ho dato un nome e questo sei adesso. Ecco come ha funzionato.
Poi, so bene che ora, in questo momento storico, sarebbe facile per la gente pensare che io abbia fatto una dichiarazione politica o qualcosa del genere, a causa della situazione in Europa; o, se non necessariamente politica, una sorta di riconoscimento del mio background o qualcosa del genere. Penso che sia molto aperto all’interpretazione. Sicuramente non è un disco con una dichiarazione programmatica verso il nostro continente, non è mai stato pensato per esserlo, non è un commento sociale o politico, sono solo io, un artista un po’ strano, che accosta titoli e musica e, oh, questo è carino. Mi piace. Tutto qui.
Forse qualcuno potrebbe esserne deluso, comunque gli altri possono interpretarlo come vogliono, davvero. È bello avere anche un’interpretazione aperta, soprattutto se si ascolta l’album con attenzione; a volte parlo con le persone, mi descrivono quello che hanno percepito, e io rispondo: “Beh, non è così per me, ma immagino che per te lo sia”. Ed è interessante. Sono altre persone, hanno il loro punto di vista, hanno esperienza di vita che li porta a pensare alle cose in modi diversi.
PARLANDO DELLA COMPONENTE MUSICALE, HAI SEMPRE PRESTATO GRANDE ATTENZIONE ALLA PRODUZIONE E AL SUONO DEI TUOI ALBUM. E QUESTO, A MIO PARERE, RAPPRESENTA UN ULTERIORE PASSO AVANTI. TI ANDREBBE DI PARLARCI DEL PROCESSO DI REALIZZAZIONE DI QUESTO ALBUM?
– Se trovi interessante sentir parlare di programmazione di suoni di sintetizzatore, di come ci si sente insoddisfatti e si ricomincia di continuo, ne parlo quanto vuoi!
Scherzo, ma in effetti sto lì seduto per ore e ore, smanetto un po’, mi viene in mente qualcosa e la registro quasi immediatamente. Anche se sarà semplicemente una parte, un mattone per creare una canzone. Poi magari aggiungo la batteria o altre linee melodiche che potrebbero essere di sintetizzatore, oppure, a volte, chiamo un amico e gli dico: “Ehi, puoi registrare delle chitarre con me la prossima settimana?”. E proviamo, passiamo quella chitarra attraverso mezza dozzina di processi diversi e vediamo cosa ne viene fuori.
All’inizio è poco più di un muro di rumore, che puoi usare come sottofondo, sfumarlo e creare ‘ambienti musicali’. Poi, la settimana successiva potrei decidere di cancellarne il 90% perché l’ho riorganizzato e funziona solo il 10%. E quello è il 10% magico che conserverò per sempre, ma devo seguire questo processo per trovare quei piccoli frammenti. Magari, tra dieci anni, mi ricorderò di una demo e ci tornerò a lavorare.
E MAGARI, TRA DIECI ANNI, TI RICORDERAI DI PARTE DI QUEL 90% E DIRAI: HMM, PROVO AD ASCOLTARLO DI NUOVO.
– Sì, forse. A volte faccio anche versioni alternative di quelle stesse versioni abbozzate delle canzoni, che un giorno potrebbero finire in un’edizione bonus del disco. Tutto quello che senti l’ho riarrangiato, riprogrammato e registrato diverse volte finché non sono stato completamente soddisfatto. E così sono finite sull’album, ma questo significa che alcune delle versioni precedenti di queste canzoni suonano piuttosto diverse, è quasi come se avessero attraversato diverse fasi di personalità prima di diventare finalmente ciò che dovevano essere. Sembra molto pretenzioso detto così, ma è semplicemente il mio processo creativo, o almeno lo è stato negli ultimi quindici anni. E ha i suoi pro e i suoi contro. Voglio dire, penso che per porti sempre al miglior album possibile.
Purtroppo significa anche che ci vuole molto tempo, e questo è l’aspetto più fastidioso; a volte vorrei essere in una band punk o qualcosa del genere. Tipo, “fanculo, registriamo un album in quattro giorni”, e poi passiamo all’album successivo. Vorrei avere quel tipo di disciplina, o qualsiasi cosa sia, ma io non mi impegno mai in quello che si potrebbe definire un vero ‘impegno’. Nel senso, non mi impegno mai verso un certo sound, che permette a molti artisti di dire “ok, è registrato, andiamo avanti”.
Io penso sempre di non essermi impegnato abbastanza, ci torno sopra e cambio tutto un sacco di volte, finché non sono soddisfatto. Come detto, richiede molto tempo, ma mi darebbe anche fastidio se non lo facessi in questo modo, perché se lavorassi più velocemente e pubblicassi i miei dischi più in fretta, troverei molti motivi per esserne insoddisfatto, ne sono sicuro.
O, SE NON PROPRIAMENTE INSODDISFATTO, MI PARE DI CAPIRE CHE TU ABBIA SEMPRE LA SENSAZIONE CHE CI POSSA ESSERE QUALCOSA DI BUONO ANCHE NELLA VERSIONE PRECEDENTE DI UN BRANO. E INFATTI È UNA TUA ABITUDINE PUBBLICARE ANCHE REMIX O VERSIONI DEMO.
– Sì, lo trovo interessante, permetti ad altre persone di entrare nel tuo spazio chiedendoti, “come suonerebbe la mia musica se ci lavorassi tu?”. È affascinante, per me, e ovviamente anche rischioso perché a volte, magari, fanno un remix che detesti; ma come fai a dirlo a quel poveretto? Ma ho avuto la fortuna di lavorare con persone davvero, davvero talentuose. Di solito mi sento dire: “non fai un album di remix da un bel po’ di tempo”, ma sai che quando gente come Chris Vrenna (produttore ed ex membro dei Nine Inch Nails, ndr) o i Godflesh ti rimandano qualcosa, sarà buono.
PARLANDO DI ALTRI ARTISTI, C’È UNA LUNGA LISTA DI OSPITI NELL’ALBUM. GIUSTO PER CITARNE ALCUNI: CHRISTOPHER AMMOT, SARAH JEZEBEL DEVA, THORSTEN QUAESCHNING DEI TANGERINE DREAM, E SVARIATI ALTRI ARTISTI – PROVENIENTI DA DIVERSI AMBITI, TRA L’ALTRO.
COME HAI FATTO QUESTE SCELTE? È NATO QUALCOSA CON UN SINGOLO BRANO, O UNA SINGOLA IDEA CHE TI HA FATTO PENSARE: “POTREI CONTATTARE LUI PER QUESTO PEZZO?”
– Credo che ogni persona abbia la sua storia in merito a come è arrivata a collaborare con me. Con Sarah è stato abbastanza immediato, anche se non lavoravamo assieme da molto tempo, mi sembrava che la musica che stavo creando si adattasse bene al suo cantato. Molto semplicemente, ero seduto a comporre e ho pensato, “Forse dovrei chiamare Sarah e chiederle se vuole cantare in questo pezzo”. Da lì, ho pensato anche che avrei potuto avere più variazioni e ho contattato Laurie (Ann Haus, ha collaborato con i Saturnus in passato, tra gli altri, ndr), che era disponibile ed è stata fantastica. E ancora Iliana (Tsakiraki: un’altra turnista, per esempio su “The Great Mass” dei Septicflesh, ndr), una bravissima cantante lirica di Atene.
Cantano tutte in maniera differente, eppure si fondevano in modo appropriato, ognuna è la voce perfetta per ogni canzone: ho proprio cercato di non metterle tutte e tre insieme contemporaneamente, optando per mescolare e arrangiare le cose in modo che ognuna avesse il suo momento.
Per esempio, “Transcending Morpheus” è dominata da Laurie, “Return To The Old Fields” ha dei momenti davvero fantastici di Iliana e degli stacchi di Laurie, mentre “Ghosts of Europa” lascia più spazio a Sarah.
A un certo punto ho pensato servisse anche un’altra voce maschile, e ho trovato Christopher Rakkestad (bassista dei Bolverk e attivo in altri progetti, principalmente folk metal, ndr) che ha una voce davvero bella, profonda e piuttosto potente; mi è stato presentato da un amico comune, e dato che non abitiamo lontani è venuto in studio e abbiamo registrato insieme: è stata una delle poche persone con cui ho avuto la possibilità di lavorare nella stessa stanza.
A parte lui, tutti gli altri sono sparsi per il mondo, abbiamo lavorato inviandoci file online. Thorsten l’ho conosciuto durante il Covid, credo in occasione di un festival online a cui partecipavamo entrambi; abbiamo iniziato a chattare un po’ e, come succede quando si conoscono nuovi musicisti, ci siamo detti: “Ehi, magari potremmo provare a fare qualcosa insieme”, e alla fine gli ho mandato un po’ di musica, per la precisione tre tracce ancora in fase di lavorazione, e lui ha scelto “Ghosts of Europa”. Credo gli sia piaciuta molto, ha aggiunto delle sequenze e dei sintetizzatori davvero belli che hanno dato una marcia in più al brano, conferendogli un tocco più pop, a mio parere.
SÌ, FORSE È PROPRIO QUELLA CORNICE MUSICALE CHE MI HA FATTO PARLARE DI “ELECTRO POP ELEGANTE”. NON CERTO UN ALBUM DEI DURAN DURAN, MA DICIAMO QUALCOSA DI VICINO A CERTI ULVER, MOLTO STRATIFICATO E COMPLESSO.
– Sì, ha aggiunto le sue sequenze su un sacco di elementi ambient che avevo già definito, oltre ai cori e alla mia voce solista. Ha reso il brano più ritmico, con un suono più pop, una cosa che mi è piaciuta un sacco. Thorsten ha contribuito davvero tanto.
C’erano un sacco di tracce che si sovrapponevano, praticamente per tutta la canzone. Quindi il mio compito è stato quello di iniziare a ritagliare le parti che mi piacevano di più e arrangiare i suoi contributi, per adattarli e renderli ancora più dinamici con il brano.
PENSANDO AL TUO PASSATO INDUSTRIAL, C’È UN ALTRO OSPITE DI RILIEVO, OSSIA MATTHEW SETZER, A LUNGO CHITARRISTA LIVE DEGLI SKINNY PUPPY.
– Sì, anche con lui ho collaborato solo online, ma ci siamo incontrati un paio di volte. È stata una bella collaborazione, è un ragazzo fantastico, è sempre allegro, ogni volta che lo incontro trasmette proprio emozione, una felicità pazzesca, strabordante. Che fortunato, vorrei essere anch’io sempre così felice.
Comunque, è andata come con Thorsten, gli ho detto che stavo lavorando a nuova musica e gli ho chiesto se gli andasse di provare qualcosa. Mi ha detto che stava sperimentando il canto gutturale, una cosa che non avevo mai provato nella mia musica prima e stavo giusto lavorando su una canzone piuttosto lunga, con una sezione in cui non sapevo bene cosa fare. Sentivo che serviva qualcosa di diverso, lì.
Gli ho chiesto di improvvisare, cantando gutturalmente su quella base. Per una parte di poco più di un minuto ha registrato un sacco di tracce, quindi, esattamente come ho fatto con Thorsten, il mio compito è stato poi quello di ritagliare i pezzi che mi suonavano meglio, li ho riorganizzati per renderli un po’ coerenti con la canzone e ho sovrapposto alcune delle sue parti, a volte ci sono tre tracce di canto gutturale contemporaneamente. Le ho pure mixate in stereo per farle sembrare più ampie e ariose, e credo che quella parte di “Tribes Of Dystopia” sia davvero interessante, anche perché fa capolino in maniera inaspettata, è simile a un mantra malvagio, una sorta di rituale.
È un po’ la tecnica che ho usato con tutti i collaboratori del disco, anche con quelli di cui non abbiamo ancora parlato. Il processo consisteva nel dare loro istruzioni specifiche, tipo: “Voglio assolutamente che tu faccia questa cosa specifica qui, ma sentiti libero di improvvisare e di registrare qualsiasi idea ti venga in mente”. È una delle cose in cui sono migliorato molto. In passato ero molto chiuso di mente, ero troppo egocentrico, non mi interessavano le idee degli altri. Mi interessavano solo le mie, il che non è necessariamente un modo saggio di pensare. Dovresti essere aperto ai suggerimenti degli altri.
In molti casi si sono inventati cose davvero fantastiche che mi facevano dire: “Cazzo, questa la userò, è davvero geniale”. La morte dell’ego è in realtà una cosa positiva, ma ci vuole tempo per capirlo, nella vita.
MI HAI GIÀ DETTO CHE HAI FATTO UN TOUR INTENSO NEGLI STATI UNITI IL MESE SCORSO, QUEST’ESTATE CI SARANNO SOLO UN PAIO DI FESTIVAL E POI L’AUSTRALIA. VERRAI ANCHE IN EUROPA, PIÙ AVANTI?
– Stiamo valutando di fare qualcosa, spero l’anno prossimo. Per quest’anno penso sia troppo tardi, bisogna prenotare tutto con largo anticipo al giorno d’oggi. Stiamo parlando da un po’ di tempo del Sud America in autunno, subito prima dell’Australia, ma è tutto un po’ strano con i promoter, laggiù; è una specie di Far West, magari non hai più notizie per due mesi, e all’improvviso ecco un tour.
Oltre all’Australia, abbiamo appena aggiunto due date in Nuova Zelanda. Non è ancora ufficiale, ma penso che probabilmente faremo un annuncio questa settimana, e potrebbe esserci un’altra data in Australia. Vedremo. E poi, quest’estate io e Faust faremo un’apparizione speciale con gli Emperor (al Beyond The Gates di Bergen, ndr), suonando il primo mini-album della band.
ERA OVVIAMENTE LA MIA PROSSIMA DOMANDA!
– Sì, saliremo sul palco a metà del loro concerto, per un set speciale.
E PENSI CHE REPLICHERETE, IN FUTURO? CHE SENSAZIONI HAI, IN GENERALE, AL RIGUARDO?
– È passato molto tempo dall’ultima volta che ho suonato con gli Emperor, però siamo ancora amici, andiamo molto d’accordo. Quindi questo è un motivo importante per cui ognuno di noi ci tiene: se non andassimo d’accordo, non lo faremmo.
Poi, ovviamente, non sono sicuro al 100% del perché Samoth e Ihshan abbiano voluto farlo, penso che si siano divertiti quando abbiamo ci siamo ritrovati la prima volta, per un concerto in streaming durante i Covid, nel quale io e Faust abbiamo suonato due canzoni. Poi, non ricordo se fosse il 2022 o giù di lì, abbiamo già suonato al Beyond the Gates e poi a un festival svedese.
Volevano che andassimo a fare un grande concerto a Londra, ma non potevo perché ero in tour con i Mayhem. Di certo è un’esperienza molto divertente, è un po’ diverso dal loro solito set, è come un tuffo nel passato, ecco.
Ammetto che trovo piuttosto snervante esibirmi davanti a un pubblico così numeroso ai festival e suonare uno strumento che non suono abitualmente. Io suono il basso solo quando me lo chiedono, e mi esercito molto per riuscire a suonare questi pezzi senza rovinarli. Quindi, per me, la sensazione è: “Wow, sono davvero fuori dalla mia zona di comfort”. Ma ogni volta che lo faccio, quando scendo dal palco sono davvero super contento di averlo fatto: “sì, ce l’ho fatta, cazzo!”.
Quindi, finché me lo chiederanno e sarò disponibile, lo farò sempre volentieri. Per quanto riguarda rifarlo dopo quest’anno, però, non posso dire niente al momento.
IMMAGINO CHE NEGLI SHOW CON GLI EMPEROR USERAI IL COSTUME DA MORTIIS.
– Ovviamente sì, è parte dell’incarnazione stessa di quel Mortiis!
E NELLA TUA ATTIVITÀ SOLISTA INDOSSERAI DI NUOVO LA MASCHERA, IN FUTURO? FA PARTE DELLA TUA INCARNAZIONE ATTUALE?
– In realtà ho appena ridisegnato completamente la maschera, probabilmente la vedrai presto in alcune delle nuove foto promozionali, abbiamo fatto alcuni nuovi servizi fotografici durante il tour, quindi presto saranno disponibili nuove foto.
PER ORA HO AVUTO SOTTO MANO SOLO LA COPERTINA DEL DISCO, IN CUI INVECE DI TE COMPARE UNA SPECIE DI ANGELO OSCURO…
– Oh, quell’angelo è mia figlia: ha fatto un ottimo lavoro, sono molto orgoglioso! Devo fare i complimenti anche al fotografo, è stato un servizio meraviglioso. Sono felicissimo, è la mia copertina migliore di sempre (l’orgoglio paterno si vedeva benissimo nel sorriso smagliante dall’altra parte dello schermo, ndr)!

