Dal Costa Rica con furore, dopo una serie di lavori minori che ne avevano fatto circolare il nome tra i fanatici dell’underground death metal contemporaneo (da segnalare soprattutto l’EP “Evil Incarnation” del 2023), i Mortual hanno raggiunto questa estate il traguardo del debut album, insistendo su un suono prettamente maligno, nervoso e radicato in un certo tipo di scuola americana di tardi anni Ottanta/primi Novanta.
Pubblicato dalla rispettatissima Nuclear Winter Records di Anastasis Valtsanis, leader dei Dead Congregation, “Altar of Brutality” – fin dal titolo terra-terra – non si prefigura di reinventare la ruota, quanto piuttosto di celebrare in modo accorto e sentito l’operato di maestri come Sadistic Intent, Morbid Angel e Deicide, centrando piuttosto agevolmente l’obiettivo grazie ad un songwriting di livello, ad un entusiasmo palpabile e ad una cura notevole per i dettagli, tanto da poter essere incluso tra gli esordi death metal del 2025.
Un disco rigorosamente ‘da fan per altri fan’, nell’accezione migliore del termine, che ci ha spinto a contattare la band mesoamericana – qui rappresentata dal cantante/chitarrista Justin – per tutti gli approfondimenti del caso…
BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. PARTIAMO DALL’INIZIO: COME, QUANDO E PERCHÉ SONO NATI I MORTUAL?
– I Mortual sono nati nel 2017, quando io e Juan hanno suggellato un’alleanza con un patto di sangue. Animati da un’inarrestabile sete di death metal, da quel momento tutto ha preso forma spontaneamente. Le carcasse di animali nel cielo sopra la casa di Juan hanno ispirato i primi brani della band (traduciamo letteralmente dalla risposta originale “Animal corpses in the sky above Juan’s house inspired the band’s first songs”, pur non sapendo bene a cosa facciano riferimento le suddette carcasse di animali nel cielo, ndr) dando vita a una sfida continua tra i due per scrivere i riff migliori… una sfida che prosegue ancora oggi.
A DIFFERENZA DI MOLTE BAND GIOVANI, AVETE AFFRONTATO LA PUBBLICAZIONE DEL VOSTRO PRIMO FULL-LENGTH CON PAZIENZA, SENZA FORZARE I TEMPI, PUBBLICANDO VARI DEMO, EP E SPLIT PRIMA DI “ALTAR OF BRUTALITY”. QUANTO SONO STATI IMPORTANTI QUEI PRIMI LAVORI PER LA VOSTRA CRESCITA E PER LO SVILUPPO DEL VOSTRO SUONO?
– Per noi il materiale che conta davvero è solo “Evil Incarnation” e “Altar of Brutality”. Tutto ciò che è venuto prima lo consideriamo un errore. Siamo orgogliosi soltanto di queste due uscite. Un dettaglio curioso: “Altar of Brutality” è stato registrato due volte, e in realtà la prima versione risale a prima di “Evil Incarnation”. Quella registrazione è però rimasta sepolta nell’oscurità per due anni, senza mai vedere la luce.
DAL 2023, CON “EVIL INCARNATION”, I VOSTRI DISCHI ESCONO PER NUCLEAR WINTER RECORDS, UNA DELLE ETICHETTE DI RIFERIMENTO DELLA SCENA UNDERGROUND DEATH METAL MONDIALE. DEV’ESSERE UNA GRANDE SODDISFAZIONE SAPERE CHE QUALCUNO COME ANASTASIS VALTSANIS DEI DEAD CONGREGATION HA CREDUTO IN VOI. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO?
– Non siamo stati noi a fare il primo passo. È stato un amico messicano, interessato al progetto, a metterci in contatto. Dal canto nostro, non vediamo l’ora di poter condividere il palco con i grandi Dead Congregation.
LA VOSTRA MUSICA AFFONDA LE RADICI NELLA TRADIZIONE: DEICIDE, SADISTIC INTENT, MORBID ANGEL, MORTEM… QUANTO È DIFFICILE OGGI CREARE RIFF E STRUTTURE CONVINCENTI IN UN SOTTOGENERE COSÌ SPECIFICO E GIÀ AMPIAMENTE ESPLORATO? SIETE MOLTO CRITICI CON VOI STESSI QUANDO COMPONETE?
– Assolutamente sì. Siamo spietati verso il nostro stesso lavoro: abbiamo registrato l’equivalente di due album completi e poi buttato via tutto, conservando solo ciò che ci convinceva davvero. Mano nella mano con il male, tutto è possibile. Il male trionfa sempre sul bene, e la morte resta l’unica certezza.
COSA VI AFFASCINA E VI APPAGA DI PIÙ DEL DEATH METAL?
– I blast-beat e i suoni malvagi. Tutto ciò che rende onore al Diavolo e all’oscurità. Solo l’Evil Death Metal è reale. Ci conforta sapere che un giorno i vermi ci divoreranno sottoterra: la morte è l’unica verità.
RICORDATE COME VI SIETE AVVICINATI AL METAL — E IN PARTICOLARE AL DEATH METAL? C’È STATO UN DISCO, UNA PERSONA O UN EVENTO CHE HA ACCESO IN QUALCHE MODO LA SCINTILLA?
– Tutto è iniziato guardando il live dei Morbid Angel del 1989, quando suonarono “Altars of Madness” dall’inizio alla fine. Da lì in poi, il resto è storia.
P.S.: Gli Slayer hanno corrotto le nostre vite; veri titani della musica estrema.
COSA SIGNIFICA SUONARE METAL ESTREMO IN COSTA RICA? QUANTO È VIVA LA SCENA E QUANTO È SOLIDA LA RETE TRA BAND, LOCALI E PROMOTER? CI SONO NOMI CHE CONSIGLIERESTE AI NOSTRI LETTORI?
– Suonare in Costa Rica è un piacere, la gente ci sostiene molto. Come in ogni scena, c’è chi rema contro e chi invece aiuta a crescere.
I promoter degli eventi internazionali però sembrano ignorarci: non ci hanno mai chiamati per aprire i grandi gruppi estremi che passano regolarmente da qui. Preferiscono pagare una multa piuttosto che dare spazio a una band locale. Sappiamo bene che la meritocrazia non esiste: su quei palchi finiscono solo gli ‘amici’ degli organizzatori, band ascoltate giusto da parenti e conoscenti, adoratori del prog e nemici del vero Evil Death Metal.
Tra i nomi che vale la pena citare ci sono Astriferous, Candarian, Voidoath e Liberosis – amici e ottimi progetti musicali.
SE POTESTE SCEGLIERE TRA LE VOSTRE FIGURE DI RIFERIMENTO, PASSATE O PRESENTI, CON CHI VI PIACEREBBE CONDIVIDERE IL PALCO?
– Non crediamo negli idoli, ma nelle figure influenti. Sarebbe un onore suonare con Deicide, Slayer e Demolition Hammer. Sarebbe uno show intenso e indimenticabile.
RESTANDO IN AMBITO OLD-SCHOOL, C’È UNA BAND CHE CONSIDERATE SOTTOVALUTATA E CHE, SECONDO VOI, AVREBBE MERITATO UN SUCCESSO MAGGIORE?
– Ripping Corpse – “Dreaming with the Dead”.
QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO? AVREMO OCCASIONE DI VEDERVI DAL VIVO IN EUROPA?
– Non vediamo l’ora di devastare l’Europa. Speriamo che accada, idealmente con un tour lungo e impegnativo. Al momento non ci sono piani concreti, ma l’idea c’è ed è molto probabile che diventi realtà nel 2026.

