MOSS – Viva Franco Nero!

Pubblicato il 09/09/2009 da

Sono brutti, sporchi e cattivi come una punk band, solamente che suonano doom! Stiamo parlando dei Moss, underground band albionica autrice di due soli full length spalmati in otto anni di carriera. Abbiamo approfittato dell’uscita di “Tombs Of The Blind Drugged”, uno dei molti EP che costellano la vita artistica della band, per scambiare quattro chiacchiere con il singer Olly Pearson, che si dimostra una persona interessante e con le idee ben chiare. Dall’elogio di Southampton alle lodi per il punk dei tempi d’oro, il nostro spiega in maniera dettagliata e semplice da dove nasce il sound dei Moss e dove andrà a parare la band nell’immediato futuro. Fate largo dunque agli alfieri del doom sludge più sporco e catramoso, lanciati all’attacco del mondo al bizzarro grido di “Viva Franco Nero”! 

CIAO, PER PRIMA COSA POTRESTI PRESENTARE I MOSS AL PUBBLICO ITALIANO?
“Certamente. La band è formata da Olly alla voce e all’organo, Dom alle chitarre e Chris alla batteria. Abbiamo iniziato a jammare insieme nel 2000, quindi abbiamo quasi dieci anni di vita. Nei primi anni ci siamo dedicati alla composizione di un pugno di demo e di split CD, poi il primo album è arrivato nel 2005 e nel 2008 è uscito il nostro secondo full length. Proprio ora abbiamo dato alle stampe l’EP ‘Tombs Of The Blind Drugged’”.

COME DESCRIVERESTI LA MUSICA CHE SUONATE?
“Semplicemente occult horror doom”.

MA LA VOSTRA CASA DISCOGRAFICA VI VENDE COME DOOM/DRONE/SLUDGE METAL: A COSA E’ DOVUTA QUESTA DISCREPANZA? CI SONO BAND DEI SUCCITATI GENERI CHE APPARTENGONO AL VOSTRO DNA?
“Quando abbiamo iniziato con la band, gli unici gruppi ai quali eravamo davvero interessati erano i Saint Vitus ed i Winter, la qual cosa copre i campi doom e sludge, almeno credo. Il drone non ci ha mai influenzato né interessato e non riesco proprio a capire come mai la gente continui ad associarci a tale scena. Siamo solo un gruppo lento e pesante, non c’è niente di ambient o cose simili nel nostro sound, nulla che suoni come i Lustmord o i Sunn O))). Ci sentiamo più vicini agli Hellhammer dei primi due album che suonano alla velocità sbagliata”.

DA DOVE TRAETE ISPIRAZIONE PER COMPORRE LA VOSTRA MUSICA?

“Da tutti gli aspetti dell’occulto e delle religioni ancestrali, dai film che guardiamo e dai libri che leggiamo. Perfino dai nostri stessi sogni. Se camminiamo nelle foreste o in campagna, oppure nella zona portuale o in quella industriale della nostra città troviamo cose che ci ispirano. Dico sempre che siamo un prodotto dell’ambiente nel quale viviamo, che è una zona estremamente doom”.

CREDO CHE SIATE INTERESSATI ANCHE A TEMATICHE CARE A LOVECRAFT, ALMENO A LEGGERE ALCUNI VOSTRI TITOLI…
“Sì, il soom è una delle colonne sonore perfette per queste tematiche. Oggigiorno non siamo così legati a Lovecraft ma in passato ha indubbiamente rappresentato uno dei punti fermi che utilizzavamo per definire le atmosfere dei nostri brani: arcane, fuori dal mondo, criptiche. Questi termini potrebbero descrivere una qualsiasi buona band di doom e le migliori storie di Lovecraft”.

SIETE SODDISFATTI DELLA BUONA RIUSCITA DEL VOSTRO ULTIMO LAVORO? COME SI POTREBBE DEFINIRE? EP, BEST OF O COS’ALTRO?
“Non è assolutamente un best of. La versione in CD che è da poco uscita comprende due EP originariamente pubblicati in vinile, ‘Tombs’ ed ‘Eternal Return’, che erano usciti lo scorso anno. In più abbiamo aggiunto una bonus track proveniente da uno split 7” vecchio di un paio d’anni”.

PER UNA BAND COME I MOSS NON E’ STRANO COVERIZZARE UN GRUPPO COME I DISCHARGE?
“Siamo sempre stati dei grandi fan dei Discharge, ho sempre ritenuto che fossero una delle nostre maggiori influenze. Il brano tutto sommato è molto fedele all’originale, solo parecchio rallentato. Penso che molte canzoni dei Moss potrebbero suonare come i Discharge se suonate ad una velocità adeguata”.

NELLA VOSTRA CARRIERA AVETE PUBBLICATO UNA MIRIADE DI DEMO, EP, SPLIT E VIA DICENDO, PERO’ SOLO DUE ALBUM UFFICIALI: COME MAI AVETE ADOTTATO QUESTA SCELTA?
“Credo che sia un retaggio delle nostre influenze punk. Abbiamo un’etica del lavoro molto tradizionalista, fatta di demo, di scambi di cassette e cose del genere. Penso che troppe band al giorno d’oggi accelerino troppo le tempistiche di pubblicazione degli album e magari già dopo il debut sono artisticamente morte. Noi ci abbiamo impiegato cinque anni prima di pubblicare il primo album e sono stati anni di duro lavoro”.

SIETE SODDISFATTI DEI RISULTATI CHE STATE OTTENENDO?
“Sì. Quando incidevamo per delle piccole etichette le recensioni erano tutte molto positive, anche se solo la stampa underground ci prendeva in considerazione. Ma ora, essendo passati alla più prestigiosa Rise Above, anche il movimento mainstream ha la possibilità di ascoltare la nostra musica e spesso alcuni giornalisti ci odiano e ci massacrano. Grandioso! Sono convinto che le cattive recensioni dicano molto di più di quanto facciano quelle entusiastiche. Le critiche negative fanno bene alla band, almeno la gente ha la possibilità di capire che i Moss fanno musica che non è adatta a tutti”.

AVETE PIANI PER IL FUTURO?
“Inizieremo a lavorare al terzo album dei Moss all’inizio del prossimo anno e terremo qualche concerto in giro per l’Europa per festeggiare il nostro decimo anniversario di vita”.

SIETE SODDISFATTI DEL LAVORO CHE STA FACENDO LA RISE ABOVE?
“Sì, va tutto alla grande. Al momento non posso immaginare nessun altra etichetta inglese che possa permettersi nel roster una band come la nostra. Siamo molto soddisfatti soprattutto delle edizioni in vinile: il nuovo 10” ‘Tombs Of The Blind Drugged’ è fantastico”.

VI SARETE ACCORTI CHE QUESTO E’ UN PERIODO DIFFICILE PER IL MUSIC BUSINESS, SE SOMMIAMO LA CRISI ECONOMICA CON LA PIRATERIA MUSICALE. SECONDO VOI ESISTE UNA SOLUZIONE PER ACCONTENTARE PUBBLICO, BAND E LABEL DISCOGRAFICHE?
“Non lo so, la pirateria informatica è qualcosa che è impossibile fermare. A me la cosa non piace, se devo essere sincero. Io non scarico nulla da internet ed è fastidioso trovare in rete il nostro materiale disponibile gratis. La gente pensa che il download illegale sia una sorta di libertà civile, che l’arte debba essere gratuita o che non pagando si impoveriscano i ricchi. La realtà è che se tu scarichi qualcosa, probabilmente non rubi nulla ai boss della Sony Music, che sono pieni di soldi e ai quali non crea tanta differenza: chi pagherà il tuo download sarà quel ragazzo che lavora diversi piani più in basso e che si fa il mazzo per permettere ai ricconi dei piani di sopra di riempirsi le tasche. Per non parlare dei danni arrecati alle etichette minori come la Rise Above, il cui personale è qualcosa di paragonabile a due ragazzi in una stanza che si occupano di tutto. E’ un circolo vizioso, se tu rubi qualcosa, qualcun altro da qualche parte pagherà per il tuo egoismo. E fare appello sulla coscienza della gente di sicuro non servirà a fermare il fenomeno. Per quanto riguarda la crisi economica, sicuramente non ha colpito me personalmente, dato che già prima non avevo un soldo”.

ESISTE UNA VERA E PROPRIA SCENA DOOM IN GRAN BRETAGNA, SECONDO VOI?

“Black Sabbath, Electric Wizard, che altro? Qui la scena doom è un po’ strana, c’è questo ragazzo piccoletto che crede di avere in carico tutto (Lee Dorrian? ndR.). Non credo che esista alcuna scena, ad essere sinceri. Per lo meno nessuno di noi ne fa parte”.

GRAZIE PER L’INTERVISTA, E A PRESTO.
“Molte grazie a te. Viva Franco Nero!”.

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