NADJA – Un abisso di sogni

Pubblicato il 29/12/2013 da

Tanto impopolare quanto apprezzato, il drone metal è un genere caratterizzato da un profondo dualismo. E’ stilisticamente osticissimo da affrontare ma negli ultimi anni ha vissuto una sorta di ribalta che ha liberato questo stile di musica heavy dalle tenebre di un underground altrimenti estremamente schivo ed ermetico, portandolo in superficie ed esponendolo ad un pubblico più ampio. Grazie al successo planetario di band come Sunn O))), Jesu e Nadja, il drone ha acquisito dunque sorprendenti tratti di popolarità. Una popolarità meritatissima, che ha permesso a vari artisti votati alla sperimentazione più totale di raccogliere i sudatissimi frutti di un’etica artistica intransigente ed ermetica ma certosina e delicatissima allo stesso tempo, che negli ultimi anni ha dato tantissimo al metal, e al doom metal e al post-metal in particolare. Tra gli assoluti protagonisti e pionieri del genere c’è Aidan Baker, il quale, insieme con la sua dolce metà Leah Buckareff, è la mente dietro ai colossali ed estremamente eterei Nadja, band “doom-gaze” che ha ridefinito il drone in svariate tappe della propria carriera e che l’anno scorso ha pubblicato un lavoro superlativo e altamente iconico nel genere, il monumentale “Dagdrøm”. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli quale sia stata la genesi del lavoro, per scoprire qualcosa in più su questo genere affascinante di cui è uno dei padri fondatori e in generale per mettere in luce un artista unico e defilatissimo, la cui figura in pochi hanno avuto il piacere di approfondire.

Nadja - band - 2013

CIAO AIDAN. DIECI ANNI DI NADJA, COME TI SENTI A PENSARE A QUESTO TRAGUARDO?
“Mah… se guardo indietro la velocità con la quale è passato tutto questo tempo mi dà una sensazione strana. La vita di una una band è una cosa bizzarra, sembra quasi quella di una persona, uno strano dualismo nella tua esistenza…”.

COME E’ INIZIATA L’ESPERIENZA NADJA PER TE, E COME SI E’ SVILUPPATO IL PROGETTO NELL’ARCO DEGLI ANNI?
“I Nadja sono iniziati come progetto solista, come band puramente da studio, o comunque come alter ego artistico alla musica che facevo a mio nome allora. Ho creato i Nadja per creare le sonorità più heavy che avevo in mente ma per le quali allora non avevo uno sfogo. Leah si è unita a me nel 2005 quando abbiamo firmato per la Alien8 Recordings. A quel punto hanno cominciato a pervenirci anche richieste di suonare dal vivo. Sarebbe stata dura suonare dal vivo da solo, e Leah ha reso questa possibilità una realtà”.

COME FUNZIONANO I RAPPORTI NELLA BAND TRA TE E LEI? CI SONO RAPPORTI DI FORZA?
“No, più o meno i nostri contributi sono uguali e nessuno registra una nota senza il consenso dell’altro/a. Io mi occupo di scrivere la struttura portante dei pezzi, ma poi lei aggiunge tutti gli strati sopra e dà loro una forma compiuta”.

SIETE ANCHE MARITO E MOGLIE. COME INFLUENZA LA MUSICA DEI NADJA QUESTO VOSTRO RAPPORTO?
“Non credo che influenzi la nostra musica o come la facciamo. Certo, essere una coppia che si ama rende passare tutto questo tempo insieme a collaborare più piacevole e spontaneo. So benissimo che in molti affermerebbero il contrario – ovvero che il vivere e lavorare in perenne contatto con il proprio partner nella vita non è propriamente salutare per il rapporto – ma per noi la cosa funziona bene e  per entrambi. Non è facile lavorare con altre persone in un band, andare in tour, eccetera, e farlo con mia moglie mi rende la vita da musicista sempre molto più facile. Non ho una moglie a casa a cui devo spiegare che partirò di nuovo in tour e che sarò via ancora per lunghi periodi”.

NEGLI ANNI HAI COLLABORATO CON UNA MAREA DI MUSICISTI, PUOI DIRCI LE COLLABORAZIONI CHE RICORDI MEGLIO E QUELLE ALLE QUALI SEI PIU’ LEGATO?
“Pensa che il fatto che sono riuscito a farne così tante di collaborazioni è solo grazie a internet e allo scambiarsi file audio a distanza. Altrimenti non sarei mai riuscito a raggiungere i miei collaboratori o a fare in modo che loro raggiungessero me personalmente. Mac McNeilly, che ha suonato la batteria su ‘Dagdrøm’, però, è riuscito a raggiungerci in studio. Per cui credo che quelle di cui ci ricordiamo con più entusiasmo sono le collaborazioni che abbiamo fatto di persona. Per esempio la collaborazione che abbiamo fatto con i vostri compatrioti Ovo nello studio degli Einstürzende Neubauten a Berlino è stata un’esperienza davvero memorabile. Come anche lo è stata lavorare con gli Uochi Toki, di recente, nel loro studio alle porte di Milano”.

COME MUSICISTI DA CHE BACKGROUND PROVENITE?
“Sono cresciuto in una famiglia di musicisti, e ho studiato teoria della musica e flauto traverso si da giovanissimo. In adolescenza mi sono auto-insegnato a suonare la chitarra e ho cominciato a suonare in gruppi punk. La chitarra mi ha attratto poiché mi offriva tutte le possibilità che il flauto mi negava, come quella di poter cantare mentre suonavo. Infatti la maggior parte di quello che suono oggi del mio stile è dovuto proprio a questa indissolubilità voce-chitarra. Con l’ambient e il drone ho iniziato a metà degli anni Novanta. Leah invece ha iniziato come violinista e pianista con background accademico. Per un bel po’ di anni però non ha toccato uno strumento, finché non si è unita ai Nadja”.

SEMBRA CHE BAND COME VOI, I SUNN O))), GLI JESU, I BLACK BONED ANGEL E GLI ASVA SIANO RIUSCITE NEL MIRACOLO DI RENDERE POPOLARE IL PIU’ IMPOPOLARE DEI GENERI: IL FAMIGERATO DRONE METAL. CHE NE PENSI?
“E’ stata una fase. Come ogni fase in questo mondo di cui siamo parte, questa ha avuto un’ascesa, un picco, e una discesa. E’ vero che il genere è tutt’altro che morto e ci sono ancora tantissimi musicisti che si dedicano al drone, ma il genere nel complesso è cambiato, ed è ormai qualcos’altro. Tutte le band che hai menzionato suonavano drone ad un certo punto della loro carriera, ma ora fanno altro”.

Nadja - band 2 - 2013

COSA SIGNIFICA LA PAROLA “DAGDRØM” E QUALI SONO STATE LE TAPPE SALIENTI DELLA CREAZIONE DEL DISCO?
“’Dagdrøm’ significa ‘sogno ad occhi aperti’ in danese e svedese, o ‘fantasticheria’ in norvegese. Le canzoni sono state scritte anni fa, per questo sono così ‘convenzionali’ e dal feel più rock, sono il nostro primo materiale! Quando di recente abbiamo deciso di farne un disco abbiamo capito che per la prima volta dopo anni c’era bisogno anche di un batterista nella band in maniera tale da poter rappresentare questi brani al meglio. Ci è voluto del tempo a trovare un batterista. E’ stato David Sims dei Jesus Lizard a presentarci Mac. Inizialmente gli chiesi se voleva suonare sul mio album solista, ‘The Spectrum Of Distraction’ ma poi abbiamo finito col passare talmente tanto tempo insieme che gli ho anche chiesto se voleva lavorare con noi ai Nadja e ha detto di sì”.

“DAGDRØM” SECONDO NOI E’ SENZA DUBBIO IL DISCO PIU’ “ROCK” E DIRETTO MAI FATTO DAI NADJA, TU CHE NE DICI?
“Sì, su quello non ci sono dubbi, sono d’accordo al cento per cento. Consideriamo ‘Dagdrøm’ il nostro album ‘rock’”.

QUANTO DELLA MUSICA DEI NADJA NASCE DALL’IMPROVVISAZIONE E QUANTO INVECE ALLA COMPOSIZIONE VERA E PROPRIA?
“Dipende da lavoro a lavoro. L’improvvisazione c’è sempre, quello è inevitabile in questo genere. ‘Dagdrøm’, essendo più  ‘rock’, come dicevamo, è decisamente stato un lavoro più studiato e ‘composto’, studiato a tavolino. Altri lavori, e non ti dico quali, sono praticamente interamente improvvisati e registrati sul momento”.

SI’, “DAGDRØM” SEMBRA QUASI ESSERE UN ALBUM DI NOISE ROCK MOLTO DOOMY…
“Sì, questo è esattamente ciò che è…”.

…LA COPERTINA E’ STRANA, QUALCHE NOSTRO LETTORE L’HA DEFINITA UNA STRANA “FOGLIA D’INSALATA”. COSA NE PENSI?
“(Ride, ndR) Be’, l’immagine della copertina è opera di Leah. Si basa su un motivo floreale, ma si ricollega al tema del sogno usato nel contesto dell’immaginazione del titolo. E’ inteso anche come uno di quelle macchie d’inchiostro astratte e simmetriche che si usano nei test psicologici”.

A QUESTO PROPOSITO, CHE TEMATICHE COPRE IL DISCO?
“Parla dei sogni ovviamente, un tema comune nella nostra musica a dire il vero, e ancor più pressante in ‘Dagdrøm’. La nostra musica sfrutta temi difficili da spiegare così in due parole. Si parla di percezione, interazione umana, l’Io, l’altro da noi, eccetera…”.

MOLTE BAND IN AMBITI NOISE E SPERIMENTALI SPENDONO INFINITI SOLDI PER COMPRARE LA STRUMENTAZIONE DI CUI HANNO BISOGNO PER OTTENERE IL SOUND CHE CERCANO, ALTRI INVECE FANNO LA PROPRIA MUSICA PERFINO CON OGGETTI TROVATI IN GIRO PER CASA. VOI DOVE VI TROVATE ENTRO QUESTI ESTREMI?
“Senz’altro più vicini alla seconda categoria che hai menzionato. Usiamo molta strumentazione basilare, accompagnata da tanti ferri vecchi, reliquie di tempi passati, e anche oggetti non convenzionali, di uso comune. Approccio classico di chi sfrutta molto l’improvvisazione e l’istintualità come facciamo noi”.

LE TUE INFLUENZE PIU’ GRANDI CHI SONO?
“Swans, Godflesh, Caspar Brötzmann Massaker, Big Black, Codeine…”.

BAND O ARTISTI PIU’ CONTEMPORANEI CHE INVECE TI HANNO COLPITO?
“Wire… e Bark Psychosis”.

AVETE ALTRO CHE BOLLE IN PENTOLA?
“Un sette pollici chiamato ‘All Touch/No Contact’ che uscirà per la nostra etichetta, la Broken Spine Productions, uscirà questo autunno, e un altro full-length, ‘Sv’ che uscirà tramite Essence Music a breve. Abbiamo anche in cantiere una collaborazione con la cosiddetta ‘brutal-orchestra’ giapponese The Perfect World, che uscirà anch’essa questo autunno tramite Important Records. C’è la collaborazione con il duo hip-hop italiano Uochi Tocki di cui ti parlavo prima che deve anche vedere la luce prima o poi. In quanto a quella, stiamo attualmente lavorando al missaggio e all’editing, e speriamo di farla uscire nel 2014…”.

Nadja - band 3 - 2013

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