NATIONAL SUICIDE – La Vecchia Scuola è più viva che mai

Pubblicato il 07/12/2017 da

Con il terzo album “Massacre Elite” i National Suicide hanno ribadito le buone impressioni lasciate dall’esordio del 2009 “The Old Family Is Still Alive” e dal successore “Anotheround”, edito nel 2016. Uno speed-thrash per nulla rivoluzionario, che ha il merito di risuonare fresco e frizzante nonostante non apporti alcun contributo di originalità al genere, forte di un riffing sferzante, dinamiche coinvolgenti e una voce parossistica vicina nel timbro a quella di “Blitz” Ellsworth. Infine, cosa più importante, ci sono canzoni che avvincono e convincono, bastonate nei denti per nulla avare di qualche spunto di ampio respiro o di qualche piccolo e gradito svolazzo solista. Un’uscita ‘di genere’, nel senso più positivo del termine: thrash nel midollo, divertente, va giù tutta d’un fiato e non si perde in lungaggini o pretenziosità non nelle corde della band. Andiamo allora ad approfondire qualche aspetto della vita del gruppo e della sua mentalità tramite le parole di Stefano Mini, da sempre cantante della formazione trentina.

SETTE ANNI FRA “THE OLD FAMILY IS STILL ALIVE” E “ANOTHEROUND”, SOLO UNO FRA QUEST’ULTIMO E “MASSACRE ELITE”. POSSIAMO DIRE CHE AVETE FINALMENTE TROVATO STABILITÀ E SIETE IN GRADO DI LAVORARE CON PIÙ LIBERTÀ PER LA BAND?
– Ciao Giovanni e grazie per quest’intervista. Diciamo che la formazione si è finalmente stabilizzata. In realtà, con il ritorno di Ema alla batteria, si tratta dei 4/5 della band che ha inciso “The Old Family Is Still Alive”, con la sola variante di Valle al posto di Bob per la seconda chitarra. Stiamo anche dedicando più tempo al progetto rispetto al passato.

NEI TRE DISCHI FINORA PUBBLICATI NON AVETE APPORTATO GROSSE MODIFICHE FRA L’UNO E L’ALTRO, MENTRE È EVIDENTE UN’OPERA DI RAFFINAMENTO, CHE VI HA PORTATO A PRODURRE CON “MASSACRE ELITE” UN DISCO MENO ‘IGNORANTE’, SE CI PASSATE IL TERMINE, E PIÙ MUSICALE, CURATO NELLE MELODIE COME NON MAI. VOI CHE TIPO DI EVOLUZIONE VEDETE NEL VOSTRO SOUND?
– Non prevedo grosse evoluzioni nel sound, mentre non saprei dire che forma avranno le prossime composizioni, perché viene tutto fuori al momento, spontaneamente, in base al mood del periodo, delle esperienze che si stanno maturando, dei film che ci facciamo in testa. “Massacre Elite” è forse il nostro album migliore, è vero. Questo perché ci abbiamo messo un po’ più di attenzione, ma anche perché i musicisti che l’hanno suonato hanno ormai raggiunto un ottimo grado di preparazione ed hanno affinato nel tempo un proprio gusto particolare. Inoltre, Simone Mularoni, al Domination Studio, sa certamente il fatto suo in termini di mixing ed ha capito perfettamente cosa stavamo cercando. Gran personaggio e contributo essenziale il suo.

IN “MASSACRE ELITE” POSSIAMO ASCOLTARE CANZONI MOLTO COMPATTE E SPEED METAL-ORIENTED, COME LA TITLE TRACK E “PISSHEAD”, ALTERNATA AD ALTRE INTRISE DI UN RETROGUSTO ROCK’N’ROLL COME “I’M NOT A ZOMBIE (ANYMORE)”. COME SVILUPPATE IL VOSTRO SONGWRITING E QUALI SOLUZIONI VI PIACE DI NORMA UTILIZZARE IN UN VOSTRO PEZZO?
– I pezzi che abbiamo composto ad oggi sono tutti strutturati secondo la classica forma canzone. Noi veniamo dal rock’n’roll, dall’heavy metal, dallo speed e dal thrash old-school e questi elementi interagiscono inevitabilmente, quando si tratta di comporre. Solitamente Tiz (Tiziano Campagna, uno dei due chitarristi, ndR) arriva in sala con l’intera struttura già bella e pronta, alla quale gli altri suggeriscono di apportare qualche piccola modifica d’arrangiamento. Infine, io mi occupo di trovare la giusta linea vocale, badando sia all’elemento melodico che distingue una canzone dall’altra, sia alla metrica, che deve essere serrata per accentuare il riffing adrenalinico che ci caratterizza. L’assolo di chitarra, sempre frutto di un’alternanza fra Valle e Tiz, è poi il momento centrale del brano. Chi suona lo strumento apprezzerà certamente.

CON “OLD, WHITE AN’ ITALIAN” MI PARE ANDIATE IMPLICITAMENTE AD OMAGGIARE I BULLDOZER: AL DI LÀ DEL TEMA, IRONICAMENTE NAZIONALISTA, LE ASSONANZE SONORE SEMBRANO ABBASTANZA CHIARE, ANCHE SE IL BRANO NON SI DISCOSTA POI MOLTO DALLO STILE DEGLI ALTRI IN TRACKLIST. COSA POTETE DIRCI A RIGUARDO?
– Davvero ti vengono in mente i Bulldozer? A dire la verità, quella è una canzone che omaggia i Motorhead. però non escludo che anche i Bulldozer possano aver pensato a Lemmy e soci, mentre scrivevano una qualche canzone. Non saprei, non li ascoltiamo in realtà, pur stimandoli ed avendo anche condiviso il palco con loro. “Old, White An’ Italian” tratta provocatoriamente della realtà di tanti italiani all’estero, per altro simile a quella di altri qui da noi, nelle nostre periferie. Ogni tanto è bene ricordare a noi stessi chi siamo e da dove veniamo, magari mettendo una pulce nell’orecchio a chi oramai ci sottovaluta. È una questione di rispetto. Non si sa mai.

RITENGO “TAKE ME TO THE DIVE BAR” LA CANZONE PIÙ AMBIZIOSA DEL DISCO, RICERCATA NELLE RITMICHE E NEGLI INTARSI SOLISTI. VI HA RICHIESTO PIÙ TEMPO DELLE ALTRE PER ESSERE COMPLETATA? PUÒ ESSERE DA VIATICO PER LO SVILUPPO DI SONORITÀ PIÙ COMPLESSE IN FUTURO?
-No, assolutamente. “Take Me To The Dive Bar” è uscita di getto, come tutte le altre, ed è anch’essa piuttosto semplice nel concetto. Non mi pare rappresenti un elemento di novità o di sviluppo rispetto a quello che abbiamo sempre fatto. Però mi fa piacere che ti sia rimasta impressa.

UN CONTRIBUTO IMPORTANTE PER LA RIUSCITA DEL NUOVO ALBUM CREDO VADA ATTRIBUITO AL VOSTRO BATTERISTA EMANUELE REVELLO, GIÀ IN FORMAZIONE IN PASSATO SENZA REGISTRARE NULLA DI UFFICIALE. MI PARE ABBIA DATO UN TIRO E UNA QUADRATURA ALLE RITMICHE SUPERIORI AL PASSATO. QUANTO HA PESATO EFFETTIVAMENTE L’INGRESSO DI UN NUOVO DRUMMER IN LINE-UP?
-Mi permetto di correggerti. Ema è un membro originario dei National Suicide, ed ha suonato sul primo album (topica presa dallo scrivente per l’essersi fidato ciecamente di Metal Archives, ndR). Il tiro è quindi quello vero e proprio di questa band sin dall’inizio, ed il suo ritorno è stato determinante per la qualità espressa su “Massacre Elite”. Lui è unico, pazzo, sclerotico, adrenalinico. Riesce ad andare diritto e ad essere fantasioso allo stesso tempo. Diciamo che è il drummer ideale per questa band, perché sa integrare al meglio il riffing di Tiziano, ma anche sottolineare come si deve la metrica del cantato.

PARLANDO DI INFLUENZE, DIREI CHE GLI OVERKILL SONO QUELLA PRIMARIA, EVIDENTISSIMA A MAGGIOR RAGIONE NEL CANTATO MOLTO VICINO A QUELLO DI BOBBY ‘BLITZ’ ELLSWORTH. COSA RAPPRESENTA PER VOI QUESTA STORICA BAND? SOTTO QUALI ASPETTI PENSATE DI RICORDARLI MAGGIORMENTE?
-Ti stupirò dicendoti che gli Overkill non sono affatto la nostra maggiore influenza. In verità, teniamo molto più presenti band come gli Exodus o i Megadeth. Però capisco che il mio cantato, così acuto, ricordi davvero pochi cantanti thrash e sia spontaneamente associato allo stile di Bobby ‘Blitz’. Mi hanno anche accostato a Souza, Udo, David Wayne e altri ancora. Sarà che da ragazzo amavo infinitamente Bon Scott come quasi tutti loro? Se ascolti il riffing, il drumming o il solismo, a parte le influenze maideniane (comuni tanto a noi quanto agli Overkill) presenti su “The Old Family is Still Alive”, non mi pare ci sia molto di quella band né in “Anotheround”, né in “Massacre Elite”. Ci sono invece soluzioni comuni a tutti i gruppi old-school, proprio in quanto tali, ma questo è un altro discorso. Pensare che cerchiamo in qualche modo di assomigliare in particolare agli Overkill non consente forse di comprendere appieno la nostra proposta. Diciamo che i National Suicide hanno un cantante molto simile ad Ellsworth per come ha cantato su “The Years Of Decay”, perché per il resto mancano certi bassi caratteristici di quel grande singer, mentre si fa spesso ricorso ad una metrica davvero poco East Coast. Anche gli Overkill comunque, ci influenzano innegabilmente, al pari però di tutte le altre formazioni del periodo.

LA COPERTINA RICHIAMA L’IMMAGINARIO DEGLI HORROR DI UNA VOLTA. A QUALE FILM VI SIETE ISPIRATI? CHI SI È OCCUPATO DELL’ARTWORK?
-Dovremmo girare la domanda al disegnatore, l’amico Ivan Fu. In realtà, di copertina in copertina vediamo lo zombie rimpolparsi, grazie ai giusti pasti mirati e regolari. I poveri resti dell’Old-School, insomma, riprendono forma; ed anche i National Suicide, poco alla volta, acquistano una certa autonomia rispetto ai modelli iniziali di riferimento. Ciò però non significa che cominceremo a suonare, d’un tratto, qualcosa che non assomigli ad un diretto sul muso. Non tradiremo la nostra ‘missionì e non smetteremo di suonare alla becchia maniera, benché il metal vecchia scuola sia ricco di possibilità differenti, per noi ancora da sviscerare. Chi vivrà vedrà. Al momento, ci piace tirare dritto e fare un gran casino, ma il livello tecnico di Valle e Tiz (a mio parere la migliore accoppiata chitarristica thrash metal d’Italia) consentirebbe qualunque sviluppo, se desiderato; e certo Ema ed Ivan saprebbero reggerlo. Per quanto infine riguarderebbe me, in ogni caso devo solo urlare.

QUALI MARGINI DI MIGLIORAMENTO PENSI CI POSSANO ESSERE PER I NATIONAL SUICIDE? C’È QUALCHE IDEA CHE VI FRULLA PER LA TESTA CHE NON SIETE ANCORA RIUSCITI A METTERE IN PRATICA, DEL TUTTO O IN PARTE, ALL’INTERNO DEI DISCHI PUBBLICATI FINORA?
-Come ti dicevo, non abbiamo mai avuto idee particolari da realizzare, ma sempre e solo sensazioni da mettere in musica e tanta voglia di spaccare. I margini di miglioramento sono alti e tutto dipenderà da quanto tempo potremo dedicare ad eventuali nuove composizioni. Per il resto, Tiz e Valle suonano per vivere (sono preside e vice-preside della Music Art Academy di Trento e hanno insegnato per tanti anni alla Lizard), ma anche Ivan ed Ema stanno studiando parecchio e si tengono in esercizio. Inoltre facciamo prove più regolari che in passato e quindi miglioriamo inevitabilmente anche in termini di resa comune e compattezza.

A TUO GIUDIZIO, QUAL È LO STATO DI SALUTE DELLA SCENA THRASH NAZIONALE E INTERNAZIONALE? CHI STA SCRIVENDO LE PAGINE PIÙ INTERESSANTI DEL GENERE NEGLI ULTIMI ANNI?
-Ci sono tante buone band, sia vecchie che nuove. Però distinguerei la qualità della proposta dal livello di notorietà mediatica, il merito dalla partecipazione agli eventi più importanti, il seguito reale dai like su Facebook. Oggi è davvero tutto in mano alle agenzie ed il marketing fa più miracoli che in passato. I gruppi affrontano tour infami smenandoci soldi o al più andando a pari, per suonare alternativamente in buone situazioni e buchi deserti, vedendo date cancellate all’ultimo minuto, girando su furgoni spesso tenuti assieme col nastro adesivo. Ci sono compagini seguite da una solida base di fan fedeli, come i Baphomet’s Blood; altri che riescono a portare bene in giro per le strade e per il web la propria musica come i Game Over, o gli Ultra-Violence. Mi piace poco la tendenza a nascondere la carenza di idee e l’incapacità a produrre un buon ritornello dietro ai tanti cambi di tempo; ma d’altro canto anche chi ascolta oramai confonde la perizia tecnica con la complessità delle composizioni, così come accade in certo techno-thrash. Sarà forse il segno dei tempi. Noi, ovviamente, tiriamo diritto.

PIÙ IN GENERALE, QUALI GENERI E GRUPPI HANNO OFFERTO IL MATERIALE PIÙ INNOVATIVO, O ALMENO PERSONALE, IN ANNI RECENTI? CHI HA SUSCITATO IN VOI VERO ENTUSIASMO?
-Il metal che piace a noi non è definito dal grado di innovazione, ma dalla convinzione con cui risulta espressa la vera indole old-school, quella che viene dalla strada e nella strada si esaurisce. Poi, ciascuno di noi ascolta anche altro: chi il jazz, chi il blues, chi il rock’n’roll anni ’50. Solo che poi, quando si tratta di scrivere, tutte quelle emozioni diverse si tramutano in adrenalina e velocità. Così nasce un disco dei National Suicide (risate, ndR). Per rispondere alla tua domanda, nessuno ci entusiasma fino in fondo, però a volte capita di suonare con ragazzi di band pressoché sconosciute che ti contagiano con la loro passione viscerale. A noi piace dialogare con questa gente qui.

 

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