NATRIUM – Sardegna: Isola Violenta

Pubblicato il 17/04/2012 da

Per passare una sana mezzora di death metal brutale alla Suffocation e Deeds Of Flesh, dovreste dare un ascolto a “Elegy For The Flesh”, secondo album dei sardi Natrium che, dopo un radicale cambio di line-up, si sono messi in carreggiata ed hanno iniziato a premere sull’acceleratore all’impazzata, ottenendo buoni responsi un po’ ovunque, sia sulla stampa specializzata che dal pubblico. Tra le altre cose, è confermata inoltre la loro partecipazione al Tattoo DeathFest, che si terrà a Milano il 26 maggio. Noi di Metalitalia.com abbiamo contattato via mail il disponibilissimo vocalist Lorenzo e con lui abbiamo intavolato una piacevole chiaccherata sulla sua band e non solo.

CIAO LORENZO, BENVENUTO SU METALITALIA.COM, CHE NE DICI DI INIZIARE QUESTA INTERVISTA CON UNA PRESENTAZIONE DELLA BAND AI NOSTRI LETTORI CHE ANCORA NON VI CONOSCONO?
“Ciao a tutti, io sono Lorenzo Orrù, voce della death metal band cagliaritana Natrium. La band è stata formata dai fratelli Andrea e Edoardo De Muro (chitarra e batteria) ed è attiva dal 2001, ma nel 2007 c’è stata una sorta di reset, un nuovo inizio. Alla seconda chitarra c’è Alessio Locci e al basso Alessandro Farci (già bassista dei black metallers Verbo Nero).

“ELEGY FOR THE FLESH”, OLTRE AD ESSERE A MIO AVVISO UN GRAN BEL PASSO AVANTI, E’ UN DISCO DEATH METAL AL 100%, QUINDI PIUTTOSTO DIFFERENTE RISPETTO AL VOSTRO PRECEDENTE FULL LENGTH. SONO STATI I VARI CAMBI DI LINE-UP A FAR CAMBIARE COSI’ TANTO IL VOSTRO SOUND?
“Si, è sostanzialmente un gruppo nuovo: della vecchia formazione sono rimasti solo i fondatori e il moniker. Io ho sempre cantato brutal death metal, Alessio (chitarra, ndR) ha suonato un po’ di tutto. Quando sono entrato a far parte della band non c’era nessuna intenzione da parte loro di continuare sul death classico/thrash metal degli esordi, ma voglia di ripartire con qualcosa di potente, arricchendolo con le influenze dei nuovi arrivati. Nel 2007 abbiamo registrato un demo, ‘Inscribed In The Victims Scars’, che risulta una via di mezzo tra i vecchi e i nuovi Natrium”.

ALLA LUCE APPUNTO DI QUESTI CAMBI DI FORMAZIONE, SUPPONGO SIA VARIATO ANCHE IL VOSTRO MODO DI COMPORRE I BRANI. COME NASCE OGGI UNA CANZONE DEI NATRIUM?
“Di solito Andrea ed io scriviamo gran parte dei riff e diamo una bozza della struttura, ma anche Alessio e Edoardo contribuiscono con idee e riff. Ogni pezzo, ogni singolo passaggio o stacco viene messo in discussione in sala prove e sperimentiamo diverse variazioni fino a quando siamo tutti completamente soddisfatti. A volte siamo proprio pignoli, ma ci piace così. Io purtroppo non so suonare, mi limito a canticchiare i riff, ho però la fortuna di suonare con musicisti così preparati che sono in grado di capire e interpretare le mie idee trasformandole in musica e ogni volta che accade è una sensazione bellissima. Ora abbiamo un bassista stabile in formazione e stiamo iniziando a coinvolgere anche lui nella composizione. Non siamo assolutamente un gruppo dove c’è un compositore e gli altri devono eseguire, non riuscirei mai ad adattarmi a qualcosa del genere”.

LE REGISTRAZIONI DI “ELEGY FOR THE FLESH” SONO AVVENUTE NEI 16th CELLAR STUDIO, SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE?
“Sì, di brutto! Siamo molto soddisfatti. Eravamo emozionati al pensiero di lavorare con Stefano Morabito, visto che in quello studio hanno registrato band che ammiriamo moltissimo. Stefano è un grande e ha fatto un ottimo lavoro considerando il pochissimo tempo a disposizione”.

DI CHE COSA PARLANO I VOSTRI BRANI? CHE IMPORTANZA HANNO I TESTI NELLE VOSTRE CANZONI?
“I testi e i titoli dei brani sono l’unica cosa di cui mi occupo solo io. Quando sono entrato a far parte del gruppo ho iniziato a scrivere diversamente rispetto al passato. Non volevo più parlare di horror, splatter e zombie, anche se è un genere che mi piace molto, così ho cominciato a scrivere testi basati su fatti reali. I testi di ‘Elegy For The Flesh’ hanno come filo conduttore alcuni aspetti del riduzionismo biologico, in poche parole l’uomo che viene considerato come una macchina. Ogni pezzo mostra come quelle teorie vengano estremizzate negativamente, in un certo senso è un concept album. Nel brutal beath metal è difficile capire i testi per via del growl, la voce ha una funzione diversa da altri generi, è più uno strumento musicale. A volte quando non ho idee io stesso mi domando perché impegnarsi tanto a studiare, fare ricerche per testi che non si capiscono malgrado provi a scandire le parole, ma allo stesso tempo so che gli appassionati come me prendono il booklet, leggono tutto e magari provano pure a cantare quei pezzi”.

LA COPERTINA DEL VOSTRO DISCO E’ INVECE AD OPERA DEL MITICO PAR OLOFSSON, OSEREI DIRE UNA GARANZIA NEL SUO GENERE, DATO CHE HA LAVORATO CON TANTISSIME ALTRE BAND. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI? GLI AVETE SPIEGATO QUELLO CHE VOLEVATE OPPURE ERA UN SOGGETTO CHE LUI AVEVA GIA’?
“Pär è allucinante! L’ho contattato personalmente via mail, gli ho spiegato il contenuto dei testi e in seguito lui mi ha mandato degli schizzi molto essenziali, diverse idee tra cui scegliere. Con i Natrium abbiamo scelto il bozzetto che ci piaceva di più e lui ha cominciato a colorarlo, definirlo, mandandoci continui aggiornamenti delle varie fasi di lavorazione. E’ impressionante perché malgrado sia un grande artista non impone le sue idee ma vuole dei riscontri ed è aperto a qualsiasi modifica o consiglio fino all’immagine finale”.

MI SEMBRA CHE LE REAZIONI, SIA DEL PUBBLICO CHE DELLA STAMPA SPECIALIZZATA, SIANO PER LO PIU’ POSITIVE. CHE IMPORTANZA DATE ALLE EVENTUALI CRITICHE CHE VI VENGONO FATTE? CE NE SONO STATE ALCUNE CHE VI HANNO INFASTIDITO PARTICOLARMENTE?
“Per il momento sembra che stia piacendo, non abbiamo ancora letto critiche negative e questo è qualcosa che ogni volta ci sorprende. Noi siamo molto critici con noi stessi ma le recensioni sono molto importanti, anche se io consiglio a tutti, e in particolare agli scettici, di scaricare da qualche parte il cd e se gli piace di comprarlo”.

C’E’ UN GRUPPO (DEL PRESENTE, O DEL PASSATO) CON CUI SENTITE DI AVERE QUALCOSA IN COMUNE A LIVELLO MUSICALE? OPPURE UNO AL QUALE VI FA PIACERE ESSERE ACCOSTATI?
“Sicuramente i Suffocation, i Cannibal Corpse e i vecchi Deeds of Flesh. Cerchiamo di essere originali ma è impossibile non citare i maestri del genere”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON I RAGAZZI DELLA THE SPEW RECORDS? SIETE SODDISFATTI DEL LORO LAVORO?
“Appena registrato abbiamo spedito il cd ovunque, e tra le varie offerte abbiamo ricevuto quella della The Spew Records. L’etichetta era stata appena assorbita dalla Punishment 18 records di Corrado Breno che è in linea con la ‘vecchia’ gestione di Clod the Ripper a cui siamo piaciuti molto e ha creduto in noi, e che ha concretizzato l’accordo. Siamo stati il primo gruppo a uscire con la The Spew nuova gestione. Corrado è un grande dell’underground, e insieme al suo staff sta facendo un ottimo lavoro. Possiamo ritenerci più che soddisfatti”.

QUAL E’ L’ASPETTO CHE APPREZZATE MAGGIORMENTE DELL’ATTUALE SCENA METAL, E QUALE INVECE QUELLO CHE DETESTATE?
“La scena metal è più complessa e variegata che mai. L’avvento di internet, dei social network e la potenza dei nuovi computer ha dato possibilità a moltissime band di farsi vedere pubblicando online i propri pezzi, spesso registrando a casa la propria musica. Mi sembra così lontano il periodo in cui con altre band in cui ho suonato il massimo dell’uso del computer era scrivere i midi con la mia vecchia Amiga Commodore e registravamo le nostre cassette sperando di incidere un 7 pollici, il cd poi era un sogno! Ok adesso poggio la dentiera e il bastone e parlo di scena metal. Abbiamo assistito al tentativo di ritorno alle origini delle band storiche, alle reunion, ai big 4, all ‘esplosione di nuove varianti del genere come il ‘core’ in tutte le sue sfumature. A volte guardando quest’ultimo fenomeno mi sento vecchio e tradizionalista pur avendo solo 33 anni. Esistono band molto forti, qualcosa mi piace, ma i miei gusti sono diversi. In ogni caso non credo che sia giusto detestare e schierarsi contro parlando di vero e falso metal. Probabilmente anche alcuni puristi del metal tradizionale non hanno gradito il movimento thrash quando è nato, stessa cosa per certi  thrasher verso il groove metal, il death o il black, o tutti insieme contro il grunge o il nu metal e così via. Alla fine ognuno è libero di ascoltare quello che gli pare. Io stesso ho apprezzato alcune band dopo che il boom mediatico si è calmato, perchè a volte è proprio l’eccessivo spazio che gli viene dato, la saturazione delle riviste, dei canali metal, dei festival da parte di queste nuove ‘mode’ che li mette in cattiva luce”.

LA SCENA DEATH METAL ITALIANA STA DIVENTANDO UNA REALTA’ SEMPRE PIU’ IMPORTANTE. SECONDO VOI CHE COSA LE MANCA ANCORA? E DOVE VEDETE I NATRIUM ALL’INTERNO DI ESSA?
“Anche in passato ci sono state grandi band e qualcuna è ancora in attività, basti pensare agli Electrocution, Natron, Sadist, Antropofagus, CorpseFucking Art, gli Undertakers e altri che, non me ne vogliano, ma al momento non mi vengono in mente. Quello che sta accadendo in questi ultimi anni non ha precedenti come quantità e qualità. L’Italia sta sfornando band incredibili e anche i vecchi maestri come gli Antropofagus sono tornati più forti che mai. Credo fermamente che gran parte del merito sia soprattutto degli Hour of Penance, Septycal Gorge, Fleshgod Apocalypse e Blasphemer. Questi gruppi hanno fatto capire che in Italia c’era qualcosa che meritava attenzione. Lo hanno fatto scrivendo album cazzutissimi e facendo estenuanti tour ovunque. Allo stesso tempo hanno creato uno standard e delle aspettative molto alte, quindi se da un lato all’estero non snobbano più una band death metal italiana a priori, dall’altro esigono giustamente che sia a un livello molto alto. Anche se non ero ancora nato tutto ciò mi ricorda il periodo del progressive italiano anni 70 di cui sono un grande appassionato, periodo in cui gli Area, la PFM, il Balletto di Bronzo, Le Orme e tantissimi altri ci hanno reso orgogliosi di essere italiani. Come vedo i Natrium? Siamo dei ‘vecchi’ esordienti che fanno il genere che adorano e speriamo che il pubblico ci ritenga all’altezza di questa scena”.

CHE PROGRAMMI AVETE PER IL FUTURO, FARETE UN TOUR DI PRESENTAZIONE DEL DISCO? COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DA UN VOSTRO CONCERTO?
“Stiamo cercando di definire alcune date fuori dalla Sardegna verso metà 2012. Purtroppo non possiamo partire per lunghi tour, perché il lavoro o gli studi non lo permettono. Non siamo dei musicisti professionisti, siamo gente che (per fortuna) lavora o va all’università e che nel tempo libero si dedica alla propria passione. Inoltre le spese da sostenere sono molto alte, quasi proibitive, ma non escludo che faremo il possibile, faremo sacr..( ok non piango) sacrifici per fare almeno dei mini tour di una settimana perchè suonare dal vivo ci piace moltissimo. Chi viene ai nostri concerti può star sicuro che daremo il massimo, ci sbatteremo il più possibile per farci venire il torcicollo e contagiarlo ai malati di death metal come noi”.

BENE, E’ TUTTO. GRAZIE PER L’INTERVISTA! SE VOLETE AGGIUNGERE QUALCOSA, IL RESTO DELLO SPAZIO E’ A DISPOSIZIONE.
“Grazie a voi e a tutti i lettori di Metalitalia per il supporto e lo spazio che ci avete offerto”.

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