In un mondo sempre più veloce e incerto, la maniera di concepire il death metal dei messicani Necroccultus ha davvero un che di ristoratore e confortante.
Attivo dai primi anni Duemila, ma fin qui protagonista di un percorso accidentato durante il quale è riuscito a pubblicare solo due full-length (tra cui il recente “The Afterdeath Blackness”), il gruppo di Iraputo incarna perfettamente quello spirito barbaro e battagliero alla base del vero movimento underground, facendo dell’istintività e del legame indissolubile coi classici i pilastri del proprio suono e della propria estetica.
Musica che non mira certo a reinventare la ruota (anzi!), ma che nel momento in cui è interpretata con tanta passione e competenza non può che colpire il bersaglio grosso, confermando in questo caso la proverbiale ‘cazzimma’ dei popoli latini nell’affrontare un certo tipo di sonorità estreme.
Un’attitudine che rivive appieno anche nelle parole del frontman/membro fondatore Isaías Huerta, contattato via e-mail proprio per scendere nei dettagli di questo bellicoso (e riuscito) ritorno…
DOPO LO SCIOGLIMENTO NEL 2020, COSA TI HA SPINTO A RIATTIVARE IL PROGETTO NEL 2024, E COME SI È RIUNITA L’ATTUALE LINE-UP CHE HA DATO VITA A QUESTO NUOVO CAPITOLO?
– Prima di tutto, grazie mille per l’interesse nei confronti dei Necroccultus. Durante i giorni della pandemia ci sono stati un sacco di problemi, e partire da alcuni membri poco interessati a continuare per via di altri progetti e di gravi disgrazie personali. Nel 2024 ho deciso di andare avanti con la band insieme al solo bassista Nestor, e da lì abbiamo iniziato a reclutare gli altri membri: Roel (chitarra), Dante (batteria) e Alex (chitarra). Una volta completata la line-up, abbiamo iniziato a comporre il materiale più recente, tracce come “Dread Midnight Entities”, “Transition to the Tortuous Reign” e “Unburied Hellish Presences”.
“THE AFTERDEATH BLACKNESS” SEGNA IL VOSTRO RITORNO IN STUDIO DOPO MOLTI ANNI DI ASSENZA DAL FORMATO FULL-LENGTH. SENTITE CHE QUESTO ALBUM SIA LA NATURALE CONTINUAZIONE DELLA VOSTRA STORIA, O LO VEDETE COME UNA SORTA DI ‘NUOVA ERA’ PER LA BAND?
– Esatto, sono passati due decenni da quando è uscito il primo album, anche se nel frattempo i Necroccultus hanno pubblicato EP, split e un altro demo, “Unburied Hellish Presences”, rimanendo attivi nell’underground e affrontando diversi cambi di formazione dovuti alla mancanza di interesse da parte dei membri e ad un sacco di merda nelle nostre vite. Lo considero quindi come la continuazione della band, con lo stesso obiettivo dell’inizio: comporre e suonare un death metal reale, oscuro, bestiale e contribuire attivamente al movimento.
L’ALBUM SI PRESENTA COME UN MANIFESTO DI DEATH METAL PURO E INTRANSIGENTE. IN UN’EPOCA IN CUI LA TECNOLOGIA SPESSO METTE IN OMBRA IL SENTIMENTO, QUANTO È STATO ESSENZIALE PER VOI MANTENERE UN APPROCCIO VISCERALE E OLD SCHOOL?
– I Necroccultus sono nati per incarnare il nostro putrido amore per la tradizione death metal della fine degli anni ’80 e dei primi anni ’90, quella di titani come Morbid Angel, Funebre (Fin), Sarcófago, Shub-Niggurath, Necrophagia, Celtic Frost, Crematory (Sve), Abhorrence (Fin), Carnage, Autopsy, Mefisto (Sve), Death, Grave e altri. I Necroccultus onorano queste influenze dal 2003, suonando quello che ci piace definire ‘Ancient Occult Death Metal’.
IL MESSICO VANTA UNA TRADIZIONE IMPORTANTE NEL METAL ESTREMO PIÙ OSCURO E UNDERGROUND. GUARDANDO INDIETRO AGLI ANNI ’80 E ’90, QUALI BAND DELLA VOSTRA TERRA NATALE (PENSO A NOMI COME CENOTAPH, SHUB-NIGGURATH O THE CHASM) SONO STATE FONDAMENTALI PER LA VOSTRA CRESCITA, E QUANTO DI QUELLA EREDITÀ VIVE ANCORA OGGI NEI NECROCCULTUS?
– Proprio così, anzi aggiungerei alla lista Mortuary, Tenebrarum, Ripping Flesh, Hardware, Bloodsoaked e Frightful Cross. Le band menzionate sono state un’ispirazione per i Necroccultus soprattutto per quanto riguarda i loro demo e i primi album. All’epoca della mia prima band, gli Immuted/Supplicium (’91-’94), ho condiviso il palco con la maggior parte di loro (Mortuary, Shub-Niggurath, Tenebrarum, Hardware, Ripping Flesh, The Chasm e Cenotaph) ed erano davvero brutali. Oggi alcune di queste band sono ancora attive, ma senza l’essenza di allora (i membri fondatori non ci sono più) hanno un suono più ‘moderno’.
IN UN MONDO MUSICALE SEMPRE PIÙ FRENETICO, DIGITALE E GUIDATO DALL’IMMAGINE, QUALI SONO I VALORI NON NEGOZIABILI CHE DEFINISCONO L’ETICA DEI NECROCCULTUS E CHE, SECONDO TE, OGNI VERA BAND DEATH METAL DOVREBBE ONORARE?
– Capiamo che la tecnologia stia avanzando ogni giorno di più in questo mondo, e di conseguenza anche l’ambiente digitale. I Necroccultus sono rimasti più austeri e vecchio stile; non usiamo i social media (ultimamente solo Facebook), non usiamo le piattaforme e siamo convinti che l’unica cosa che conti davvero sia il suonare, creando riff micidiali e cercando di mantenere in vita il vecchio spirito death metal.
Per quanto riguarda i valori di una vera band, ti direi l’onestà con sé stessi e nei confronti della propria scena di appartenenza, oltre a quei valori umani universali che dovrebbero essere sempre seguiti e rispettati.
L’ALBUM TROVA UN EQUILIBRIO TRA RIFF MASSICCI E ATMOSFERA RITUALISTICA. COME AFFRONTATE IL PROCESSO DI SONGWRITING PER BILANCIARE LA BRUTALITÀ CON STRUTTURE PIÙ ELABORATE E MEDITATIVE?
– Fortunatamente la band può contare su ottimi musicisti, ognuno impegnato a contribuire all’essenza dei Necroccultus. Lavoriamo sulle idee partendo dai riff e dalla struttura dei brani, prendendoci il tempo necessario ed esprimendo un verdetto solo quando siamo sicuri e soddisfatti della musica.
ANCORA UNA VOLTA, LA VOSTRA STRADA SI INCROCIA CON L’ITALIA GRAZIE ALLA TERROR FROM HELL RECORDS. COM’È NATA QUESTA COLLABORAZIONE?
– Esatto, conosco Stefano da oltre due decenni. Ci siamo scambiati cassette un paio di volte e condividiamo ancora la passione per il vecchio metal underground; ha pubblicato il primo album dei Necroccultus, “Encircling the Mysterious Necrorevelation”, su cassetta nel 2005 con un’eccellente qualità, quindi ho sempre voluto continuare a lavorare con la sua etichetta. Non abbiamo mai perso i contatti e, quando gli ho detto che i Necroccultus erano di nuovo attivi e stavano preparando il loro secondo full-length, gli ho proposto di farlo uscire nuovamente per la sua label. La Terror from Hell è un’etichetta underground molto rispettata al giorno d’oggi.
L’ALBUM È STATO REGISTRATO PRESSO I MAT STUDIO E I THE CAVE HOME STUDIO. SIETE SODDISFATTI DI COME ALEX MÉNDEZ SIA RIUSCITO A CATTURARE LA PESANTEZZA DEI VOSTRI RIFF? PUNTAVATE A UN SUONO SPECIFICO PER QUESTO RITORNO?
– Alex è un grande musicista e un fan devoto del death metal. Ha molta esperienza nella scena underground e porta avanti altri ottimi progetti che mi piacciono molto; oltre a essere una splendida persona, è anche un bravissimo ingegnere del suono ai MAT Studio. Presso il The Cave Studio (un piccolo studio locale nella mia città natale, Irapuato) ho registrato solo la voce; Alex ha lavorato moltissimo al mixaggio e alla produzione, e come hai detto tu ha catturato perfettamente il suono morboso, grezzo e miasmatico dei Necroccultus.
NEL 2009, A BERLINO, AVETE CONDIVISO IL PALCO CON BAND FONDAMENTALI PER LA RINASCITA DEL MOVIMENTO OLD-SCHOOL COME NECROS CHRISTOS E KAAMOS. GUARDANDO ALLA SCENA DEATH METAL ODIERNA, PENSI CHE QUELLO SPIRITO UNDERGROUND DI FRATELLANZA SIA ANCORA INTATTO O CHE IL MONDO DELLA MUSICA SIA CAMBIATO DA ALLORA?
– Proprio così, l’esibizione del 2009 al Glorifying the Great Beast a Berlino, insieme a Kaamos, Necros Christos e Graveyard, è stata estrema e brutale! Un sacco di headbanger e di drink… ci siamo davvero goduti quel rituale di morte!
La scena attuale è cambiata molto a causa della tecnologia; tutto è più facile da reperire. Ma ci sono ancora persone, etichette e band dedicate che continuano a fare grandi sforzi per mantenere viva la fiamma del death metal.
ORA CHE “THE AFTERDEATH BLACKNESS” È FINALMENTE DISPONIBILE, QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO PROSSIMO? C’È QUALCHE POSSIBILITÀ DI VEDERVI DAL VIVO IN EUROPA PER QUALCHE FESTIVAL O PER UN TOUR DEDICATO?
– Certamente, con il nuovo album e un’etichetta italiana ci sarebbe la possibilità di tornare in Europa per promuovere “The Afterdeath Blackness” con un mini-tour, probabilmente nel corso del 2027. Grazie ancora per l’intervista.



