Con il terzo album “Ceremonial Demonslaught”, i Necromorbid confermano il loro percorso all’interno delle sonorità più oscure e violente del black-death metal, mantenendo intatto lo spirito oltranzista degli esordi, ma ampliando progressivamente il proprio linguaggio. Nati in Toscana e attivi da oltre dieci anni, il gruppo ha nel tempo costruito una proposta legata alla tradizione estrema più viscerale, tra influenze riconducibili alla corrente war metal, elementi death metal e punk, oltre ad atmosfere più profonde e articolate.
In effetti, il nuovo lavoro rappresenta per la band un’evoluzione naturale, frutto di un processo compositivo continuo che ha permesso di integrare maggiore varietà, dinamica e attenzione alla costruzione dei brani senza appunto rinunciare all’impatto diretto.
Abbiamo parlato con Disangelium, chitarrista e cantante della band, della genesi di “Ceremonial Demonslaught”, del rapporto tra tradizione e ricerca personale, dell’importanza dell’immaginario visivo e delle influenze che hanno contribuito a definire l’identità dei Necromorbid.
Un confronto sul presente e sul futuro di una realtà che continua a muoversi nelle zone più oscure dell’underground estremo nostrano.
SIETE ARRIVATI AL TERZO ALBUM, SPESSO CONSIDERATO QUELLO DELLA ‘MATURITÀ’: VI RICONOSCETE IN QUESTA LETTURA O VI SEMBRA UNA SEMPLIFICAZIONE GIORNALISTICA CHE NON VI APPARTIENE?
– Ciao Luca, grazie per lo spazio concesso ai Necromorbid su Metalitalia! Come dici “Ceremonial Demonslaught” rappresenta ormai il nostro terzo album in oltre dieci anni di carriera, e coincide sicuramente con il nostro lavoro più vario e completo. Non saprei dirti se questo traguardo sia stato raggiunto proprio perchè si tratta del nostro terzo album o meno, credo in realtà che la nostra sia stata un evoluzione continua e graduale nel tempo, che ci ha portato col passare degli anni verso un tipo di composizione sempre istintiva e viscerale, ma sicuramente più rifinita e ragionata rispetto agli esordi.
RIPENSANDO AI VOSTRI ESORDI, QUANTO C’È ANCORA DELLO SPIRITO ORIGINARIO DEI NECROMORBID IN “CEREMONIAL DEMONSLAUGHT” E QUANTO INVECE È CAMBIATO NEL VOSTRO MODO DI CONCEPIRE LA MUSICA ESTREMA?
– Più che di cambiamento, credo che nel nostro caso si possa parlare di addizione, nel senso che non siamo mai venuti meno agli elementi e alle ispirazioni dei primi tempi (che puoi sempre rintracciare chiaramente anche nelle nuove canzoni), ma abbiamo semplicemente ampliato il ventaglio delle soluzioni utilizzate verso momenti più atmosferici e ‘profondi’ che hanno aperto nuovi orizzonti per la band, oltre a quelli già presenti e mai abbandonati sin dagli esordi. Nonostante veniamo spesso accostati ad uno stile di musica noto per la sua rigidità ed intransigenza, la nostra concezione di musica estrema è in realtà molto vasta, ed abbiamo provato ad infondere nell’ultimo disco alcune intuizioni più innovative rispetto ai soliti cliché che ci si aspetterebbe da una band del nostro tipo.
IL VOSTRO IMMAGINARIO RESTA VOLUTAMENTE OLTRANZISTA: LO VIVETE COME PROVOCAZIONE, COME ESTETICA COERENTE O COME QUALCOSA DI PIÙ PERSONALE E CONCETTUALE?
– Crediamo fermamente che il carattere estetico che viene dato ad una band sia il primo, inequivocabile segnale di riconoscimento per chi si approccia per la prima volta alla sua musica. In questo senso, ci teniamo a far capire da subito che tipo di proposta ci si possa aspettare semplicemente vedendo una nostra foto, o ancora di più dando uno sguardo alle favolose copertine create per noi da Christophe Moyen. Il metal, soprattutto quello estremo, ha sempre evocato per noi una fascinazione misterica, minacciosa ed oscura, e ci piace pensare che i Necromorbid portino avanti questa tradizione con orgoglio e dedizione, incarnando quello spirito eccessivo e provocatorio proprio del nostro immaginario.
NEL NUOVO ALBUM SI PERCEPISCE UNA MAGGIORE ATTENZIONE ALLA STRUTTURA E ALLA DURATA DEI BRANI: È STATO UN PROCESSO CONSAPEVOLE O UN’EVOLUZIONE NATURALE EMERSA IN FASE DI SCRITTURA?
– Come ti accennavo in apertura, l’evoluzione della band verso lo stile di “Ceremonial Demonslaught” è stata del tutto naturale e priva di forzature.
Basti pensare che, nonostante i lunghi lassi di tempo tra un uscita e l’altra, il nostro processo compositivo non si è mai realmente fermato sin dalla scrittura dei brani di “El Dià De La Bestia”: come se si trattasse di un unica continua narrazione, ho sempre continuato a creare materiale senza troppe pause nel mezzo, arrangiando poi con gli altri il tutto per dare una forma compiuta e finale alle canzoni, coniugando questo processo ai continui impegni live che abbiamo avuto e alla cui preparazione diamo estrema importanza.
Allo stesso tempo, la scelta di rendere più solida la struttura delle canzoni è certamente consapevole, ed è stato anzi un banco di prova sfidante che ci ha molto stimolato nel processo di composizione.
IN UN CONTESTO DOVE IL BLACK-DEATH PIÙ INTENSO E VICINO AL COSIDDETTO WAR METAL È SEMPRE PIÙ AFFOLLATO, QUANTO È IMPORTANTE PER VOI DISTINGUERVI E QUANTO INVECE VI INTERESSA RESTARE FEDELI A UN CERTO LINGUAGGIO CONDIVISO?
– Come dici giustamente, il sottogenere del war metal ha subito negli ultimi anni un sovraffollamento preoccupante, soprattutto alla luce di una qualità media non dico di basso livello, ma assolutamente allineata e poco originale.
Cercare di assomigliare il più possibile, nello stile e nei suoni, ai Blasphemy di “Fallen Angel Of Doom” non è certo nel nostro interesse, quanto piuttosto prelevare da questo ed altri lavori fondamentali uno spirito, un’idea, un’attitudine da cui poi costruire con personalità una proposta più fresca e personale. In questo senso, non rinneghiamo ma anzi rivendichiamo con orgoglio l’appartenenza ad una certa tradizione black/death metal ed al suo linguaggio espressivo, ma allo stesso tempo possiamo affermare senza imbarazzo di non essere la copia di nessuno dei ‘padri fondatori’ del genere, quanto una variante distinta e moderna di un certo tipo di sonorità estreme.
MOLTE VOSTRE NUOVE CANZONI GIOCANO MOLTO SU CAMBI DI TEMPO E SFUMATURE NEL RIFFING: LAVORATE IN MODO ANALITICO SU QUESTI ASPETTI O È QUALCOSA CHE NASCE PIÙ ISTINTIVAMENTE IN SALA PROVE?
– Durante la fase di scrittura del nuovo materiale, ho intenzionalmente scelto di aggiungere degli elementi ulteriori rispetto a quelli a noi già noti per aumentare le possibilità e le soluzioni da poter esplorare come band. Possiamo quindi dire che c’è sicuramente stata dell’intenzionalità premeditata nell’aumento di cambi di tempo e nell’introduzione di nuove atmosfere nelle canzoni del nuovo album, ma per evitare di snaturare troppo il nostro suono e per non perdere immediatezza e potenza abbiamo definito tutti i dettagli solamente in seguito a delle jam session comuni in cui poter rifinire al meglio tutti i dettagli.
Nel tempo, la nostra formazione non ha mai subito modifiche e sostituzioni, ed abbiamo affinato nel tempo un’alchimia pazzesca nella rifinizione e nell’arrangiamento dei brani, permettendoci di elaborare quasi in tempo reale degli ‘avvenimenti’ musicali anche piuttosto complessi che abbiamo poi utilizzato quasi al naturale durante le registrazioni dell’album.
NEI BRANI PIÙ LUNGHI DEL DISCO SEMBRA ESSERCI UNA VOLONTÀ DI COSTRUIRE TENSIONE NEL TEMPO, QUASI NARRATIVA: PENSATE ALLE VOSTRE COMPOSIZIONI ANCHE IN TERMINI ‘CINEMATOGRAFICI’ O È UNA LETTURA FORZATA?
– Non trovo per niente forzato il paragone cinematografico che proponi, ed anzi sono molto felice che questo particolare tipo di tensione, presente in alcuni brani, ti abbia portato alla mente il cinema: oltre che alla musica, amiamo ispirarci anche a delle pellicole per noi particolarmente importanti, cercando di ricreare nei pezzi una sorta di costruzione del climax che ci ha portato appunto a prendere ispirazione ad alcuni grandi film del passato.
Anche a livello vocale, ho cercato in più punti di mettere in risalto un versante più oscuro e crepuscolare, piuttosto che puntare sulla sola violenza, aumentando il phatos del momento con l’utilizzo di tecniche diverse dal mio solito come sussurri, lamenti, invocazioni e persino delle voci in pulito nel brano “Evil Angelic Might”!
SI PERCEPISCONO ELEMENTI BLACK, DEATH, THRASH E PERSINO PUNK FUSI IN MODO MOLTO FLUIDO: QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE OGGI, E SONO CAMBIATE RISPETTO AGLI INIZI?
– Per quanto riguarda le nostre influenze ‘primordiali’, posso confermarti che band come Archgoat, Revenge e Black Witchery giocano ancora un ruolo fondamentale nella scrittura dei nostri brani, visto che le loro gesta riescono ancora ad ispirarci in maniera massiva e profonda. Allo stesso tempo però, siamo fervidi ascoltatori di nuova musica, ed abbiamo molto apprezzato il taglio più moderno che realtà come Black Curse, Spectral Voice o Antichrist Siege Machine hanno dato al genere in questione, cercando, senza ovviamente copiarne la formula, di aggiungere un po’ della loro attitudine anche ai nuovi pezzi che si stavano delineando durante la scrittura di “Ceremonial Demonslaught”.
Per quanto riguarda thrash e punk invece, rimangono delle influenze più o meno inconsce che ci portiamo dietro dai nostril ascolti di sempre e dalle esperienze passate che abbiamo avuto in altre band prima dei Necromorbid, sfruttate per l’occasione per rendere ancora più particolare il nostro approccio al mondo black/death.
AVETE LAVORATO CON ARTHUR RIZK PER IL MASTERING DEL DISCO, MENTRE DELLA COPERTINA SI È OCCUPATO CHRIS MOYEN: QUANTO HA INCISO IL LORO INTERVENTO SUL RISULTATO FINALE DEL DISCO E CHE TIPO DI DIALOGO SI È INSTAURATO DURANTE LA LAVORAZIONE?
– La scelta di lavorare con Arthur è stata quasi obbligata, visto che la quasi totalità delle uscite recenti di cui amavamo il sound erano state realizzate proprio da lui! Riesce a dare una profondità, una compattezza ed una violenza ai suoi lavori davvero ineguagliabile, senza considerare i nomi di lusso con cui ha collaborato negli ultimi anni.
Temevamo di doverci approcciare ad un produttore ambizioso ed altezzoso, ed abbiamo invece trovato un ragazzo entusiasta e totalmente appassionato al suo lavoro, una persona umilissima sempre disponibile e gentile. Il suo apporto a “Ceremonial Demonslaught” è stato enorme, donando appunto quel carattere intenso e professionale che cercavamo, coronando al meglio l’ottimo lavoro di Alex Guasconi in sede di registrazione e mix.
La collaborazione con Chris invece procede incessantemente fin dal nostro primo album, e si è trasformata nel tempo in una grande amicizia che ci lega ormai indissolubilmente. Amiamo il modo in cui, partendo da un nostro concept grafico, riesce ad elaborare delle visioni infernali di estrema suggestione, e non riusciremmo davvero ad immaginare un altro artista che possa dare alla nostra musica una forma visiva così potente e calzante.
SI PARLA SPESSO DI ‘SCENA’ QUANDO SI TRATTA DI BLACK/DEATH METAL E DI UNDERGROUND IN GENERALE: SECONDO VOI ESISTE DAVVERO UNA SCENA ITALIANA COESA OGGI, O È PIÙ UNA SOMMA DI REALTÀ ISOLATE? E, IN QUESTO CONTESTO, SENTITE DI APPARTENERE A QUALCOSA O PREFERITE RESTARNE AI MARGINI?
– Credo che in questo caso, la nostra provenienza geografica giochi un ruolo cruciale nella nostra appartenenza o meno ad una scena: mentre una città come Milano può contare su una serie di band, locali e concerti che hanno creato un fertile terreno di condivisione, la Toscana, e Firenze in particolare, non possiedono una sufficiente rete di legami tale da poter parlare di ‘scena’, soprattutto nel mondo dell’estremo: esistono sicuramente delle singole realtà di grande valore, ma manca un collante sociale, degli spazi e degli eventi comuni che permettano di unirci tutto sotto un unico, coeso movimento.
Poco male comunque, per quanto ci riguarda non abbiamo problemi nel muoverci in autonomia in Italia e all’estero, dove abbiamo sostenitori un po’ ovunque che ci accolgono e ci supportano come fratelli non appena se ne presenti l’occasione.
“CEREMONIAL DEMONSLAUGHT” ESCE IN FORMATO LP, CD, MC E DIGITALE: DA ASCOLTATORI E FAN, QUAL È IL VOSTRO FORMATO PREFERITO TRA QUESTI?
– Esatto, grazie al supporto di Godz Ov War Productions l’album è uscito in tutti I formati disponibili sul mercato, svolgendo un ottimo lavoro a livello di produzione e promozione e mostrando un grande rispetto ed interesse per la nostra musica. Da ascoltatori della ‘vecchia scuola’, subiamo inevitabilmente il fascino intramontabile del vinile, un formato eccezionale che, come dico sempre, ti permette di avere una band che suona direttamente nel tuo salotto tanta è l’intensità e la potenza che sprigiona!
Ad ogni modo, siamo tutti dei sostenitori anche del formato CD, che senza il bisogno di impianti hi-fi particolarmente ricercati o costosi, riproduce il sound di un determinato album in maniera schietta, pulita e fedele alle intenzioni dei gruppi e alle loro scelte in studio di registrazione.
GUARDANDO OLTRE QUESTO DISCO, VEDETE “CEREMONIAL DEMONSLAUGHT” COME UN PUNTO DI ARRIVO O COME UNA TAPPA INTERMEDIA VERSO QUALCOSA DI ANCORA DIVERSO?
– Ad oggi, posso dirti che siamo estremamente soddisfatti del risultato raggiunto con “Ceremonial Demonslaught”. A distanza di qualche mese dalla sua uscita, riusciamo ad ascoltarlo con maggiore distacco e tuttavia ad entusiasmarci per quello che abbiamo creato e per come è stata gestita la sua resa sonora dai professionisti a cui ci siamo affidati.
Allo stesso tempo però, non vediamo questo lavoro come un punto di arrivo finale, quanto piuttosto un nuovo capitolo in una narrazione musicale continua e coerente con il suo passato. Stiamo già sviluppando alcune idee per del nuovo materiale, e solamente il tempo saprà dirci quali evoluzioni potrà prendere il nostro sound in futuro, sempre cercando di rappresentare il caos e la violenza che ci contraddistinguono ma senza temere di affrontare nuove sfide che possano spingerci ancora più a fondo nell’Abisso che amiamo esplorare.


