NEKROMANTHEON – La metà oscura

Pubblicato il 31/05/2021 da

Dietro ogni disco si nasconde una storia, un’ispirazione, qualcosa che ha fatto scattare ai suoi autori la molla, un input che ha dato loro la forza per (ri)dare vita alla loro creatura. “Visions of Trismegistos”, in questo senso, è senza dubbio un disco sentito e ispirato, dato che i Nekromantheon hanno atteso anni prima di completarlo e registrarlo, proprio per evitare di dare alle stampe un’opera che mancasse di quel quid, di quella scintilla necessaria a renderla esaltante. I norvegesi sono una formazione molto esigente e basta dare un ascolto a questa loro nuova fatica per rendersene conto: c’è modo e modo di suonare thrash metal vecchia scuola nel 2021 e quello dei ragazzi scandinavi è senz’altro quello giusto, tanto che non esitiamo a definire “Visions…” uno dei migliori album thrash dell’ultimo decennio.
Parliamo di questo atteso ritorno con il bassista/cantante Sindre Solem, già frontman dei grandissimi Obliteration, in un’intervista svoltasi via email poche settimane fa.

VI CI SONO VOLUTI NOVE ANNI PER TORNARE CON UN NUOVO ALBUM. COME SPIEGHI QUESTA LUNGA ASSENZA? DEVO COMUNQUE DIRE CHE L’ATTESA SIA STATA AMPIAMENTE RIPAGATA.
– Grazie! Ci sono numerosi motivi, ma posso dire che si sia trattato di una combinazione di non essere capaci di comporre quando siamo impegnati con date dal vivo, impegni con altre band e le fatiche della vita in generale. Senza contare che spesso ci siamo trovati a non avere la giusta mentalità per comporre del buon thrash metal. Abbiamo standard estremamente elevati quando si tratta di scrivere questo genere di musica, tanto che abbiamo scartato molto materiale in periodi in cui evidentemente non vi era la giusta ispirazione. Ma alla fine ce la siamo cavata e la luce è finalmente tornata a brillare ancora una volta sul nostro percorso votato al thrash.

QUALI CAMBIAMENTI AVETE VOLUTO APPORTARE AL VOSTRO SUONO E AL MODO DI COMPORRE DOPO “RISE, VULCAN SPECTRE”? DIREI CHE “VISIONS…” È ANCORA UN DISCO THRASH METAL AL 100%, MA LE STRUTTURE DELLE CANZONI SEMBRANO PIÙ RAFFINATE E CI SONO MOLTISSIME PARTI MEMORABILI. DA ASCOLTATORE, L’HO TROVATA UN’OPERA DAVVERO GRADEVOLE…
– Direi che siamo riusciti a evolverci all’interno della formula che da tempo ci contraddistingue. Non avevamo in mente dei cambiamenti specifici da apportare, abbiamo semplicemente cercato di fare risaltare tutta la maturità acquisita in questi anni. Nei due dischi precedenti, eravamo giovani e pieni di entusiasmo, ma forse non abbiamo fatto un’adeguata selezione o prestato molta attenzione ai dettagli. Penso che il nuovo lavoro sia più elaborato: abbiamo trascorso molto tempo a valutare ogni dettaglio nelle canzoni e a curare le varie transizioni… forse pure troppo?
Abbiamo avuto diversi anni di silenzio nei Nekromantheon, dove abbiamo buttato via molta musica e lavorato troppo a lungo su parti insignificanti, ecc. Ma questo probabilmente ha portato a un disco più dinamico e ad una ricchezza maggiore su ogni fronte. Inoltre, come accennato, ci siamo permessi di espanderci un po’ all’interno dell’antica formula, incorporando dinamiche mutuate dal vecchio black metal e dal death metal nel mix.

È DIFFICILE PER VOI CREARE NUOVI RIFF, IDEE, CANZONI E UNA VOSTRA IMPRONTA IN QUESTO PARTICOLARE RAMO DEL THRASH METAL, DAL MOMENTO CHE GRAN PARTE DEL GENERE È STATO CODIFICATO ORMAI DA TEMPO?
– Sì. Penso che sia molto importante aggiungere personalità e qualcosa di unico o nuovo al mix, in modo che il sound suoni fresco e accattivante. Ascoltare qualcuno che suona semplicemente dei riff e che si limita ad omaggiare i soliti gruppi diventa noioso abbastanza in fretta. Qualsiasi tipo di musica ha bisogno di un suo carattere. Abbiamo deciso di suonare un tipo di thrash metal veloce, oscuro e “no fun no mosh” che adoravamo e che sentivamo non fosse più popolare quando abbiamo iniziato. Eravamo fissati con la vecchia scuola e volevamo servire da antitesi a ciò che stava accadendo in Norvegia all’inizio degli anni 2000, seguendo le orme di Aura Noir, Darkthrone e Audiopain, più o meno. Tuttavia, anche in un contesto come questo devi aggiungere la tua personalità e il tuo tocco, affinché il risultato finale sia interessante. Questa è una delle sfide più difficili per band come la nostra, che aderiscono alla vecchia scuola: trovare spunti originali all’interno del suono e delle strutture legati alla tradizione.

PENSI CHE L’ORIGINALITÀ SIA UN ELEMENTO IMPORTANTE NELLA MUSICA METAL DI OGGI? PUÒ UNA BAND RISULTARE DAVVERO VALIDA SENZA ESSERE TROPPO ORIGINALE?
– Penso che l’originalità continui ad avere una grande importanza. Ma immagino di avere una visione piuttosto vaga e ‘alternativa’ di ciò che l’originalità è o può essere. Finché qualcuno aggiunge la propria atmosfera, impronta o personalità alla propria musica, essa può essere percepita come originale, o almeno sembrare fresca, anche se è fottutamente old school. Penso che questo elemento sia essenziale affinché un disco o una band mi risultino interessanti. Non credo che un gruppo possa risultare veramente eccezionale se la sua musica non ha davvero nulla di particolare, ma, al tempo stesso, è importante stare attenti a non esagerare. Odio il progresso, l’originalità e la sperimentazione fatti solo per il gusto del progresso, dell’originalità e della sperimentazione. Tutti questi elementi devono servire a uno scopo, devono rendere la musica buona e interessante. L’evoluzione tecnica fine a se stessa è inutile secondo me, non posso ascoltarla. Il buon songwriting ha sempre la meglio su tutto.

QUANTO È IMPORTANTE PER VOI RIMANERE FEDELI A UNA MATRICE THRASH VECCHIA SCUOLA? I NEKROMANTHEON RAPPRESENTANO UNA VALVOLA DI SFOGO PER LA VOSTRA VOGLIA DI METAL TRADIZIONALE? GLI OBLITERATION, AD ESEMPIO, COME BAND SEMBRANO PIÙ SPERIMENTALI E DISPOSTI A PRENDERSI DEI RISCHI IN TERMINI DI STILE. L’ATTITUDINE DEI NEKROMANTHEON È CAMBIATA MOLTO RISPETTO A QUANDO AVETE INIZIATO?
– La fedeltà a certi codici tradizionali è molto importante e l’idea è ancora quella di glorificare e servire il giusto tributo al miglior metal di una volta. Ora che abbiamo realizzato ben tre album abbastanza fedeli alla tradizione, è forse giunto anche il momento di cambiare un po’, ma la base old school sarà costante. Siamo molto severi nel definire ciò che per noi è vero metal e vero thrash metal. Tuttavia, la nostra futura musica potrebbe presentare ulteriori elementi oscuri e prendere un taglio diverso, anche se è troppo presto per dirlo.
Per me i Nekromantheon sono sempre stati una valvola di sfogo per il metal più tradizionale, sì, ma anche per il rock. L’ho definita la mia rock band più volte, perché l’energia e la sua attitudine sono ‘rock’. Non so se mi spiego. Questa band deve essere divertente, mentre gli Obliteration come gruppo sono più impegnativi, almeno per me. Gli Obliteration non si preoccupano di aderire a un particolare genere: il focus è sull’atmosfera e con essa vogliamo creare qualcosa di estremamente desolante e oscuro.

A CONTI FATTI, COSA TROVATE DI COSÌ ATTRAENTE NEL THRASH METAL E PERCHÉ RITENETE CHE NEL 2021 SIA UN GENERE CHE POSSA ESSERE ULTERIORMENTE ELABORATO?
– Bella domanda! Quando il thrash metal è fatto bene, è il genere perfetto. Veloce, aggressivo, oscuro, vizioso, malvagio ed estremamente intenso. Solo riff assassini e un impianto percussivo folle. Dinamico ma tagliente, oltre che pesante e punk. Quando è ben concepito, non c’è niente che si avvicini a livello di forza distruttiva. È quanto di più metal ci possa essere, ma di buon gusto. Non so se il thrash metal davvero necessiti di ulteriori elaborazioni, ma penso che dalle sue ceneri possa sempre uscire qualcosa di vincente e che diversi generi possano prendere nota e imparare dal suo approccio intransigente.

DIMMI UNA BAND THRASH METAL, PASSATA O PRESENTE, CHE AMI A TUTTO TONDO E CHE SECONDO TE PIÙ PERSONE DOVREBBERO ASCOLTARE.
– La risposta più ovvia sono gli Slayer, sono la perfetta thrash metal band, ma non li sceglierò in quanto tutti conoscono gli Slayer. Voglio optare per altre due band,: Aura Noir e Voivod. Gli Aura Noir sono la band più intransigente che conosca, li ho visti dal vivo forse cinquanta volte. Un’atmosfera così ostile e canzoni letali. “The Merciless” è il mio album preferito. Per quanto riguarda i Voivod, loro sono un perfetto esempio di personalità ed esplorazione all’interno di questa musica. Preferisco il periodo thrash, i primi tre lavori sono classici e oggi menzionerò “Killing Technology”, tuttavia rispetto davvero la loro evoluzione. Una band unica in tutti i sensi.

VI È UNA CANZONE SUL NUOVO ALBUM DI CUI TI SENTI PARTICOLARMENTE ENTUSIASTA?
– Mi piace molto “Neptune Descent”, perché sembra una traccia molto diversa da qualsiasi cosa abbiamo fatto in passato. Mi piace molto anche “Seven Rules of Fate”, in quanto è un pezzo breve, bastardo e spietato, con un fantastico assolo ispirato a Trey Azagthoth.

RESTIAMO SU “VISIONS OF TRISMEGISTOS”: DI COSA PARLA IL DISCO?
– Questa sarebbe una domande per il nostro batterista Kick, in quanto ha scritto tutti i testi questa volta. Il concept lirico è fortemente basato sulla mitologia greca e romana antica. Tuttavia in questo disco ci siamo concentrati un po’ di più sulle tradizioni mistiche connesse a questi temi: ermetismo, gnosticismo ecc… anche se ci siamo presi una bella dose di libertà artistiche per rendere i testi vicini al classico stile Nekromantheon (ride, ndR).

ESSENDO TU UN MUSICISTA METAL DA QUASI 20 ANNI, CONSIDERANDO SIA OBLITERATION CHE NEKROMANTHEON, COME TI SENTI RIGUARDO AL METAL NEL 2021? CHE BILANCIO TI SENTI DI FARE? QUALI SONO ALCUNI DEGLI ASPETTI POSITIVI CHE VEDI NELLA SCENA ODIERNA? E QUALI SONO GLI ASPETTI NEGATIVI?
– Credo che le cose stiano andando piuttosto bene. Penso che negli ultimi dieci anni ci sia stato un flusso abbastanza uniforme di grandi band, specialmente nella prima metà dell’ultimo decennio. Sento, artisticamente, che ci sia molta libertà e che la qualità sia al centro di tutto, senza che nessuna “innovazione tecnica” porti l’arte in ambienti insulsi, come abbiamo visto alla fine degli anni ’90 o all’inizio degli anni 2000. Ora che non è facile suonare live, spero di vedere un focus ancora più profondo sul grande songwriting e sull’arte stessa: spero non vi sia più bisogno di “pubblicare un altro album solo per fare un tour in più”.
Aspetti negativi… sento che forse l’industria discografica sia diventata un po’ stagnante: tutto è digitale ed è tutta una questione di visualizzazioni e click su YouTube. Mi sento abbastanza alienato da questo. E vedo inoltre meno giovani frequentare la scena e formare nuove band, per ora. È un peccato, spero sia solo una fase!

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