NIGHT IN GALES – Le braci del tramonto

Pubblicato il 26/04/2018 da

Il ritorno sulle scene dei tedeschi Night In Gales, con il nuovo e riuscitissimo “The Last Sunsets”, è stato una delle più belle sorprese di questo 2018, almeno fin qui. La band, semisconosciuta ai più nonostante una carriera ultra-ventennale e dischi pubblicati per la Nuclear Blast, fu fra le prime formazioni melodic death metal non provenienti dalla Svezia ad uscire allo scoperto nei mid-Nineties. Il loro demo-EP d’esordio, “Sylphlike”, è infatti coevo di “Slaughter Of The Soul” e “The Gallery”, mentre il brillante full-length di debutto uscì nel 1997, lo stesso anno di “Whoracle” e “The Mind’s I”. Insomma, se non parliamo di precursori, certamente i NIG sono da considerare della ‘seconda ondata death melodica’. Il loro ultimo album, accolto molto bene un po’ ovunque, segna un deciso ritorno al passato e a quelle atmosfere tipicamente parossistiche e brutali, ma altamente melodiose, che caratterizzavano i lavori pionieristici del genere in questione. Un vero piacere, dunque, poter andare a tastare il polso ad un gruppo che pare, finalmente, dopo il tentativo fallito nel 2011 con “Five Scars”, essere tornato per restare. Nostro interlocutore è uno dei due fratelli chitarristi, Jens Basten.

CIAO JENS, UN BENTORNATO DALLA POLVERE DEI SECOLI AI NIGHT IN GALES DA PARTE NOSTRA! POSSIAMO INIZIARE QUESTA INTERVISTA CHIEDENDOTI COSA SUCCESSE DOPO LA PUBBLICAZIONE, NEL 2011, DEL PRECEDENTE “FIVE SCARS”. SPERAVAMO PROPRIO IN UN VOSTRO COMEBACK STABILE, AL TEMPO, MA POI IL SILENZIO CADDE NUOVAMENTE SULLA BAND…
– Sì, indubbiamente dovette risultare alquanto strano dall’esterno vedere un gruppo tornare dal passato con un nuovo contratto discografico ed un nuovo disco, per poi fermarsi ancora subito poco dopo… Be’, la spiegazione è semplice: durante le registrazioni di “Five Scars” Björn (Goosses, voce sui primi cinque dischi del gruppo, ndR) ci aveva già comunicato la sua decisione di lasciarci dopo aver completato le prime sessioni live di promozione, per concentrarsi meglio sugli altri suoi progetti, i The Very End soprattutto. Quello, quindi, sarebbe stato il suo disco d’addio. Fin da quel momento ci fu chiaro che avremmo dovuto proseguire con un altro cantante, ma la ricerca e la scelta di tale personaggio non venne mai portata a termine, un po’ per indecisione nostra (avevamo tre candidati per lo slot), un po’ perché io mi sono trovato impegnatissimo con i Gloryful, la mia creatura classic metal: tre lavori pubblicati e la mia totale attenzione su di loro hanno fatto sì che i Night In Gales restassero in hiatus.

ECCO, APPUNTO…AVETE PERSO BJORN COME VOCALIST E LYRICIST, UN CANTANTE CHE SICURAMENTE SAPEVA COME IMPRIMERE IL PROPRIO MARCHIO SULLE VOSTRE CANZONI. MA, AL CONTEMPO, AVETE SAPUTO RITROVARE IL VOSTRO PRIMISSIMO SINGER, CHRISTIAN MULLER, CHE A MIO PARERE SI E’ RE-INTEGRATO IN UN MODO FANTASTICO! COME SI E’ CONCRETIZZATO IL SUO RIENTRO?
– Christian è stato sempre la nostra prima scelta, quindi lo abbiamo contattato subito. Ovviamente è rimasto molto sorpreso dalla nostra chiamata, sulle prime! Aveva certamente intenzione di rientrare nei Night In Gales, ma è stato corretto, ci ha chiesto del tempo prima di decidere: tornare attivo dopo ventidue anni di assenza dallo studio di registrazione e dal palco non sarebbe stato certo semplice; inoltre, ha dovuto capire bene se l’entrare in un gruppo metal potesse essere compatibile con la sua attuale vita privata. Comunque, la settimana che ci ha detto che avrebbe accettato, il processo di songwriting era già a buon punto ed è stato completato molto rapidamente. Avevamo bene in testa il tipo di sound che doveva avere “The Last Sunsets”, un album di puro melodic death metal old-style. Sapevamo esattamente come avrebbero reso le nuove canzoni con la voce di Christian e speriamo proprio che i fan della nostra prima ora, “Sylphlike” e “Towards The Twilight”, possano davvero apprezzare!

INFATTI “THE LAST SUNSETS”, SOPRATTUTTO PER CHI VI CONOSCE DAGLI ESORDI, SEMBRA PROPRIO UN ALBUM-REVIVAL: MELODIC DEATH METAL AL 100%, CON GLORIOSI HOOK DI CHITARRA, VOCE ABRASIVA ED UN ALONE DI DECADENTE MALINCONIA A CIRCONDARE IL TUTTO. QUALI ERANO I VOSTRI OBIETTIVI AL MOMENTO DI APPROCCIARVI ALLA COMPOSIZIONE?
– L’obiettivo unico e primario era quello di riprendere il discorso compositivo partendo dallo stile diretto di “Towards The Twilight”, anno 1997. Il nostro secondo lavoro, “Thunderbeast” dell’anno dopo, presentava già qualcosa di più sperimentale, con i primi approcci al death n’roll, sviluppati poi nel seguente “Nailwork” con più elementi di thrash progressivo e diverse parti vocali pulite. In poche parole, posso ammettere che diventammo una sorta di crossover band, nel senso più puro della definizione. Ed il problema vero è che nessuno di noi voleva che succedesse questo quando fondammo i NIG nell’inverno del 1994. Il demo “Sylphlike” fu un’ottima partenza e ci portò immediatamente nel roster della Nuclear Blast, con tutte le possibilità che ciò comporta. D’improvviso perdemmo una buona fetta di fan guadagnati con i primi lavori e piano piano ci siamo allontanati sempre più dall’idea originale di suono che avevamo in mente. Approfittando del ritorno di Christian, aveva senso far partire la macchina del tempo e tornare a ventidue anni fa! Ma è stato tutto un processo naturale, la composizione di “The Last Sunsets”: l’ispirazione è dilagata come fiume in piena e in poco tempo abbiamo composto tutto. Abbiamo capito che era la cosa giusta da fare. Come ora è fare capire ai nostri vecchi fan che noi ci siamo e siamo ancora là, vogliosi di suonare il nostro vecchio stile.

ANCHE I TONI DEL COLORE DELLA COPERTINA E IL TITOLO SEMBRANO RICHIAMARE I VOSTRI INIZI DI CARRIERA: “TOWARDS THE TWILIGHT” (‘VERSO IL CREPUSCOLO’) E “THE LAST SUNSETS” (‘GLI ULTIMI TRAMONTI’) SONO FACILMENTE COMPARABILI. MA PER QUANTO RIGUARDA LO STILE CONTENUTO, NONOSTANTE SI RICHIAMINO A VICENDA, NON SONO COSI’ IDENTICI: VOGLIO DIRE, PER IL MOMENTO IN CUI USCI’ IL VOSTRO DEBUTTO RESTA UN DISCO DI DEATH METAL MELODICO MOLTO PERSONALE, MENTRE QUESTO NUOVO LAVORO E’ SI’ FORMIDABILE, MA ANCHE PIU’ STANDARDIZZATO SULLE TIPICHE CARATTERISTICHE DEL GENERE. COSA PENSI DI QUESTA RIFLESSIONE, DAL TUO PUNTO DI VISTA INTERNO?
– Sono d’accordo con te e so spiegarti perché è come tu dici: quando stavamo componendo “Towards The Twilight” eravamo dei ragazzini inesperti di 16-19 anni. Non avevamo cognizione di come si registrava un disco, né di come il music business ci avrebbe accolto…e, cosa più importante, non eravamo in grado di capire bene cosa stessimo suonando e cosa volessimo suonare. E’ sempre un gran punto interrogativo quando si è al primo disco in carriera, è esattamente come venire al mondo e non sapere assolutamente nulla di come funziona. Poi, più ti evolvi come musicista, più la tua musica molto probabilmente si standardizza. Aggiungici che, fra i due album, ci sono ben due cambi di lineup (cantante e batterista, ndR) e ventuno anni di distanza, entrambi dettagli non da poco. Nel 1997 tu dovevi registrare il tuo disco in analogico in poche ripetute, quasi modello The Beatles. Oggi ti trovi con il digitale, vai di track editing e hai a disposizione mille giochetti con cui modificare le cose. Noi abbiamo cercato di registrare “The Last Sunsets” il più diretto e crudo possibile: non ho mai controllato nessun take di chitarra visivamente, ad esempio, sono andato solo a orecchio; abbiamo tenuto sul rendering finale tutti gli assoli originali, alcuni di essi registrati anche qualche anno fa; non tutto è perfetto o equalizzato al meglio, non abbiamo neanche perfezionato troppo la voce o i pattern di batteria…ma ci piace così.

IL PRODUTTORE DELL’ALBUM E’ DAN SWANO, CHE DEFINIRE ORMAI UNA LEGGENDA E’ RIDUTTIVO. COME AVETE LAVORATO CON LUI? E, SCUSA LA PARZIALE RIPETIZIONE DI DOMANDA, CHE TIPO DI SOUND VOLEVATE OTTENERE?
– E’ il quarto album in cui lavoro con Dan, considerato che ha mixato i primi due dischi dei Gloryful e il nostro precedente “Five Scars”. Quindi sapevo abbastanza bene cosa aspettarmi da una nuova collaborazione con lui. Lavorare con Dan è un giusto mix di professionalità e divertimento: sa sempre come tenerti su di giri e predisposto positivamente alla registrazione e, ancora meglio, sa benissimo come deve far suonare un album. Qualche anno fa si è trasferito in Germania, quindi lo incontriamo ogni tanto nelle Backstage Area di qualche festival. A questo giro non gli abbiamo detto molto, all’inizio. Forse ha preso come punto di partenza qualche lavoro classico del genere per iniziare a lavorare sul mixing. Ricordo che la prima canzone che ci ha spedito in ‘rough mix’ è stata “The Abyss”; abbiamo apportato qualche piccola correzione e, una volta che il suono di base è stato scelto, abbiamo poi approfondito con tutta una serie di dettagli, effetti, idee e desideri speciali da provare. Questo il processo in breve. Alla fine ne è venuta fuori una magnifica resa, anche decisamente personalizzata, e nessuno finora ci ha dato feedback negativi in merito.

“THE LAST SUNSETS” E’ DEL TUTTO BRUTALE E IN-YOUR-FACE MA CI SONO, COME IN PASSATO, MOMENTI DI CALMA E RIFLESSIONE, MI RIFERISCO SOPRATTUTTO ALLE DUE STRUMENTALI. VOI AVETE SEMPRE AVUTO UNA GRAN SENSIBILITA’ NEL CREARE BRANI BREVI DAI FORTI CONNOTATI TRISTI E MALINCONICI. NON AVETE MAI PENSATO DI AMPLIARE IL DISCORSO IN QUALCOSA DI PIU’ IMPORTANTE?
– No, in verità no. Mi piacciono queste composizioni così come sono, un po’ estemporanee. E non c’è nulla di più noioso sulla Terra del registrare delle chitarre acustiche in studio (ride, ndR)! Credo di non poter assolutamente registrare più di due minuti di chitarra acustica, ti dirò…ed è per questo che c’è tanta altra gente che lo fa in modo molto più efficiente. Comunque sia, questo tipo di brani iniziarono a venirmi quando avevo 14-15 anni, semplici pizzicati che suonavo con la mia prima chitarra spagnola con le corde di nylon, spesso nel soggiorno dei miei genitori, stravaccato sul divano in quei pomeriggi lunghissimi che non passavano mai. Anche “From Ebony Skies”, finita poi su “Towards The Twilight”, nacque in quel modo, così come ancor prima “When The Lightning Starts”, presente in “Sylphlike”, utili a dare tregua e respiro prima di una nuova infornata di materiale frenetico e urlante. La stessa ragione mi ha fatto scrivere le due strumentali di cui parli per “The Last Sunsets”, “The Passing” e “Cessation”.

CI PUOI DIRE QUALI SONO LE TRE TRACCE CHE CONSIDERI PIU’ RAPPRESENTATIVE TRA QUELLE PRESENTI SUL NUOVO DISCO? PER QUANTO MI RIGUARDA, HO LETTERALMENTE CONSUMATO “THE ABYSS” E “THE SPEARS WITHIN”.
– Scelgo anche io “The Spears Within”. Poi “Dark Millennium” e la titletrack: tutte queste hanno un riffing bello fresco, un drumming spettacolare, un sacco di cambi di tempo e velocità, così come dei più rassicuranti hook melodici. “The Mortal Soul” e “The Abyss”, se paragonate alle prime tre citate, sono più immediate e seguono un più standardizzato gusto compositivo.

QUALI ERANO I VOSTRI (O TUOI) METAL HEROES AL TEMPO DEI VOSTRI INIZI? ED OGGI, DOPO PIU’ DI VENT’ANNI TRASCORSI, COSA TROVATE DI CONVINCENTE NELLE BAND ATTUALI? RIFORMULO MEGLIO: SEGUI(TE) LE SCENE DI METAL ESTREMO ATTUALI O VI SENTITE INDISSOLUBILMENTE LEGATI AL PASSATO?
– I nostri gruppi preferiti erano e restano quelle formazioni che ci hanno fatto appassionare alle scene death melodico e thrash metal, così come al metal tutto: Iron Maiden, Dio, Judas Priest, Manowar, Thin Lizzy, Metallica, Megadeth, Guns n’ Roses. E poi anche Helloween, W.A.S.P., Kreator, Slayer…e più tardi tutta la prima ondata di death metal con Morbid Angel, Obituary, Autopsy, Death, Atheist, Nocturnus, Entombed, Dismember, Deicide, Cannibal Corpse. Non appena la prima ondata di gruppi death metal si calmò – e posso ancora sentirmi dire all’epoca ‘sta diventando tutto noioso’ – mi spostai su qualcosa di più melodico, magari con meno growl e con voci più acute e raschianti. Ad esempio, sembrerà strano, ritengo i Paradise Lost i maggiori responsabili dell’emersione della scena melodic death metal dall’underground. Non seguo molto le nuove scene estreme. Penso ci sia molta più creatività nell’underground dell’old-school hardcore americano che in tutta la scena metal moderna. Sicuramente mi sento molto più legato al passato. E va bene così.

SIETE UNA BAND CHE FA RISALIRE I PROPRI PRIMI VAGITI NELLA META’ DEGLI ANNI NOVANTA, QUANDO LA SCENA METAL E I SUOI FOLLOWER ERANO COMPLETAMENTE DIFFERENTI, IN MENTALITA’, PASSIONE E ANCHE CAPACITA’ DI ASCOLTARE MUSICA. COME VIVETE, ORA, QUESTO TEMPO DI USCITE DISCOGRAFICHE FRENETICHE, PRODUZIONE OVERSIZE E DIVERSI METODI DI PROMOZIONE E AUTO-PROMOZIONE?
– Noi siamo esattamente quel tipo di persone che vanno in giro a dire che i Nineties erano incredibilmente migliori della merda di periodo che stiamo vivendo ora. Io e Tobias (Bruchmann, bassista, ndR) abbiamo fatto, dal 1995 al 1998, un lavoro a tempo pieno in ambito underground nel cercare di far conoscere la band: era tutto uno scrivere e rispondere a lettere, preparare ordini, soddisfare richieste e fare della vera distribuzione DIY. Eravamo sulle trenta spedizioni al giorno e spesso ci incontravamo per caso al piccolo ufficio postale della nostra cittadina, Voerde… Quello era il vero underground, non questa cosa digitale e tecnologica senza spirito di oggi. E’ lo stesso paragone che si può fare tra vinili e download selvaggio, capisci? Era tutto più reale. Non c’erano società di marketing o agenzie stampa, nessun social media, nessuna app… Ti dovevi arrangiare da solo e basta.

QUINDI, RESTANDO IN TEMA, I PROSSIMI PASSI RIGUARDO LA PROMOZIONE DELL’ALBUM QUALI SONO? C’E’ QUALCOSA GIA’ IN PISTA PER TOUR O FESTIVAL ESTIVI?
– Guarda, non vogliamo andare in tour tanto quanto abbiamo fatto nei tardi Nineties. Ma da quando l’album è uscito abbiamo ricevuto molte offerte, perciò abbiamo dato la precedenza a qualche bel festival estivo. Faremo il Summer Breeze Open Air, il Rage Against Racism, e il Dong Open Air in Germania; inoltre, ad inizio 2019, abbiamo già confermato due show in Spagna e Portogallo.

FRA POCHE SETTIMANE, COME BEN SAPRAI, USCIRA’ IL NUOVO DISCO DEGLI AT THE GATES. HO LETTO UN COMMENTO SOTTO AL VOSTRO VIDEO YOUTUBE DI “THE ABYSS” CHE RECITA, PARAFRASANDO “GUERRE STELLARI”: “IL TOMAS LINDBERG SCORRE FORTE DENTRO QUESTO CANTANTE”, ED IN EFFETTI E’ VERO CHE CHRISTIAN HA UN TIMBRO MOLTO SIMILE A QUELLO DI ‘TOMPA’. PER CUI, PRENDI LA MIA DOMANDA COME SEMI-SCHERZOSA: STATE SENTENDO LA COMPETIZIONE PER IL DISCO DI MELODIC DEATH METAL DELL’ANNO?
– Gli At The Gates sono i fondatori dello stile melodic death metal Goteborghiano, al pari di Dissection, Dark Tranquillity ed In Flames. Hanno inventato questo genere. Noi siamo arrivati con la seconda ondata, ma sicuramente fummo fra i primi ad emergere al di fuori della Svezia. Siamo pressoché certi che il nostro nuovo disco stia venendo paragonato ai dischi degli At The Gates qua e là nel web, e di ciò andiamo fieri. Già ho letto di diversa gente che critica negativamente il primo singolo che hanno presentato, ma questo accade perché la maggior parte dei loro fan è intrappolata nel ricordo di “Slaughter Of The Soul”. Tutto quello che posso dire è che quel riff iniziale di “To Drink From The Night Itself” mi è rimasto impresso in mente per due giorni filati! Non pubblicheranno mai un brutto album. Non in questa vita.

 

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