NOCTURNUS AD – Viaggi siderali

Pubblicato il 09/07/2019 da

Vi è forse un ‘AD’ di troppo, ma “Paradox”, l’atteso ritorno dei Nocturnus di Mike Browning, è senza dubbio un degno successore di “The Key” e “Thresholds”, opere entrate di diritto nella storia del death metal in virtù del loro spiccato approccio sperimentale, delle atmosfere fantascientifiche e di un repertorio ancora oggi immediatamente riconoscibile. Sorvolando sulle dispute legali che molto probabilmente impedirebbero al cantante/batterista e ai suoi nuovi compagni di utilizzare il monicker originale, il ritorno di questi Nocturnus si è rivelata una prova ben al di sopra delle aspettative, capace di ricatturare lo spirito dei primi anni Novanta tanto nella musica quanto nella resa sonora. Davanti ad un album così curato, non abbiamo potuto fare a meno di contattare il mastermind della band floridiana, il quale si è gentilmente concesso ai nostri microfoni per una breve chiacchierata.

QUANDO AVETE INIZIATO A LAVORARE SU “PARADOX”? I PRIMI BRANI SONO STATI COMPOSTI APPOSITAMENTE PER UN NUOVO ALBUM DEI NOCTURNUS O AVETE SVILUPPATO L’IDEA DI DARE UN SUCCESSORE A “THE KEY” MENTRE LAVORAVATE ALLA MUSICA?
– Abbiamo scritto la prima canzone qualche anno fa, subito dopo aver annunciato che stavamo avviando i Nocturnus AD; abbiamo scritto “The Antechamber”, che è la prima canzone di “Paradox” a prendere direttamente le mosse dal concept di “The Key”. Quando è stato fatto quell’annuncio sui Nocturnus AD, avevo già diverse idee su come sviluppare la storia di “The Key”. Scriviamo sempre prima la musica: i testi arrivano solo in seguito. Adesso non vedo l’ora di poter cantare questi ultimi mentre suono la batteria, come ho sempre fatto per la band.

È SORPRENDENTE QUANTO SIATE RIUSCITI A RIVISITARE IL VECCHIO STILE. ANCHE LA PRODUZIONE È MOLTO ORGANICA E VECCHIA SCUOLA…
– Beh, abbiamo suonato le canzoni dei Nocturnus per tanti anni, quindi questa preparazione ci ha indubbiamente aiutato quando abbiamo iniziato a comporre le nuove tracce. Per quanto riguarda la produzione, ci siamo rivolti a Jarrett Pritchard, un vecchio amico che viveva a Tampa negli anni Novanta. Un tempo suonava la chitarra negli Eulogy, quindi conosce bene il tipico sound death metal floridiano. Gli abbiamo anche fatto suonare un assolo sull’ultimo brano. In questi anni è diventato un ingegnere del suono fenomenale e non è un caso che abbia prodotto album di Goatwhore, 1349, Lecherous Nocturne e una tonnellata di altri. Possiede uno studio a Orlando, chiamato New Constellation, quindi è stato anche comodo per noi registrare con lui.

IN GENERALE, I FAN DEL DEATH METAL TENDONO AD ESSERE PIUTTOSTO CONSERVATORI NEI LORO GUSTI E NON APPREZZANO MOLTO LA SPERIMENTAZIONE MUSICALE. I TUOI EX COMPAGNI NEI MORBID ANGEL NE SANNO QUALCOSA. QUANDO COMPONI PENSI SOLO A SODDISFARE TE STESSO O TIENI CONTO ANCHE DELLE ASPETTATIVE DEI FAN?
– Non ho mai pensato veramente a cosa avrebbe reso felici i fan, ho sempre fatto ciò che volevo fare quando si trattava di scrivere nuova musica. Penso che le persone riescano a percepire l’onestà in quello che faccio: non ho mai fatto niente per soldi. Ho più volte sperimentato con la mia musica e con i testi, andando oltre ciò che la gente si aspettava. Penso che i nostri fan abbiano una mentalità particolarmente aperta.

I NOCTURNUS VENGONO CONSIDERATI UNA BAND DI CULTO. HAI QUESTA PERCEZIONE DELLA BAND E DI TE STESSO?
– La musica è  quasi tutta la mia vita, ma mi reputo un metallaro come tanti altri. Non sta a me dire quanto siano stati importanti i Nocturnus nella storia di questo genere.

OLTRE ALL’UTILIZZO DELLE TASTIERE, QUAL E’ UNA CARATTERISTICA INCONFONDIBILE DEI NOCTURNUS SECONDO TE?
– Credo che sia il fatto di avere un cantante che suona anche la batteria. Un batterista cantante potrebbe essere ancora più raro di una band death metal con un tastierista.

“THRESHOLDS” NON TI VEDEVA ALLA VOCE, MA RESTA COMUNQUE UN DISCO MOLTO VALIDO. COSA RICORDI DELLA STESURA DI QUELL’ALBUM? COSA È SUCCESSO TRA TE E LA BAND PER ARRIVARE ALLA TUA CACCIATA POCO DOPO LA PUBBLICAZIONE DI QUEL LAVORO?
– L’etichetta, la Earache, ci stava facendo pressioni per avere un vero frontman. Io però non volevo solo cantare, la mia idea era quella di continuare a fare entrambe le cose: voce e batteria. Al tempo stesso, anche gli altri della band premevano per trovare un frontman e inoltre sembrava che tutti fossero stanchi dei testi di matrice occulta. Avevo la sensazione che volessero spostarsi verso lo stile dei Dream Theater, i quali all’epoca stavano diventando enormi e più mainstream. Sono insomma stato messo in minoranza quattro a uno, quindi abbiamo trovato un cantante e fatto ciò che l’etichetta e tutti volevano fare. Il risultato? Il disco ha venduto solo un terzo delle copie vendute da “The Key”. Quando siamo tornati dal tour, gli altri membri del gruppo mi hanno quindi detto che avevano parlato con l’etichetta e che le nostre visioni della band erano ormai inconciliabili e che sarei stato più felice in un’altra formazione. Quindi, in pratica, mi hanno licenziato dalla mia band. Ma a ben vedere io mi sono sentito davvero sollevato: ero stato licenziato da una nave che stava affondando. Non a caso la band è durata solo sei mesi dopo la mia dipartita: prima sono stati lasciati a piedi dalla casa discografica e poi si sono sciolti.

PER QUANTO NE SO, IL TASTIERISTA LOUIS PANZER POSSIEDE I DIRITTI DEL NOME NOCTURNUS. MI CHIEDO SE TI SEI MAI MESSO IN CONTATTO CON LUI PER RISOLVERE LA SITUAZIONE…
– No, ho aggiunto ‘AD’ al nome proprio per non avere niente a che fare con quel tizio: ha un ego enorme, è avido e ha rovinato la band per ben due volte. Non ho bisogno di lui.

HAI PASSATO DECENNI A SUONARE A DEATH METAL. DA DOVE ARRIVA TUTTA QUESTA PASSIONE?
– Ho lo stesso lavoro da oltre ventisette anni e ho una figlia di dodici anni che mi tiene molto impegnato. Quando non ho da fare su questi fronti, leggo parecchio e cerco di mettere in musica le storie che in seguito mi vengono in mente. Tutto questo processo va avanti appunto da decenni: è ciò che faccio per sentirmi felice e realizzato. E’ la mia passione.

COSA NON DOVREBBE MAI MANCARE IN UNA BUONA CANZONE DEATH METAL, SECONDO TE?
– Una bella parte lenta e pesante proprio nel mezzo (ride, ndR)!

SECONDO TE IN CHE MODO IL LUOGO IN CUI VIVI O I LUOGHI IN CUI HAI VISSUTO HANNO INFLUITO SULLA TUA MUSICA O SUI TUOI GUSTI MUSICALI?
– Ho vissuto a Tampa per tutta la mia vita e quest’ultima è spesso stata definita la capitale del death metal. Già questo la dice lunga sull’influenza che può avere avuto su di me. Inoltre non va sottovalutato il caldo estremo che caratterizza la regione: oggi ci sono quasi 38 gradi. E’ come vivere in un “Lake of Fire”!

RIPENSANDO ALLA TUA CARRIERA, CREDI DI AVERE ANCORA QUALCOSA DA DIMOSTRARE?
– Non ho mai pensato di dovere dimostrare qualcosa a qualcuno. Sono un musicista essenzialmente per soddisfare la mia creatività. Non ho mai avuto altri pensieri.

I TESTI SONO SEMPRE STATI IMPORTANTI NEI NOCTURNUS. QUAL È IL CONCEPT ALLA BASE DI “PARADOX”?
– L’album stesso è un paradosso: suona come un album datato, eppure è nuovo ed è direttamente collegato ad un determinato disco, “The Key”, che ha però come ufficiale successore un album che non c’entra nulla con esso. Quindi “Paradox” si trova essenzialmente in una posizione paradossale. Il concept dei testi rimanda a “The Key” in quattro brani, in particolare a quanto narrato su “Lake of Fire”, “Standing in Blood” e “Neolithic”.

CONTINUANDO SUL TEMA DEI TESTI, HAI MAI AVUTO L’ASPIRAZIONE DI DIVENTARE UNO SCRITTORE SU UN SUPPORTO DIVERSO, SCRIVENDO MAGARI UN ROMANZO O DIVENTANDO UN GIORNALISTA O UN BLOGGER SU INTERNET?
– Ho scritto un breve racconto per una collana chiamata Swords of Steel, ma scrivere così non era per me. Mi piace lavorare con musica, suoni e testi, cercando di evocare delle visioni anche senza le parole.

NEGLI ULTIMI ANNI MOLTE GIOVANI DEATH METAL BAND SI SONO ISPIRATE AI NOCTURNUS E AD ALTRI GRUPPI DEI PRIMI ANNI NOVANTA, ABBANDONANDO ALMENO IN PARTE L’APPROCCIO TECNICO E PSEUDO-MODERNO ESPLOSO NEI PRIMI ANNI DUEMILA. HAI SEGUITO IL FENOMENO?
– Sì, credo che ad un certo punto i musicisti più giovani fossero diventati così rigorosi nel loro modo di suonare e comporre che alla fine il feeling è stato completamente soppiantato dalla tecnica e dalla velocità. Molte band avevano imboccato un vicolo cieco, ma adesso per fortuna le cose sono cambiate e sento più sentimento tra le nuove leve.

VI SONO DELLE BAND CHE TI HANNO PARTICOLARMENTE COLPITO DI RECENTE?
– Passo tanto tempo ad ascoltare nuova musica, anche perché ricevo quasi tutti i giorni nuovi promo e consigli su cosa ascoltare. Ci sono così tanti musicisti di talento in queste nuove band, è bello restare aggiornati. Ultimamente ascolto con grande piacere Artificial Brain a Baneful Storm.

LE COSE SONO CAMBIATE UN PO’ DAGLI ESORDI DEI NOCTURNUS, CON LO STREAMING CHE HA PRATICAMENTE DISTRUTTO LE VENDITE DEI DISCHI E CON GLI SMARTPHONE CHE VENGONO UTILIZZATI PER REGISTRARE CONCERTI E METTERLI SU YOUTUBE, PER ESEMPIO. COME VEDI QUESTI FENOMENI?
– Non ho problemi con lo streaming e con il calo delle vendite: dopo tutto, per me la musica non è una vera occupazione… non sto cercando di guadagnarmi da vivere suonando, perché questo mi costringerebbe a scrivere o suonare di continuo per pagare le bollette. Voglio che sia sempre qualcosa di creativo che nasce seguendo l’ispirazione. Una cosa che però proprio non capisco sono le riprese dei concerti con il telefono: spesso tutto ciò che senti è pura distorsione, sono totalmente inutili. Non apprezzo questo uso forzato della tecnologia.

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