NORTHWOODS – L’ultimo lembo di terra

Pubblicato il 04/08/2018 da

Non è cosa scontata trovare una band hardcore tutta italiana che riesca a potenziare le tendenze di clonazione dei Converge, oggi, o di ripescaggio unico di vecchi baluardi del genere senza risultare posticcia, già sentita o inautentica. Con il progetto Northwoods, Mazzoli, Diamanti e Gentili riescono ad offrire con “Wasteland” un prodotto efficace, attento ai suoni, capace di picchiare duro, presentante un lato narrativo e di concept completo, e soprattutto in grado di competere con i processi compositivi in atto negli altri paesi. In occasione di recensione si era detto che può questo già essere un gran traguardo per un genere musicale che ha tanti competitori, fratelli ed avversari. Vediamo di entrare più in profondità, insieme al bassista Federico Mazzoli, dentro ad uno dei progetti italiani più efficaci di quest’anno.

 

PARTIAMO DAL PRINCIPIO: PERCHÈ L’IDEA DI FORMARE I NORTHWOORDS E INSERIRSI IN UN AMBIENTE MUSICALE BEN DETERMINATO? QUANTA PASSIONE E QUANTO RAGIONAMENTO C’È IN QUESTA SCELTA?
– I Northwoods sono in qualche modo un’esigenza più che un’idea in se stessa, ci conoscevamo tutti da tempo, facendo ed avendo fatto parte di diverse formazioni della scena hardcore perugina nel corso del tempo; circa due anni fa abbiamo capito che era arrivato il momento di fare qualcosa insieme, ed in maniera estremamente naturale ci siamo approcciati alla scrittura verso le sonorità che più amiamo. Dietro i Northwoods c’è davvero tanta passione per la musica e per quello che è il vivere la scena hardcore, quindi come si può ben comprendere di raziocinio ce n’é ben poco ma di cuore e stomaco ce n’è davvero molto.

“WASTELAND”: COSA SI CELA DIETRO AL CONCEPT? ALIENAZIONE METROPOLITANA, SOLITUDINE, INCAPACITÀ DI COGLIERE IL BRUTTO DELLE COSE (PROPRIO PER IL FATTO CHE SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO), UNA BELLEZZA ORMAI RIDOTTA ALL’OSSO…
– “Wasteland” parla fondamentalmente di desolazione, solitudine ed egoismo. Il mondo nel quale viviamo e la quotidianità che ci troviamo ad affrontare è la realizzazione degli incubi delle generazioni precedenti, quelle che venivano chiamate distopie in un recente passato, ora sono lo teatro del nostro presente. Tutto il disco si muove in questi binari tramite metafore, che siano le Zato di “City 40”, le cosiddette città chiuse sovietiche o il senso di vuoto ed alienazione che sta all’interno del concept grafico, ma il cosiddetto “qui ed ora” rimane uno scenario: quello delle rovine di una società in piena disgregazione sociale.

QUALI SONO STATE LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI PRINCIPALI? SI SENTONO MOLTO I BREACH.
– Sicuramente Breach, come anche Botch e Converge, sono tra le nostre influenze principali, ma anche robe più distanti come Unsane ed un certo noise di matrice Amphetamine Reptile sono ben chiare. Abbiamo cercato di far convivere dentro i Northwoods quello che è un po’ tutto il nostro bagaglio musicale, mettendoci quanto più possibile di nostro e far sì che “Wasteland” suonasse nella maniera migliore possibile ed avesse un senso logico ben preciso nella sua interezza, sia musicalmente che liricamente.

E QUELLE DI IMMAGINARIO? JOSEPH CONRAD TRA LE RIGHE…
– “Future Is The Shadow Line” è una citazione da “Cuore Di Tenebra” e più precisamente da un’analisi dello stesso di Pablo Jedlowsky nel saggio “Memorie Dal Futuro”, dove l’ultimo lembo di terra visibile prima di entrare in mare  aperto è chiamato appunto “linea d’ombra”. Ciò descrive perfettamente il senso di alienazione del nostro contemporaneo, dove ci troviamo davanti un mondo senza futuro e siamo desolatamente in mare aperto vedendo scomparire quell’ultimo lembo di terra. L’immaginario di “Wasteland” comunque attinge molto da certa letteratura e cinema, sicuramente Dick o la documentaristica storica in generale la fanno senza dubbi da padrone”.

IL CONCETTO DI ‘SOUND’ DI OGGI: QUANTO PENSATE SIA UNA QUESTIONE E UN PUNTO NECESSARIO IL LAVORARE SUI SUONI NELLA MUSICA DI OGGI RISPETTO, AD ESEMPIO, AD UN ASPETTO COMPOSITIVO, STRUTTURALE, DI IMMAGINARIO…
– Il lavoro che si fa sul suono e la creazione di un sound personale è qualcosa di inscindibile dal resto per quanto riguarda i Northwoods: fà parte in maniera definitiva del processo creativo; è un lavoro che è partito in sala prove durante la scrittura del disco, dove abbiamo provato diverse soluzioni sui singoli strumenti, ed è continuato con Lorenzo Amato durante la registrazione ed il mix prima ed in fase di mastering con Valerio Fisik. I vari colori e sfumature che abbiamo utilizzato sono importanti per far si che “Wasteland” sia uscito così come lo avevamo in mente. Suona in maniera estremamente naturale, ma ha un carattere ben chiaro e definito. Oggigiorno ci sono i mezzi per far suonare una band in qualsiasi maniera, è una scelta molto importante come ci si pone davanti a questo, spesso è proprio l’ago della bilancia con il quale si decide dove un disco, o più semplicemente una band, vada a parare e che tipo di caratterizzazione avrà. Ora più che in passato dove le possibilità sono molteplici.

DUE PAROLE SULLA SCENA HARDCORE DI OGGI. CHE NE PENSATE? NIENTE FRENI SULLA CRITICA SOCIALE, VOLENDO.
– La scena hardcore italiana -in un ampio spettro musicale del termine- è viva e credo se la passi piuttosto bene, ci sono davvero ottime band in giro, soprattutto che hanno qualcosa da dire dal punto di vista artistico e con un’attitudine sincera. Ovviamente non sono tutte rose e fiori ma credo che l’hardcore in Italia abbia ancora qualcosa da dire e bei valori da trasmettere anche ai ragazzi più giovani. Girando un po’ trovo che stia tornando un clima di inclusività che un po’ si era perso e questo non può far altro che giovare a tuta la scena.

COME AVVIENE LA COMPOSIZIONE DI UN VOSTRO BRANO? SI PARTE DA UN TEMA, UN RIFF, UN IMMAGINARIO, UN SORSO DI WHISKEY, UN CANNONE…
– Non c’è una regola o un modus operandi fisso nella band, può andare in maniere completamente diverse: ci può essere uno scambio di basso e batteria o un riff di chitarra, oppure ancora semplicemente un’idea di brano in testa che poi sviluppiamo in sala prove. Quello che è importante per noi è non fossilizzarsi su una dinamica precisa, non accontentarci e non aver paura di buttare via brani che non ci convincono al massimo. A volte può essere frustrante ma ricominciare a costruire un pezzo da zero è importante per dare tutto quello che possiamo.

FUTURO?
– Ora la priorità è suonare il più possibile dal vivo, toccare quante più città possiamo e macinare kilometri.

DI COSA C’È BISOGNO, OGGI, NEL NOSTRO PAESE, MUSICALMENTE PARLANDO? COME VEDETE IL FUTURO DELL’UNDERGROUND NOSTRANO?
– Purtroppo nel nostro paese c’è una cronica mancanza di spazi, benché ci siano molti collettivi, etichette e band. Si soffre molto questa situazione: il fermento creativo c’è, e le nuove leve finalmente si affacciano verso il tanto auspicato ricambio generazionale che stentava fino a qualche tempo fa. Il tempo farà il suo corso come è giusto che sia, c’è ancora tanta rabbia e voglia di condivisione, il che fa sperare che ci sarà da fare per ancora molto tempo a venire.

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