Attendere un nuovo disco dei Novembre – ormai è assodato – non fa più tanta notizia. Carmelo Orlando ci ha abituato, nel corso degli anni, alle sue tempistiche completamente fuori dalle logiche del music business: in passato ci si è sorpresi non poco quando “Classica” (2000), “Novembrine Waltz” (2001) ed il remake di “Wish I Could Dream It Again”, “Dreams D’Azur” (2002), uscirono uno dopo l’altro, così come strabuzzammo gli occhi nel vedere “The Blue” (2007) seguire a ruota “Materia” (2006).
Poi, un primo gap astronomico ci presentò “URSA” nove anni dopo “The Blue”, il primo lavoro senza più Giuseppe Orlando dietro le pelli e con il solo duo C. Orlando/M. Pagliuso a guidare le danze. E ora, un altro eone discografico, nove anni ancor, intercorre tra “URSA” ed il nuovissimo di pacca “Words Of Indigo”, lavoro che pare rinnovare solidamente il nome dei Novembre, che dietro alla figura dominante del cantante, chitarrista e compositore nostrano, presenta oggi una lineup ringiovanita e davvero valida.
Queste ‘parole d’indaco’, pennellate attraverso tinte e tavolozze da Travis Smith e lavorate di fino dall’immancabile Dan Swano, non deluderanno certo l’attesa dei tantissimi fan assiepati sul confine.
La parola a Carmelo, dunque, che con la sua proverbiale passionalità ci narra le vicende dei Novembre degli ultimi anni…
CIAO CARMELO, BENTORNATO SULLE NOSTRE PAGINE WEB! FINALMENTE I NOVEMBRE SI RIAFFACCIANO SULLE SCENE CON MUSICA NUOVA, UN’ATTESA DURATA BEN NOVE ANNI! TANTI I FAN CHE STANNO GIOENDO E HANNO GIOITO ALLA SEMPLICE NOTIZIA, TUTTA LA VECCHIA GUARDIA DELLA FANBASE DOOM/DEATH METAL DEI NINETIES STARÀ SICURAMENTE ASPETTANDO CON TREPIDAZIONE IL NUOVO “WORDS OF INDIGO”.
DA PARTE VOSTRA COME CI SI SENTE A TORNARE ‘NEL GIRO’ ED ESSERE RIUSCITI ANCORA UNA VOLTA A CREARE UN BELL’HYPE ATTORNO A VOI?
– Salve Marco, grazie per averci ospitato. È un vero piacere risentirti dopo tutti questi anni.
È un po’ difficile riuscire a spiegare come il tempo possa essere veramente relativo. La stessa distanza temporale può sembrare infinita per una cosa e brevissima per altre.
Nel caso di un nuovo album è brevissima. Non te ne accorgi neanche. È il 2016, esce “URSA”, passi un paio d’anni a promuoverlo, ti dai il proposito di iniziare a scrivere il nuovo album, e arriva la pandemia.
Forse ricorderete che la riapertura non fu definitiva, andò a singhiozzo, e dall’aria che tirava non eravamo neanche sicuri che saremmo mai ritornati a una normalità. In quella situazione trovai inutile scrivere un nuovo album per poi metterlo in un cassetto per chissà quanto tempo, che poi magari neanche ci sarebbe più piaciuto. Lo vedevo come un inutile spreco di energie, così volli aspettare la fine definitiva dell’emergenza.
E ti ritrovi al 2023, scrivi l’album, lo registri, e siamo a oggi: nove anni se ne sono andati senza neanche essertene accorto!
PIONIERI, AVANGUARDIA, CANTAUTORATO ITALIANO DEVOTO AL METALLO ESTREMO, BAND SEMINALE, PIETRA MILIARE: VI HANNO CHIAMATO IN TANTI MODI E SIETE EFFETTIVAMENTE UN PO’ DI TUTTE QUESTE COSE.
MA A VOI, O A TE IN PARTICOLARE CARMELO, DOPO QUASI TRENTACINQUE ANNI DI CARRIERA NELLA MUSICA, COME APPREZZATE/APPREZZI PIÙ ESSERE DEFINITO? QUAL È L’ASPETTO DELLA STORIA DEI NOVEMBRE CHE TI RENDE PIÙ ORGOGLIOSO?
– Stranamente, la prima cosa che mi viene in mente è il periodo dell’uscita del primo album, nel 1994, “Wish I Could Dream It Again…”. L’immediatezza con cui ottenemmo un certo successo: presenza massiccia nella stampa, calore da parte dei fan, che letteralmente non ci avevano mai sentiti nominare prima di allora.
Evidentemente consegnammo qualcosa che colpì subito. Forse la copertina, i titoli. Sta di fatto che ci assorbirono come una spugna. Sicuramente la cosa si mantenne nel tempo, ma un esordio del genere oggi mi sembra veramente stupefacente.
VENENDO AL NUOVO LAVORO “WORDS OF INDIGO”, QUANDO HAI CAPITO CHE ERA GIUNTO IL MOMENTO EFFETTIVAMENTE CONVENIENTE O VALIDO PER RIACCENDERE I MOTORI? E’ STATO AL TERMINE DI UN PROCESSO COMPOSITIVO OPPURE PRIMA HAI DECISO IL MOMENTO DI TORNARE E DOPO HAI INIZIATO A COMPORRE?
– Di recente ho trovato una cartella semivuota, intitolata “Album2021”, cosa che sta a significare che qualche tentativo dovevo averlo già cominciato a fare all’epoca – anche se non me lo ricordo. Ma, come ti spiegavo, poi decisi di aspettare. Volevo anche una line-up di persone affidabili che vivessero qui in città, gente con cui potessi fisicamente incontrarmi senza troppi problemi. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, ma alla fine ci siamo riusciti.
Riguardo la composizione, posso dirti che io scrivo musica continuamente, 24/7 come si suol dire, in forma di singoli riff. Ne ho praticamente per venti album (ride, ndr). Per cui, quando ritengo che è l’ora di cominciare a comporre, gli ridò un ascolto veloce, scelgo i migliori, e poi la sfida è ottenerne dei pezzi con capo e coda. Una roba che può portarti via veramente tante energie. Il fatto di riuscirci mi lascia sempre incredulo.
ECCO, RACCONTACI UN PO’ LA GESTAZIONE E LA GENESI DEL NUOVO LAVORO. L’ABBANDONO DEFINITIVO DI MASSIMILIANO PAGLIUSO QUANTO HA INFLUITO SULLE DINAMICHE DEL DISCO? “WORDS OF INDIGO” È TUTTA FRUTTA DEL TUO SACCO O CI SONO ANCHE IDEE ALTRUI?
– Come molti sapranno, Massimiliano ormai non suona più con noi da tempo. Un giorno mi disse che aveva intenzione di dedicarsi ad altro. Certo, la cosa fu uno shock perché abbiamo sempre lavorato molto bene insieme, ma ho ritenuto che non avesse senso insistere. Stranamente non ho mai pensato di mollare, nonostante non conoscessi nessuno che potesse sostituirlo.
Alla fine mi presentarono Alessio Erriu, che è una persona e un chitarrista eccezionale e con cui mi sono trovato a meraviglia. Ora che mentre scrivo ricordo bene, fu proprio Massimiliano a consigliarmelo perché lo stimava tantissimo. Comunque è grazie ad Alessio che conoscemmo poi Federico Albanese (chitarra) e Yuri Croscenko (batteria). Sono tutti grandi conoscitori dei loro strumenti, insegnano, e provengono da un ramo del metal contiguo al mio, il che ha portato una ventata di aria fresca. Riguardo Fabio Fraschini (basso), invece, penso che lo conosciate tutti: suona con noi praticamente da sempre, ha inciso “Dreams D’Azur”, “Materia” e “URSA”.
“Words Of Indigo” è stato scritto da me, ma ci sono un paio di riff di Massimiliano e alcune soluzioni arrangiative risalenti a prima che decidesse di andare per la sua strada. Ovviamente poi il lavoro solistico di Alessio e Federico, lo straordinario lavoro di drumming di Yuri – una persona dall’intelligenza musicale mostruosa, provate ad immaginare un’ora di album senza aver dovuto obiettare su una singola rullata – per me statisticamente impossibile! E poi c’è Fabio: che dire, date un ascolto a cosa ha combinato col fretless su “House Of Rain” e “Onde”, pura magia.
A LIVELLO STILISTICO MI PARE DI POTER AFFERMARE SI TRATTI DI UN ALBUM 100% NOVEMBRE, UN LAVORO MATURO, COMPLETO, PRESENTANTE TUTTE LE PECULIARI CARATTERISTICHE ESPRESSE NEL CORSO DELLA VOSTRA STORIA SENZA TRALASCIARNE ALCUNA.
L’IMPRESSIONE È QUELLA DI AVER VOLUTO FARE UN ALBUM BILANCIATO IN TUTTE LE SUE PARTI, AGGRESSIVO O MOLTO AGGRESSIVO A TRATTI, DOLCIASTRO E LEGGIADRO IN ALTRI. ECCO, FORSE LA COSA CHE STUPISCE DI PIÙ SONO QUEL PAIO DI TIRATE VELOCISSIME E DISPERATE – AD ESEMPIO IN “NEPTUNIAN HEARTS” – CHE ERA DAVVERO DA TANTO CHE NON SI SENTIVANO. E POI IL TUO GROWL ALTERNATO ALLA VOCE PULITA, ASSOLI, IL RITORNO DI ANN-MARI EDVARDSEN DOPO “CLOUDBUSTING” IN “NOVEMBRINE WALTZ”, SPEZZONI IN ITALIANO, L’AUTOCITAZIONE DI “CONSERVATORY RESONANCE” IN “INTERVALLO”… INSOMMA, NON MANCA PROPRIO NULLA ALL’APPELLO!
TU COME LO PRESENTERESTI AL PUBBLICO? C’È UN VOSTRO ALBUM A CUI LO COLLEGHERESTI IN PARTICOLARE?
– Ti ringrazio molto, mi fa piacere leggere queste parole, che significano che lo sforzo che ci abbiamo messo è servito. Lo so che ogni volta che esce un album nuovo ogni musicista tende a dire che è il migliore, ma credo che questo sia davvero – come hai detto tu – un album tanto bilanciato quanto lo fu “Wish I Could Dream It Again…”.
Ha tutti gli spazi di respiro, gli alti e i bassi, le atmosfere, le parti strumentali che fanno sì che possa scorrere dall’inizio alla fine senza farti perdere l’attenzione. Il fatto di avere tantissimo materiale già registrato e tempo a disposizione rende molto facile poter consegnare un album variegato.
Più di una persona in questi giorni ha usato la parola ‘cinematic’: io non c’avevo pensato, ma mi trovo d’accordo col fatto che tutti gli interludi e gli effetti sonori fanno sì che si creino delle situazioni anche visive oltre che musicali.
Sono molto orgoglioso del risultato ottenuto con “House Of Rain”, cantato insieme ad Ann-Mari Edvardsen (ex The 3rd And The Mortal). Quando venne fuori il riff portante, mi resi subito conto che era un tema potenzialmente importante. La linea vocale che mi venne in mente era perfetta per essere doppiata da una voce femminile. Da poco tempo ero tornato in contatto con Ann-Mari e immediatamente le chiesi se le sarebbe piaciuto tornare a lavorare con noi. Lei accettò con entusiasmo, così registrammo. C’è anche un video in ballo, e che dire, è uno dei pezzi di cui sono più orgoglioso.
ORMAI UN DISCO DEI NOVEMBRE SENTE QUASI IL DOVERE DI ESSERE MIXATO DAL GRANDE DAN SWANÖ E DIPINTO DALL’IMMENSA ARTE DI TRAVIS SMITH. LA COPERTINA DI “WORDS OF INDIGO”, BELLISSIMA, SE GUARDATA CON SUPERFICIALITÀ RICORDA PARECCHIO QUELLA DI “THE BLUE”, NON TI SEMBRA? VERO CHE CI SONO SPRAZZI D’INDACO NEL DIPINTO MA, SE AGGIUNGIAMO IL BLU PRESENTE ANCHE NEL COVER ARTWORK DI “URSA”, PARE PROPRIO IL BLU SIA IL COLORE ORMAI DOMINANTE NELLA MUSICA DEI NOVEMBRE, CHE DA SEMPRE DÀ SENSAZIONI MOLTO CROMATICHE, SIA NELLE MUSICHE CHE NEI TESTI.
COSA NE PENSI DI QUESTA RIFLESSIONE? E, RIPENSANDO ALLE VOSTRE COPERTINE, A QUALE SEI RIMASTO PIÙ AFFEZIONATO? E QUALE QUELLA CHE CAMBIERESTI OGGI?
– Ma sai, i colori dell’arcobaleno alla fine sono sette, non puoi inventarne di nuovi. Può capitare ogni tanto qualche somiglianza cromatica. Intitolare l’album “Words Of Indigo” certo non aiuta il lavoro del povero copertinista. Abbiamo avuto copertine rosse, dorate, bianche, verdi. Manca il nero.
Devo dire che sono affezionato a tutte le nostre copertine. Se gli album possono avere qualche difetto, le copertine sono tutte azzeccate, grazie a un po’ di fortuna per i primi due album (foto trovate in varie riviste fra edicola e case di parenti), a Niklas Sundin (autore della copertina di “Classica”, ndr) e a Travis Smith.
Devo dire che lavorare con Travis è veramente straordinario. C’è questa squadra di persone che ci circonda: da lui, alla label, a Dan Swanö, ai ragazzi di Kinorama, che ci aiutano ad abbellire il nostro lavoro. A Travis non serve molto: gli basta il demo dell’album, i testi, i titoli e lui in pochissimo tempo ti propone un po’ di opzioni. E una di queste sicuramente ti fa saltare dalla sedia e ti fa ignorare tutte le altre.
È il caso di questa copertina che ti incastra magneticamente, ti ipnotizza e non riesci a guardare altro. Almeno questo è l’effetto che ha fatto su di noi. Lo spirito dell’album, con questo volto dalla cui bocca esce un fumetto, come se stesse appunto parlando e dicendo parole d’indaco.
TI VA DI PRESENTARCI LE CANZONI CHE PIÙ RAPPRESENTANO PER VOI IL RIENTRO DEI NOVEMBRE? NON NECESSARIAMENTE IL SINGOLO “YOUR HOLOCENE”, MA QUELLE TRE O QUATTRO CHE PER TE HANNO SIGNIFICATO QUALCOSA IN PIÙ.
– La prima che mi viene in mente in questo momento è “Onde”, che è l’ultimo pezzo: breve, ‘crunchoso’, falsettato. Dan mi disse che è il suo pezzo preferito dell’album, che gli ha dato le vibrazioni di quando alla radio tirano fuori un pezzo dimenticato degli anni ’70–’80 e ti viene la pelle d’oca. È una persona che si sbottona molto poco, e sentirgli dire queste cose mi ha dato un gran bel carico di autostima.
Poi vorrei citare “Ipernotte”, che è una strumentale. Le strumentali sono le più difficili, perché non hanno il canotto di salvataggio della voce che aggiusta un po’ tutto, e riuscire a renderla così interessante è una cosa che ti riempie sempre di orgoglio. Alessio ha fatto un lavoro solistico fuori dal comune: è stato veramente in grado di portarci in luoghi inaspettati.
Sono molto contento del primo pezzo, “Sun Magenta”, perché non ne voleva proprio sapere di completarsi. C’era sempre qualcosa che non tornava. Spesso ho dovuto fare modifiche strutturali enormi e più volte mi sono trovato davanti alla resa, più volte ho pensato di accantonarlo. Ma poi diventa una sfida personale e sono contento di essere riuscito a farlo suonare come doveva.
Sicuramente sono molto orgoglioso di “Neptunian Hearts”, che è uno dei pezzi più variegati e forse meglio riusciti dell’album. Presto potrete vederne il video. Grandissimo lavoro da parte di Greta della Kinorama Studio. Straordinari questi ragazzi!
VORREI SPENDERE DUE PAROLE IN PIÙ DEDICATE A “CHIESA DELL’ALBA”, UNA COMPOSIZIONE CHE A MIO PARERE SI ERGE SULLE ALTRE PRIMA PER IL SUO APPEAL FORTEMENTE NOSTALGICO E COMMOVENTE, E POI PER QUELL’ACCELERAZIONE IN UN CRESCENDO DISTORTO, ANGOSCIANTE ED ESALTANTE, DAVVERO UN CAPOLAVORO. CE NE PARLI UN PO’?
– Che dire, torno a ringraziarti. “Chiesa Dell’Alba” è l’unico pezzo dell’album che risale alle session di “URSA”. Ovviamente quell’album non poteva durare due ore, per cui fummo costretti a sacrificarne qualcuno, e questo era uno di quelli. Ma ci sono rimasto così affezionato che ho deciso di includerlo in quest’album.
Parte con uno degli arpeggi più avantgarde che abbia scritto in tempi recenti, che riporta atmosfere fra i Goblin e Mike Oldfield. Poi cresce, ha una sua esplosione centrale e, come anticipavi, un intensissimo finale veloce fatto di tapping armonizzati. Devo dire che anche questo pezzo è stato molto difficile da far suonare bene. Certo, non come “Sun Magenta” di cui dicevo prima, ma mi ha fatto sudare un bel po’.
PER LA SECONDA VOLTA – LA PRIMA ALL’EPOCA DI “URSA”, ORA ALLA PUBBLICAZIONE DI “WORDS OF INDIGO” – VI TROVATE, DOPO MOLTISSIMI ANNI DI QUASI TOTALE SILENZIO MEDIATICO ATTORNO ALLA BAND, A DOVER RIPRENDERE TUTTE LE VARIE ATTIVITÀ DI PROMOZIONE, MARKETING E SIMILI.
COME CI SI TROVA A VENIR RICATAPULTATI QUASI DI PESO IN QUESTO MONDO, CHE SICURAMENTE VA FIN TROPPO VELOCE DI QUANTO SI SPEREREBBE? COSA È CAMBIATO PER VOI?
– Ma non granché, sai? Fortunatamente siamo aiutati da una squadra fortissima di persone professionali, come sono i ragazzi della Peaceville/Snapper (l’etichetta discografica della band, ndr), che hanno i loro vari promoter in giro per il mondo, tutta gente che facilita questo lavoro di PR.
Come sai, qua in Italia c’è Francesca della Kizmaiaz, in America c’è Austin Giswald, in Francia c’è Valérie della JMT. E insomma, dai, poteva andare anche peggio.
SPESSO, PUR AVENDO AVUTO SEMPRE STILI PARECCHIO DIVERSI, SIETE ANCORA ACCOMUNATI A KATATONIA E OPETH, DUE BAND ORA (QUASI) COMPLETAMENTE ALLA DERIVA DALLE SONORITÀ DI INIZIO CARRIERA. HAI SEGUITO LE LORO STORIE? COSA PENSI DI QUESTI RIFERIMENTI/PARAGONI CHE VI COINVOLGONO?
PERSONALMENTE CREDO CHE IL SUONO E LE ATMOSFERE DEI NOVEMBRE NON RIESCA QUASI NESSUNO A RIPRODURLI…
– Penso quello che ho sempre pensato, cioè che ci accomuna una radice, uno stile underground specifico che fa sì che i nostri inizi, i primi tempi siano facilmente accomunabili. Credo sia molto meglio essere paragonati a loro piuttosto che a Geolier (ride, ndr).
Mi è dispiaciuto tantissimo sentire delle divisioni che sono successe in casa Katatonia. Sono amico di entrambi, Anders e Jonas (Nyström e Renkse, rispettivamente storici chitarrista e cantante dei Katatonia, oggi divisi, ndr). Devo però anche dirti che non è la prima volta che hanno avuto delle fratture così grosse, e hanno sempre saputo ricucirle. Io continuo a sperare. Gli Opeth, be’…guai a chi me li tocca, grandissimi sempre!
CHIUDIAMO CON LE DOVEROSE PROSPETTIVE PER IL FUTURO: È RECENTISSIMA LA NOTIZIA DELLA VOSTRA PARTNERSHIP CON BAGANA MUSIC AGENCY PER L’ATTIVITÀ LIVE IN ITALIA. COSA VI ASPETTATE DA QUESTA COLLABORAZIONE? E SOPRATTUTTO QUALI LE AMBIZIONI CON LA NUOVA FORMAZIONE IN PISTA?
– Stanno lavorando tantissimo sulla promozione del nuovo album. Quello che posso dirti è che presto ci saranno notizie. Conosco Riccardo Canato da tantissimi anni ed è una delle persone più affidabili della scena metal e rock italiana. Restate sintonizzati sui nostri social e sulle news di Metalitalia.com.



