O – La nebbia che non cede

Pubblicato il 15/07/2020 da

A circa cinque anni dal valido “Pietra”, il progetto O ha rilasciato a sorpresa “Antropocene”, il suo nuovo e atteso lavoro in studio. Un’opera studiata nei minimi dettagli, dal suono elegante e ‘adulto’, con accenti profondamente oscuri e mesti, la cui produzione ha richiesto molto tempo. Questa volta si avvertono da subito dei forti echi black metal che vanno ad affiancarsi con decisione, se non a soppiantare, le sonorità di discendenza hardcore e grind alle quali i ragazzi piemontesi ci hanno a lungo abituato. Il risultato è un disco molto denso e da scoprire con attenzione, i cui orditi custodiscono una stridula condanna ad una società tristemente soggiogata da falsi miti. Una dimostrazione di personalità che abbiamo deciso di approfondire tramite l’intervista che segue. Facciamo il punto della situazione in casa O e andiamo a conoscere il background di “Antropocene” con il cantante Samuele e il bassista Maurizio.

SONO TRASCORSI QUASI CINQUE DALLA PUBBLICAZIONE DI “PIETRA”. COSA E’ AVVENUTO IN CASA O IN QUESTO LUNGO PERIODO? LA STESURA DEL DISCO HA EFFETTIVAMENTE RICHIESTO MOLTO TEMPO O VI SIETE SEMPLICEMENTE DEDICATI AD ALTRO?
Samuele: – Abbiamo suonato molto e promosso “Pietra” il più possibile, di cose ne sono successe comunque moltissime. Nel giugno 2016 il nostro chitarrista Nicolò ha deciso di abbandonare la band. Questo ci ha portato a prendere la decisione di andare avanti con una sola chitarra, scelta che si è rivelata molto azzeccata e che ha contribuito a rendere molto aggressivo il sound, specialmente in sede live. Io a maggio di quell’anno cominciai un lavoro molto pesante come operatore in un centro di accoglienza per migranti, e non potevo recarmi alle prove. La cosa era abbastanza estrema poichè dopo ogni concerto dovevo tornare a lavoro, dato che stavo nel centro cinque giorni su sette e facevo anche il guardiano notturno. A questo va aggiunto anche che stavamo lavorando ad un full-length/concept album e puoi immaginare la delicatezza dell’operazione. Mettici dentro vari casini personali, l’inizio di un attrito con il nostro batterista che, tra alti e bassi si è perpetuato fino alla fine della sua permanenza, e si può capire come mai ci abbiamo messo cosi tanto a partorire “Antropocene”.

“ANTROPOCENE” E’ PIU’ PESANTE, METALLICO E AFFILATO RISPETTO AI LAVORI PRECEDENTI. SI PUO’ IN EFFETTI AFFERMARE CHE NEL CORSO DEGLI ANNI LA VOSTRA MUSICA SI SIA APPESANTITA AD OGNI APPUNTAMENTO. UN’EVOLUZIONE SPONTANEA O UNA DECISIONE PRESA COSCIENTEMENTE?
Samuele: – Sì, sono d’accordo, suona diverso sia da “Pietra” che dal “Vuoto Perfetto”; è un album che affronta tematiche delicate e che evade molto da quelle affrontate in passato. Ti svelo un segreto: nell’estate 2015, stavamo pianificando di fare un concept sull’acqua. Avevamo composto “Fine”, che parla di una punizione sottoforma di diluvio e i primi embrioni del brano che poi divenne “Escluso”, che non si chiamava così, bensì “Emerse”. Presto, però, spuntò fuori “Izo”, che mi fece decisamente cambiare idea sulla tematica. Decidemmo dunque di abbandonare l’idea dell’acqua e di concentrarci sulla ahimè mala salute del nostro pianeta, ed ecco che è venuto fuori “Antropocene”, che credo sia il risultato di una grande maturazione strumentale e compositiva.

QUALI ERANO LE VOSTRE INFLUENZE QUANDO AVETE INIZIATO E QUALI SONO QUELLE CHE HANNO FATTO DA SCINTILLA PER “ANTROPOCENE”? NON SOLO MUSICA, MA ANCHE FILM, LIBRI, LA SOCIETA’ E IL MONDO LA’ FUORI…
Maurizio: – Quando abbiamo iniziato i nostri riferimenti musicali erano quelle band che univano diversi generi “estremi” in un’unica proposta, come i classici Neurosis, Converge e in qualche modo anche Ulver, Wolves In The Throne Room e Nasum. Un mix di ascolti che passava dal grindcore al black metal più atmosferico e “post”. A livello di letture ci trovavamo d’accordo su discorsi quali neo-primitivismo, anarchismo e scritti filosofici come Nietzsche, Kant, Schopenhauer su tutti: ricordo con piacere discorsi infiniti in particolare tra i nostri due ex chitarristi! Anche i film e l’arte moderna/contemporanea sono stati sempre una passione viscerale di molti di noi: Nico (ex chitarrista), ad esempio, gestisce un bel sito sul cinema che si chiama specchioscuro.it.

QUAL E’ STATO IL PRIMO BRANO COMPOSTO PER “ANTROPOCENE” E QUALE L’ULTIMO? PENSATE CHE L’ULTIMO POSSA DARE INDICAZIONI SUL’EVOLUZIONE DEL SUONO O?
Maurizio: – Il primo pezzo che abbiamo scritto per “Antropocene” è stato “Fine”: è un pezzo che provavamo già ai tempi di “Pietra”; molto diretto, ossessivo. L’ultimo pezzo composto, invece, anche se nasce in realtà da un riff vecchissimo, è “Era”, il lungo pezzo finale; era da tempo che volevamo sperimentare ‘territori astratti’ di questo genere. Sicuramente ci piacerebbe esplorare sempre di più questa componente “libera”, ma il blastbeat non mancherà mai!

CONTINUATE AD UTILIZZARE L’ITALIANO PER I TESTI, COSA CHE APPREZZO MOLTO. COSA RACCHIUDONO I TESTI E IL CONCEPT DI “ANTROPOCENE”? VIENE PRIMA LA MUSICA O LE PAROLE, NEL PROCESSO COMPOSITIVO?
Samuele: – Cantai a lungo in inglese con le band che avevo in precedenza, ma quando co-formai gli O fui felice del fatto che anche i ragazzi preferivano l’italiano. Scrivo da quando ho 17 anni e dunque per me fu naturale mettermi a comporre i testi. Il processo di creazione è sempre stato molto vario, quando sentii il riff di “Izo” mi venne automatico scrivere a proposito di questo film, che sentivo molto coerente con il resto delle tracce, dato che trattava un tema molto, troppo umano, quale la vendetta. “Era” è stato un brano molto sperimentale e creato da tutti. “Ira” ed “Escluso”, ma anche “C.”, sono stati scritti una volta che i ragazzi mi fecero ascoltare i riff. “Crepa” insistetti molto per metterla nella tracklist, dato che avevamo quasi finito l’album e volevo fortemente un brano velocissimo ed aggressivo su cui scrivere un testo molto diretto e senza fronzoli. “Nebbia” la ripescai da un vecchissimo brano che suonava completamente diverso, ma che si adattava alla perfezione al nuovo materiale plumbeo che composero i ragazzi.

AVETE DECISO DI AUTOPRODURRE IL DISCO E DI RILASCIARLO SU BANDCAMP. MOTIVAZIONI DIETRO QUESTA DECISIONE? E QUALI SONO I PRO E I CONTRO? A DUE MESI CIRCA DALLA SUA PUBBLICAZIONE, SIETE GIA’ IN GRADO DI FARE UN BILANCIO?
Maurizio: – Eravamo in piena fase lockdown, ci siamo sentiti e abbiamo detto: buttiamolo fuori. È stata una scelta che in parte volevamo fare già prima, ma la situazione ha confermato la nostra idea. É stata una scelta ‘di pancia’ e devo dire che “Antropocene” ha avuto fortuna: sulla nostra pagina Bandcamp gli ascolti sono già diverse migliaia e moltissime persone da tutto il mondo hanno fatto le più disparate donazioni. Il grande pro di una scelta del genere è il fatto che la musica diventa immediatamente fruibile da tutti e il processo è estremamente semplificato (non c’è tutta la trafila label / coproduzione / file di stampa / preventivi / stampa disco…). Di contro, i collezionisti non hanno il piacere di avere il disco fisico tra le mani, ma su questo aspetto non è detto che un domani non ci sia anche un uscita in vinile!

AVETE RAGGIUNTO I DIECI ANNI DI CARRIERA: GUARDANDO INDIETRO, COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA EVOLUZIONE A LIVELLO MUSICALE E UMANO? QUANTO VI SENTITE CRESCIUTI COME COLLETTIVO?
Samuele: – Guardando indietro non posso che essere veramente orgoglioso di essere ancora qui, superstite assieme a Maurizio e ancora carico come un treno all’idea di cantare e scrivere ancora per molto tempo. È stata dura questa strada, ci ha fatto soffrire, esaltare, faticare e correre molto l’essere parte di questo progetto. Una musica non facile in uno stato non facile come l’Italia e sopratutto in un periodo tremendo come quest’ultimo decennio. Abbiamo avuto tante delusioni, molti concerti bellissimi, abbiamo fatto la fame e abbiamo portato a casa degli splendidi ricordi e conosciuto un sacco di gente. Ho molta stima e rispetto di quasi tutte le band con le quali abbiamo diviso palco e tour e spero solo che grazie a questo album potremmo riuscire a toccare nuovi lidi europei in cui suonare e portare la nostra nebbia ovunque si possa. Mi sento / ci sentiamo più maturi e non siamo più ragazzini… Ma abbiamo due elementi nuovi che si stanno comportando splendidamente in sala prove e non vediamo l’ora di farli sfogare sul palco!

QUANTO E’ COMPLICATO CHIAMARSI SEMPLICEMENTE O? DALLO SPIEGARNE IL SIGNIFICATO ALL’ESSERE FACILMENTE REPERIBILI SUI MOTORI DI RICERCA NON DEVE ESSERE FACILE, MA IMMAGINO SIA UNA COSA CON CUI ORMAI SIETE SCESI A PATTI.
Samuele: – Chiamarsi “O” a livello di motore di ricerca è più che un casino… È un disastro (risate, ndR)! Ma siamo fatti così, abbiamo voluto questo monicker e, ti dirò, ci piace e ci rappresenta; è un modo ancora più estremo di affrontare il panorama musicale. Abbiamo questo nome semplice e allo stesso tempo introvabile, e questo deve farci venire ancor più voglia di combattere e suonare, suonare e ancora suonare. In questi dieci anni abbiamo raccolto bei complimenti e ottimi consensi. A parte essere infinitamente grati a tutti coloro che ci hanno seguito e supportato, vogliamo continuare a fare del nostro meglio. Vietato tirarsela e addormentarsi sugli allori!

L’ITALIA E’ REDUCE DA UNA EMERGENZA SANITARIA E DA UN LOCKDOWN ESTENUANTI, E ANCORA NON SI VEDE UNA VERA E PROPRIA LUCE IN FONDO AL TUNNEL PER QUANTO RIGUARDA LA RIPRESA DELL’ATTIVITA’ CONCERTISTICA E DI TUTTO QUELLO CHE RUOTA ATTORNO AD ESSA. IN QUESTI ULTIMI TEMPI, DA MUSICISTI E ASCOLTATORI, CHE IDEA VI SIETE FATTI DELLA SITUAZIONE CHE CI ATTENDE?
Maurizio: – La situazione è davvero drammatica. Siamo solo all’inizio di un lunga salita e non sarà facile per nessuno; logicamente, nella vita di tutti i giorni bisogna cercare di essere positivi, ma è inutile raccontarsi favolette: sarà durissima per tutti. E chi soffrirà di più saranno coloro che si occupano di cose intangibili e, giudicate dai più, inutili, come la musica. Detto ciò, sono convinto che è il momento di rialzare la testa anche per salvare tutte quelle realtà fragili che ruotano intorno alla “nostra” musica. Come fare? Andando ai concerti, supportando le band, creando eventi, ‘zine, label, siti, festival… E tutto quello che rende una proposta musicale ‘viva’.

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