OBSCURE SPHINX – La grande depressione

Pubblicato il 23/01/2017 da

“Epitaphs”, nonostante un titolo dal tono sinistramente premonitore, non è l’album di commiato (o forse sì?) dei post-metaller polacchi Obscure Sphinx, bensì la loro terza, avvincente fatica sulla lunga distanza, ancora una volta autoprodotta ed uscita, almeno in Italia, quasi in sordina. Eppure i ragazzi capitanati dalla carismatica frontgirl Zofia ‘Wielebna’ Fras, con questa loro nuova release, mietono altre vittime e scalano decisamente posizioni verso l’elite della scena post- europea e mondiale, che certo affollata è, pur rimasta nel più squisito e di nicchia underground. La loro miscela di Cult Of Luna, Meshuggah, The Ocean, processioni estatiche e canti ossianici affascina in modo incantevole e, pur presentando sempre partiture particolarmente ostiche da digerire, a questo giro risulta anche un pelo più accattivante e – parola grossa – accessibile. Abbiamo parlato di “Epitaphs” e della Sfinge Oscura con il chitarrista Alexander ‘Olo’ Lukomski, tramite questa piacevole intervista…

 

 

CIAO ALEKSANDER, BENVENUTO SU METALITALIA.COM! LA PRIMA VOLTA CHE SENTII PARLARE DI E VIDI DAL VIVO GLI OBSCURE SPHINX FU AL SUMMER BREEZE OPEN AIR 2012, QUANDO VINCESTE IL CONCORSO NEW BLOOD AWARD E SUONASTE COME OPENING-ACT IL PRIMO POMERIGGIO DEL FESTIVAL. QUELLA PRESTAZIONE PARE PROPRIO VI ABBIA AIUTATO PARECCHIO NEL FARVI CONOSCERE, E BISOGNA AMMETTERE CHE FU STRABILIANTE LA VOSTRA PROVA DI FORZA E ATTITUDINE, OLTRETUTTO MESSA IN PIEDI DA UNA BAND SCONOSCIUTA A PRESSOCHE’ CHIUNQUE. COSA TI RICORDI DI QUEI GIORNI?
“Ciao! Sì, credo che quello sia stato uno dei nostri primi concerti in assoluto suonati al di fuori della Polonia. Mi ricordo un sacco di aneddoti. Ad esempio durante una pausa durante il viaggio d’arrivo: ci siamo fermati in un’area di servizio per pisciare, ero tranquillo in coda con la mia maglietta degli Obscure Sphinx e arriva un ragazzo che mi dice ‘ehi, gran gruppo!’; e io gli ho risposto ‘sì, lo conosco, ci suono!’, e ho visto il tipo restare a bocca aperta e dirmi che andava al Summer Breeze anche per vedere noi! E’ stato in quel momento che ho realizzato che avevamo addirittura qualche malato di mente che ci seguiva anche da fuori della Polonia! Ricordo poi che abbiamo guardato dal backstage i Behemoth suonare e poi abbiamo festeggiato a base di whisky. E poi la figura di merda fatta per non aver riconosciuto il cantante dei Napalm Death, ‘Barney’ Greenway: continuavo a chiedermi ‘ma chi è quel tipo in giacca a vento che continua a fare autografi e a farsi fare foto dai fan?’… Per quanto riguarda il nostro show, noi abbiamo dato il meglio, abbiamo sputato sangue senza nessunissima aspettativa. E di certo vincere quel concorso è stato incredibile, da fuori di testa. Così abbiamo avuto la possibilità di suonare per due volte e farci vedere da un sacco di gente, oltre che poter restare tutti gli altri giorni e seguire la manifestazione da fan. Bei tempi, bei ricordi! E una bella iniezione di popolarità per la band, di certo!”.

ESSENDO LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER QUESTO PORTALE, TI VA DI PRESENTARE GLI OBSCURE SPHINX IN QUALCHE RIGA?
“Siamo una band polacca, suoniamo qualcosa che sta a metà strada tra post metal, post rock, sludge e doom, ma con chitarre ribassate a otto corde e voce femminile (sia cantata che urlata), tratti, questi ultimi, che ci differenziano credo abbastanza. La nostra musica può venir ben descritta come molto triste, molto lenta e coinvolgente al tempo stesso. Molto emozionale e umorale. I primi due dischi ci rappresentano direi bene, quindi più che descriverveli a parole, vi invito ad andare ad ascoltarli. ‘Void Mother’ è del 2013, ‘Anaesthetic Inhalation Ritual’ del 2011”.

VENENDO AL NUOVO “EPITAPHS”, SI TRATTA ANCORA UNA VOLTA DI UN ALBUM AUTOPRODOTTO. A COSA E’ DOVUTO IL PROCRASTINARE CON QUESTA SCELTA? PENSATE SIANO EFFETTIVAMENTE MEGLIO PRODUZIONE E PROMOZIONE DO-IT-YOURSELF OPPURE RESTATE SCETTICI NEI CONFRONTI DELLE ETICHETTE DISCOGRAFICHE?
“Ammetto che, a questo punto della nostra carriera come band, siamo abbastanza pronti per il grande passo verso una label; abbiamo avuto infatti diverse proposte di contratto da etichette già note, di media importanza. Ma alla fine, vedi, tutto si riduce a numeri e possibilità: devi capire che fin dall’inizio noi abbiamo fatto tutto da soli, dalle spese per registrare e produrre i dischi fino alla stampa in formato fisico, compresa la creazione e produzione del merchandise; ogni cosa uscita a nome Obscure Sphinx, dai booklet dei CD alla scenografia da palco, dai video ai servizi fotografici, è tutto fonte nostra. E non è astrofisica, eh. Abbiamo avuto un ottimo supporto dai media all’inizio e abbiamo cercato di mantenere buone relazioni con loro, in modo da venir considerati quando proponevamo qualcosa di nuovo. Abbiamo una solida base di contatti, ci siamo sempre trovati da soli i posti dove suonare, sia in Polonia che nel resto d’Europa, ci piace lavorare con più agenzie di booking, non solo una. Quindi ogni traguardo che abbiamo raggiunto o realizzato è stato completamente guadagnato e meritato, ad esclusione di ciò che si può avere in cambio dalla passione di tante grandi anime, quelle dei nostri fan, che piano piano hanno iniziato a seguirci…e questo non te lo meriti, semplicemente accade. Ciò che cercavamo da un possibile contratto con un’etichetta, questa volta, era una maggiore diffusione della nostra musica; ma alla fine ci abbiamo pensato su bene e ci siamo detti che non avremmo guadagnato molto nel privarci di tutta questa libertà che abbiamo avuto finora e che ci ha permesso di arrivare dove siamo. Ecco perché abbiamo continuato sulla strada dell’autoproduzione”.

“EPITAPHS” E’ UN TITOLO PARECCHIO FORTE PER UN DISCO, SUONA UN PO’ COME UN’ESTERNAZIONE DEFINITIVA, QUALCOSA CHE STA PER FINIRE… A COSA E’ RIFERITO IN PARTICOLARE E COME SI SPOSA CON L’ARTWORK TANTO MINIMALE QUANTO PROFONDO? A SENSAZIONE, IL DISCO TRASMETTE DOLORE E UN SENSO DI PERDITA, ANCHE SENZA APPROFONDIRE O LEGGERE I TESTI…
“Durante la composizione e le fasi di registrazione, molte volte abbiamo pensato che le nostre vite si stessero disintegrando, la mia in particolar modo. Diavolo, ti posso dire che abbiamo anche pensato che non aveva più senso, ad un certo punto, andare avanti come band. E’ stata dura, perché questo disco alla fine è una profonda riflessione su quello stato d’animo in cui ci si trova quando senti di aver perso tutto ed ogni sforzo d’andare avanti risulta inutile. Spero davvero che questo disco non sia il nostro epitaffio, che il gruppo possa proseguire sulla retta via, anche se da poco ci siamo dovuti separare dal nostro batterista (Mateusz ‘Werbel’ Badacz, ndR), uno dei membri fondatori. Ogni giorno è una lotta, ma spero che tutto ciò sia utile alla nostra arte, che la renda più viscerale”.

CONSIDERATE QUESTE AMARE PAROLE, APPROFONDIAMO UN PO’ IL VERSANTE LYRICS, ALLORA, UNA PARTE IMPORTANTE DEL VOSTRO CONCEPT ATTITUDINALE. COSA MI PUOI DIRE A RIGUARDO? QUALE FEELING AVETE CERCATO DI TRASMETTERE IN MAGGIOR PARTE?
“Più che un feeling, un certo stato d’animo, come ti dicevo sopra. Io parlo solo per me stesso, non voglio rendere pubbliche le problematiche che hanno affrontato gli altri ragazzi. Nei mesi in cui il disco è nato ho avuto forti problemi di salute e di malessere generale. Ricordo di aver scritto un sacco di riff nei momenti di massima depressione. E questo sentimento non solo è stato ‘catturato’ dalla musica composta, ma anche dalle parole che Zofia ha scritto. Questa volta non ci siamo concentrati su di un topic preciso, ma sulla combinazione di sensazioni e sentimenti analizzati da diversi punti di vista”.

LE DUE ESTREMITA’ DEL DISCO, A MIO PARERE, SONO LE DUE TRACCE PIU’ RIUSCITE. “NOTHING LEFT” E’ UN PEZZO MAGICO, PROBABILMENTE LA CANZONE MIGLIORE CHE AVETE SCRITTO FINORA; “AT THE MOUTH OF THE SOUNDING SEA” INVECE MOSTRA BENISSIMO TUTTE LE VOSTRE CARATTERISTICHE STILISTICHE E LE CAPACITA’ COMPOSITIVE. VUOI SPENDERE DUE PAROLE SU QUESTI BRANI?
“Sì, anche io penso che ‘Nothing Left’ sia una delle nostre migliori composizioni, ma anche che sia una delle migliori tracce di metallo moderno ascoltate di recente (modesto, il giovine!, ndR). Ricordo di essermela immaginata nella mente ancora prima di buttare giù i primi riff. L’idea di base è stata quella di creare musica per una nostra entrata on stage separata, strumento dopo strumento: ecco l’intro drone, poi gli effetti del basso distorto, la batteria, la chitarra a sinistra, la chitarra a destra e poi tutti ci coordiniamo su di un riff portante pesantissimo con l’inserimento delle vocals. E’ così ricompensante vedere i tuoi pensieri prendere forma e vita, perchè il brano è venuto proprio come me l’ero sognato e ora eseguiamo ‘Nothing Left’ esattamente come te l’ho descritto. Ha anche al suo interno tutte le peculiarità per cui la band è conosciuta: un groove lento e marcio, riff tristi e nerissimi, melodie, urla, vocalizzi acuti puliti ed un incedere di crescente energia. Se si vuole ascoltare solo un brano degli Obscure Sphinx, secondo me bisogna ascoltarsi questo! Per ‘At The Mouth Of The Sounding Sea’, invece…è una di quelle canzoni che scrivi quando imbracci per le prime volte una nuova chitarra (ride, ndR)! Il nostro (ex) batterista iniziò a tirar fuori questo strano motivetto e io cercai di farci sopra qualcosa usando l’unico strumento in quel momento disponibile, la sua chitarra. I primi tre-quattro riff che ho composto sono finiti dritti nel brano…eravamo lì, entrambi, a dirci che quella sembrava roba buona, ‘registra, registra, muoviti!’, ci dicevamo. A parte questi dettagli, credo sia un brano molto differente da ciò che suoniamo generalmente ed è più vicino a quello che in realtà vorremmo suonare davvero: brani lentissimi, atmosferici, pieni di groove, dall’atmosfera depressiva. Di questo parla la traccia conclusiva”.

SE NON MI SBAGLIO, IL PEZZO “NIEPRAWOTA” E’ LA PRIMA CANZONE CHE SCRIVETE IN POLACCO. COME MAI QUESTA SCELTA? DI COSA TRATTA?
“Be’, in realtà la canzone è in inglese, solo il titolo è in polacco (mea culpa, non ho avuto sottomano i testi, ndR). Non so neanche se ‘nieprawota’ si possa considerare una parola. Venne usata da un personaggio piuttosto noto in Polonia, Tomasz Beksinski, un famoso reporter figlio di un altrettanto famoso, ma a livello mondiale, pittore, Zdzislaw Beksinski. Tomasz era una persona davvero oscura e Zofia, la nostra cantante, ne è una grande estimatrice, di lui e di tutto ciò che ha fatto. L’album è pieno di rimandi al suo lavoro, frasi oppure riferimenti. ‘Nieprawota’ sta a identificare qualcuno dal temperamento bastardo, potresti tradurlo proprio con l’essere bastardo. Difatti il testo del pezzo finisce con il verso ‘I’m bastardous…’. Un altro interessante particolare è che Beksinski è stato una figura tragica, in quanto si è suicidato ancora giovane. Ciò fa il paio con il feeling generale del nostro lavoro, quella sensazione di inutilità della vita, senza via di scampo e possibilità di risollevarsi”.

DI SOLITO COME NASCE UNA CANZONE DEGLI OBSCURE SPHINX? SI TRATTA PIU’ CHE ALTRO DI UN LAVORO DI GRUPPO O ESISTE UN SONGWRITER PRINCIPALE?
“Dipende. Il più delle volte si parte da una scintilla d’ispirazione che coglie uno di noi, come ad esempio un semplice riff, e poi si sviluppa il resto da lì. Per l’album precedente, ‘Void Mother’, avevamo tantissimi riff e melodie composti singolarmente e non abbiamo fatto altro che jammare per provare a combinarli assieme. Questa volta abbiamo lavorato meno in sala prove e molto più a casa, creando parti e strutture più ampie lavorando sui nostri computer. Solo in un secondo momento le abbiamo arrangiate suonando assieme in presa diretta. Le idee comunque possono arrivare da chiunque, da uno strimpellio di chitarra o da un canticchiare in macchina mentre si guida, oppure dall’immaginare una live performance… Non abbiamo quindi un compositore principale, tutti siamo creativi e ci piace dire la nostra. Per quanto mi riguarda, sono una persona molto emozionale e ciò mi porta a trasporre in musica ciò che provo ogni giorno, come una fontana che vomita idee. Ecco perchè probabilmente la persona maggiormente responsabile del songwriting sono io”.

IL VOSTRO STILE E’ STATO BEN DEFINITO FIN DAL PRIMO DISCO ED E’ ‘SOLO’ MATURATO SEGUENDO LA VOSTRA CRESCITA COME BAND E LE VOSTRE CAPACITA’ COME COMPOSITORI. MA QUALI SONO LE FORMAZIONI A CUI GUARDAVATE AD INIZIO CARRIERA E QUALI QUELLE A CUI GUARDATE PIU’ OGGIGIORNO?
“Penso che gli Obscure Sphinx abbiano iniziato con molte influenze provenienti dal post-metal old-school, quando ancora non si chiamava post-metal… Quindi Neurosis, Isis, Cult Of Luna, con in più l’aggiunta di Meshuggah e di qualche altra formazione dalle frequenze molto ribassate. E poi con i Tool, in termini di qualche riff e approccio ritmico. In seguito abbiamo aumentato le dosi di groove, un po’ à la Gojira, e abbiamo iniziato ad esplorare molta roba post-black metal. Credo che attualmente una delle più grandi fonti d’ispirazione siano gli Amenra e tutta la scena più moderna del black metal. Però ci andiamo abbastanza cauti nel seguire quelle sonorità, in quanto ci piacciono le melodie e le atmosfere di quella musica, ma non siamo mai stati un gruppo da blastbeat, perciò…”.

QUINDI, RICOLLEGANDOCI ALLA PRECEDENTE DOMANDA, QUALE ASPETTO DEL VOSTRO SOUND PENSI DI POTER ESPLORARE MAGGIORMENTE IN FUTURO? DOVE CREDI GLI OBSCURE SPHINX POSSANO DIRIGERSI, STILISTICAMENTE PARLANDO?
“Be’, è difficile prevederlo. Penso che non perderemo il nostro amore per il groove, perchè i riff lenti, semplici e pesanti sono sempre stati un solido fondamento per noi. Può essere però che proveremo ad inserire sempre più elementi di dissonanza e disarmonia presi in prestito dal black metal. Personalmente, poi, gradirei sperimentare qualcosa con musica etnica, strumenti della tradizione e anche suoni nuovi e spaziali, non per forza creati con l’elettronica però”.

I VOSTRI SPETTACOLI DAL VIVO SONO MOLTO CURATI E BEN PROGETTATI: SEMBRANO PROPRIO UNA SORTA DI RITO SCIAMANICO IN CUI ZOFIA IMPERSONIFICA LA PARTE DELLA STREGA INCANTATRICE E VOI ALTRI QUELLA DEI SUOI FEDELI ‘CHIERICHIETTI’… QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI IL LIVESET E L’ATTITUDINE LIVE DELLA BAND?
“E’ sicuramente uno degli aspetti più importanti del far parte di un gruppo, e penso il momento del concerto sia l’apice di tutto ciò che sta dietro all’esistenza degli Obscure Sphinx. Scrivere dischi ci piace, ma è anche duro, provante e bisogna scendere spesso a compromessi, mettere da parte alcune cose che ti piacerebbe inserire o suonare, bisogna decidere, togliere, cambiare, litigare… C’è poco spazio per godersi assieme bei momenti, ecco. Ma nei live show ecco invece che tutte le emozioni che hai provato nel comporre il disco si riversano e sfogano on stage…e ti sembra proprio di rivivere in quei momenti, ti senti vivo! Per noi non funziona come per tante altre formazioni: ‘ciao, il prossimo pezzo è tratto dal precedente album e si intitola blablabla’. Chissenefrega. La gente ci viene a vedere per provare qualcosa di diverso e lo stesso facciamo noi sul palco: noi suoniamo perchè è così soddisfacente farlo! Qualche volta è anche difficile farlo e triste, ma allo stesso tempo sentiamo di essere vivi. Ti giuro che ci sono alcuni attimi durante i concerti nei quali mi sento proprio come se stessi buttando fuori tutta l’energia repressa, e quegli attimi e quel posto sono la cosa migliore esistente al mondo e non c’è niente che baratterei in cambio. E’ come sentirsi al top della tua vita, e questo lo posso controfirmare anche per gli altri ragazzi”.

LA POLONIA E’ DA SEMPRE UNA DELLE NAZIONI DELL’EST EUROPA PIU’ ATTIVE IN CAMPO METAL. INUTILE RICORDARE IL SUCCESSO MONDIALE DEI BEHEMOTH, MA VALE LA PENA CITARE VADER, RIVERSIDE, MGLA, ETERNAL DEFORMITY PER CONVALIDARE L’IPOTESI CHE DA VOI SI RIESCA A CREARE GRANDE MUSICA HEAVY METAL NONOSTANTE LA CHIUSURA MENTALE ED IL BIGOTTISMO CHE CONTRADDISTINGUE LA VOSTRA TERRA. COSA VUOL DIRE, PER CUI, ESSER PARTE DI UNA METALBAND IN POLONIA?
“Guarda, per noi non è un grosso problema. Non tocchiamo praticamente mai argomenti religiosi. Sì, suoniamo musica oscura e ad esempio io ho tatuato un caprone su di un braccio…ma ciò non è abbastanza per attirarci gli strali dei benpensanti. Il vero punto peggiore del topic è che al mercato polacco già interessa poco la musica, figuriamoci quella meno raggiungibile come la nostra. Ecco, ad esempio, perchè le band che hai citato sono diventate famose in Polonia dopo esserlo diventate all’estero. Se da fuori dicono che sono gruppi che valgono, allora deve essere proprio così, non trovi? Non sia mai che si diventi orgogliosi dei propri prodotti senza che questi abbiano la certificazione timbrata da ciò che sta fuori dalla nostra nazione!”.

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