OCEANA – Trame dal passato

Pubblicato il 08/02/2021 da

Sono esordienti pressoché assoluti sulle scene del mercato metallico nazionale e internazionale, ma in realtà i romani Oceana hanno alle spalle una storia lunga e dimenticata, oltre che un’esperienza più che navigata come musicisti e performer. Arrivano nel 2021 a debuttare sulla lunga distanza, con il brillante “The Pattern”, attraverso sonorità che partono dal progressive metal imbevuto di gothic e soundscape atmosferici per poi sfociare su lidi più orecchiabili da una parte – grazie alle influenze darkwave e cantautorali – e approcci doom e death metal dall’altra, dove e quando il growl fa capolino tra i versi. Massimiliano Pagliuso e i suoi compari, direttamente dai mid-Nineties, si sono proiettati negli anni della pandemia mondiale, cercando di scrostare la ruggine del tempo da un progetto che, ad oggi, si permea di interessanti velleità. E’ proprio con il chitarrista dei Novembre – che negli Oceana compone, canta e suona anche basso e tastiere – che andiamo ad analizzare questa resurrezione musicale…

CIAO MASSIMILIANO, UN BENVENUTO AGLI OCEANA SU METALITALIA.COM! LA VOSTRA STORIA INIZIA MOLTO INDIETRO NEL TEMPO, TANTO CHE, SEPPUR OGGI ALL’ESORDIO SULLA LUNGA DISTANZA, POTETE IN QUALCHE MODO ESSERE DEFINITI UNA ‘BAND STORICA’. VUOI NARRARCI COME NACQUE IL PROGETTO NEI LONTANI ANNI NOVANTA? E COME MAI POI E’ STATO MESSO IN SOFFITTA PER COSI’ TANTO TEMPO?
– Ciao Marco, onorato di essere qui su Metalitalia.com per questa intervista! Non credo di poter annoverare gli Oceana tra le band ‘storiche’, ma sicuramente posso dire che, anagraficamente, rientriamo nel settore dei ‘veterani’: gli Oceana nascono nel 1994 (in realtà ci formammo nel 1993, ma sotto un altro monicker) e, fino alla mia entrata nei Novembre, abbiamo realizzato un demo su cassetta, un EP, un altro mini inedito, una suite (“Atlantidea Part 1”) e “Spoiled”. In realtà non c’è mai stata una decisione presa a tavolino di mettere il gruppo in standby: semplicemente il mio ingresso in pianta stabile nei Novembre ai tempi di “Arte Novecento” ha fatto sì che le mie priorità mi portassero a dedicare più tempo a loro. Oltretutto, sia Sancho che Gianpaolo (gli altri due membri degli Oceana, di allora ma anche attuali, ndR) si trovarono a lavorare ad altre cose, rendendo di fatto inutile dedicare altro tempo agli Oceana.

E DUNQUE, VOLANDO IN FRETTISSIMA AI GIORNI NOSTRI, QUANDO E’ SCATTATA LA SCINTILLA CHE VI HA PERMESSO DI RIESUMARE IL GRUPPO, OLTRETUTTO IN FORMAZIONE ORIGINALE? COME VI SIETE TROVATI, A DISTANZA DI VENTI/VENTICINQUE ANNI, A RIMETTERVI IN GIOCO?
– L’idea di risvegliare la band da questo lungo letargo è venuta fuori a casa mia, nel dicembre del 2018. Ancora ricordo la scena. Dal nulla chiesi a Sancho: “Come la vedi se facciamo un nuovo disco degli Oceana?”… e lui rispose senza esitazioni con un secco “sì!”. Dal giorno dopo iniziammo con le pre-produzioni. Chiamare Gianpaolo fu automatico, come automatico fu il suo consenso. Posso dire che, essendo amici dal 1992, non abbiamo avuto nessun problema a tornare a lavorare insieme, così come non abbiamo avuto bisogno di alcun periodo di rodaggio.

IL DEBUTTO SI INTITOLA DUNQUE “THE PATTERN”, UN TERMINE INGLESE CHE SI USA IN DIVERSI AMBITI E DAL MOLTEPLICE SIGNIFICATO, CHE ESSO SIA ‘SCHEMA’, ‘MODELLO’, ‘STRUTTURA’ O ‘TRAMA’… COME DOBBIAMO INTERPRETARLO, ANCHE MAGARI ALLA LUCE DI QUALCHE ARGOMENTO PARTICOLARE RICORRENTE TRATTATO NEI TESTI? E, GIA’ CHE SIAMO SU QUESTI DETTAGLI IMPORTANTI, COME AVETE SVILUPPATO L’IDEA DELL’ARTWORK CON IL GRANDE TRAVIS SMITH?
– L’idea dietro il titolo “The Pattern” viene dal nostro avvicinamento a tematiche quali l’Universo olografico, la geometria sacra e, in qualche modo, la fisica/meccanica quantistica: in particolare rimanemmo colpiti dalla rete di Hartmann e dal reticolo di Curry: argomenti legati alla geo-biologia e decisamente difficili da affrontare in poche righe. Possiamo però dire che ci sono zone (o meglio, punti di incontro tra varie linee energetiche) dove, a quanto pare, esistono vantaggi o svantaggi nel caso in cui si voglia risiedere, sostare, edificare, dormire. A livello elettromagnetico ‘succede qualcosa’. Mi ha molto incuriosito l’argomento da quando ho notato differenze di benessere psicofisico in base a dove mi trovavo (un po’ come descritto nel Feng Shui). Collegando certi argomenti alla geo-politica, ci siamo divertiti a fare parallelismi con la nostra società, trovando spunti curiosi ed interessanti. Credo che esistano posti nel mondo dove il ‘malessere’ sia più presente ed altri dove la salute psicofisica sia favorita: non possiamo negare l’esistenza di nazioni particolarmente in difficoltà, come non possiamo non notare la tranquillità e l’equilibrio ideologico di altri Paesi. Se dovessi spiegare cosa rappresenta l’artwork nel nostro album, potrei dire che volevamo descrivere metaforicamente un mondo in declino, dove i pochi sopravvissuti ad un’estinzione di massa (provocata da guerre, inquinamento, contrasti religiosi e politici) si ritrovano raccolti in preghiera sotto un enorme Torii (portale sacro della cultura giapponese). Ci tengo a precisare che non stiamo parlando di una preghiera in senso religioso, ma una vera e propria richiesta di aiuto dai ‘piani superiori’, qualsiasi essi siano. Travis è stato, come sempre, un vero e proprio artista con la A maiuscola, riuscendo a tradurre in immagini il mood che avevamo in mente.

L’ALBUM SI APRE PRATICAMENTE CON LE QUATTRO TRACCE CHE FACEVANO PARTE DELL’EP OMONIMO DEL 1996, DEPURATE DA INTRO ED OUTRO. SONO BRANI CHE RESISTONO BENE ALLO SCORRERE DEL TEMPO, SEGNO CHE PER L’EPOCA IN CUI SONO STATI SCRITTI ERANO MATERIALE INNOVATIVO, ORIGINALE, SEBBENE GIA’ MOLTE BAND SI CIMENTAVANO IN COMMISTIONI TRA GOTHIC, PROGRESSIVE, DEATH, DOOM E MUSICA ATMOSFERICA, E FRA QUESTI ANCHE I NOVEMBRE. COME AVETE CERCATO DI RIVEDERE TALI CANZONI, TRA LE QUALI L’APPEAL DI “TRAGICOMIC REALITY” E’ LA COSA CHE SALTA MAGGIORMENTE ALL’ORECCHIO?
– Il disco si apre con i pezzi dell’EP perché volevamo creare un filo conduttore, cronologicamente corretto, della nostra storia come band: si inizia con quei brani, si passa al mini mai uscito “A Piece Of Infinity”, dopodiché c’è “Spoiled” e “Atlantidea”, la cover di “The Unforgiven” dei Metallica e, per finire, “You Don’t Know”. Abbiamo cercato di modificare il meno possibile i nostri vecchi pezzi: erano già stati arrangiati a loro tempo, quindi ci siamo limitati a ri-registrarli al meglio e a curare di più l’esecuzione.

ECCO, NON ERO A CONOSCENZA DEL FATTO CHE TUTTA LA TRACKLIST FOSSE DATATA. QUINDI IL SOLO “YOU DON’T KNOW” E’ ABBASTANZA RECENTE. COME VI SIETE APPROCCIATI NELLA COMPOSIZIONE DI QUESTO BRANO, ALLORA?
– Sì, il brano più recente è “You Don’t Know”, il primo singolo. E’ stato scritto in due notti, all’inizio del 2019: sapevamo già che sarebbe stato il nostro pezzo più adatto ad essere utilizzato come videoclip. Per quanto riguarda gli altri pezzi, escludendo i primi quattro (presenti nell’EP di cui sopra), gli altri cinque sono comunque stati scritti tra il 1996 ed il 1998. L’unica ‘direttiva’ che ci siamo dati è stata quella di regalare all’ascoltatore quanta più musica in un solo CD: riteniamo giusto dare più materiale possibile a chiunque decida di investire in un nostro album. E’ il minimo che si possa fare per ringraziare i nostri fan.

“THE PATTERN” E’ UN DISCO MOLTO ‘APERTO’, NEL SENSO CHE, PUR ESSENDO INQUADRABILE IN UN CONTESTO GOTHIC-PROGRESSIVE METAL, IN REALTA’ SFODERA MOLTISSIME INFLUENZE, DAL POP ALLA DARKWAVE, DAL CANTAUTORATO ITALIANO AL VIRTUOSISMO CHITARRISTICO. MA QUALI SONO, ATTUALMENTE, LE TUE/VOSTRE MAGGIORI ISPIRAZIONI? COSA, DI MODERNO, VI SPINGE A COMPORRE MUSICA EVIDENTEMENTE EMOZIONALE, COME QUELLA CONTENUTA NEL DISCO?
– Come hai intuito, le nostre influenze sono variegate e decisamente poliedriche, ma non le prendo mai in considerazione in fase di composizione: semplicemente scrivo senza mai pormi dei paletti o degli obiettivi prefissati. Dovessi citare quelli che sono gli artisti che più apprezzo, potrei dirti Nightingale, Witherscape, primi Katatonia, Edge Of Sanity, Paradise Lost, Dissection, Burzum, Metallica, Megadeth, Dream Theater, Editors, Verdena, Duran Duran, Depeche Mode, Dead Can Dance, primi Litfiba, Lucio Battisti, Michael Nyman… insomma, un mare di roba! Attualmente, tra le nuove band, ci sono molte cose interessanti (Leprous, Tribulation, Monuments, Nothing But Thieves), ma non mi sento di dire di esserne ‘influenzato’…

TI ASCOLTIAMO IN UNA INUSUALE VESTE DI CANTANTE, OLTRE CHE OVVIAMENTE CHITARRISTA, OLTRETUTTO IMPEGNANDOTI IN UN VASTO CAMPIONARIO DI VOCI, DAL GROWL A DIVERSE TONALITA’ DI PULITO. QUALI SPUNTI VOLEVI DARE ALLA TUA VOCE E QUALI DIFFICOLTA’ HAI TROVATO NEL RICERCARE IL GIUSTO TIMBRO, LO STILE PIU’ ADATTO PER OGNI BRANO O SEZIONE DI ESSO?
– Questa domanda cade letteralmente a fagiolo: io sono un chitarrista e non ho MAI voluto cantare per scelta, ma per necessità. Purtroppo non è mai stato facile per noi trovare un buon cantante in grado di eseguire le partiture da me scritte… Il giorno in cui riuscissi a trovarne uno adatto, sarei il primo a cedergli questo ruolo con molto piacere. Cantare è terribile: devi stare attento al timbro, all’intonazione, al fiato, alla coordinazione (nel caso in cui si canti e si suoni in contemporanea). Pagherei per poter tornare ad occuparmi solo della mia amata chitarra, ma al momento la vedo dura. Se ci fosse qualche coraggioso kamikaze che sia in grado di cantare le mie linee meglio di me, ci scrivesse in privato e venisse a fare un provino!

MI HA COLPITO MOLTO, SEBBENE DI DIFFICILE ASSIMILAZIONE E QUINDI ANCORA DA COMPRENDERE BENE, LA LUNGA SUITE “ATLANTIDEA PART I”. NON MI ASPETTAVO, ALL’INTERNO DI UNA TRACKLIST TUTTO SOMMATO SNELLA E FRUIBILE, UN BRANO COSI’ LUNGO. INEVITABILMENTE MI SONO TORNATI ALLA MENTE UN PAIO DI PEZZI DEI NOVEMBRE, “EVERASIA” E “MAREA (PART 1, 2 & 3)”, NEI QUALI SI RISCONTRA UN SIMILE CANOVACCIO, L’IMMAGINARIO DEL VIAGGIO, DELL’ACQUA, DELLA FUGA NOSTALGICA IN SOGNI DIMENTICATI… NE APPROFITTO DUNQUE PER CHIEDERTI UN APPROFONDIMENTO SU QUESTO BRANO E, PARALLELAMENTE, SE PENSI CHE L’ACCOSTAMENTO AI NOVEMBRE POSSA ESSERE PIU’ POSITIVO O NEGATIVO PER VOI.
– Comincio col rispondere all’ultima parte della domanda: i Novembre mi hanno accompagnato per tutta la vita, fin da ragazzino (quando ero un fan sfegatato), quindi non vedo perché dovrebbe essere un problema. Quello che senti negli Oceana di simile ai Novembre credo sia fisiologico. Ho sempre composto in questa maniera. Credo che il parallelismo sia inevitabile e, nel mio caso, non può che essere lusinghiero.
Per quanto riguarda invece la storia di “Atlantidea”, essa mi venne in sogno una notte del 1995: ricordo di essermi svegliato e di essermi letteralmente catapultato sulla chitarra per iniziare a lavorarci su, appuntando il tutto su un vecchio registratore a cassette e sparendo da tutti per qualche giorno. Da quando è ‘nata’, la suite è rimasta praticamente invariata nella struttura e nelle armonie, Sancho ha contribuito all’arrangiamento della batteria e insieme abbiamo limato qualcosa qua e là, ma la quasi totalità della composizione è rimasta uguale a come fu generata la prima volta. Il testo parla di un posto, un’isola eterna inviolata e inviolabile, nella quale il protagonista passa, tra cielo e mare, attraverso tutte le fasi dell’esistenza. Curioso come, nel sogno, costui si evolva in una forma di vita acquatica simile ad un delfino con coscienza umana che però, vivendo in acqua, è libero dai vincoli della vita sulla terraferma. Nel momento in cui il posto viene minacciato da un’invasione di esseri umani che vogliono contaminare l’isola costruendoci sopra, l’uomo-delfino si evolve ulteriormente in una forma divina che gli conferisce il potere di proteggere e salvare Atlantidea dalla distruzione.

AL MISSAGGIO E ALLA MASTERIZZAZIONE HAI CHIAMATO DAN SWANÖ, ORMAI SEMPRE PIU’ GURU DEL SOUND DEATH-DOOM METAL DEGLI ANNI NOVANTA. COME AVETE COSTRUITO IL SUONO ASCOLTABILE SU “THE PATTERN”? E QUALI MODIFICHE HA APPORTATO, SE LE HA APPORTATE, ALLE SCELTE DI PRODUZIONE?
– Dan è e resta la mia massima influenza, sotto tutti i punti di vista, sia come compositore che come musicista e produttore. Non avremmo potuto chiamare nessun altro al suo posto. Soprattutto per “The Pattern”. Calcolando che il disco è stato registrato nel mio home studio, eccezion fatta per le voci e per le chitarre acustiche, registrate agli Outer Sound Studios dal mio grande amico Giuseppe Orlando (Inno, The Foreshadowing, Airlines Of Terror, CO2, ex Novembre), devo dire che Dan è stato molto rispettoso nei confronti del nostro sound e del nostro materiale. Conservo ancora gli screenshot dei suoi complimenti per pura soddisfazione personale! Leggere certe cose, scritte dal tuo idolo, non ha prezzo (ride, ndR).

IL DISCO E GLI OCEANA SI PRESENTANO (O RI-PRESENTANO) AL PUBBLICO IN UN PERIODO DAVVERO COMPLESSO PER IL MERCATO DISCOGRAFICO. AVETE PENSATO DI RITARDARE LA PUBBLICAZIONE, IN MODO POI DA POTERLO PROMUOVERE AL MEGLIO ANCHE DAL VIVO, OPPURE LA BAND RESTA UN PROGETTO DA STUDIO? COME VEDI I PROSSIMI MESI DAVANTI A VOI?
– Purtroppo questa situazione legata al Covid-19 ci ha rallentato parecchio, oltre ad averci creato non pochi problemi legati alla promozione… Nonostante tutto, Enrico Giannone (il boss di Time To Kill Records, nonché cantante di Undertakers e Buffalo Grillz) ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro, rendendo questo periodo meno difficile. Non possiamo fare altro che ringraziarlo pubblicamente. Tornando alla domanda, gli Oceana non sono ASSOLUTAMENTE un mio progetto studio ma una band vera e propria, motivo per il quale non vediamo l’ora di poter iniziare a fare concerti e tour ovunque sia possibile. La nostra è musica che va vista ed ascoltata dal vivo.

BENE, MASSIMILIANO, CHIUDIAMO CON UNA DOMANDA CHE FACCIO SPESSO AI GRUPPI CHE INTERVISTO: MI ELENCHI I CINQUE DISCHI SENZA I QUALI GLI OCEANA, E TU COME COMPOSITORE, NON SAREBBERO MAI ESISTITI?
– La domanda è molto difficile, in quanto i dischi di riferimento sono diversi se parliamo di Oceana o di me stesso. Per quanto riguarda gli Oceana, direi “Draconian Times” dei Paradise Lost, “Discouraged Ones” dei Katatonia, “Master Of Puppets” dei Metallica, “Rust In Peace” dei Megadeth e “Purgatory Afterglow” degli Edge Of Sanity. Per quanto riguarda me, direi invece “The Breathing Shadow” dei Nightingale, “Scenes” di Marty Friedman, “Fire And Ice” di Yngwie Malmsteen, “Images And Words” dei Dream Theater e “Wish I Could Dream It Again” dei Novembre.
Grazie a te e a tutto lo staff di Metalitalia.com da parte mia e dagli Oceana al completo! Un abbraccio forte a tutti i nostri fan!

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