OSI – Musica senza frontiere

Pubblicato il 09/05/2006 da
 
Sono circa le 12:30 di una grigia giornata di aprile, quando Kevin Moore e Jim Matheos varcano la soglia di un lussuoso hotel di Milano. Il primo si reca immediatamente nella sua stanza, mentre il secondo mi raggiunge con fare affabile e cordiale per scambiare quattro chiacchiere sul nuovo lavoro degli OSI che, come ampiamente descritto in sede di recensione, vanta una manciata di composizioni di assoluto livello. Inoltre, non mancheranno curiosità sui Fates Warning e sullo stesso Jim… tutto questo su Metalitalia.com!
 
 

CIAO JIM, COMPLIMENTI VIVISSIMI PER “FREE”, UN ALBUM CHE MI HA LETTERALMENTE LASCIATO SENZA PAROLE. CI PUOI FORNIRE QUALCHE DETTAGLIO IN MERITO ALLA COMPOSIZIONE DELLE CANZONI? IN FASE DI SCRITTURA AVETE SPESO PARECCHIO TEMPO PER POTER CURARE GLI ARRANGIAMENTI O IL TUTTO SI E’SVOLTO IN MANIERA FLUIDA E VELOCE?
“Oh, mi fa piacere che il nostro disco ti sia piaciuto. Le canzoni contenute in ‘Free’ hanno richiesto un meticoloso lavoro tra me e Kevin in fase di composizione ed abbiamo speso parecchio tempo nel curare ogni minima sfumatura. Avevamo parecchie idee in mente e appena saltava fuori un bel riff Kevin me lo inviava via computer e viceversa, e alla fine ci siamo trovati a scambiarci continuamente idee e melodie che poi si sono concretizzati in questi brani. Tutto ciò ha decisamente stimolato la nostra creatività ed ogni canzone ha una sua identità!”.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE CHE DISTINGUONO IL VOSTRO DEBUT ALBUM DA “FREE”?
“Sin dal nostro primo album abbiamo cercato di prendere le distanze dalle strutture tipiche del progressive metal, concentrando la nostra scrittura su canzoni fresche e di maggiore impatto. Con ‘Free’ abbiamo completamente reciso il cordone ombellicale dal progressive, componendo brani ancora più lineari e diretti. Ciò non significa rinnegare quanto precedentemente fatto, ma semplicemente ampliare il proprio bagaglio artistico esplorando nuovi lidi sonori senza preoccuparci se nascano tracce pop, rock o progressive, ma solo di suonare quel che ci piace di più al momento…”.

LA COPERTINA NASCONDE UN PARTICOLARE SIGNIFICATO?
“No, non ci siamo seduti a tavolino cercando una fotografia che necessariamente rappresentasse al meglio il nostro lavoro. Semplicemente, ci è piaciuta l’immagine che ritrae una cornetta di una cabina telefonica appesa e lasciamo a voi ogni libera e personale interpretazione”.

DI COSA TRATTANO I TESTI?
Penso che Kevin sia la persona più adatta per risponderti in modo più approfondito, dato che ama trattare tematiche prettamente incentrate sulle relazioni tra gli esseri umani. E’ un ragazzo molto realista ed attento ai problemi che ci circondano”.

C’E’UNA CANZONE CHE AMI PARTICOLARMENTE IN QUESTO ALBUM?
“‘Go’ e ‘All Gone Now’ attualmente sono le mie preferite in assoluto, anche se i miei gusti variano giorno dopo giorno…”.

CHI SI E’OCCUPATO DELLA PRODUZIONE?
“Io e Kevin abbiamo curato la produzione di ‘Free’. Abbiamo cercato di donare potenza e freschezza al sound, e penso che il risultato ci dia ragione”.

E’PREVISTO UN TOUR DI SUPPORTO?
“Al momento non è stato pianificato ancora nulla anche se abbiamo materiale sufficiente per esibirci dal vivo. Se le vendite del disco saranno buone faremo di tutto per suonare in più posti possibili, compresa la bella Italia”. 

RACCONTACI QUALCHE ANEDDOTO DELLA TUA LUNGA CARRIERA DI MUSICISTA…
“In venticinque anni di carriera ci sarebbero da raccontare un sacco di cose, potrei scriverci un libro. Comunque, il primo aneddoto che mi viene in mente risale al tour di supporto a ‘Parallels’ nel 1992, precisamente eravamo a Chicago negli Stati Uniti e dividevamo il palco con i Pantera. Il concerto fu disastroso, in quanto ci esibimmo in un locale dove i presenti volevano solo vedere i Pantera che all’epoca avevano conquistato mezzo mondo, mentre noi componevamo musica troppo elaborata e soft. Ricordo invece il tour che riscosse un ottimo successo in compagnia dei Dream Theater e Queensryche nel 2003, musicisti dannatamente preparati e persone la cui compagnia è davvero piacevole. Sostanzialmente, la maggior parte dei momenti trascorsi nella mia vita sono stati positivi, difatti ricordo ancora con piacere i primi anni trascorsi con i Fates Warning. Incidere dischi e andare in tour era la realizzazione di un sogno che coltivavo sin da ragazzo”.

A PROPOSITO DEI FATES WARNING, COSA NE PENSI DI “NO EXIT” (PORGENDO A JIM IL BOOKLET, NDR)?
“Cazzo, quel disco ha una copertina davvero oscena (ride, ndR). Comunque, ‘No Exit’ rappresentava per noi un nuovo punto di partenza. Innanzitutto è il primo disco dove Ray Alder ha debuttato come cantante ed inoltre – particolare decisivo della nostra storia – tentammo di distaccarci dal cosiddetto metal classico per esplorare territori per noi ancora vergini, decisamente più progressivi e intriganti. Penso che la suite ‘The Ivory Gate Of Dreams’ rappresentò un nuovo punto di partenza per la nostra musica”.

QUALI SONO I CHITARRISTI CHE HANNO INFLUITO MAGGIORMENTE SUL TUO STILE?
“Sicuramente David Gilmour, Michael Schenker e Alex Lifeson, musicisti dotati di un tocco inimitabile e di un feeling spaventoso. Hanno dato tanto alla musica rock e hanno spinto molti ragazzi come me a diventare chitarristi professionisti”.

BENE, QUALE MARCA DI CHITARRA UTILIZZI AL MOMENTO?
“Mi sono sempre trovato molto bene con la PRS (Paul Reed Smith Guitars, ndR), ed attualmente rimane la mia preferita in assoluto. In tutti questi anni trascorsi a suonare ho provato tantissime altre marche e vi posso consigliare anche la Jackson e la Gibson…una garanzia per chi suona rock o heavy metal!”.

E’TUTTO, JIM, CONCLUDI COME MEGLIO CREDI…
“Ti ringrazio per lo spazio concesso dal tuo portale e ringrazio la InsideOut per l’ottimo lavoro svolto in fase promozionale. Ascoltate il nostro nuovo disco, e se vi piace acquistatelo, non scaricatelo!”.

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