OUBLIETTE – Oscuri passaggi

Pubblicato il 23/10/2018 da

Gli americani Oubliette ci hanno di recente ben impressionato grazie alla loro seconda opera sulla lunga distanza, “The Passage”, un riuscito mix di metallo estremo, spaziante a cavallo tra il melodic black/death metal progressivo, l’atmospheric black metal e determinate sonorità decadenti i cui primi vagiti sono risalenti agli anni Novanta. La particolarità principe di questa formazione, oltre alla qualità innata e all’ottimo gusto delle sue composizioni, è che viene gestita e portata avanti da Mike ed Emily Low, coniugi nella vita reale così come co-scrittori e compagni di gruppo nella vita con la band. Non è impossibile, nel corso della storia della nostra musica preferita, trovare partner che abbiano collaborato in questo senso, ma è comunque sempre strano ed interessante andare a tastare il polso e scoprire le dinamiche di tali contesti peculiari. Sentiamo proprio i nostri marito e moglie, rispettivamente chitarrista e voce, cos’hanno da dirci sui loro Oubliette…

CIAO EMILY, CIAO MIKE, BENVENUTI SU METALITALIA.COM! PRIMA DI TUTTO VI CHIEDO DI RIASSUMERE IN BREVE LA VOSTRA STORIA E DI PARLARCI DEL VOSTRO DEBUT-ALBUM, “APPARITIONS”.
Mike
– Sicuramente abbiamo avuto un buon feedback per la pubblicazione di “Apparitions”, ma essendo stata la nostra prima pubblicazione ho come l’impressione che l’apprezzamento sia arrivato tutto con troppo ritardo, la distribuzione non funzionò perfettamente. Comunque, negli ultimi quattro anni, sembra abbia aumentato sempre di più i suoi estimatori. E dopo circa un anno dalla release, iniziammo ad esibirci dal vivo dalle nostre parti e ad ottenere ottimi risultati.

DOPO “APPARITIONS”, PERO’, LA VOSTRA FORMAZIONE HA SUBITO UNA QUASI COMPLETA RIVOLUZIONE. COS’E’ SUCCESSO? COME SIETE ARRIVATI A TRASFORMARVI DA QUARTETTO A SESTETTO?
Mike
– A parte l’inserimento di due chitarristi in più, di cui ti dirò nella prossima risposta, gli altri rimpiazzi sono stati al basso e alla batteria. Doug e Jake (Mesich e Jones, rispettivamente ex-batterista ed ex-bassista, ndR) abitano lontani dalla nostra zona e noi volevamo avere una lineup più compatta e ravvicinata, semplicemente per suonare assieme e provare di più. I miei buoni amici Greg Vance e James Turk, entrambi militanti anche negli Enfold Darkness, hanno preso i loro posti dietro le pelli e al basso.

ECCO, L’AGGIUNTA DEI DUE CHITARRISTI, OLTRE A TE, MIKE, E’ DI CERTO UN CAMBIAMENTO IMPORTANTE SOPRATTUTTO PER QUEL CHE RIGUARDA LE POSSIBILITA’ NEL SONGWRITING. COME MAI AVETE SCELTO DI AVERE TRE CHITARRE NEL VOSTRO SUONO?
Mike
– Su “Apparitions” avevo suonato solo io la chitarra, perciò avevamo la necessità di trovare un secondo chitarrista nel momento in cui decidemmo di iniziare a suonare dal vivo. Todd Harris si aggiunse per primo nel 2015, ma sentivamo che ancora qualcosa mancava. Nel mio stile compositivo ci sono moltissime lead guitar armonizzate e volevamo poterle ripetere anche live. Abbiamo visionato e scartato diversi membri potenziali fino ad arrivare ad Andrew Wampler. Avere tre chitarre è magnifico, ti si aprono un sacco di porte per sotto-partiture e multiple opzioni quando si è in fase di scrittura.

PROSEGUENDO NEL DISCORSO COMPOSITIVO, COM’E’ NATO DUNQUE “THE PASSAGE”? MESSO A CONFRONTO CON “APPARITIONS”, SOPRATTUTTO NELLA PRIMA PARTE MI E’ PARSO PIU’ AGGRESSIVO E BLACK-ORIENTED; NEL PROSEGUO DELLA TRACKLIST, PERO’, RALLENTA ALQUANTO E VIENE FUORI LA VOSTRA ANIMA PIU’ DECADENTE E TRISTE. COSA NE PENSATE?
Emily
– La maggior parte delle partiture musicali sono state preparate prima che i testi e la storia prendessero forma. Avendo più gente a contribuire al dialogo compositivo, è chiaro che sul piatto c’erano molte più idee da valutare: volevamo rimanere fedeli al nostro stile ma volevamo anche che la musica seguisse i testi. Ecco perchè nella seconda parte le atmosfere sono più decadenti.

E COME FUNZIONA PIU’ NEL DETTAGLIO, IN CASA OUBLIETTE, IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE? C’E’ UN SONGWRITER PRINCIPALE OPPURE ORA SCRIVETE TUTTI ASSIEME?
Mike
– Solitamente sono io che presento la maggior quota di riff e le strutture portanti dei brani, ma per “The Passage” in diverse canzoni ho avuto assistenza. Todd, ad esempio, ha avuto una buona manciata di soluzioni ed idee che poi hanno trovato posto. Quando preparo i demo, scrivo sempre delle parti minimali di batteria per poi lasciare intervenire Greg a rifinire e personalizzare il tutto. E anche il basso ha avuto parecchia libertà, James ha scritto quasi tutti i suoi passaggi.

QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE PASSATE E PRESENTI? SPESSO SEMBRATE RICORDARE DIVERSE BAND ESTREME EUROPEE DEGLI ANNI NOVANTA (DISSECTION, PRIMI OPETH, PRIMI IN FLAMES), MA FORSE C’E’ ALTRO PIU’ DIFFICILE DA RICONOSCERE…
Mike
– Se parliamo del passato remoto, diciamo da quando ho preso la mia prima chitarra in mano fino al periodo del college, allora l’alternative dei Nineties e roba grunge come i Nirvana erano in cima ai miei ascolti. Poi arrivarono pian piano Pantera, Slayer, Sepultura. Invece, da quando esistono gli Oubliette…be’, hai già nominato tre delle mie band preferite, alle quali aggiungerei Alcest, Moonsorrow, Insomnium ed Enslaved.
Emily – Io invece sono cresciuta ascoltando musica classica e musica celtica. Attualmente posso definire influenze il melodic black metal ed il pagan folk, ma in realtà apprezzo anche qualche cantante pop.

UNA DELLE DOMANDE PIU’ RICORRENTI (E NOIOSE) CHE VI FA LA STAMPA SPECIALIZZATA SARA’ SICURAMENTE QUELLA SUL COME SI VIVONO LE DINAMICHE DI UNA BAND IN VESTE DI MARITO E MOGLIE. ECCO…VE LA FACCIO ANCHE IO! CI SONO PIU’ ALTI O BASSI IN TALE SITUAZIONE?
Emily
– Oh, di certo più alti! Abbiamo suonato al nostro festival metal preferito in Europa, il Metaldays, assieme, ad esempio. E se mai inizieremo ad andare in tour seriamente, lo farò con il mio miglior amico, una cosa che la maggior parte dei musicisti non riesce a fare nell’arco di una carriera.
Mike – La maggior parte delle coppie non ha il piacere di sedersi vicino per comporre e registrare musica insieme, questa è una cosa di cui tengo molto conto. Io ed Emily abbiamo un sacco di ascolti in comune, sebbene i nostri gusti differiscano qua e là. Ma nel momento in cui c’è da cogliere la giusta ispirazione, sappiamo estrapolare bene e far convergere le stesse sensazioni, le stesse vibrazioni che le influenze ci trasmettono.

DITEMI UN ASPETTO DEGLI OUBLIETTE CHE PENSATE SIA ANCORA DA MIGLIORARE IN MODO PARTICOLARE ED UN ALTRO CHE CREDETE SIA IL VOSTRO VALORE AGGIUNTO E PECULIARITA’.
Mike
– Credo che niente in una band debba essere considerato un valore aggiunto od una peculiarità. Mi piace pensare di aver pubblicato due dischi di qualità e di aver fatto degli ottimi concerti, ma ci saranno sempre parti e/o momenti in cui mi dico ‘oh, avremmo dovuto cambiare questo passaggio’, magari anche subito dopo aver rilasciato il disco. Ogni album che ogni formazione scrive è la rappresentazione di ciò che si è in quel preciso momento, per cui dire che qualcosa è meglio o peggio di altro lascia davvero il tempo che trova.
Emily – C’è sempre spazio per chiunque per migliorarsi e progredire. Si spera che il nostro prossimo album sia meglio di “The Passage”, è chiaro. Sono particolarmente orgogliosa della nostra presenza scenica: penso sia un aspetto degli Oubliette che curiamo bene e che fin dall’inizio ci caratterizza, ma è anche vero che siamo sempre in cerca di migliorie anche sotto questo punto di vista, per offrire spettacoli sempre più avvincenti.

UNA DOMANDA SUI TESTI. VI TROVATE BENE AD ESPRIMERE LA VOSTRA MUSICA E LE VOSTRE STORIE ATTRAVERSO L’USO DEI CONCEPT, MA QUALI SONO GLI ARGOMENTI CHE PREFERITE TRATTARE E QUALI LE ISPIRAZIONI, ANCHE EXTRA-MUSICALI, CHE VI GUIDANO?
Emily
– “Apparitions” era basato su una miscela di esperienze di vita reale, sogni ed eventi soprannaturali. La prima canzone che abbiamo scritto per “The Passage” è stata “Solitude”, ispirata alla tragica storia di una ragazza di vent’anni che conoscevo: dopo aver avuto un incidente, venne sottoposta ad una svariata serie di trattamenti medici per cercare di farla sopravvivere, ma dopo otto-nove mesi dall’evento venne a mancare. I testi di questo brano mi hanno guidato in seguito alla creazione del concept incentrato sul perdere una persona cara in giovane età e sulle emozioni profonde che derivano da ciò. Abbiamo deciso di ambientare la storia in un diverso periodo e con come protagonista un personaggio ancora più giovane, per includere alcuni nostri interessi personali sugli usi e costumi del lutto del periodo Vittoriano.

CONCLUDIAMO CON L’ATTIVITA’ LIVE: ESSENDO NATI COME STUDIO-PROJECT, SUPPONGO ALL’INIZIO NON CI FU INTENZIONE DI ESIBIRSI. COSA VI FECE CAMBIARE IDEA E COME VI VEDETE IN FUTURO?
Mike
– Dopo la pubblicazione di “Apparitions”, restammo inattivi per circa un anno ma iniziammo a sentire il bisogno di performare dal vivo. Una delle ragioni, come ho scritto sopra, per i vari cambi di lineup, in modo da avere membri più vicini e dedicati alla sala prove. Gli Oubliette resteranno una live band sicuramente, almeno per quanto possiamo prevedere nel prossimo futuro.

 

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