OUR SURVIVAL DEPENDS ON US – Arte spirituale

Pubblicato il 24/04/2016 da

Non è facile interpretare per un orecchio esterno l’identità sonora e concettuale di un gruppo come gli Our Surival Depends On Us. Gli austriaci sono partiti da ambiti tutto sommato convenzionali, sprigionando uno sludge-doom tossico e corrotto durante i primi anni di attività; quindi hanno aggiunto e mescolato nuovi ingredienti, smussando le asperità iniziali e immettendo nel proprio telaio sonico doom, progressive, folk, ambient e innumerevoli altre piccole e grandi influenze. Un’esibizione carica di suggestioni al Navajo Calling e l’eclettico terzo album “Scouts On The Borderline Between The Physical And Spiritual World” hanno catturato le nostre attenzioni e ci hanno spinto a indagare ulteriormente su questo strambo collettivo, che dallo stretto e profondo rapporto con la natura e la spiritualità ha tratto linfa vitale per creare un suono mutevole, enfatico, di ardua catalogazione e imitazione. Abbiamo parlato di tutto ciò che ruota attorno alla band con il chitarrista/cantante Thom Kinberger, disponibile a darci un esaustivo quadro d’insieme su di sé e i suoi compagni.

Our Survival Depends On Us - immagine band - 2015

IL NUOVO ALBUM INTERROMPE UN LUNGO PERIODO DI SILENZIO, SONO INFATTI TRASCORSI SEI ANNI DA “PAINFUL STORIES TOLD WITH A PASSION FOR LIFE”. COS’È ACCADUTO PERCHÉ PASSASSE COSÌ TANTO TEMPO PRIMA DI UN NUOVO DISCO? QUALI SFIDE AVETE DOVUTO AFFRONTARE PER GIUNGERE A REALIZZARE IL VOSTRO TERZO ALBUM?
“Ci sono state moltissime sfide da affrontare! È stato un periodo di rinnovamento per noi, perché volevamo mettere assieme tutte le nostre influenze musicali. In passato avevamo alcuni progetti laterali, sul neofolk, cantautorato, cose simili, e alcuni arrangiamenti di questo genere sono confluiti nel tipico suono degli Our Survival Depends On Us. Oltre a questo, tutti noi abbiamo molte attività che ci impegnano, la vita poi ti sorprende, ti mette di fronte ad accadimenti sempre nuovi, a volte eccitanti e positivi, altre disturbanti e distruttivi. L’unica costante nelle nostre vite è la band, puoi considerarla un rifugio, un modo per guarire e ripartire dopo aver subito dei danni in altri aspetti del nostro vissuto. Negli ultimi anni abbiamo provato sulla nostra pelle, in maniera anche molto dura, cosa possano rappresentare le difficoltà della vita e le opinioni del prossimo per un singolo individuo. Questa presa di coscienza, questo ‘risveglio’ se vogliamo, su alcuni argomenti e problemi che non avevamo mai considerato granché, ha avuto il suo prezzo. Nel mentre ci siamo anche impegnati alla realizzazione di alcuni videoclip e lavorato su altri progetti, come il Funkenflug Festival. Non abbiamo particolari obiettivi a lungo termine, un piano strategico da seguire, viviamo semplicemente le nostre vite e seguiamo la nostra ispirazione”.

IL TITOLO DEL VOSTRO TERZO FULL-LENGTH HA UN SIGNIFICATO MOLTO AFFASCINANTE: QUALI SONO LE SENSAZIONI DI UN ESPLORATORE QUANDO È NEL MEZZO FRA QUESTI DUE MONDI, QUELLO FISICO E QUELLO SPIRITUALE? QUALI SONO RISCHI DELL’ESSERE IN QUESTA POSIZIONE?
“Il rischio maggiore è quello di essere inghiottiti da uno di questi stati mentali e perdercisi in mezzo. Se smetti di essere curioso e di sviluppare il tuo punto di vista, le tue convinzioni, la tua mente sarà incapace di crescere e la tua personalità sarà intrappolata dalla paura e dalla dannazione. Lo sai cosa intendo dire, ci sono persone che hanno grandi sicurezze, non si schiodano dalle loro opinioni, c’è chi ha disgusto di tutto e chi crede di sapere ogni cosa di se stesso e degli altri. Il titolo del nostro ultimo disco può essere visto come un monito e un promemoria a valicare certi limiti, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale. Nessuno combatterà la tua sanguinosa battaglia, non attendere un salvatore o un leader economico, non parlare di cose che farai in futuro, fallo e basta, sii curioso e smettila di lamentarti!”.

L’INTERO ALBUM HA UN CHE DI MAGICO, HA UNA PROFONDITÀ CONTENUTISTICA CHE PARE CONNESSA A ESPERIENZE PERSONALI MOLTO IMPORTANTI, AL VOSTRO INTIMO STATO D’ANIMO E NON PUÒ FARE SEMPLICEMENTE RIFERIMENTO A DEI FATTORI A VOI ESTERNI. QUALI SONO STATE LE PRINCIPALI DIFFICOLTÀ NELL’ESPLORARE VOI STESSI E TIRAR FUORI LE VOSTRE VERE EMOZIONI?
“La maggiore difficoltà in questo processo è quella di trovare un tramite per far prender forma alle nostre esperienze, trasformarle in ispirazione e far sì che l’ispirazione faccia scaturire a sua volta un certo suono e la musica tutta che finisci per ascoltare nel disco finito. Quello che portiamo alla luce è il nostro amore per la natura e ogni tipo di arte dotata di un messaggio molto profondo, attitudine e abbia una funzione di guarigione, di lenitivo. Musica, pittura, poesia, arte visuale, tutti questi media ci possono permettere di allargare la nostra sensibilità, di aprire i nostri cuori, i nostri occhi e le nostre orecchie a quanto accade ogni giorno nell’universo. Molti cambiamenti si sono succeduti nel mondo negli ultimi anni e l’arte è il loro linguaggio, il mezzo perché questi si compiano. Perché non c’è alcuna separazione tra quello che siamo e quello che facciamo. Ogni cosa che creiamo è profondamente connessa con le nostre convinzioni e la nostra individualità. È un concetto difficile da spiegare, ma la forma del nostro pensiero musicale è un organismo in costante crescita, non il frutto di decisioni consapevoli”.

NELL’ALBUM VI SONO CANZONI DI TIPOLOGIA MOLTO DIFFERENTE: UNA SPECIE DI SINGOLO FOLK/DOOM COME “LET MY PEOPLE GO”,  DUE SUITE (“WE ARE CHILDREN OF THE DAWN” E “MY SONS AND DAUGHTERS”), EPISODI PIÙ SOFT COME “THE BLOODY PATH”, “MOUNTAINS OF MY HOME”, “A SACRED HEART”. NON PENSATE CHE UNA TRACKLIST DEL GENERE POSSA ESSERE DIFFICILE DA COMPRENDERE PER L’ASCOLTATORE E UN PO’ DISPERSIVA? CON QUALE CRITERIO AVETE COSTRUITO QUESTO ‘SENTIERO’ MUSICALE?
“Certamente è una bella sfida destreggiarsi fra canzoni così diverse! Penso però che l’ascoltatore possa trovare il modo per ‘socializzare’ con la nostra musica e rintracciare un background comune fra tutto quello che proponiamo. Ci sono poche band che hanno costituito una vera e propria influenza per il nostro sound, si parla di ensemble come Neurosis, Bonnie Prince Billie, Dead Can Dance, Sixteen Horsepower, Silver Mt. Zion e Bohren und der Club of Gore. Il risultato di tutti questi influssi è uno spettro sonoro assai ampio, ora più metal, altre volte più folk, altre tendente all’ambient. Ogni song ha il suo stile e cerchiamo di dare alle composizioni la massima libertà, facendo in modo che trascendano i generi e le scene”.

MOLTI OSPITI HANNO CONTRIBUITO A “SCOUTS…”: KVOHST (GRAVE PLEASURES), HELLMUTH (BELPHEGOR), STEINDOR ANDERSEN, ALTRI PERSONAGGI MENO CONOSCIUTI DELLA SCENA METAL E NON METAL. QUAL È STATO IL PESO CHE GLI OSPITI HANNO AVUTO NELLA RIUSCITA DEL VOSTRO ULTIMO DISCO? C’È QUALCHE STORIA INTERESSANTE CHE POTETE RACCONTARCI RISPETTO AL COINVOLGIMENTO DI QUESTE PERSONE NELLA LAVORAZIONE DEL DISCO?
“Adoriamo Mat ‘Kvohst’ McMercenery e tutta la musica su cui ha messo mano. Ho scritto l’ultima parte di ‘We Are Children Of The Dawn’ pensando a come l’avrebbe cantata e come mi aspettavo ha fatto un ottimo lavoro. E ci piace suonare la musica di Steindor Andersen quando ci scaldiamo prima di uno show, il nostro tastierista Hajot in passato ha collaborato con lui. Abbiamo incontrato Steindor e Hilmar Örn Hilmarson qualche anno fa a Treviso, avevano fatto una specie di show, anche se più che un concerto si trattava di una lettura musicata di testi, commentata da un professore universitario e promossa dalla fondazione Benetton. Dopo ogni lettura il professore interrompeva la musica e spiegava il significato dei canti rimur che venivano proposti, e lo faceva in maniera molto rude, maleducata! Al termine dello spettacolo, noi, Steindur e Hilmar ci siamo bevuti qualche bicchiere di troppo e loro a quel punto hanno gridato, convinti, pensando ancora a quel professore: ‘Noi odiamo quegli educati e saccenti professoroni!’. Amiamo quei ragazzi e siamo felicissimi di avere avuto l’opportunità di ospitare la voce di Steindur sul nostro ultimo disco”.

UNO DEGLI ASPETTI PIÙ IMPORTANTI DELLA VOSTRA MUSICA È LA PRESENZA DI TRE VOCALIST: COME SCEGLIETE CHI DEVE SUONARE UNA CERTA PARTE E QUALI SONO GLI ELEMENTI PIÙ IMPORTANTI DA CONSIDERARE QUANDO DOVETE INCROCIARE LE VOSTRE TRE LINEE VOCALI NELLA STESSA CANZONE?
“La cosa più importante per gli arrangiamenti è il carattere della canzone. Quando ho scritto ‘A Sacred Heart’ avevo l’intenzione di usare la mia voce. Ma quando l’ho registrata, abbiamo sentito il bisogno di un timbro più rauco e profondo del mio, così Barth si è occupato per la prima volta della voce principale e si è comportato molto bene nell’occasione. Aveva appena passato un periodo complicato quando ha approcciato il pezzo e il feeling malinconico che aveva nell’animo si è propagato nelle sue linee vocali. Siamo contenti di avere tre cantanti, tutti con timbriche molto distintive. Ci focalizziamo sulle atmosfere e usiamo la voce più idonea ad ogni contesto, ma ci sono occasioni dove necessitiamo di qualcosa di speciale e allora chiediamo ad altri artisti di offrirci il loro talento e di poterlo sfruttare nella nostra musica. La voce femminile che puoi sentire in ‘Scouts…’ è quella di Clara Tinsobin, una cantante professionista che lavora all’Università Mozartiana di musica e arti drammatiche. È una nostra cara amica di lunga data e l’abbiamo invitata più volte a suonare dal vivo con noi”.

AMATE DARE DEI TITOLI MOLTO LUNGHI AI VOSTRI ALBUM: QUALI SONO LE RAGIONI DI QUESTA SCELTA?
“Mucho, il nostro cantante/chitarrista, scrive il grosso delle lyrics. Ama la poesia, ha una profonda devozione per le parole e il loro significato e i poemi. I titoli dei nostri album rappresentano delle dichiarazioni d’intenti, dovrebbero essere un piccolo riassunto di quello che saranno i contenuti testuali dell’intero album”.

ASCOLTANDO LA VOSTRA MUSICA, LEGGENDO I VOSTRI TESTI, GUARDANDO I VIDEO, È CHIARO CHE CERCHIATE DI TROVARE UN’ARMONIA TRA LA VOSTRA IDENTITÀ DI ESSERI UMANI E COME VI COLLOCATE RISPETTO AL MONDO NATURALE E SPIRITUALE. QUANDO È COMINCIATA QUESTA RICERCA? QUALI SONO LE CONOSCENZE PIÙ IMPORTANTI CHE AVETE ASSIMILATO DURANTE QUESTO PROCESSO DI APPRENDIMENTO?
“Cerchiamo di utilizzare linguaggi e immaginari comuni in ogni aspetto del nostro lavoro. Noi siamo individui con un certo bagaglio culturale e abbiamo l’intento di rendere facilmente comprensibili a tutti i nostri pensieri. Siamo cresciuti in Austria, assimilando le tradizioni di questo paese, il forte influsso dato dal vivere tra le montagne. Abbiamo un modo di socializzare e vivere in mezzo agli altri che è molto legato alla nostra terra d’origine e permea costantemente la nostra musica. Quindi è naturale che la nostra musica e le immagini ad essa legate derivino da una prospettiva tutta nostra. Immaginiamo il nostro processo d’apprendimento come una specie di diario. è molto interessante rileggere in retrospettiva quello che abbiamo prodotto in questi anni”.

HO AVUTO IL PIACERE LA SCORSA ESTATE DI ASSISTERE A UNA VOSTRA ESIBIZIONE, IN OCCASIONE DEL NAVAJO CALLING. SONO RIMASTO IMPRESSIONATO DALL’INTENSITÀ DEL CONCERTO, PARTENDO DALLA DIFFUSIONE DELL’INCENSO PRIMA DELLO SHOW, PASSANDO QUINDI ALLE SCULTURE DI LEGNO DISPOSTE SUL PALCO, L’ESTREMA CONCENTRAZIONE DI OGNI MUSICISTA E IL POTERE IPNOTICO DELLA MUSICA. QUALI SONO I VOSTRI PENSIERI E LE VOSTRE SENSAZIONI DURANTE IL CONCERTO? QUALI SONO GLI OBIETTIVI CHE INTENDETE OTTENERE CON QUESTO PARTICOLARE OUTFIT?
“Noi amiamo la situazione del live quando riusciamo a entrare in una sorta di trance, così che un flusso emozionale connette noi e il pubblico. Cerchiamo di creare un rituale, non importa dove o quando suoniamo! Ci sono tonnellate di band là fuori che suonano per le masse con l’idea di creare un gigantesco party: questo va benissimo, ma noi non siamo assolutamente un gruppo di questo tipo. Per noi è importante influenzare il pubblico, far sciogliere il ghiaccio nei cuori di chi sta ascoltando in quel momento. Credo che una performance musicale sia molto di più di cinque persone che suonano sopra a un palco. Cerchiamo di attivare tutti i sensi dell’audience, occhi, orecchie, nasi e cuori. Il Navajo Calling è stato il nostro primo concerto in Italia e l’atmosfera è stata fantastica. L’audience era molto concentrata in quella calda notte estiva, è stato un grande piacere esibirci in quella circostanza. Dorian e i Caronte hanno organizzato un evento meraviglioso!”.

RITIENI CHE IN QUESTA NOSTRA ATTUALE SOCIETÀ TECNOCRATICA E IPER-AUTOMATIZZATA LA DIMENSIONE SPIRITUALE POSSA RAPPRESENTARE UN’ANCORA DI SALVEZZA PER L’INDIVIDUO E AIUTARLO A SCOPRIRE LA SUA REALE ESSENZA?
“Sì, perché no! Non importa se un qualcosa rappresenta la reale essenza di noi stessi o solo una parte della nostra natura, chiamala dimensione spirituale, musica, o qualsiasi altra forma d’arte. L’essere umano ha bisogno di vivere dentro di sé profondi aspetti metafisici per rendere completa la propria esistenza. Questa è la ragione per cui abbiamo tutte queste religioni nel mondo. Può piacere o no, ma dobbiamo accettare che tutto ciò rappresenti una parte fondamentale della nostra evoluzione e del nostro DNA. Tutte le cose sono connesse e a volte rimaniamo intrappolati troppo a lungo nella dimensione tecnocratica dell’esistenza a cui accennavi prima. È tutta una questione di bilanciare al meglio una serie di forze tra loro in opposizione: qualità, valori, concetti, idee, la propria etica e molto altro ancora. La traccia finale dell’album, ‘The Manifesto’, è la dichiarazione definitiva da parte degli Our Survival Depends On Us su quella che è la visione fisica e spirituale del mondo e dei nostri tempi da parte della band. Soph Disorder, una nostra cara amica, ha prestato la sua voce al ‘manifesto’. Lei è un altro tassello importante del nostro collettivo artistico”.

DAL VOSTRO PRIMO DEMO “BREATHE” A “SCOUTS…” QUALI SONO I PRINCIPALI CAMBIAMENTI INTERVENUTI? E COSA È RIMASTO DI PRATICAMENTE IDENTICO NELLA VOSTRA MUSICA DAGLI ESORDI AD OGGI?
“All’inizio, la musica degli Our Survival Depends On Us era un rozzo, analogico agglomerato di rabbia e dolore. Abbiamo avviato la band per celebrare un suono brutto, urticante, che provocasse dolore al prossimo. Volevamo unire lo sludge-core più fetido che ci fosse con il black metal. ‘Washing Hands In Innocence’, dal nostro debut, è la canzone più carica di negatività che abbiamo mai scritto, fa ancora paura nonostante siano passati molti anni da quando l’abbiamo scritta. ‘Painful Stories…’ è stata invece la nostra interpretazione di un tipico album da cantautore/songwriter. Abbiamo implementato un modo di comporre molto narrativo, ‘Angelranger’ e ‘The Shadowstalker’ sono canzoni fantastiche che adoriamo tutt’ora suonare dal vivo. ‘Scouts…’ si nutre di libertà musicale, abbatte i confini fra i generi e gli stili, abbiamo tentato di scrivere un album senza tempo nel suono e nella composizione. Puoi rintracciare nelle diverse tracce il brit-folk degli anni ’70, classic rock, doom spirituale, black metal, post-rock e dark ambient, appesantiti da un potente metal sound”.

SUL VOSTRO SITO UFFICIALE È PRESENTE UNA SEZIONE DEDICATA AI VOSTRI PROGETTI ARTISTICI PERSONALI, STRETTAMENTE CONNESSI AL MONDO DEGLI OUR SURVIVAL DEPENDS ON US. PUOI SPIEGARCI COME I VOSTRI PROGETTI PITTORICI, SCULTOREI E VISUALI SI RELAZIONINO CON LA MUSICA DEGLI OUR SURVIVAL DEPENDS ON US E QUALI SONO GLI OBIETTIVI PERSEGUITI IN TUTTE QUESTE ATTIVITÀ?
“Esprimiamo in questo modo tutto il nostro entusiasmo per l’arte, combinato coi nostri interessi per storia e religione. È il processo creativo che ci anima, non importa a quale progetto ognuno di noi sia impegnato. C’è poi l’aspetto ritualistico, il lavorare alacremente su un singolo obiettivo in modo maniacale, mettendoci tutta la cura possibile. Ma c’è anche dell’altro. Hajot, il nostro tastierista, è molto appassionato di viaggi, ha trascorso più volte alcuni mesi in giro per l’Islanda, ad esempio. Io stesso ho visitato molti paesi del mondo, sono stato anche in Libia e sono il co-autore di un libro di viaggi. Barth, il nostro bassista, è a capo dell’organizzazione del Funkenflug Festival. C’è molto da scoprire in giro e noi siamo costantemente alla ricerca di nuove esperienze!”.

IN MARZO SARETE IMPEGNATI IN UN TOUR CON SECRETS OF THE MOON, DODHEIMSGARD E THULCANDRA. SI TRATTA DI UNA LINE-UP MOLTO ETEROGENEA, COME AVETE ORGANIZZATO QUESTO TOUR E COME VI SIETE PREPARATI PER ESSO? QUALI SONO LE RELAZIONI FRA VOI E LE ALTRE BAND COINVOLTE (L’INTERVISTA È STATA REALIZZATA PRIMA DEL TOUR, NDR)?
“Non siamo una tipica tour band, ma ci stiamo finalmente preparando al nostro primo tour europeo. La line-up e le venue dove passeremo sono molto buone, i Secret Of The Moon ci hanno invitato e siamo orgogliosi di poter condividere il palco con loro. Loro poi hanno tenuto un grande show proprio al Funkenflug festival qualche anno addietro, siamo molto legati a questi ragazzi”.

CON UN MONICKER COME “OUR SURVIVAL DEPENDS ON US” COSA INTENDETE AFFERMARE?
“È un’affermazione forte del nostro pensiero e un costante promemoria, serve anche da monito per ricordarci di avere sempre perseveranza e un certo tipo di atteggiamento”.

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