PANDO – Un po’ suonati

Pubblicato il 28/06/2021 da

Un duo eccentrico, quello dei Pando. Finora autore di pubblicazioni abbastanza ermetiche e contraddittorie, agglomerati di noise, simil-soundtrack, field recording, metal estremo e scaglie hardcore. Buttati alla mercé degli ascoltatori in dosaggi variabili, alimentando un senso di frammentazione, di caos e angoscia, che a quanto pare travalica la musica per irrorare ogni atto dei suoi protagonisti. Altrimenti non si spiegherebbe l’intervista che segue, un turbine di non-sense, quasi un tutt’uno con tracce che dell’essere disturbate, scorbutiche, per nulla scorrevoli, se ne vantano assai e rappresentano uno dei loro meriti principali. E se i contenuti sonori di “Rites” urtano e scuotono, ma non si fanno pienamente comprendere, lo stesso accade per le parole usate dai suoi autori per raccontare di sé. O forse, nell’apparente sconclusionatezza delle loro parole, è insita la vera identità di questo bizzarro duo americano…

CHI SONO I PANDO? COSA DEFINISCE LA VOSTRA IDENTITÀ COME ARTISTI E QUALE È L’ORIGINE DEL VOSTRO MONIKER?
– Pando lo puoi immaginare come un vecchio dinosauro-albero-robot dal quale un vecchio saggio ci ha raccomandato di non cogliere e mangiare alcun frutto. Perché se l’avessimo fatto, avremmo compreso meglio a cosa servono tette e culi. Così ho mangiato il frutto e Adam mi ha detto una cosa tipo: “Cazzo, non farlo!”. E ora vedo i peni per quello che sono, delle protuberanze orribili, che solo altri ragazzi barbuti con una scottatura solare approvano. Mio padre voleva chiamami Yve quando sono nato, mia mamma non approvava, pensava mi avrebbero preso in giro in eterno con un nome simile. Una storia che avrebbe avuto perfettamente senso, se Yve fosse stato il mio nome. Sto scrivendo le risposte a questa intervista in modo che i medici pensino io abbia subito una commozione cerebrale. È nel pacchetto-Pando, me ne scuso.

CON “RITES” SUONATE UNA MUSICA Più ESTREMA DI QUANTO NON ABBIATE FATTO IN PASSATO, MISCHIANDO BLACK METAL, NOISE, DRONE, CON ESCURSIONI NELLO SLUDGE, NEL CRUST, NEL POST-METAL. Perché SIETE ANDATI IN QUESTA DIREZIONE?
– Non ne ho idea. Talvolta, arrivo da qualche parte e realizzo che non dovrei essere lì dove sono in quell’istante. Ma sono giunto lì per qualche ragione, e credo che questa intervista ne sia la prova.

SULLA VOSTRA PAGINA BANDCAMP TROVIAMO UNA DICHIARAZIONE CHE AFFERMA: “SPERIAMO CHE CHIUNQUE ASCOLTI ‘RITES’ CAPISCA CHE NOI NON PROMUOVIAMO NÉ SUPPORTIAMO ALCUNA DELLE IDEE MENZIONATE ALL’INTERNO DEL DISCO”. CIÒ SI RIFERISCE AI SAMPLE VOCALI CONTENUTI NELLE SINGOLE TRACCE. MI PIACEREBBE SAPERE CHI SONO LE PERSONE CHE PARLANO E QUALI SONO GLI ARGOMENTI SUI QUALI SI ESPRIMONO.
– Quella dichiarazione appare sulle nostre pagine perché le persone sono come pecore dissennate, che meritano di essere guidate da Gaahl su qualche montagna ghiacciata della Norvegia, con le loro scarpe Nike ai piedi, solo per farsi mostrare una capanna vuota. Piuttosto che censurare Dr. Seuss e bruciare “War Of The World”, forse sarebbe il caso di ribellarsi contro “Playboy”, inteso come forma di letteratura.

RITIENI CHE L’ARTE DEBBA ESSERE CONTROVERSA, DISTURBANTE, PIENA DI ANSIA E DEPRAVAZIONE, COM’È LA MUSICA DI “RITES”? PENSI CHE SAREBBE POSSIBILE COMUNICARE QUALCOSA DI SIGNIFICATIVO USANDO UN LINGUAGGIO SONORO PIÙ CALMO, RILASSATO E LINEARE?
– L’arte è qualcosa creato da qualcuno che considera se stesso un artista. Così, se suonare della musica pacifica è considerato arte da chi la suona, allora lo è. L’arte non è mai non-arte, se chi la crea si considera un artista: è vero però che ciò che ha fatto può essere considerato non interessante o senza alcun impatto. Ma i suoi sforzi non saranno mai stati vani. Bruciare una chiesa può essere arte, pitturare delle conchiglie può essere arte, può esserlo anche registrare qualcuno che fantastica di assalire il vicino con dei vegetali.

LA MANIPOLAZIONE DI SUONI, IL FIELD RECORDING, I SAMPLE, SONO INGREDIENTI IMPORTANTI NEI VOSTRI DISCHI. COME SCEGLIETE COSA SI ADATTA MEGLIO ALLA MUSICA E ALL’ATMOSFERA CHE DESIDERATE ENFATIZZARE IN OGNI SINGOLA TRACCIA?
– La maggior parte dei sample sono spoken word, ci servono per enfatizzare un certo argomento, centrale in quel brano.

“RITES” OFFRE UN APPROCCIO MOLTO ARTICOLATO E VARIEGATO, IN TERMINI DI STILI MUSICALI AFFRONTATI, STRUTTURE E ARRANGIAMENTI. NON PENSI CHE TUTTA QUESTA DIVERSIFICAZIONE POSSA ESSERE FIN TROPPO PER CHI VI ASCOLTA E NON SI RIESCA A TROVARE UN FILO CONDUTTORE CHIARO ALL’INTERNO DEL DISCO? ALCUNE TRANSIZIONI DA UNA DIREZIONE MUSICALE ALL’ALTRA, ALL’INTERNO DEI SINGOLI BRANI, POTREBBERO DISORIENTARE PARECCHIO…
– La penso nella maniera opposta, vale a dire che stanca quando hai troppo di una cosa soltanto. Quindici canzoni death metal una in fila all’altra sono disorientanti. La varietà serve per concedere esperienze diverse. Sfortunatamente, è qualcosa che per molte persone è difficile da sopportare.

LA CANZONE PIÙ VASTA ED ESTESA, SOTTO OGNI PUNTO DI VISTA, È “EXCARNATION”, DOVE POSSIAMO SENTIRE UN SINISTRO VIOLINO E UN FREDDO, TERRIBILE PIANOFORTE NELLA PRIMA PARTE: DI COSA PARLA QUESTA CANZONE E PERCHÉ AVETE INSERITO STRUMENTI COME IL PIANOFORTE E IL VIOLINO, NON USUALI PER LA VOSTRA PROPOSTA?
– Una parte del pezzo documenta la nostra attitudine verso la musica per colonne sonore, qualcosa che per noi è effettivamente nuovo. Detto questo, abbiamo completato di recente diversi filmati più adatti a essere esposti in una galleria d’arte che non visionati al cinema.

UNO DEI MOMENTI PIÙ VIOLENTI DELL’ALBUM È “DADAISM”, DALLA STRUTTURA SCHELETRICA, BRUTALE E BLACK METAL-ORIENTED: PERCHÉ HA QUESTO TITOLO, “DADAISM”, E QUAL È LA CONNESSIONE TRA IL TITOLO E LA MUSICA OFFERTA?
– Penso parli della circostanza di non dare un biscotto a un topo, oppure un muffin a un alce, o qualcosa del genere. Ho una laurea in belle arti con specializzazione in scultura e incisione, oltre a un’altra laurea in storia dell’arte. Ma ero troppo impegnato a creare nuova arte quando ero a scuola, quindi non ricordo bene i dettagli. Può essere che la canzone parli del fatto di non dare un pancake a un maiale.

LA VOSTRA ESTETICA È BASATA SU FOTOGRAFIE DI SCULTURE MODERNE, COME QUELLA DI MATTHEW GAGNE PRESENTE SULLA COVER DI “RITES”. COME SCEGLIETE LE IMMAGINI CHE POSSONO DESCRIVERE MEGLIO I CONTENUTI DI UN CERTO ALBUM?
– La connessione tra quello che vedi e quello che senti è un lavoro demandato a chi osserva l’immagine. Se non sono in grado di affrontare il lavoro di scoprire le connessioni tra suoni e immagini, perché dovrei sforzarmi di crearle?

COS’È CHE VI MOTIVA MAGGIORMENTE NELLA CREAZIONE DI NUOVA MUSICA? QUAL È IL MOTORE DELLA VOSTRA CREATIVITÀ?
– Parlare senza usare parole.

PENSANDO ALLA VOSTRA PASSATA DISCOGRAFIA E COSA VI HA PORTATO A QUEST’ULTIMA TAPPA DEL VOSTRO PERCORSO, “RITES”, QUALI PENSO SIANO I PUNTI IN COMUNE TRA TUTTE LE USCITE MARCHIATE PANDO?
– L’unica nostra foto pubblica non è l’unica che abbiamo, ne abbiamo anche un’altra, che è molto meglio di quella diffusa. È la stessa situazione, soltanto ci siamo noi ripresi frontalmente, con le mie belle guance paffute che riecheggiano i profili delle montagne di fronte a noi. Le cime e le valli del paesaggio sottolineano dolcemente ogni curvatura della guancia, come se fossero capaci di mimetizzarsi tra le cime innevate che baciano il cielo.

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