PANTHEIST – Quando la musica abbraccia l’Infinito

Pubblicato il 04/03/2019 da

Fra i precursori del movimento funeral doom, i Pantheist si sono distinti negli anni per un’aderenza solo parziale a certi dettami programmatici del genere. Come orgogliosamente rimarcato dal suo leader Kostas Panagiotou nell’intervista che segue, la band è presto partita alla ventura, per incorporare temi musicali di estrazione variegata; idee accomunate da sentimenti malinconici, piglio teatrale, riflessività e un ardore che dà vita a viaggi sonori espansi e di grande potenza immaginifica. Una concezione stilistica aperta alle contaminazioni che emerge chiaramente anche nell’ultimo full-length “Seeking Infinity”, arrivato a sette anni dal precedente “Pantheist”. Un periodo di tempo piuttosto tormentato per il gruppo, che grazie alla convinzione e alla passione di Panagiotou, unico membro originario rimasto, non ha comunque cessato di diffondere il suo pensiero. E ora, rinsaldata la line-up, può riprendere a marciare a pieno regime, verso l’Infinito…

“SEEKING INFINITY” ARRIVA A SETTE ANNI DA “PANTHEIST”, CON UNA LINE-UP RINNOVATA. IN QUESTO LASSO DI TEMPO AVETE SUONATO OGNI ANNO ALCUNI CONCERTI, NORMALMENTE IN PICCOLI FESTIVAL UNDERGROUND. QUAL È IL BILANCIO DI QUESTI SETTE ANNI? QUANDO AVETE INIZIATO A PENSARE AL NUOVO DISCO?
– Abbiamo iniziato a lavorare su quello che sarebbe diventato il nostro quinto disco nell’estate del 2012. Ho presentato il concept e alcune nuove tracce al resto della formazione. Sfortunatamente, ciò è avvenuto quando la line-up stava cominciando a sgretolarsi, con il nostro batterista che aveva appena cambiato lavoro e si era mosso in un’area più distante da dove eravamo, e anche il nostro chitarrista si era spostato temporaneamente nei Paesi Bassi. Tale situazione ha causato una serie di ritardi, nonostante questo in qualche maniera siamo arrivati a produrre alcuni demo e cinque nuove tracce. In seguito, sempre il nostro chitarrista si è trasferito negli Stati Uniti, appena dopo uno show ad Atene. È stato un momento importante, avendo una sola chitarra per noi è determinante chi occupi quel ruolo e ci siamo trovati improvvisamente a dover cercare un nuovo elementi da inserire. Chi è arrivato aveva uno stile più heavy, orientato al death metal, voleva riscrivere l’album da capo secondo i suoi gusti; abbiamo impiegato quasi tre anni a riscrivere il materiale assieme, abbiamo suonato alcune nuove tracce allo show di gennaio 2017 al Nambucca a cui hai assistito. Nel frattempo, ho fatto uscire le tracce demo sui cui avevo lavorato con la precedente line-up con l’EP a mio nome “Chapters”. Alla fine con il chitarrista di cui accennavo sopra le cose non hanno funzionato, poche settimane dopo il concerto del Nambucca ci siamo separati da lui. Fortunatamente, ci era rimasto un chitarrista, Frank, che si era unito a noi dopo che Pepijn era andato negli Stati Uniti e finalmente abbiamo completato i lavori per il nuovo disco, tra il 2017 e la prima parte del 2018.

“SEEKING INFINITY” È UN CONCEPT ALBUM, IL SECONDO DELLA VOSTRA CARRIERA DOPO “AMARTIA”. È BASATA SU “EVENTS”, UN RACCONTO DI FANTASCIENZA CHE HAI SCRITTO NEL 2016, SE NON SBAGLIO. NEL 2017 HAI SCRITTO L’EP “CHAPTERS”, COME COLONNA SONORA DI QUESTA STORIA. QUANDO HAI AVUTO L’IDEA PER IL CONCEPT E COME HAI SVILUPPATO E ADATTATO LA MUSICA ALLE VICENDE NARRATE?
– Ho avuto l’idea di questa ‘panteistica’ storia per lungo tempo, e l’idea migliore per darle vita era quella di scriverla, un racconto che desse la linea per l’intero concept e che mi consentisse di basare il progredire dell’album su questa storia. Fin da ragazzo ho sempre desiderato essere uno scrittore, così ho potuto dare sfogo a questo desiderio! Purtroppo, a causa dei cambiamenti di line-up e di tutti i problemi di cui ti parlavo prima, sia l’album che l’EP “Chapters” non sono in grado di restituire del tutto i contenuti del racconto. La storia in se stessa era partita da certe idee, ma è progredita in maniera ben diversa da come avevo pianificato. Queste cose crescono naturalmente, non le puoi forzare, quando scrivi una storia devi lasciarti trascinare dall’atmosfera, dal suo fluire. Il racconto lo si può scaricare in formato pdf a questo link.

OGNI CANZONE DI “SEEKING INFINITY” SI PRESENTA SUDDIVISA IN DIVERSE SEZIONI, COME SE OGNI TRACCIA FOSSE A SUA VOLTA UNA PICCOLA OPERA. COME SCEGLI IL PUNTO DI PARTENZA DI UNA CANZONE E QUALI ELEMENTI INTRODURVI IN ESSA?
– Come penso di avere accennato in precedenza, mi piace vedere le cose globalmente, nelle relazioni che si instaurano fra i singoli elementi; musica e liriche hanno una relazione simbiotica nei Pantheist. Il concept aiuta a dare forma al flusso sonoro, e dove la storia diventa astratta, abbiamo usato la nostra immaginazione per colmarne i vuoti.

PER “SEEKING INFINITY” UNA BONUS TRACK È RIMASTA FUORI DALLA NORMALE TRACKLIST. SI INTITOLA “WARPING SPACE-TIME” E DURA QUATTORDICI MINUTI. PERCHÉ È STATA LASCIATA FUORI DALLA TRACKLIST? COME SI COLLEGA ALLE TRACCE RESTANTI DEL DISCO?
– Si tratta di una canzone che avevo già registrato per “Chapters”, con la collaborazione del mio amico A.A.S. dei The Cold View. Sentivo che avrei dovuto registrarne una nuova versione e includerla nell’album, visto che era il mio brano preferito dell’EP. Quando abbiamo terminato la nuova versione, mi sono accorto che aveva una vibrazione discordante da quella emanata dalle altre tracce, inoltre con la sua aggiunta il disco sarebbe stato troppo lungo, così l’abbiamo esclusa. Il fattore decisivo è che se “Warping Space-Time” fosse rimasta, la versione in vinile sarebbe divenuta impossibile da realizzare, anche per un doppio vinile. Così abbiamo mantenuto il pezzo scaricabile per chi si iscrive alla nostra mailing list e chi ha comperato l’album su Bandcamp.

I PANTHEIST SONO RICONOSCIUTI COME UNA DELLE PRIME E PIU’ IMPORTANTI FUNERAL METAL BAND. MA DAL PRIMO ALBUM VI SIETE EVOLUTI IN MOLTE DIREZIONI, DANDO UNA GRANDE IMPORTANZA ALLE TASTIERE, UTILIZZATE CON TONALITÀ ECCLESIASTICHE TRAMITE LA RIPRODUZIONE DI SONORITÀ ORGANISTICHE; INOLTRE AVETE SPERIMENTATO DIFFERENTI FORME DI CANTATO E AVETE SCRITTO CANZONI CON STRUTTURE MOLTO LIBERE E NON CLASSIFICABILI. QUALI SONO I PUNTI PIÙ IMPORTANTI DEL VOSTRO PROCESSO EVOLUTIVO? FUNERAL DOOM È ANCORA UN’IMPORTANTE ETICHETTA PER DEFINIRE LA VOSTRA MUSICA?
– Ricordo che i primi tempi della band mi ero abituato a definire la nostra musica ‘funereal doom’, per distinguere la nostra proposta da quella di realtà coeve che suonavano ‘vero’ funeral doom, come Skepticism e Thergothon. Già allora, mi sentivo a disagio all’interno dei limiti imposti dal funeral doom! Non che provi disagio per questa definizione, molti dei miei gruppi preferiti sono considerati funeral doom. È solo che fin dagli esordi ho sempre sentito che per questa band fosse più naturale avere un approccio globale alla musica, ‘panteistico’ come suggerisce il nostro monicker: ritengo che possiamo aggiungere praticamente qualsiasi elemento alla nostra musica, nella misura in cui sappia mantenere una certa ‘sacralità’ e non contrasti coi suoi caratteri distintivi. Ci tengo che i Pantheist mantengano un sound riflessivo e spirituale, finora penso che ce l’abbiamo fatta a non snaturare questi aspetti e a mantenerli ben saldi. L’evoluzione del nostro suono non sta andando in alcuna direzione precisa; semplicemente muta di album in album, con l’unica continuità rappresentata dal non mettere in discussione la nostra identità primaria, il cuore del nostro sound.

DALL’EPOCA DEL PRIMO DEMO FINO AD ORA, COME È CAMBIATA LA VOSTRA VISIONE DELLA MUSICA? QUALI SONO I SUONI CHE AVETE SCOPERTO NEGLI ULTIMI ANNI, CHE POSSONO AVER MODIFICATO IN QUALCHE MISURA I VOSTRI GUSTI E IL VOSTRO APPROCCIO COMPOSITIVO?
– Non penso che le nostre preferenze e la nostra visione musicale siano cambiate significativamente negli ultimi anni. Esse si sono formate nei primi tempi della band e ogni successiva modifica è stata soltanto un passo successivo in continuità alle precedenti esperienze. Come ti dicevo, ho sempre voluto incorporare una varietà di elementi nella mia musica, non ho mai desiderato che il nostro suono fosse monolitico e prevedibile. Allo stesso tempo, mi sono accorto che a volte ‘less is more’ e che non è necessario caricare di arrangiamenti tastieristici la musica per sfornare un pezzo magistrale. Detto questo, quasi smentendomi, di recente quando preregistriamo le tastiere per i live show mi viene voglia di immettere numerose stratificazioni di tastiera, come ai vecchi tempi! Se do una visione d’insieme alla musica dei Pantheist, l’obiettivo rimane sempre lo stesso: creare canzoni coinvolgenti, che fluiscono bene assieme, si fondono l’una nell’altra, formando una storia che abbia un inizio, una parte centrale e una conclusione. La mia composizione va più nella direzione di creare un album intero che racconti una storia, piuttosto che singole canzoni tra loro distaccate.

AVETE SPERIMENTATO MOLTE SOLUZIONI IN CARRIERA, DANDO UN’IDENTITÀ FORTE A OGNI ALBUM. QUAL È LA CANZONE CHE PUÒ ESSERE VISTA COME SIMBOLO DEI PANTHEIST, QUELLA CHE PUÒ SINTETIZZARE LA VOSTRA VISIONE MUSICALE?
– È dura scegliere una canzone fra tutte, proprio perché, come dici tu, ogni nostro album è molto differente dagli altri. Se dovessi elencartene più di una, ti direi intanto “Don’t Mourn” dal primo album, che mostra il nostro approccio spirituale alla musica, così come la varietà ritmica e le tante sezioni all’interno di una singola traccia; passerei quindi a “The Loss Of Innocence” da “Journey Through Lands Unknown”, espressione degli elementi più epici del nostro sound. Infine nominerei “Be Here” dal nostro album omonimo, che illustra l’approccio ‘less is more’ di cui parlavo poco sopra e sottolinea il nostro essere una band che pensa a scrivere prima di tutto vere canzoni, non soltanto ampi soundscape.

GESTITE IN PRIMA PERSONA TUTTI GLI ASPETTI LEGATI ALLA BAND, PENSO SIATE UNA DELLE BAND UNDERGROUND PIÙ ATTENTE A INFORMARE IL VOSTRO PUBBLICO, AVETE UN SITO UFFICIALE MOLTO DETTAGLIATO E CURATO, COME LO È ANCHE LA PRESENZA SUI SOCIAL NETWORK. QUALI SONO I RISULTATI DI QUESTA GRANDE ATTENZIONE E SFORZO PER SODDISFARE LE ESIGENZE DEI VOSTRI FAN E CATTURARNE DI NUOVI?
– Sono contento che tu, come altri che ci seguono, apprezzino i nostri sforzi in questo senso. Ci piace interagire coi nostri fan e intrattenere un aperto dialogo con loro, qualcosa che da qualcuno nella scena viene considerato non opportuno, da evitare, per questa idea stereotipata per cui se suoni doom devi assumere un atteggiamento distante e misantropo. Mi è sempre piaciuta l’idea di una comunità metal che condivida gli stessi interessi, la cultura che sta dietro un determinato sottogenere è ciò che consente di viverlo in maniera profonda e di avere un forte legame coi fan. Un atteggiamento di apertura ti consente inoltre di capire che fai parte di qualcosa di più grande all’interno della scena, non porti avanti un’esistenza solitaria nell’universo metal. Un’altra ragione per la quale abbiamo una presenza così capillare su tante piattaforme (inclusi il sito ufficiale e la mailing list) è che non importa quanto sia buona una piattaforma di social network, nessuno ti può garantire che durerà per sempre. Pensa ai tempi di Myspace, quando a un certo punto il layout è cambiato e tutti hanno iniziato ad abbandonare questo strumento. Le band che all’inizio si erano rifiutate di spostarsi su Facebook e hanno continuato a usarlo ben presto si sono convinte ad allinearsi, perché nessuno le stava più seguendo! La lezione che ho imparato è che tu puoi possedere il tuo sito ufficiale e la tua mailing list, mentre sui social network hai solo uno spazio in affitto.

IL FUNERAL DOOM È PARTITO COME UN GENERE CIRCOSCRITTO A POCHE REALTÀ, PER DIVENTARE COL TEMPO UNA FILOSOFIA SONORA DI UN CERTO RILIEVO NEL PANORAMA METAL INTERNAZIONALE. È ARRIVATA L’ESPOSIZIONE LIVE NEI GRANDI FESTIVAL E LE BAND STORICHE, COME VOI, EVOKEN, SKEPTICISM, WORSHIP, CONTINUANO A REALIZZARE ALBUM DI VALORE. NUMEROSE SONO LE GIOVANI BAND CHE SI CIMENTANO CON SUCCESSO CON QUESTI SUONI, PERFINO PERSONE CHE QUALCHE ANNO FA MAI SI SAREBBERO AVVICINATE AL FUNERAL DOOM, ORA LO CONOSCONO. COME SPIEGHI QUESTA SITUAZIONE, LA PROGRESSIONE DI INTERESSE CHE IL GENERE HA VISSUTO?
– Penso che internet sia stato determinate per accelerare la diffusione del genere. Come molti altri, mi sono appassionato a queste sonorità andando a scovare dischi misconosciuti realizzati da piccole label underground, con cui era difficile arrivare ad avere un contatto. Ci scrivevamo lettere l’uno con l’altro, registravamo cassette che ci spedivamo, cose del genere. Con internet tutto quello che era difficile da rintracciare è diventato immediatamente disponibile per tutti. Non che questo sia solo un vantaggio: quando ho iniziato a suonare, conoscevo quattro-cinque band funeral doom, per creare il mio sound dovevo usare l’immaginazione e colmare gli spazi vuoti. Adesso che scrive funeral doom arriva a farlo dopo aver sentito tonnellate di musica simile, inconsciamente costoro sono influenzati da moltissimi cliché e hanno maggiori problemi a comporre canzoni personali e che possano essere una valida aggiunta alla discografia del settore, e non soltanto la copia di qualcos’altro.

I PANTHEIST HANNO AVUTO DIFFERENTI LINE-UP NELLA LORO STORIA, NEL FRATTEMPO TU SEI RIMASTO L’UNICO SEMPRE AL CENTRO DEL PROGETTO. QUAL È IL MUSICISTA CHE HA DATO IL MIGLIOR CONTRIBUTO ALLA CAUSA DEI PANTHEIST E AL LORO SVILUPPO, E QUALE TIPO DI MUSICISTA CERCHI, NORMALMENTE, QUANDO DEVI AGGIUNGER UN NUOVO ELEMENTO ALLA FORMAZIONE?
– Alla prima parte della domanda non sono in grado di dare una risposta, sarei ingiusto nei confronti dei tanti musicisti che hanno dato qualcosa alla band in tutti questi anni. Per quanto riguarda il tipo di musicista che preferisco, mi piace lavorare con musicisti che siano molto autonomi, che abbiano un loro sound, che non si aspettino indicazioni precise da me su come vorrei che suonassero. Di solito do loro un quadro generale nel quale muoversi, loro pensano ai dettagli. Sono aperto alle opinioni altrui, anche in relazione alle mie linee vocali e alle tastiere, anche se alla fine sono io che prendo le decisioni fondamentali per il gruppo e il suo sviluppo. Non mi piace la stagnazione, né suonare le stesse tracce per anni alla vana ricerca della perfezione formale.

FUORI DAI PANTHEIST, SEI COINVOLTO IN ALTRI PROGETTI, CHE RIFLETTONO IL TUO GUSTO MULTIFORME PER SONORITÀ TRISTI E OSCURE. COME CAMBIA LA TUA VISIONE E IL TUO APPROCCIO PASSANDO DA UNA BAND ALL’ALTRA, E COME SI TRASFORMA IL TUO MODO DI SUONARE?
– Dipende dal genere musicale. Ogni progetto ha la sua identità specifica e la sua filosofia, di norma non si crea confusione fra le canzoni dell’una e dell’altra band. Per esempio, gli Wijlen Wij avevano un suono molto più ruvido dei Pantheist e più monolitico, i Towards Atlantis Lights danno enfasi alle tipiche linee chitarristiche di Ivan, Ereipia era il luogo dove ho esplorato le mie idee neoclassiche, gli Sermones Ad Mortuos esplorano la musica ambient e i tempi molto lenti, Landskap flirta con la psichedelia e il classic rock. Finchè una band ha una missione, io continuo a portar avanti il suo discorso musicale. Quando la missione è conclusa, è tempo di spostarsi verso qualcosa di diverso.

NEL 2003, POCO DOPO L’USCITA DI “O SOLITUDE”, VI SIETE IMBARCATI IN UN TOUR CON SKEPTICISM E UNTIL DEATH OVERTAKES ME. COSA RICORDI DI QUEI CONCERTI? QUANTO ERANO DIFFERENTI I CONCERTI DI ALLORA DA QUELLI CHE TENETE ATTUALMENTE?
– Erano abbastanza distanti da quelli di oggi. Era probabilmente il primo tour interamente funeral doom di sempre e le audience erano generalmente molto inferiori nei numeri di quelle attuali. Ma è stata un’esperienza fondamentale, di grande apprendimento, ci ha dato sicurezza nel suonare dal vivo, facendoci capire che live le nostre canzoni potevano rendere bene e che c’era un pubblico pronto ad apprezzarle.

HO AVUTO IL PIACERE DI VEDERVI SUONARE A LONDRA A GENNAIO 2017, AL NAMBUCCA. HO APPREZZATO CHE IN QUELL’OCCASIONE ABBIATE SUONATO UN SET LUNGO, INTENSO, SENZA RISPARMIARVI, NONOSTANTE FOSSERO RIMASTI IN POCHI IN SALA. IL TUO STAGE ACTING MI AVEVA COLPITO, TI MUOVEVI COME UN ATTORE DURANTE UNA PERFORMANCE TEATRALE, COINVOLTO PIENAMENTE NELLE VIBRAZIONI DELLA MUSICA. COSA TI ACCADE QUANDO SUONI? PERCEPISCI UNA SPECIE DI TRANCE QUANDO SEI SUL PALCO?
– Mi piacere sentire una descrizione del genere, rispecchia esattamente quanto voglio ottenere su un palco. Non preparo alcuna coreografia in anticipo, di solito il mio comportamento on stage è molto spontaneo. Ho alcune ‘visioni’ e idee basate sul suono delle singole tracce, le liriche e l’atmosfera, ma quando sei sul palco l’adrenalina ti fa compiere gesti che mai avresti considerato prima del concerto. Non mi spingerei a dire che sono in trance, sono una di quelle persone che devono essere sempre consapevoli di quello che stanno facendo e in controllo di ciò che gli accade attorno. Odio lasciar andare la mia componente razionale, abbandonarla anche solo momentaneamente. Comunque, quello che spesso mi accade, specialmente quando il concerto è particolarmente buono, è una certa connessione con gli altri membri della band, quasi come se i singoli individui si fondessero in un’unica entità, e il gruppo diventasse più grande delle persone che lo compongono. Una specie di ‘piccolo Panteismo’, se così lo posso definire!

TI RINGRAZIO PER IL TEMPO E L’IMPEGNO CONCESSOCI, HAI QUALCOSA DA AGGIUNGERE?
– Sì, vorrei segnalare ai vostri lettori un concerto a cui potrebbero essere potenzialmente interessati: il 21 settembre suoneremo in una venue un po’ speciale, una chiesa che funziona anche da centro culturale, ad Anversa, la nostra città d’origine, assieme a Officium Triste e Isenordal. Chi ci segue da tempo, sa che siamo nel nostro ambiente naturale quando suoniamo in una chiesa. Chi volesse saperne di più, può controllare i dettagli dell’evento a questa pagina facebook.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.