PARADOX – Epicamente thrash

Pubblicato il 17/10/2021 da

Con una scia di album di successo inversamente proporzionale alle loro qualità, i tedeschi Paradox sono ancora oggi una delle migliori formazioni thrash europee. Sempre un passo indietro, come successo e clamore suscitato, rispetto ai gruppi di maggior richiamo loro connazionali – facciamo ovviamente riferimento a Kreator, Destruction, Sodom, arrivando perfino ai Tankard – gli uomini di Charly Steinhauer non hanno perso brillantezza negli anni e, addirittura, si permettono di dar vita a un’opera ambiziosa e temeraria come l’ultimo “Heresy II – End Of A Legend”. Un concept album, seconda parte di quell'”Heresy” che rappresentò nel 1990 un primo canto del cigno ed è ancora oggi identificato come disco di riferimento quando si parla del gruppo. Nonostante, come ci terrà a ricordare lo stesso Steinhauer nel corso dell’intervista, sia sempre pericoloso proporre la seconda parte di un primo capitolo di successo, “Heresy II – End Of A Legend” è disco assai brillante, dall’altisonante tono epico, innestato alla consueta, dinamitarda componente thrash. Un connubio poco comune, che andiamo ad approfondire con Steinhauer stesso, per poi immergerci in profondità nel passato e nel presente di questa inossidabile formazione.

“HERESY II – END OF A LEGEND” È LA PROSECUZIONE DI UNA STORIA INIZIATA NEL 1990 CON “HERESY”. PERCHÉ AVETE SCELTO DI DARE UN SEGUITO A QUEL DISCO?
– Non è stata una cosa pianificata. Sono solito affermare che non bisogna toccare i classici e non sono un fan delle ‘seconde parti’ di qualcosa, dei film per esempio. Se proprio ci deve essere una seconda parte, allora deve suonare differente e non una copia della prima. Quando Peter Vogt, colui che scrive i nostri testi, si è presentato con il concept per la seconda parte di “Heresy”, ci siamo subito entusiasmati. La storia era brillante, quinci ci siamo presi il rischio di dare un seguito al nostro album del 1990. In quel momento però ero già impegnato con “Pangea”, per questo motivo abbiamo dovuto attendere ancora qualche anno per avere una seconda parte di “Heresy”.

MUSICALMENTE, “HERESY II – END OF A LEGEND” COMUNICA UNA FORTE EPICITÀ, MISCHIANDO RIFF THRASH CON UN PALPABILE PATHOS, COSÌ DA RENDERE VIVIDE E INTENSE LE VICENDE DA VOI RACCONTATE. COME AVETE LAVORATO SULLE ATMOSFERE, PER MANTENERE PESANTEZZA, SENZA PERDERE NULLA QUANTO A EPOS?
– Quando ho letto le liriche, ho subito pensato che quest’album necessitasse di un forte accento epico. Così mi sono accorto che non bastava scrivere dei buoni riff, bisognava concentrarsi attentamente sulle armonie, includendo inoltre dei sample e qualche ‘strano’ effetto per il mio suono di chitarra. Te ne puoi accorgere in particolare nella parte mediana di “Priestly Vows”. Ad ogni modo, tutto avrebbe dovuto suonare Paradox al 100%, senza andare quindi troppo lontano da quello che è il nostro stile riconosciuto, e riconoscibile. Non è stato facile, lo ammetto. La storia mi ha ispirato parecchio in fase compositiva, e sì, ‘epico’ è l’aggettivo chiave per descrivere “Heresy II – End Of A Legend”.

C’È UNA CANZONE DEL DISCO PIÙ IMPORTANTE DELLE ALTRE, QUELLA CHE DEFINISCE IL TONO DELL’ALBUM, CHE NE RIASSUME LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE? POTREBBE ESSERLO “A MEETING OF MINDS”, CON DIVERSE PARTI VICINE AL CONCETTO DI BALLAD, LA SUA STRUTTURA ARTICOLATA, L’ESPLORARE SONORITÀ MOLTO DIVERSE ALL’INTERNO DELLA SINGOLA TRACCIA…
– L’opener è sempre una delle canzoni più importanti in un album, perché se la prima traccia non convince, probabilmente non ascolterai null’altro di quel disco. Da questo punto di vista, “Escape From The Burning” è una delle canzoni più importanti di “Heresy II – End Of A Legend”. Però in fondo ogni pezzo ha la sua importanza. Non ci dovrebbero essere filler in un album. Nel nostro caso, credo che abbiamo reso bene il concept, così che viene difficile sottolineare un brano migliore rispetto agli altri, uno che emerga nettamente. Si incastrano bene gli uni con gli altri, a formare il quadro generale. Come se recitassero il motto: “Uno per tutti, tutti per uno!”. Parlando di “A Meeting Of Mind”, che hai citato nella domanda, l’aspetto positivo è che puoi prendere un po’ di respiro dopo la raffica di riff veloci e aggressivi della traccia che la precede, “Burying A Treasure”. “A Meeting Of Mind” rende il disco ancora più epico di quanto già non lo sarebbe. Ci ha richiesto notevoli sforzi, è differente da quanto scriviamo abitualmente, ma porta comunque impresso il marchio dei Paradox. Sono d’accordo, rappresenta uno snodo fondamentale di “Heresy II…”.

CHI È IL PERSONAGGIO DI CUI PARLATE IN “A MAN OF SORROW” E PERCHÉ QUESTA STORIA È DIVISA IN DUE CANZONI, POSTE UNA DOPO L’ALTRA?
– Il prologo era pensato per essere un’intro che delineasse l’atmosfera della canzone, e ne preannunciasse l’esplosione. Si parla di un prete che scopre a una reliquia, ma non entrerò maggiormente nei dettagli, non avrebbe senso, perché per comprendere al meglio il testo bisogna seguire l’album dall’inizio alla fine, così da capirne effettivamente il significato. Ad ogni modo, come avevamo fatto per il primo “Heresy”, abbiamo scritto un breve riassunto dell’intera vicenda, che si può leggere in due pagine presenti nel booklet. In aggiunta ai testi, inoltre, ci sono brevi frasi introduttive per spiegare il contenuto di ogni brano.

QUANTO È DIFFERENTE, RISPETTO A UN ALBUM DI STRUTTURA PIÙ TRADIZIONALE, OCCUPARSI DI UN CONCEPT ALBUM, DATA LA NECESSITÀ DI COLLEGARE OGNI COMPOSIZIONE A UN TEMA COMUNE?
– È molto più difficoltoso tradurre in musica le idee di un concept album, rispetto a un disco dove ogni brano racconta una storia a sé stante. Devi creare un’atmosfera coerente con la storia principale, devi prestare attenzioni a tanti dettagli, i brani non devono soltanto raccontare un pezzetto della storia, ma devono pure mostrare versatilità, per non far perdere attenzione all’ascoltatore. Non puoi, per esempio, inserire tre canzoni lente una in fila all’altra! Con “Heresy II – End Of A Legend” ritengo che abbiamo scritto il nostro album più vario di sempre. Musica e testi si combinano per far vivere un viaggio davvero eccitante ai nostri fan.

“HERESY II – END OF A LEGEND” SEGNA IL RITORNO ALLA BATTERIA DI AXEL BLAHA, CHE NON SUONAVA CON VOI DAI TEMPI DI “HERESY”. COME SI È CONCRETIZZATO QUESTO SUO RITORNO IN LINE-UP?
– Axel ha suonato con i Paradox per i primi due album, nella vita privata è uno dei miei migliori amici e, pur indirettamente, ha sempre fatto parte della storia dei Paradox e ha comunque fatto qualcosa per gli album precedenti a quest’ultimo. Pensa che, dopo il nostro scioglimento nel 1991, aveva venduto il suo drum kit e di fatto aveva smesso di suonare. Durante le registrazioni di “Pangea”, mi ha confidato che gli sarebbe piaciuto riprendere a suonare la batteria, così ne ha comprata una nuova. Si è rimesso sotto dopo venticinque anni di inattività e, dopo dure e assidue prove, posso dichiarare che suona molto meglio adesso di una volta. Considerato che Kostas Milonas, il drummer su “Pangea”, aveva un accordo con noi solo per quel disco, è stato semplice riprendere con noi Axel.

I TESTI DI “HERESY II – END OF A LEGEND” SONO STATI SCRITTI DA PETER VOGT, CHE AVEVA SCRITTO ANCHE QUELLI DEI VOSTRI PRIMI DUE ALBUM. COME FUNZIONA LA COLLABORAZIONE CON LUI, COME COOPERATE PER FAR COMBACIARE MUSICA E PAROLE?
– La collaborazione non avrebbe potuto funzionare meglio. Proficua e rilassata. Peter ha un suo stile, unico, alcune volte complesso e non immediato da capire, ma ha la sua visione quando scrive e sa tradurla perfettamente nelle parole dei testi. Sono rimasto sempre in contatto con lui, abbiamo discusso di ogni dettaglio. Mi ha fornito i testi per tredici canzoni, sono partito da lì per dargli una rappresentazione musicale, che mi ha portato via cinque mesi. Quando ho finito la versione strumentale del disco, ho inviato una demo con delle linee vocali abbozzate a Peter, per consentirgli di collocare le parole nei posti corretti. Finita questa parte, ho lavorato sulle armonie vocali e ho registrato le linee vocali complete. Nessun problema è intervenuto a disturbare il lavoro.

GUARDANDO ALL’ULTIMA PARTE DELLA VOSTRA CARRIERA, GLI ALBUM RECENTI, QUALI PENSI SIANO LE DIFFERENZE SOSTANZIALI AL CONFRONTO DI “PRODUCT OF IMAGINATION” ED “HERESY”?
– È un po’ un clichè quello di pensare ogni album come una logica prosecuzione stilistica. Nei nostri primi anni di attività, eravamo una band riff-oriented, avevamo poche armonie e cori. Col tempo qualche cambiamento è intervenuto, non siamo rimasti fermi, non volevamo ricopiare noi stessi. Sarebbe un disastro per un compositore ritornare perennemente sui suoi passi. Per noi rimane comunque importante soddisfare i fan del materiale più datato, non vogliamo tradirli. Perciò oggi i Paradox suonano sia vecchi che moderni ed è un concetto ben chiaro anche ascoltando “Heresy II – End Of A Legend”.

PERCHÈ I PARADOX NON SONO DIVENTATI COSÌ CENTRALI NELLA SCENA THRASH METAL, RISPETTO AD ALTRE FORMAZIONI TEDESCHE COME DESTRUCTION, KREATOR, SODOM, TANKARD? C’È STATO UN MOMENTO IN CUI AVETE PENSATO CHE UN CERTO TIPO DI POPOLARITÀ, DI APPREZZAMENTO, FOSSE ARRIVATO ANCHE PER VOI?
– È semplice, non abbiamo fatto tutto quello che le band citate hanno fatto in questi anni, ovvero andare in tour, suonare spesso dal vivo. Se ci fossimo fatti vedere maggiormente sul palco, adesso la situazione per la band, come attenzioni del pubblico, sarebbe completamente diversa. Musicalmente, mi permetto di affermare che siamo validi come i gruppi che hai nominato, non siamo inferiori. I musicisti che suonano o hanno suonato con noi in passato sono tutte persone di alta competenza nei loro rispettivi strumenti, inoltre abbiamo ricevuto ottime valutazioni dalla critica per tutti i nostri album, cosa che accade raramente per un gruppo. Certo, non puoi piacere a tutti, dal mio punto di vista il successo significa essere artisticamente rilevanti per lungo tempo, e in questo credo che noi finora ci siamo riusciti. Aggiungiamoci, come svantaggio, l’aver subito diversi problemi di salute e cambi di line-up. Questi fattori, assieme ai pochi show, non ci hanno permessi di fare il grande salto e di avere oggi un’ampia fanbase. Questo è il motivo per cui oggi i Paradox sono una cult band, onestamente preferisco questo status, piuttosto che essere perennemente affamati di un successo che non arriverà. Ho pensato spesso a cosa sarebbe accaduto se avessimo suonato maggiormente dal vivo. La risposta è che probabilmente oggi i Paradox non ci sarebbero più, il mio corpo non avrebbe retto tutti quei concerti, il mio fisico ne avrebbe risentito e non sarei riuscito a portare avanti la band per così lungo tempo, come invece è accaduto.

GUARDANDO IN RETROSPETTIVA I VOSTRI LAVORI PASSATI, CHE COSA TI SODDISFA MAGGIORMENTE E COSA INVECE VI HA DATO MENO DI QUANTO VI ASPETTAVATE?
– “Heresy” è senza alcun dubbio il nostro album di maggior successo. Ancora oggi sono soddisfattot del suono che aveva, abbiam ottenuto la miglior produzione fosse possibile avere all’epoca. Se invece valuto altri nostri album, per molti di loro rilevo dei difetti nella produzione, c’è qualcosa che se potessi gli cambierei. Per questo sono stato più attento del solito agli aspetti di produzione di “Heresy II – End Of A Legend”. È la prima volta che mi occupo del missaggio e il risultato finale lo reputo molto buono. Spero di imparare ancora molto sul tema e di migliorare. Musicalmente, al contrario, non c’è un singolo disco che oggi non mi piaccia. Sono affezionato a tutti quanti, ognuno di essi racconta la sua storia e rappresenta esattamente quello che volevamo ottenere da noi stessi, nel preciso momento nel quale è stato realizzato.

SE DOVESSI IDENTIFICARE I PARADOX CON TRE CANZONI, QUALI SAREBBERO?
– La prima è sicuramente “Heresy”, perché è la canzone che mostra le nostre radici e ispirazioni. La seconda è “Tales Of The Weird”, è la titletrack di quell’album e contiene tutti i nostri marchi di fabbrica. La terza è “Priesty Vows”, dall’ultimo disco, perché trasporta il nostro suono vecchia scuola nei tempi attuali.

GUARDANDO ALLA SCENA METAL ATTUALE, QUALI SONO I SUONI AI QUALI PRESTI MAGGIORE ATTENZIONE? TI PIACCIONO LE FORME MODERNE DI METAL?
– In generale, non resto fermo ai suoni datati e mi piace tenermi aggiornato, quindi mi piace ascoltare quello che il metal attuale propone. Rimango ‘fissato’ con il thrash metal, senza dubbio, pur ascoltando tutti i generi dell’heavy metal. Anche se, seguendo la mia indole, mi trovo spesso a riascoltare i vecchi classici. Qualche anno fa, i grandi album uscivano spesso l’uno in fila all’altro. Adesso il mercato propone un flusso continuo di uscite, tante cose sono semplicemente nella media. Per questo, quando abbiamo finito l’ultimo album e ho ripensato a quanto fosse lungo, mi sono chiesto: “Chi avrà il tempo di ascoltare per intero settantacinque minuti di musica?”. Appena dopo ho pensato che un vero fan si accorgerà di quanto siano validi questi settantacinque minuti e non avrà esitazioni ad accompagnarci in questo viaggio.

QUALI SONO I MOMENTI MIGLIORI VISSUTI COME BAND E CHE ASPETTATIVE HAI PER I PARADOX, PER GLI ANNI A VENIRE?
– Non posso che menzionare gli anni ’80, un periodo irripetibile che non tornerà mai più. Il primo contratto discografico, il nostro primo album: divenne album del mese su alcune pubblicazioni di settore, venimmo nominati come esordienti dell’anno in Germania e altri paesi. Ci fu il Dyamo Open Air del 1988, con gli Exodus, quello fu probabilmente uno dei nostri apici, ma non posso scordare nemmeno quando suonammo in Norvegia con Twisted Sister e Opeth nel 2008. Ci siamo emozionati tantissimo coi nostri fan in Grecia, quando suonammo ad Atene pensammo che il club potesse crollare, tanto era l’entusiasmo manifestato dai fan. In Portogallo ci capitò di dover fermare lo show perché molti spettatori, a un festival, stavano distruggendo le transenne dalla foga. Potrei scrivere libri su quello che ci è capitato nel corso degli anni. Sono anche orgoglioso di aver potuto incontrare personalmente molti dei miei idoli, come Cliff Burton, James Hetfield, per farti degli esempi. Un sogno di gioventù divenuto realtà! Per quanto lungo possa essere il futuro davanti a noi, non ho alcuna pressione a riguardo. Finchè i fan saranno soddisfatti della musica dei Paradox, noi lo saremo con loro e ciò ci darà la motivazione per proseguire a suonare. Tutto dipende dalla passione, non dal successo.

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