I Perseus ci hanno quasi sorpreso con il loro secondo album, intitolato “A Tale Whispered In The Night”, per la loro grande capacità di concepire ed interpretare un power potente ed elegante allo stesso tempo, ispirato certamente dalle principali band del genere (con riferimenti in particolare anche a diversi gruppi italiani), rivisitando altresì determinate sonorità, ma sempre con grande personalità. Ci ha fatto molto piacere dunque scambiare quattro chiacchiere con il cantante della band Antonio Abate, con il quale abbiamo ripercorso insieme la storia dei Perseus e con il quale abbiamo approfondito il concept alla base del nuovo album, nonché il suo processo realizzativo. Ancora, Abate ci ha parlato dei progetti della band, di quelli che ne costituiscono i punti di forza, raccontandoci anche quelle che sono le sue aspirazioni e i suoi sogni nel cassetto come musicista.
CI DAI QUALCHE ACCENNO BIOGRAFICO DELLA BAND PER CHI NON VI CONOSCESSE ANCORA?
“Ciao! Grazie ed un saluto a tutti gli amici di Metalitalia! I Perseus nascono dalle ceneri di due delle maggiori band heavy metal di Brindisi: i Defenders Of The Faith, tribute band dei Judas Priest, con la quale ho suonato per più di centocinquanta date in giro per la Puglia negli anni 2006-2008 e gli Hastings, prog-metal band nata nei primi anni ’90 e capitanata da Cristian Guzzo, nostro attuale chitarrista. A quel tempo, gli Hastings riscossero un discreto successo, ricevendo ottime recensioni su testate giornalistiche del calibro di Metal Hammer e Metal Shock e suonarono di spalla a Eldritch, Sadist e Athena. Personalmente ero stanco di cantare le canzoni di altri ed indossare i loro abiti. Telefonai perciò a Cristian, proponendogli di fare qualche strimpellata durante la settimana e da lì non ci siamo più fermati. Correva l’anno 2011…”.
IL VOSTRO DEBUTTO “THE MYSTIC HANDS OF FATE” HA AVUTO BUONI RISCONTRI E VI HA PERMESSO DI AFFIANCARE DAL VIVO BAND DI UN CERTO RILIEVO: COSA CI PUOI RACCONTARE A RIGUARDO?
“Sarò sempre molto legato al nostro primo cd, pure essendo un lavoro, per molti aspetti, acerbo. Si trattava di un disco non brutto e, tutto sommato, interessante, poiché rifletteva il percorso evolutivo dei Perseus ed è stato fondamentale, poiché ci ha consentito di affiancare musicisti del calibro di Queensryche, Vision Divine e Pino Scotto. Per tutto ciò siamo infinitamente riconoscenti alla Nadir Music con la quale avevo contatti, peraltro, attraverso Trevor Sadist. Il sottoscritto recensisce infatti da anni dischi per Raw And Wild. Un giorno decisi di inviare a Trevor un nostro demo, per sapere cosa ne pensasse. Dopo cinque minuti mi rispose, dicendomi che aveva ascoltato la nostra ‘Memories’, dalla quale era stato particolarmente colpito. Egli mi consigliò di lasciargli il mio cellulare, dal momento che aveva intenzione di farmi contattare dal loro general manager Federico Gasperi. Il resto è storia recente”.
IL VOSTRO NUOVO DISCO, “A TALE WHISPERED IN THE NIGHT” SI RICOLLEGA CONCETTUALMENTE AL PRECEDENTE? PUOI DARCI QUALCHE ACCENNO ALLA TRAMA DELLA STORIA?
“Sì, è la continuazione del concept iniziato con il nostro primo disco. Nel primo, per chi si è perso le puntate precedenti, raccontavamo la storia di John Burns, ricco uomo d’affari che decide di abbandonare tutto, per dedicarsi ad una vita di ascesi e contemplazione sull’isola di Emera. Si trattava di un luogo dove prosperava la pacifica comunità guidata dal dottor Icarus Lazard, mago, alchimista e filantropo. Gli abitanti di Emera verranno trucidati da un manipolo delle forze speciali americane e fra le vittime vi sarà anche Icarus. ‘A Tale Whispered In The Night’ riprende le fila del racconto con uno iato temporale di vent’anni. Nathan Lodge, protagonista del nuovo capitolo musicale dei Perseus, scopre di essere figlio di un militare che aveva preso parte al massacro degli abitanti di Emera. Attraverso la lettura del diario del padre, egli apprende che tale strage era stata ordinata da Dark Razor, personaggio oscuro che voleva distruggere ogni residuo di spiritualità dal mondo, per asservirlo alle trame del Male e del compromesso. Nel corso della narrazione, si scopre tuttavia che il dr. Lazard non era morto ma conduceva una sorta di esistenza sospesa all’interno di uno specchio magico. Lo spirito di Icarus si incarna, attraverso un rito di magia avatarica, nel corpo di Nathan, per poter combattere e sconfiggere definitivamente Dark Razor e le forze sinistre che costui rappresenta. Insomma, una citazione nemmeno troppo velata al romanzo di Théofile Gautier, intitolato ‘Avatar’ e pubblicato nel 1856”.
COME MAI PREDILIGETE BASARE LA VOSTRA MUSICA SU DEI CONCEPT NARRATIVI? PENSI CHE CI SARÀ UN ULTERIORE SEGUITO NEI PROSSIMI ALBUM O POSSIAMO CONSIDERARE CONCLUSA LA SAGA DEL DOTT.ICARUS LAZARD?
“Personalmente ho sempre amato i concept. Sono cresciuto con ‘Operation Mindcrime’ e le saghe dei Rhapsody! E di conseguenza anche Cristian ama tutto ciò, in quanto è il compositore di tutti i testi delle nostre canzoni. Egli è uno storico ed un cultore di esoterismo, autore di numerose pubblicazioni e dotato di una sensibilità che gli consente di ideare storie affascinanti, ricche di suggestioni provenienti dai suoi studi. Per il resto, ti dico che abbiamo cominciato a lavorare sul nuovo materiale. Icarus ritornerà nuovamente sulla scena, ma con una sorta di regressum ad uterum, del quale non voglio anticiparti nulla”.
COME SI È SVOLTO IL PROCESSO COMPOSITIVO DEL NUOVO ALBUM? CI SONO STATE DIFFERENZE RISPETTO AL PASSATO?DA DOVE PARTITE QUANDO COMPONETE LE CANZONI? DAL CONCEPT, DA UN RIFF O DA COS’ALTRO?
“No. Il nostro metodo compositivo è rimasto pressoché uguale. Cavallo vincente non si cambia! Cristian Guzzo scrive la storia e dunque i testi. Successivamente elabora alcuni riff e le linee vocali principali. Il tutto viene portato in sala prove dove io mi occupo di rifinire i cantati, adeguandoli al mio diaframma. Gabriele Pinto (chitarra) si dedica alla minuziosa cura degli arrangiamenti, cercando di dare una struttura ben definita al brano”.
HO NOTATO NELLA VOSTRA MUSICA UN RUOLO NON INDIFFERENTE DELLE TASTIERE, STAVOLTA EGREGIAMENTE SUONATE DA GIULIO CATTIVERA DEI DRAGONHAMMER: PENSI CHE A QUESTO PUNTO POTRESTE INSERIRE UN TASTIERISTA DI RUOLO IN LINE-UP?
“Per questo album desideravamo avere un sound moderno, potente e bombasticO. Ragion per cui abbiamo affidato produzione, mixing e mastering a Simone Mularoni ed ai suoi Domination Studios. Per ricreare le atmosfere evocative tipiche di un concept album, ci siamo affidati all’amico Giulio Cattivera, il quale è riuscito ad interpretare alla perfezione lo spirito dell’album. Per adesso non abbiamo intenzione di stravolgere la line-up della band. Continueremo perciò a suonare in cinque utilizzando le basi, come del resto usano fare attualmente tante band”.
TRA LE VOSTRE INFLUENZE MI PARE SI POSSANO ANNOVERARE DIVERSE BAND ITALIANE: QUALI SONO I GRUPPI NOSTRI CONNAZIONALI CHE APPREZZATE PARTICOLARMENTE E CHE AVETE ASCOLTATO NEL CORSO DEGLI ANNI?
“Sono un grande estimatore del metal di casa nostra ed il 70% del power metal che ascolto è italiano. Le band che ci piacciono di più di casa nostra sono i Labyrinth, Rhapsody e anche i Vision Divine, ma io personalmente amo molto i Secret Sphere, Eldritch, Domine, etc…”.
COME PENSATE DI PROMUOVERE IL NUOVO ALBUM? AVETE IN PROGRAMMA ANCHE LA REALIZZAZIONE DI VIDEO?
“Beh, abbiamo già fatto delle date promozionali, suonando, il primo aprile, al Traffic a Roma, in compagnia di due ottime band italiane emergenti (Altair e i Veil Of Conspiracy) e con Fabio Lione, quale ospite speciale della serata. Abbiamo suonato alcuni brani con Fabio e per me è stata un’emozione fantastica cantare insieme al mio idolo di sempre. Alla serata è poi intervenuto anche Giulio Cattivera alla tastiere. Proseguendo, abbiamo fatto alcuni concerti dalle nostra parti e a settembre partiremo in tour in Spagna, per cinque concerti insieme a Civil War e Dragonhammer. Per quanto riguarda la parte video, abbiamo già pubblicato un video clip del nostro primo singolo, che ha fatto da apripista al nuovo cd. Si tratta di ‘Magic Mirror’ che potete trovare su Youtube a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=b1rLc35lK5A”.
QUALI BRANI DEL VOSTRO NUOVO ALBUM VEDI BENE DAL VIVO, TANTO DA POTER ASPIRARE AD ESSERE I VOSTRI NUOVI CAVALLI DI BATTAGLIA?
“Guarda, sono molto sincero, spero non presuntuoso (risate, ndr)! Un po’ tutti i brani di ‘A Tale Whispered In The Night’ sono degli ottimi cavalli battaglia e tutte le canzoni hanno un grande impatto live. Abbiamo cercato di creare un disco di potenziali singoli e non è stato affatto facile scegliere quale potesse essere la track maggiormente rappresentativa. Però ti posso dire che ‘Deceiver’ e ‘I’m The Chosen One’ hanno riscosso un certo consenso!”.
QUAL È L’ASPETTO DEL REALIZZARE MUSICA OGGI CHE TI ENTUSIASMA MAGGIORMENTE E COSA, VICEVERSA, TI SCORAGGIA?
“Frequento il giro della musica underground da oltre vent’anni ed ho cantato in molte cover band anche non metal. Mi sono cimentato nei diversi generi musicali, anche quelli più lontani dal power. Non rimpiango quello che ho fatto in passato, anzi, mi è servito per migliorare e affinare la mia tecnica di canto. Comporre musica propria è stupendo, esprimere le proprie sensazioni, trasmettere i miei stati d’animo alla gente è una cosa che mi rende felice; sentire la gente che canta le tue canzoni non ha prezzo e questo è ciò che più mi incoraggia. Per il resto, sono un ottimista di natura e non mi scoraggia nulla! Altrimenti non sarei qui con te a fare questa bella chiacchierata ed a parlare di una musica che non regala soldi, ma solo grandi emozioni”.
HAI UN SOGNO NEL CASSETTO COME MUSICISTA CHE TI PIACEREBBE REALIZZARE?
“Beh, tanti! Alcuni, come cantare con Fabio Lione, si sono realizzati. Sono poi riuscito ad entrare, dopo tanti anni di gavetta, nel mondo della discografia e mi sento fiero ed appagato artisticamente, grazie a ciò che sto realizzando con i Perseus. Piccolo, immenso sogno nel cassetto: mi piacerebbe un giorno suonare al Wacken!”.
COME VEDI LA SITUAZIONE DELL’UNDERGROUND NELLA VOSTRA ZONA? QUALI SONO LE MAGGIORI DIFFICOLTÀ CHE RISCONTRATE?
“Di solito non amo parlare della situazione artistica della nostra zona. Si tratta di un’area geografica particolarmente prolifica, ma quasi completamente priva di spazi dove potere suonare. Delle professionalità che animano l’organizzazione di eventi metal, preferisco non parlare. Intanto grazie a nome mio e della band per questa bella chiacchierata. Stay hard!”.

